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Mons. Viganò: il piano di papa Francesco vuole «nuocere alle anime, screditare la Chiesa e offendere la Maestà di Dio»

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Renovatio 21 pubblica questa dichiarazione di monsignor Carlo Mario Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

DICHIARAZIONE

a proposito delle recenti risposte del Dicastero per la Dottrina della Fede a mons. José Negri, Vescovo di Santo Amaro (Brasile)

 

 

 

Hæc est autem scriptura, quæ digesta est:
Mane, Thecel, Phares. 

Dan 5, 25

 

Quando l’ultima dichiarazione di Jorge Mario Bergoglio non ha ancora finito di scandalizzare i fedeli e provocare divisione tra i Pastori, ecco aggiungersene una nuova, di medesimo segno, che apre un’altra ferita nel martoriato corpo della Chiesa.

 

Sono state recentemente pubblicate, con data del 31 Ottobre 2023, le Risposte ad alcune domande di S.E. Mons. José Negri, Vescovo di Santo Amaro in Brasile, circa la partecipazione al sacramento del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive (qui).

 

Aldilà della definizione ipocrita di «persone omoaffettive» – quasi si potesse separare l’identità omosessuale dall’esercizio intrinsecamente peccaminoso della sessualità contro natura che la definisce – questo documento rappresenta un ulteriore allontanamento dalla dottrina cattolica, non solo per le domande cui accetta di rispondere, non tanto per le risposte che formula, ma anche e soprattutto per gli effetti che la sua interpretazione mediatica avranno presso i fedeli; una interpretazione che significativamente risulta coerente con il cosiddetto metodo induttivo teorizzato dallo stesso Bergoglio in un altro documento sullo studio della Sacra Teologia (qui).

 

Secondo questa teoria – condannata da Pio XII – occorre «partire dai diversi contesti e dalle situazioni concrete in cui le persone si trovano, lasciandosi seriamente interpellare dalla realtà, per diventare un discernimento dei segni dei tempi». Non a caso tutti i media, alla data di ieri, titolano «Il Vaticano apre a trans e gay», «Sì ai divorziati come padrini», «I trans potranno essere battezzati, svolta del Vaticano». 

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Il documento del Dicastero presieduto da Tucho Fernández – autore di Amoris lætitia e di Guariscimi con la tua bocca, l’arte di baciare (sic) – non è ovviamente mosso da zelo pastorale per le anime di chi vive in stato abituale e pubblico di peccato mortale perché si pentano e si convertano, ma dalla volontà di normalizzare i loro comportamenti, depennando la sodomia dai peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, o lasciandone la condanna alla teoria e di fatto ammettendo chi la pratica non solo ai Sacramenti, ma anche a quelle funzioni – come il padrino di Battesimo e Cresima o il testimone di nozze – dalle quali la Chiesa ha sempre escluso coloro che con la propria condotta di vita contraddicono pubblicamente l’insegnamento di Nostro Signore.

 

Una funzione che, nel ruolo di padrino, diventa particolarmente eminente. Escludiamo quindi ogni possibile scusante, basata su un presunto fraintendimento delle parole di Bergoglio, anche perché il precedente del «Chi sono io per giudicare» valsogli la copertina della rivista LGBTQ The Advocate (qui) si era già dimostrato disastroso nei suoi effetti.

 

Effetti voluti allora, ribaditi con le ripetute dichiarazioni e interviste, confermati con l’ultimo documento vaticano. 

 

«Aprire un po’ di più le porte» è infatti la strategia di Bergoglio. Chi afferma che queste dichiarazioni inaudite siano frutto di improvvisazione e che non abbiano ripercussioni sul corpo ecclesiale si sbaglia o è in malafede. Esse partono da lontano – in questo caso dal 7 Dicembre 2014 – e dimostrano una pianificazione metodica, una intenzione dolosa e una pervicace volontà di nuocere alle anime, di screditare la Chiesa e di offendere la Maestà di Dio.

 

L’attacco alla famiglia tradizionale e l’aperto appoggio delle unioni e ai comportamenti peccaminosi di concubinari, adulteri, omosessuali e transgender parte dal Sinodo sulla Famiglia, prova generale dell’attuale Sinodo sulla Sinodalità. Fu in concomitanza con quell’assise che Bergoglio volle concedere un’intervista al quotidiano argentino La Nacion, anticipando le mosse che oggi lo vediamo compiere e che nessuno dei Dubia cardinalizi è riuscito a scongiurare. 

