Cina
Paura nuovi blackout: la Cina ordina aumento uso carbone per produrre energia
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Ondate di calore nelle province centrali e settentrionali del Paese hanno spinto i consumi elettrici a livelli record. Accantonati gli sforzi per la lotta ai cambiamenti climatici. La leadership vuole evitare ulteriori danni all’economia. Anche le inondazioni al sud minacciano gli obiettivi di crescita.
Il Paese deve aumentare la produzione di carbone per prevenire in ogni modo i blackout.
È l’istruzione data ieri da Li Keqiang durante una visita a un impianto termoelettrico a Zhuozhou (Hebei). I timori del premier cinese è che si ripetano le interruzioni elettriche dello scorso autunno: avevano colpito 16 province su 31, causando gravi danni all’economia nazionale.
Li ha sottolineato che il consumo energetico in Cina è ai massimi. Il suo obiettivo dichiarato è di evitare razionamenti della corrente elettrica.
Oltre alla produzione «efficiente e pulita» di energia alimentata a carbone, egli si aspetta una accelerazione nella costruzione di nuove centrali idroelettriche.
Un’ondata di calore ha spinto la domanda di energia elettrica a livelli record nelle province centrali e settentrionali.
Shandong, Henan ed Hebei registrano in questi giorni temperature sopra i 40° centigradi, e milioni di abitanti locali sono costretti a ricorrere ai condizionatori per trovare refrigerio.
Come riporta la Reuters, nello Shandong al suo picco la rete elettrica ha segnato ieri un carico di 92.94 milioni di kilowatt, superando il record di 90.22 milioni del 2020. Con più di 100 milioni di abitanti, lo Shandong è la provincia più popolosa del Paese dopo il Guangdong. Record di consumi elettrici si sono avuti anche nell’Henan.
Secondo diversi osservatori, negli ultimi tempi Li ha assunto un ruolo più proattivo per tentare di ravvivare l’economia nazionale, frenata dalla ripresa dei contagi da COVID-19 e da una serie di riforme «centraliste» volute dal presidente Xi Jinping.
Una nuova crisi energetica farebbe svanire ogni speranza di riuscire a centrare l’obiettivo di crescita per il 2022, fissato al 5,5%. Per farlo, il governo cinese sembra pronto ad accantonare gli sforzi contro i cambiamenti climatici, come mostrano gli ordini per incrementare la produzione elettrica da centrali a carbone.
Per i suoi obiettivi economici, la leadership cinese non deve fronteggiare solo la minaccia climatica del caldo torrido, ma all’opposto anche quella delle inondazioni nel sud del Paese, che stanno devastando sette province.
Già maggio è stato un mese difficile per l’economia cinese, come Bloomberg dimostra presentando i dati di Pechino e Shanghai, entrambe alle prese con l’emergenza pandemia.
Nella capitale i consumi sono calati del 26% rispetto all’anno prima; a Shanghai, l’hub economico e finanziario del Paese, il declino è stato anche più marcato (-37%).
La produzione industriale a Pechino è scesa in un anno del 40%, e a Shanghai del 28%.
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Immagine di SunRuikang via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
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Cina
La Cina prende in giro il meme del pinguino della Groenlandia della Casa Bianca
L’agenzia di stampa statale cinese Xinhua ha deriso l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per aver scelto un meme con pinguino al fine di promuovere la sua campagna per acquisire il controllo della Groenlandia.
Sabato, l’account X della Casa Bianca ha deciso di cavalcare la popolarità del meme, che mostra un isolato pinguino di Adelia lasciare la propria colonia per incamminarsi verso remote montagne ghiacciate.
È stata pubblicata un’immagine creata con l’intelligenza artificiale in cui Trump tiene per un’ala il pennuto, condotto lungo una pianura ricoperta di ghiaccio verso le montagne dove garrisce una bandiera della Groenlandia. Nell’altra ala, l’uccello impugna una bandiera statunitense. La didascalia recita: «Abbraccia il pinguino».
