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Nucleare

«Non c’è vittoria nella guerra nucleare»: parla l’esperto in armamenti del MIT

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Alla fine della scorsa settimana, a Berlino si sono tenuti diversi eventi che hanno evidenziato il rischio per la Germania derivante dal dispiegamento di missili a medio raggio e dalla fornitura di tali armi all’Ucraina, considerati come un possibile preludio a una Terza Guerra Mondiale. Lo riporta EIRN.

 

Uno di questi eventi è stata una presentazione di tre ore, svoltasi il 10 ottobre, tenuta dal professor Ted Postol, rinomato esperto di armi del MIT, organizzata congiuntamente dallo Schiller Institute (ente legato al gruppo Larouche) e dalla Eurasian Society. L’argomento era la minaccia rappresentata dal posizionamento di missili a medio raggio in Germania, accompagnata da un’analisi lucida delle conseguenze di una potenziale guerra nucleare.

 

Postol ha illustrato l’enorme potenziale distruttivo delle moderne armi nucleari, molto più potenti rispetto a quelle che, nel 1945, causarono tra le 200.000 e le 250.000 vittime in Giappone, confutando l’idea assurda di poter vincere una guerra nucleare, dimostrando che la cosiddetta «vittoria» diventa priva di senso quando il Paese vincitore non ha più sopravvissuti al termine del conflitto.

 

L’esperto ha quindi smontato il mito della vittoria in una guerra nucleare tattica, spiegando che l’uso di una singola arma nucleare porterebbe, in circa cinque giorni, a una guerra globale che estinguerebbe ogni forma di vita sulla Terra.

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Riflettendo sulla sua esperienza personale nella pianificazione di una guerra nucleare, Postol ha sottolineato il problema della riduzione del tempo di allerta precoce, dovuto al posizionamento avanzato dei missili, e il rischio di una rapida escalation verso l’uso di armi nucleari, per entrambe le parti, a causa del dilemma «usalo o perdilo».

 

«Nel 1983, si svolse un war game chiamato Able Archer. In quel war game, i vertici americani simularono, da una prospettiva sociale, psicologica e militare, uno scontro tra il Patto di Varsavia e la NATO, con l’uso di armi nucleari (…) È importante comprendere che gran parte di ciò che avvenne in quel gioco fu guidato da imperativi militari. Il problema, ancora una volta, deriva dalla natura delle armi nucleari. Sono così potenti che, quando una parte inizia a usarle, entrambe si sentono obbligate a contrattaccare e a distruggere il più possibile la capacità offensiva del nemico. Non hai scelta una volta che sei in questo gioco. Non puoi dire “basta”. Perché non sai se l’avversario intensificherà il suo attacco prima che tu ti fermi. Questo dà al nemico l’opportunità di aumentare la sua potenza in modo da causarti danni ancora maggiori. Sei quindi costretto a entrare in un ciclo in cui devi colpire il nemico per tenerlo sotto controllo».

 

Postol ha spiegato che questa dinamica di attacco e contrattacco è centrale nel pensiero militare sulla guerra nucleare, basato sull’erronea convinzione che si possa combattere e vincere, chiarendo che non esiste vittoria, poiché «i livelli di distruzione sono così elevati che entrambe le parti vengono annientate». Ha aggiunto che l’idea di una guerra nucleare paragonabile a un conflitto convenzionale è fuorviante, poiché i danni sono incomparabilmente più devastanti.

 

Il professore ha anche criticato la politica autolesionista del governo tedesco, che consente il dispiegamento di queste armi sul proprio territorio, rendendo la Germania, senza alcuna valida ragione, un bersaglio per la distruzione nucleare in caso di conflitto, deplorando inoltre il rapido declino del senso di realtà tra i leader politici occidentali, un fattore che di per sé alimenta il rischio di un confronto nucleare, a causa della loro incapacità di comprendere le conseguenze delle proprie scelte politiche.

 

Come riportato da Renovatio 21, Postol l’anno scorso aveva condannato l’attacco di droni ucraini contro le stazioni di rilevamento per la guerra atomica Armavir (nota come «Lupi dello Zar») e Orsk, nella Russia meridionale e orientale, parlando di una possibile escalation che da lì poteva partire verso la distruzione nucleare pantoclastica.

 

Si trattava di attacchi ad una componente componente dell’«ombrello nucleare» della Federazione Russa.

 

«Gli ucraini hanno ora attaccato un secondo radar strategico di allarme rapido nucleare russo critico a Orsk» aveva avvertito Postol. «Questo radar guarda verso l’Oceano Indiano e ha qualche sovrapposizione con i radar del radar già danneggiato di Armavir. I primi indicatori indicano che l’entità dei danni subiti dall’Orsk è probabilmente limitata, ma non si può escludere che il radar non funzioni per il momento a causa dell’attacco».

 

«Questa è una situazione molto seria. A differenza degli Stati Uniti, i russi non dispongono di sistemi di allarme satellitare spaziali in grado di rilevare attacchi di missili balistici a livello globale. Ciò significa che la copertura radar persa a causa degli attacchi a questi radar riduce notevolmente il tempo di preavviso contro gli attacchi a Mosca dal Mediterraneo e dall’Oceano Indiano».

