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Intelligenza Artificiale

Milla Jovovich lancia un progetto basato sull’Intelligenza Artificiale che richiama Matteo Ricci

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La star di Hollywood Milla Jovovich ha fatto il suo ingresso nel mondo dell’Intelligenza Artificiale con MemPalace, uno strumento open-source per la gestione della memoria, pubblicato sulla piattaforma degli esperti informatici GitHub, una piattaforma in cui gli sviluppatori condividono e collaborano a progetti software.

 

Annunciando la novità martedì scorso la Jovovich, nota per ruoli in film come Resident Evil e Il quinto elemento, ha dichiarato di aver sviluppato il progetto con il collaboratore Ben Sigman, descrivendolo come un sistema gratuito progettato per migliorare il modo in cui l’intelligenza artificiale gestisce la memoria a lungo termine.

 

Secondo quanto riportato nei materiali del progetto diffusi quel giorno, lo strumento è stato pubblicato con una licenza open-source. L’ex supermodella ha affermato che MemPalace è «uno strumento di gestione della memoria basato su agenti che ha ottenuto un punteggio del 100% su LongMemEval… superiore a qualsiasi altro risultato pubblicato», aggiungendo che è disponibile per gli sviluppatori che desiderano utilizzarlo e modificarlo su GitHub.

 

Lei si è definita «l’architetto» del progetto, mentre Sigman ha guidato lo sviluppo tecnico e il lavoro di ingegneria alla base di MemPalace.

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L’idea alla base di MemPalace è nata dalla frustrazione per il modo in cui i sistemi di Intelligenza Artificiale esistenti recuperano le informazioni, ha affermato l’attrice di origine sovietica. «L’IA non è molto brava a trovare le cose… tutti i sistemi esistenti si basano ancora sulle parole chiave», ha detto, descrivendo gli approcci attuali come «goffi e disordinati».

 

Ha paragonato i sistemi esistenti a «un enorme magazzino… un mucchio di cianfrusaglie», affermando che gli utenti spesso faticano a trovare le informazioni pertinenti anche con file ben organizzati. «Volevo creare un nuovo modo per rendere l’archiviazione e il recupero dei documenti più intuitivi», ha dichiarato.

 

Il concetto si ispira all’antica tecnica del «palazzo della memoria», in cui le informazioni vengono organizzate spazialmente per facilitarne il recupero. Tale metodo è anche noto per essere stato divulgato in un libro cinese cinque secoli fa dal missionario gesuita Matteo Ricci.«Perché non creare un palazzo della memoria virtuale?», ha affermato la Jovovich, aggiungendo che il sistema divide le informazioni in «stanze» strutturate per migliorarne il recupero.

 

Secondo i suoi sviluppatori, LongMemEval, il benchmark citato dal progetto, è progettato per testare le capacità di memoria a lungo termine nei sistemi di intelligenza artificiale, tra cui il ragionamento multi-sessione e il tracciamento temporale tra le conversazioni.

 

La Jovovich non era precedentemente associata allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Nata a Kiev da padre serbo e cresciuta negli Stati Uniti, ha lavorato prima nella moda, venendo fotografata ancora da Richard Avedon ancora bambina e sfilando per tutti i principali marchi dell’alta moda italiana ed internazionale, da Giorgio Armani a Calvino Klein.

 

Dopo aver interpretato pellicole di vario tipo, tra cui il kolossal Giovanna d’Arco (1999) per l’allora suo marito Luc Besson, la Jovovich sembra aver trovato un successo stabile con film fantascientifici di azione come la serie di derivazione videoludica Resident Evil, realizzati col marito regista britannico Paul W. S. Anderson.

 

Il metodo del «palazzo della memoria» è un’antica tecnica mnemonica usata fin dai tempi di Cicerone e Quintiliano. Funziona così: si immagina un luogo familiare (una casa, un palazzo, un percorso) con stanze e punti fissi. Ogni informazione da ricordare viene trasformata in un’immagine vivida, strana o emozionante e «depositata» in un punto preciso del palazzo mentale. Per richiamarla basta ripercorrere mentalmente il percorso.

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Il gesuita Matteo Ricci (1552–1610), considerato uno dei più grandi missionari e sinologi della storia, era giunto in Cina nel 1582 dove avrebbe adottato una strategia di inculturazione: vestì da mandarino, studiò la lingua e la cultura confuciana, traducendo testi europei in cinese e viceversa.