Embrace the penguin. pic.twitter.com/kKlzwd3Rx7
— The White House (@WhiteHouse) January 23, 2026
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L’iniziativa non è passata inosservata sul web: Xinhua ha prontamente replicato ricordando alla Casa Bianca che questi animali non vivono in Groenlandia, isola situata nell’emisfero settentrionale. Solo i pinguini delle Galapagos si trovano a nord dell’equatore. «Anche se in Groenlandia ci fossero pinguini, sarebbe così», hanno scritto i giornalisti cinesi nel loro post, accompagnandolo con un video generato dall’IA che ritrae Trump, abbigliato da Zio Sam, mentre trascina al guinzaglio un pinguino recalcitrante e impugna una mazza da baseball nell’altra mano.
L’immagine originale del «pinguino nichilista» proviene dal documentario del 2007 del regista tedesco Werner Herzog sull’Antartide, intitolato «Incontri alla fine del mondo», ed è diventata virale solo dall’inizio di quest’anno.
Even if there are penguins in #Greenland, it would be like this… @WhiteHouse #USA #Hegemony pic.twitter.com/X9lwM3yE1F
— China Xinhua News (@XHNews) January 24, 2026
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La scena ha dato vita a innumerevoli meme, interpretati dagli utenti in modi diversi: da riflessioni sulla solitudine e sulla crisi esistenziale a simboli di indipendenza di pensiero e di ribellione.
All’inizio di questa settimana, Trump ha dichiarato che un «quadro» per un accordo sulla Groenlandia, negoziato con il segretario generale della NATO Mark Rutte, è ora pronto e garantirebbe agli Stati Uniti «tutto l’accesso militare che desideriamo». L’intesa prevederebbe «aree di base sovrane» statunitensi sull’isola più grande del pianeta e accelererebbe i diritti di estrazione dei minerali di terre rare.
Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha sottolineato che Pechino non ha alcuna intenzione di approfittare delle tensioni emerse tra Stati Uniti e Unione Europea riguardo alla Groenlandia. «La Cina persegue una politica estera indipendente e pacifica. Intratteniamo scambi amichevoli con altri Paesi sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza», ha affermato.
Come riportato da Renovatio 21, già in passato la Cina ha canzonato apertamente gli USA, come ad esempio durante la disastrosa ritirata da Kabullo nel 2021, che il Dragone prese come monito satirico per Taiwano.
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Immagine da Twitter
Cina
Tutti gli interessi cinesi in Sud America a cui Trump vuole mettere fine
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Cina
La Cina condanna l’attacco «egemonico» degli Stati Uniti al Venezuela
Il ministero degli Esteri cinese ha condannato l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura di Nicolas Maduro, definendoli «egemonici».
«La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’azione contro il suo presidente», ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una dichiarazione rilasciata più tardi nella giornata.
«Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica», ha affermato, chiedendo a Washington di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite.
L’operazione di cambio di regime degli Stati Uniti è avvenuta poche ore dopo la visita di una delegazione cinese in Venezuela, un partner chiave, guidata dall’inviato speciale del presidente Xi Jinping, Qiu Xiaoqi. Pechino non ha rilasciato una dichiarazione sull’incontro, ma Caracas ha affermato che è servito a rafforzare un «mondo multipolare di sviluppo e pace» di fronte alle «misure coercitive unilaterali» occidentali.
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La Cina e la nazione sudamericana, pesantemente sanzionata, hanno mantenuto un’importante «partnership strategica in ogni condizione atmosferica» dal 2023 e hanno firmato un accordo di investimento nel 2024.
Dopo l’attacco degli Stati Uniti, Pechino ha fatto eco a Mosca e ha condannato il «sequestro forzato» di Maduro e di sua moglie, chiedendone il rilascio.
Come riportato da Renovatio 21, è stato reso noto che poco prima del sequestro il Maduro aveva incontrato alti dignitari della Repubblica Popolare Cinese.
In assenza del leader venezuelano, la Corte Suprema del Paese ha concesso poteri presidenziali alla vicepresidente Delcy Rodriguez.
Poco prima della decisione, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiamato la Rodriguez per esprimere la solidarietà e il sostegno di Mosca alla difesa degli interessi nazionali e della sovranità del Paese da parte del governo venezuelano. Entrambe le parti hanno inoltre espresso l’impegno a consolidare l’accordo bilaterale di partenariato strategico firmato da Mosca e Caracas lo scorso maggio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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