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«L’estrema pressione temporale sulla leadership russa potrebbe quindi aumentare significativamente le possibilità di un catastrofico incidente nucleare. Il fatto che Blinken e la sua squadra di sicurezza nazionale abbiano dato il via libera al governo ucraino per attaccare siti russi fuori dall’Ucraina, significa che Blinken ha incautamente detto agli ucraini che possono impegnarsi in tali atti che avrebbero conseguenze potenzialmente catastrofiche per gli Stati Uniti e per l’intero pianeta».

 

Renovatio 21 rammenta come anche nei discorsi degli strateghi russi sia apparsa, negli scorsi mesi, l’idea di attaccare per primi utilizzando armi atomiche.

 

Come riportato da Renovatio 21, il noto esperto di relazioni internazionali russo Sergej Karaganov ha scritto interventi molto discussi dove ha parlato apertis verbis della revisione della strategia militare atomica di Mosca, arrivando a ipotizzare la nuclearizzazione di una città europea in risposta al sostegno della guerra ucraina.

 

Siamo arrivati al punto più prossimo allo sterminio atomico. Mai nella storia, nemmeno nei momenti più caldi della guerra fredda, eravamo giunti così vicino all’abisso pantoclastico, alla prospettiva della distruzione massiva dell’umanità.

 

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Nucleare

Peskov: Russia e Stati Uniti devono affrontare la questione delle testate nucleari e della stabilità strategica

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In vista dell’incontro odierno tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato speciale del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha anticipato ai giornalisti quelli che potrebbero essere diversi colloqui preliminari all’incontro tra Putin e Trump a novembre.   Riguardo alla possibilità che Stati Uniti e Russia affrontino la questione della riduzione degli arsenali nucleari, Peskov ha sottolineato: «Abbiamo ripetutamente ribadito e riaffermato la nostra comprensione della necessità di una ripresa urgente del dialogo sulla stabilità strategica e sul disarmo nucleare».   Come riportato dall’agenzia stampa governativa russa TASS, Peskov ha evidenziato che la questione della stabilità strategica e del disarmo nucleare «è un tema di estrema importanza. Attualmente, di fatto, ci manca un quadro giuridico in questo ambito. Per la prima volta da molto tempo, il mondo si trova senza un tale quadro giuridico. Questo è estremamente pericoloso».   Peskov ha aggiunto che «riteniamo necessario, in particolare per noi e gli americani, dialogare» sulle questioni del disarmo nucleare, ma «a questo proposito, vorrei ricordarvi l’osservazione di Putin e, naturalmente, noi [Russia e Stati Uniti] non potremo prendere le distanze dalle capacità nucleari dei paesi europei, principalmente Gran Bretagna e Francia, nel corso di questo dialogo».   Interrogato sul potenziale effetto delle misure statunitensi relative alle petroliere sanzionate, Peskov ha deviato la domanda: «Dovreste rivolgere la vostra domanda alla controparte americana, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti». Ha aggiunto che «la Russia è stata, è e continuerà ad essere un fornitore affidabile di risorse energetiche per i mercati energetici globali». Sulla de-escalation nell’Artico, Peskov ha affermato: «Siamo irremovibili sul fatto che l’Artico non debba essere una zona di confronto. Al contrario, l’Artico dovrebbe essere un territorio di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Per garantire ciò, è necessario il dialogo. E la Russia è aperta a questo dialogo».   Tuttavia, su questo punto l’Europa si rifiuta di impegnarsi. Il portavoce del Cremlino ha citato l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, la quale ha «ripetutamente affermato di essere contraria a qualsiasi dialogo… I diplomatici europei dovrebbero chiarire la propria posizione e forse spiegarsi a vicenda come intendono instaurare qualche forma di cooperazione senza avviare un dialogo. Dal nostro punto di vista, è impossibile».   «Vediamo che il presidente Trump è molto sincero e coerente nel suo desiderio di facilitare una soluzione pacifica e di avviare il percorso verso un accordo di pace… Witkoff ha portato alcune idee, soprattutto alla luce degli incontri che ha avuto a Oslo con Zelensky e i rappresentanti dei paesi europei. Naturalmente, tutte queste proposte saranno esaminate e valutate dal presidente. Vedremo cosa succederà» ha dichiarato il portavoce.   «Molto, ovviamente, dipende dagli ucraini, compresa la loro disponibilità a un accordo di pace. Trump ha chiarito che se avessero accettato un accordo di pace uno o due anni fa, avrebbero potuto raggiungere un’intesa a condizioni più vantaggiose per loro. La loro posizione è peggiorata. E anche la situazione sul campo è peggiorata, con condizioni che si aggravano di giorno in giorno». Ha aggiunto: «In teoria è possibile fare un importante passo avanti» verso un accordo. «Putin è aperto a cercare modi per raggiungere un accordo di pace».

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Immagine di Steve Jurvetson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
 
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Cina

La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST

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Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.

 

Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.

 

Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.

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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).

 

Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.

 

Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.

 

Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.

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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.

 

Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.

 

Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.

 

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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Militaria

Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine

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Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.   «Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.   Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.

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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».   Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».   Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.   «L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».   Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».   Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.   Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.

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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
 
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