 

Nel 1596, a Nanchang, padre Ricci scrisse il Xiguo Jifa (西國記法), noto come «il Palazzo della memoria» (o «Trattato sull’arte mnemonica occidentale»). In quest’opera introdusse in Cina la millenaria tecnica europea del «metodo dei loci»: si immagina un edificio mentale (un palazzo con stanze, corridoi e luoghi fissi) in cui collocare immagini vivide e insolite associate alle informazioni da ricordare.

 

Ricci dimostrò la potenza del sistema memorizzando centinaia di ideogrammi cinesi in pochi minuti e insegnandolo ai letterati Ming. Lo scopo non era solo pratico: impressionare l’élite intellettuale cinese con una «meraviglia» occidentale per aprire la porta al dialogo culturale e, infine, alla fede cristiana.

 

Il palazzo della memoria divenne simbolo dell’incontro tra due civiltà: Ricci usò la mnemotecnica rinascimentale per conquistare la fiducia dei dotti cinesi, favorendo lo scambio scientifico e religioso che segnò l’inizio della sinologia moderna.

 

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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Intelligenza Artificiale

La Russia testa un drone mortaio cingolato con braccio robotico integrato

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Un’azienda russa del settore della difesa sta testando un drone robotico cingolato in grado di lanciare un mortaio utilizzando un braccio meccanico integrato. L’automa militare è ben visibile in una serie di video circolanti in rete   Il video, pubblicato online lunedì, mostra un campo di addestramento innevato dove il piccolo veicolo senza pilota utilizza il suo sistema d’arma. Si vede il drone prelevare proiettili di mortaio da un contenitore di bordo e depositarli nel tubo.  

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Il sistema fa parte di una famiglia più ampia basata sul telaio Kurier, introdotto per la prima volta nel 2024. L’ufficio di progettazione statale responsabile del progetto ha sperimentato diverse configurazioni di armamento per piccoli veicoli elettrici. Una versione è armata con una torretta per armi leggere ed è già impiegata nel conflitto in Ucraina, mentre un’altra variante è dotata di un lanciarazzi incendiario.   Il modulo mortaio, denominato Bagulnik-82 (dal nome di una pianta conosciuta in inglese come tè del Labrador), sembra incorporare un mortaio sovietico 2B14 Podnos da 82 mm, del peso di circa 42 kg e originariamente progettato per unità aviotrasportate e di fanteria leggera. Nel filmato, il braccio robotico impiega circa cinque secondi per caricare ogni colpo, con conseguente cadenza di fuoco inferiore rispetto a quella di un equipaggio umano addestrato.   Tuttavia, il principale vantaggio della piattaforma risiede nella sua capacità di operare in ambienti ad alto rischio senza mettere in pericolo il personale. Il suo mortaio ha una gittata massima relativamente limitata, inferiore a 4 km, il che può rappresentare un grosso svantaggio in condizioni in cui i droni kamikaze FPV nemici costituiscono una minaccia costante.   La piattaforma Kurier produce inoltre meno calore rispetto ai soldati o ai veicoli alimentati da motori a combustione interna, il che la rende più difficile da rilevare con i sistemi a infrarossi.   Il conflitto in Ucraina ha accelerato notevolmente lo sviluppo della tecnologia militare basata sui droni da entrambe le parti. Una tendenza degna di nota è stata il passaggio a sistemi economici, prodotti in serie e rapidamente adattabili dalle truppe sul campo.   Come riportato da Renovatio 21, è emerso di recente che l’Ucraina impiega un numero record di 7.000 missioni robotiche contro la Russia in un solo mese per respingere l’avanzata delle forze russe. Settimane fa erano circolate immagini di soldati russi che si arrendevano ad un veicolo robotico terrestre TW-7.62, un robot dotato di ruote delle dimensioni di una piccola automobile.   La produzione di robot è sestuplicata nel 2025, rendendo la robotica il settore in più rapida crescita dell’industria della difesa ucraina, con un mercato stimato di 252 milioni di dollari. I robot sono stati impiegati anche per fornire assistenza medica ai soldati ucraini feriti e per la ricerca di mine.   Come riportato da Renovatio 21, robot umanoidi sarebbero ora testati nel teatro ucraino.   I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato che la guerra moderna sta diventando sempre più automatizzata, con robot terrestri a basso costo e soprattutto droniprogrammi di uccisione basati sull’Intelligenza Artificiale e molte altre tecnologie ora impiegate da vari Paesi.   Robocani sono apparsi nel teatro di guerra ucraino come in quello gazano.  

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L’Ucraina impiega un numero record di 7.000 missioni robotiche contro la Russia in un solo mese

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L’Ucraina ha impiegato un numero record di 7.000 missioni robotiche in un solo mese per respingere l’avanzata delle forze russe.