 

«Che facciamo con loro [i divorziati risposati], che porta si può aprire? C’è un’inquietudine pastorale: allora gli andiamo a dare la comunione? Non è una soluzione dargli la comunione. Questo soltanto non è la soluzione, la soluzione è l’integrazione. Non sono scomunicati. Ma non possono essere padrini di battesimo, non possono leggere le letture a messa, non possono distribuire la comunione, non possono insegnare il catechismo, non possono fare sette cose, ho l’elenco lì. Se racconto questo, sembrerebbero scomunicati di fatto! Allora, aprire un po’ di più le porte. Perché non possono essere padrini? “No, guarda, che testimonianza vanno a dare al figlioccio?” La testimonianza di un uomo e una donna che dicano: “Guarda, caro, io mi sono sbagliato, sono scivolato su questo punto, ma credo che il Signore mi ami, voglio seguire Dio, il peccato non mi ha vinto, vado avanti”. Ma che testimonianza cristiana è questa? O se arriva uno di questi truffatori politici che abbiamo, corrotti, a fare da padrino ed è regolarmente sposato per la Chiesa, lei lo accetta? E che testimonianza va a dare al figlioccio? Testimonianza di corruzione?» (qui)

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In queste parole, tanto fastidiose nella forma quanto ingannatrici nella sostanza, si racchiude il progetto eversivo di Bergoglio, che trova puntuale conferma nell’ultimo documento del Dicastero vaticano che ha sostituito nel nome e nelle funzioni la già compromessa Congregazione per la Dottrina della Fede; a capo del quale è stato nominato un individuo che non fa mistero della propria totale e assoluta identità di vedute col gesuita argentino (…).

 

La speciosità degli argomenti tradisce l’assoluta inconciliabilità tra quanto insegna il Magistero cattolico e ciò che vuole ottenere Bergoglio, in esecuzione agli ordini che gli sono stati impartiti da chi lo ha fatto eleggere. Non dimentichiamo che tra i risultati da ottenere con la rimozione di Benedetto XVI e la promozione di una «primavera della Chiesa» le mail di John Podesta elencavano appunto una modifica della Morale con l’introduzione della «parità di genere», ipocrita eufemismo dietro cui l’Agenda 2030 nasconde la normalizzazione del transessualismo, della sodomia e della pedofilia, oltre alla distruzione mediante il divorzio della famiglia naturale composta da uomo e donna. 

 

Basterebbe questo, agli occhi di una persona onesta e retta, per evitare con la massima attenzione ogni minima variazione – anche solo disciplinare – su questi temi che dovrebbero vedere la Chiesa Cattolica e il mondo globalista su posizioni diametralmente opposte e inconciliabili.

 

Se dunque un «papa» – espressione del più esasperato progressismo e apprezzato come tale dai nemici storici della Chiesa – decide di aprire la finestra di Overton sulla condanna della sodomia, del concubinato e del transessualismo, lo fa non solo a ragion veduta, ma con l’unico scopo di contraddire apertamente il Magistero e sovvertire nella sua essenza la missione della Gerarchia. 

 

Questo «aprire un po’ di più le porte», perché secondo Bergoglio «la soluzione è l’integrazione», è una dichiarazione di intenti di nove anni fa che oggi trova puntuale realizzazione, nel silenzio attonito del Sacro Collegio e dei Vescovi, anzi con la loro sostanziale approvazione.

 

Perché è facile piacere ai potenti della terra, a coloro che manovrano i governi e addirittura i vertici della Gerarchia per ottenere i loro scopi criminali. Molto meno facile affrontare con Fede e con coraggio il bonum certamen che da sempre la Chiesa combatte contro il Principe di questo mondo, per affermare con fierezza il Vangelo di Cristo e affrontare il martirio per difendere ciò che Egli ha ordinato ai suoi Pastori di insegnare fedelmente. 

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Una seria analisi del documento del Dicastero per la Dottrina della Fede non può e non deve limitarsi alla confutazione delle singole proposizioni eretiche, perché finirebbe con l’assecondare il metodo subdolo con cui esse sono state pensate e redatte: occorre al contrario considerare gli effetti immediati e a lungo termine, tenendo conto di come le Risposte si collocano rispetto ad altre dichiarazioni precedenti e soprattutto alla mens che le orienta verso una unica, chiarissima e inequivocabile direzione.

 

L’affermazione di Bergoglio nell’intervista a Elisabetta Piquè, «La soluzione è l’integrazione», è rivelatrice di questa mens dolosa ed eversiva, che rende il suo autore non solo gravemente responsabile dinanzi a Dio delle offese e dei peccati che provocherà e della dannazione eterna a cui condannerà chi li compie, ma che mostra anche la indegnità e l’ostilità del gesuita argentino a ricoprire la funzione di Romano Pontefice e Pastore universale del Gregge del Signore. 

 

Inimicus Ecclesiæ, ho detto nel mio intervento sul vizio di consenso. Un nemico che agisce con coerenza e premeditazione nel compiere l’esatto opposto di ciò che ci si attende dal Vicario di Cristo e dal Successore del Principe degli Apostoli. 

 

Dobbiamo confrontarci con una realtà dolorosa e terribile: Bergoglio si pone come ostile ai Cattolici fedeli al Magistero – che deride, condanna ed emargina – e complice di chi contraddice apertamente ciò che la Chiesa insegna immutabilmente da duemila anni.

 

Non solo: egli vuole condurre i buoni Cattolici – e con essi i pochi Vescovi e sacerdoti che ancora professano la Fede nella sua integrità – a separarsi dalla setta che ha infiltrato e invaso la Chiesa, provocandoli con sfrontata arroganza perché si sentano scandalizzati ed offesi.

 

L’inclusività a cui si ispira Bergoglio nella sua opera demolitrice è l’esatto opposto di quanto ci ha insegnato Nostro Signore, che nella parabola del banchetto di nozze (Mt 22, 1-14) non lascia dubbi circa la necessità di indossare la veste della Grazia per potervi essere ammessi. In quel passo evangelico il signore che trova un invitato senza veste lo fa legare dai suoi servi e gettare nelle tenebre esteriori, dov’è pianto e stridore di denti (ibid., 13).

 

Le parole del Salvatore «Sarete miei amici se farete quello che vi comando», (Gv 15, 14) o «Non chi dice “Signore, Signore”, ma chi fa la volontà del Padre mio entrerà nel Regno dei Cieli» (Mt 7, 21) non danno adito a equivoci, e il fatto che un «papa» osi contraddirle è di una gravità inaudita che non può essere in alcun modo tollerata, per il bene delle anime e per l’offesa a Dio.

 

Oggi ci troviamo dinanzi al paradosso di un autoproclamato «padrone» della Chiesa – perché come tale agisce Bergoglio – che caccia dal banchetto chi ha la veste nuziale e vi ammette indiscriminatamente tutti gli altri. Ma se la «chiesa» di Bergoglio non vuole i Cattolici, come può dirsi «cattolica»? Se chi esercita la propria autorità di “papa” lo fa contro l’autorità di Cristo, come può essere considerato Suo vicario? 

 

Alla National Gallery di Londra è conservato uno splendido dipinto di Rembrandt, realizzato nel 1636: il festino di Baldassarre, che riprende il racconto del profeta Daniele (Dan 5). Il re babilonese Baldassarre, in pieno assedio da parte del re di Persia Ciro il Grande, aveva organizzato un sontuoso banchetto a corte, usando per le libagioni i vasi sacri del Tempio sottratti come bottino da Nabucodonosor. In quell’occasione, dinanzi a tutti gli ospiti e ai dignitari, apparve una mano che scrisse sulla parete della sala reale, di fronte al candelabro (Dan 5, 5) delle parole incomprensibili.

 

Fu Daniele a interpretare quelle parole oscure, Mane, Thecel, Phares (Dan 5, 25): 

 

Mane: Dio ha computato il tuo regno e gli ha posto fine.
Thecel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante.
Phares: il tuo regno è diviso e dato ai Medi e ai Persiani
 (Dan 5, 26-28).

 

Dinanzi alla contemplazione della passio Ecclesiæ per mano di Bergoglio e dei suoi complici, possiamo sperare e pregare che quanti non hanno creduto dinanzi alla silenziosa azione del Bene possano convertirsi per l’inquietante evidenza di ciò che gli si oppone. Prima che sia troppo tardi. 