 

Un operatore di droni ucraino ha dichiarato al giornale brittanica Guardian che il fronte ora «assomiglia più a Terminator» «Un robot terrestre arriva nella tua posizione e non puoi farci niente. Puoi sparare a una persona al petto e questa smette di sparare. Se spari a un robot terrestre, non sente dolore».

 

Il New York Post spiega: «Quando Kiev ha schierato per la prima volta i robot in prima linea nel 2024, questi erano disponibili in forme e dimensioni limitate. Ora una varietà di droidi assassini può sparare, posare mine e lanciare granate contro il nemico, tra gli altri compiti che hanno portato al numero record di missioni a gennaio».

 

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Secondo alcune fonti, a gennaio oltre cento soldati russi si sarebbero arresi ai robot.

 

Come riportato da Renovatio 21, settimane fa erano circolate immagini di soldati russi che si arrendevano ad un veicolo robotico terrestre TW-7.62, un robot dotato di ruote delle dimensioni di una piccola automobile.

 

La produzione di robot è sestuplicata nel 2025, rendendo la robotica il settore in più rapida crescita dell’industria della difesa ucraina, con un mercato stimato di 252 milioni di dollari. I robot sono stati impiegati anche per fornire assistenza medica ai soldati ucraini feriti e per la ricerca di mine.

 

«È molto difficile muoversi a causa dei droni nemici con visuale in prima persona. Per questo utilizziamo sistemi robotici», ha dichiarato Victor Pavlov, tenente del 3° Corpo d’armata ucraino.

 

Nel 2024, l’Ucraina ha iniziato a impiegare cani «kamikaze» e l’anno scorso sono stati schierati in prima linea piccoli carri armati robotizzati dotati di mitragliatrici.

 

Come riportato da Renovatio 21, robot umanoidi sarebbero ora testati nel teatro ucraino.

 

I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato che la guerra moderna sta diventando sempre più automatizzata, con robot terrestri a basso costo e soprattutto droniprogrammi di uccisione basati sull’Intelligenza Artificiale e molte altre tecnologie ora impiegate da vari Paesi.

 

Robocani sono apparsi nel teatro di guerra ucraino come in quello gazano.

 

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Elon Musk parla di mass driver sulla Luna

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Durante una presentazione tenutasi nel fine settimana al Giga Texas, il miliardario del settore tecnologico ha svelato il Progetto TERAFAB, un piano per trasferire sulla superficie lunare l’infrastruttura di Intelligenza Artificiale più energivora del mondo.   L’obiettivo è quello di infrangere il «soffitto di terawatt» dell’informatica terrestre e inaugurare un’era di intelligenza su scala petawatt. L’ultima visione di Musk prevede di superare i limiti energetici della Terra costruendo sulla Luna dei mass driver, cioè delle rampe di lancio elettromagnetiche per facilitare questa infrastruttura AI su vasta scala.   Secondo il pensiero di Musk la Terra ha meno spazio e meno energia per progetti di IA su larga scala. Per costruire una rete di Intelligenza Artificiale di grandi dimensioni, gli esperti intendono sfruttare lo spazio e l’energia illimitati della Luna. I pannelli solari nello spazio sono circa cinque volte più efficienti di quelli sulla Terra, dove le nuvole e una spessa atmosfera ne riducono l’efficienza.  