 

+ Carlo Maria Viganò

arcivescovo

 

9 Novembre 2023
In Dedicatione Basilicæ Ss.mi Salvatoris

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Renovatio 21 offre questo testo di Monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Mons Strickland risponde alle osservazioni di papa Leone sulle «benedizioni» omosessuali

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Renovatio 21 traduce e pubblica il messaggio del vescovo Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas, riguardo alle recenti parole di papa Prevost sulle «benedizioni» alle coppie omofile.    Chiedo di nuovo: stiamo pensando con la mente di Cristo… o con la mente del mondo?   In risposta alle recenti osservazioni riguardanti le priorità morali e la benedizione di coloro che sono in unioni irregolari, offro questo chiarimento per il bene dei fedeli.   La Chiesa, custode della verità del Vangelo, non può benedire il peccato. È chiamata sempre a benedire le persone – a chiamare ogni anima al pentimento, alla guarigione e alla santità – ma non deve mai agire in modo da suggerire un’approvazione di azioni o relazioni contrarie alla legge di Dio.    

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La recente enfasi sulla distinzione tra benedizioni «formali» e «informali», come si evince dalla Fiducia Supplicans , ha generato molta confusione tra i fedeli. Una benedizione non è un semplice gesto casuale; è un atto sacro che implica il favore di Dio. Se una tale benedizione viene impartita in modo da sembrare che affermi una relazione non conforme al disegno di Dio, si rischia di causare scandalo e di indurre le anime in errore.   Allo stesso modo, l’affermazione secondo cui esisterebbero questioni morali «più grandi e più importanti» della morale sessuale va compresa con grande cautela. La Chiesa non ha mai insegnato che i peccati contro la castità siano di scarsa importanza. Al contrario, la Sacra Scrittura e il costante insegnamento della Chiesa affermano che la morale sessuale tocca profondamente la dignità della persona umana, la sacralità del matrimonio e il giusto ordine dell’amore.   È vero che la giustizia, la libertà religiosa e la dignità di ogni persona umana sono questioni morali di fondamentale importanza. Ma la legge morale non è divisa in categorie contrapposte in cui una verità può essere accantonata a favore di un’altra. Tutta la verità proviene da Dio, e ogni peccato – sia esso contro la giustizia, la carità o la castità – separa l’anima da Lui.   La vera unità nella Chiesa non può essere costruita sull’ambiguità o sull’attenuazione delle verità difficili. Essa si fonda su Gesù Cristo, che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). La carità esige che annunciamo la verità con chiarezza, anche quando è difficile, affinché le anime non siano sviate, ma condotte alla conversione e alla vita eterna.
Come successore degli Apostoli, resto impegnato ad annunciare la pienezza della fede cattolica, senza compromessi, senza ambiguità e sempre con carità verso ogni persona, chiamando tutti alla libertà che deriva dal vivere nella verità di Cristo.

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Vescovo brasiliano afferma che i giovani cattolici hanno diritto alla liturgia tradizionale

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Un vescovo brasiliano ha affermato che i giovani cattolici hanno diritto alle forme tradizionali di liturgia perché il cattolicesimo è intrinsecamente «plurale». Lo riporta LifeSite.

 

Il 17 aprile, il vescovo Joel Portella Amado di Petrópolis, presidente della Commissione episcopale brasiliana per la Dottrina della Fede, ha dichiarato durante una conferenza stampa alla 62ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Brasile (CNBB) che i giovani hanno diritto a espressioni più tradizionali della liturgia cattolica. Ha spiegato la sua posizione affermando che tale diritto deriva dalla natura «plurale» del cattolicesimo, rispondendo alle domande su un percepito aumento delle pratiche tradizionali tra i fedeli più giovani.

 

«Hanno il diritto di comportarsi così? Sì, perché il cattolicesimo è plurale per sua natura, soprattutto in un mondo profondamente plurale», ha affermato Amado.

 

Le osservazioni del vescovo sono giunte in risposta a una domanda di un giornalista su quello che è stato descritto come un «ritorno di certe pratiche cattoliche tradizionali all’interno della Messa», in particolare tra i fedeli più giovani. La domanda faceva specifico riferimento a comportamenti osservabili come «inginocchiarsi per ricevere la Santa Comunione» e «l’uso del velo da parte delle donne».

 

Nell’affrontare la questione, monsignor Amado ha fatto riferimento a dati demografici più ampi anziché trattare il fenomeno in modo isolato. Ha citato il censimento nazionale del 2022, sottolineando che «gli individui di età compresa tra i 19 e i 39 anni costituiscono la fetta più ampia di coloro che si dichiarano non religiosi» in Brasile.

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Il prelato ha chiarito che questa categoria non implica necessariamente l’ateismo, ma piuttosto una forma di fede in Dio senza affiliazione istituzionale: «Non è che non credano in Dio. Il mondo evangelico li definisce non religiosi. Io preferisco questa espressione. Credono in Dio, in cielo, ma non hanno mediazione sulla terra, nessun percorso all’interno della Chiesa». Questo fenomeno sociologico viene talvolta descritto in contesti evangelici come «de-chiesa».

 

In questo contesto, monsignor Amado ha suggerito che la rinascita dell’interesse per le espressioni liturgiche tradizionali tra alcuni giovani cattolici può essere interpretata come parte di una più ampia ricerca di identità e struttura religiosa. «Nell’ora del vuoto, cerchiamo e ricerchiamo, anche all’interno di certe realtà storiche che questi giovani non hanno vissuto», ha affermato il successore degli apostoli.

 

Tuttavia, egli non presentò questo come uno sviluppo universale o normativo, bensì come una delle diverse espressioni legittime all’interno della Chiesa.

 

Monsignor Amado ha inoltre sottolineato che, pur essendo ammesse le forme tradizionali di espressione liturgica, queste non devono essere imposte agli altri. Ha inquadrato tale limitazione in termini di carità e unità ecclesiale, affermando che nessun gruppo o individuo dovrebbe rivendicare una verità esclusiva in materia di preferenze liturgiche.

 

«Se da un lato c’è il diritto di vivere ed esprimere la propria fede a modo proprio, secondo il proprio modo di essere, dall’altro, in nome dell’amore e della fraternità, non si può imporlo agli altri né pensare di essere gli unici ad avere ragione. Questo vale non solo per l’esempio che hai citato, ma per qualsiasi altro», ha affermato.

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Immagine di Davi V Correa via Wikimedia pubblicata su licenza  Creative Commons Attribution 4.0 International

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Mons. Schneider: i vescovi tedeschi passeranno alla storia come una «grande vergogna» per aver tradito la fede cattolica