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Anziché utilizzare un maggior numero di razzi, il piano si basa sull’azione del mass driver, un gigantesco binario elettromagnetico per lanciare i satelliti nello spazio sfruttando l’energia solare. Tali sistemi di propulsione, che potrebbero estendersi per decine di chilometri, utilizzerebbero campi magnetici per accelerare i satelliti dotati di Intelligenza Artificiale fino alla velocità di fuga lunare.   In particolare, questa strategia elimina la necessità di propellenti chimici costosi e volatili, nonché degli stadi di razzo dismessi che ingombrano gli oceani della Terra. Il piano potrebbe utilizzare la Starship di SpaceX per trasportare l’hardware iniziale, arrivando infine a creare una rete orbitale distribuita in grado di fornire una potenza 1.000 volte superiore a quella dei sistemi attuali.   Se coronato da successo, il dispiegamento di infrastrutture di IA nello spazio ridurrebbe la competizione tra data center e città per l’energia terrestre, consentendo alle operazioni di AI avanzata di espandersi nel vasto e illimitato ambiente energetico della Luna.   Sebbene il concetto di un cannone spaziale magnetico esista da quando Edward Fitch Northrup lo teorizzò per la prima volta nel 1937, rimane puramente teorico, non avendo ancora superato la fase di progettazione né raggiunto la superficie lunare.   La proposta di Musk per un propulsore lunare è una componente chiave di un più ampio cambiamento strategico annunciato nel febbraio 2026, in cui SpaceX ha dato priorità a una città lunare «autosufficiente» rispetto alla colonizzazione immediata di Marte. Sebbene Marte rimanga la «polizza assicurativa» a lungo termine dell’umanità come secondo pianeta da essa abitato po essere stato colonizzato o «terraformato», la Luna costituirebbe ora ora la priorità industriale immediata.   Dal punto di vista logistico, la Luna offre finestre di lancio ogni 10 giorni, rispetto ai 26 mesi di attesa necessari per Marte. Gli scettici, tuttavia, stanno già facendo notare i calcoli impressionanti. I critici sostengono che per lanciare oltre un milione di tonnellate di materiale necessario a raggiungere un petawatt di potenza sarebbero necessari circa 135 lanci di Starship al giorno.   «Spingeremo al limite le leggi della fisica nel campo dell’informatica e faremo cose folli e incredibili», ha detto Musk. «Voglio vivere abbastanza a lungo da vedere il lanciatore di massa sulla Luna», ha aggiunto.   L’altra ambiziosa visione di Musk è quella di realizzare una fabbrica lunare che utilizzi la robotica per produrre satelliti dotati di IA e alimentati a energia solare, che verrebbero poi lanciati in una rete orbitale distribuita tramite la porpulsione elettromagnetica del mass driver.   Sono in fase di valutazione due progetti principali: i cannoni a rotaia, che utilizzano un singolo e potente impulso di forza, e i cannoni a bobina, che impiegano una sequenza di magneti temporizzati per fornire un’accelerazione costante e controllata. Quest’ultimo sembra essere la scelta preferibile per la protezione di carichi sensibili di Intelligenza Artificiale.   La storia dei mass driver (o catapulte elettromagnetiche) affonda le radici nella fantascienza e nella fisica applicata. Il primo concetto ingegneristico appare nel 1937 nel romanzo Zero to Eighty del fisico princetoniano Edwin Fitch Northrup (pubblicato con il nom de plume Akkad Pseudoman), che descrisse e costruì prototipi di «electric guns» basati su bobine.   L’idea moderna nasce nel 1974 grazie ad un ulteriore fisico princetoniano, il teorico delle colonie spaziali orbitanti Gerard K. O’Neill, che propose appunto i mass driver per lanciare materiali dalla Luna verso i punti di Lagrange (soprattutto L5), dove costruire grandi habitat spaziali – i cosiddetti «cilindri di O’Neill» visibili nella pellicola 2001 Odissea nello Spazio o nelle serie di anime Gundam – senza dover usare costosi razzi chimici. L’obiettivo era sfruttare le risorse lunari per costruire industrie e colonie nello spazio, riducendo drasticamente i costi di lancio.

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Nel 1976-1977, durante un anno sabbatico al MIT, lo O’Neill insieme a Henry Kolm e studenti costruì il Mass Driver 1 con un budget di soli 2000 dollari, usando materiali di recupero. Il prototipo, lungo pochi metri, accelerava proiettili a 40 m/s con 33 g di accelerazione. Fu dimostrato con successo alla conferenza di Princeton nel maggio 1977, attirando l’attenzione della stampa statunitense.   Negli anni successivi vennero realizzati prototipi più avanzati (Mass Driver 2) grazie a finanziamenti NASA e del Space Studies Institute fondato da O’Neill. Gli studi degli anni Settanta, inclusi quelli estivi della NASA Ames, esplorarono applicazioni per il lancio di materie prime lunari a velocità orbitali.   Oggi i mass driver restano un concetto affascinante per lanci spaziali economici, specialmente sulla Luna o su asteroidi, ma non sono ancora stati realizzati a scala operativa. Influenzano ricerche sulle catapulte elettromagnetiche per aerei militarie futuri sistemi di lancio non basati su razzi, rappresentando una delle colonne portanti della visione di industrializzazione spaziale degli anni Settanta, ancora attuale nel dibattito su colonie lunari e marziane.   In un post del 2025, il Musk – che porta innanzi da anni la causa della costruzione di lanciatori di massa sul nostro satellite – si è spinto a dire che «quando il mass driver sulla Luna entrerà in funzione, non sono sicuro che il denaro sarà rilevante» SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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