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In una recente intervista, il vescovo Athanasius Schneider ha esortato gli europei a formare un nuovo movimento per difendere i valori culturali di ispirazione cristiana dalle minacce ideologiche e sociali.   In un’intervista pubblicata il 5 aprile dal quotidiano tedesco Junge Freiheit, il vescovo Schneider ha auspicato la creazione di un ampio movimento culturale e politico in Europa e oltre, al fine di rafforzare quelli che ha definito valori di derivazione cristiana, sostenendo che questi siano minacciati dalle tendenze ideologiche contemporanee, dalle migrazioni di massa e dagli sviluppi interni alla Chiesa, in particolare in Germania.   «È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una vile collaboratrice dell’ideologia di sinistra», ha affermato Schneider, aggiungendo che un simile comportamento sarà ricordato dalla storia con vergogna.   Nell’intervista, rilasciata durante il periodo pasquale, Schneider ha inquadrato il suo appello nel contesto del significato teologico della festività, affermando che «la Pasqua in particolare dovrebbe ricordarci che la nostra Europa è stata costruita sul cristianesimo». Infatti, «nessuna festività esprime la fede cristiana in modo più completo: è su questo che si fonda la Chiesa, e l’Europa a sua volta si fonda su di essa. E non solo in senso religioso, ma anche in un senso più ampio che siamo sempre più inclini a dimenticare».   Come ha sottolineato monsignor Schneider, «tutti i valori europei derivano in ultima analisi dal cristianesimo, compresi quelli che oggi consideriamo laici. Ad esempio, l’idea di individualità e libertà, o l’istruzione occidentale. … Lo stesso vale per l’ospedale, ad esempio, che è nato dal cristianesimo, ispirato dallo spirito del Vangelo e dall’amore per i più poveri. … O prendiamo il nostro diritto processuale, ad esempio, che in parte risale alla famigerata Inquisizione, con la sua moderna intuizione che un processo corretto richieda prove e una difesa. Questi sono solo alcuni esempi».   Affrontando il tema della cultura politica contemporanea, Schneider ha criticato quella che ha definito una narrazione prevalente che equipara la «sinistra» politica alla bontà morale e la «destra» alla deficienza morale. Ha definito questa distinzione «arbitraria» e storicamente infondata, pur riconoscendo che i movimenti politici di tutto lo spettro hanno prodotto ingiustizie. Secondo Schneider, i valori culturali europei dovrebbero essere difesi dalle pressioni «provenienti da tutte le direzioni».   I veri valori europei sono «la vera libertà dell’uomo, della ragione, dell’umanità, della famiglia, del diritto naturale e così via. In altre parole, tutto ciò che l’ideologia woke odierna attacca e cerca di smantellare per destabilizzare e disorientare le persone. E chiunque la contraddica viene etichettato come un nemico da eliminare».   Riferendosi alla sua educazione nell’Unione Sovietica, Schneider ha affermato che meccanismi simili di esclusione sociale venivano impiegati contro coloro che non erano d’accordo con la dottrina ufficiale dello Stato.   Ha inoltre messo in guardia contro quello che ha definito un «totalitarismo sottilmente mascherato», affermando che gli sviluppi culturali contemporanei rischiano di minare la libertà e la civiltà occidentale. In questo contesto, Schneider ha auspicato una resistenza coordinata attraverso un «nuovo movimento in Germania, in Europa e forse anche in America, un movimento in grado di impadronirsi della società e guidarla nella resistenza a questa distruzione».   Sulla questione del matrimonio, Schneider ha respinto l’espressione «matrimonio tradizionale», sostenendo invece che «esiste solo il matrimonio naturale, perché è un dono della natura, non della tradizione. … È creato da Dio ed è il patto migliore e più bello che un uomo e una donna – che si completano e si amano – possano stringere insieme. E su queste fondamenta poggia tutta la nostra società, su cui abbiamo costruito la nostra civiltà e la nostra cultura europea con la sua umanità».   Schneider ha criticato inoltre le moderne strutture istituzionali, in particolare nel settore sanitario, sostenendo che i sistemi tecnologici e burocratici rischiano di ridurre gli individui a unità impersonali, in contrasto con quella che definì l’enfasi storicamente cristiana sulla cura personale e sulla compassione.   Rivolgendosi alla vita interna della Chiesa, Schneider ha espresso una forte critica nei confronti della Chiesa cattolica in Germania, affermando che essa «è già pienamente allineata allo spirito del tempo, alla corrente principale e all’ideologia dei partiti al governo, per cui ha tradito ciò che è veramente cristiano e cattolico».   «È triste, ma purtroppo la Chiesa in Germania è diventata una collaboratrice codarda – sottolineo: codarda! – dell’ideologia di sinistra. E sono certo che questo passerà alla storia come una grande vergogna, e che un giorno si leggeranno con vergogna i nomi dei vescovi che, da vili collaboratori, hanno guidato tutto questo», ha affermato Schneider. «Non ho paura di dirlo».   In merito alla migrazione, Schneider ha sostenuto che l’immigrazione su larga scala in Europa non è una risposta spontanea a fattori economici o umanitari, ma «chiaramente un’azione politica orchestrata… con l’obiettivo di modificare l’identità occidentale, in particolare l’identità cristiana europea, soprattutto attraverso gli immigrati musulmani».   Il prelato centrasiatico affermato che la migrazione contribuisce alla trasformazione dell’identità culturale e religiosa dell’Europa, in particolare attraverso la crescita delle popolazioni non cristiane. Come esempio, ha citato i cambiamenti demografici osservati durante una recente visita in Tirolo, nelle Alpi.   «Questa strategia fa parte di un piano per dissolvere l’identità europea al fine di creare una nuova cultura “woke” e una popolazione mista prevalentemente asiatica-musulmana. È tanto più importante che, come ho auspicato, sorga un movimento per salvare l’Europa. E sono fiducioso che prima o poi accadrà. Alcuni temono che a quel punto possa essere troppo tardi. Ma da cristiano, non perdo mai la speranza, perché questo è il messaggio che ci insegna la Pasqua», ha concluso monsignor Schneider.

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