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Epidemie

Mentre più vaccinati risultano positivi, cambiano le regole per il conteggio dei casi di reinfezione

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

 

 

I Centri per il Controllo e la Prevenzione riporteranno solo i casi di reinfezione che portano al ricovero o alla morte. L’agenzia ha anche abbassato l‘amplificazione nei test, ma solo per i vaccinati.

 

 

Mentre si riportano sempre più casi di reinfezione COVID, negli Stati Uniti e all’estero, i Centri per il Controllo e la Prevenzione (CDC) hanno annunciato che cambieranno il sistema di conteggio dei casi di reinfezione, a partire dal 14 maggio.

 

Secondo un comunicato sul sito del CDC, l’agenzia afferma che per aiutare «a ottimizzare la qualità dei dati raccolti sui casi di maggior rilevanza clinica e di impatto sulla salute pubblica» non riporterà più settimanalmente i dati sui casi di reinfezione a meno che non portino al ricovero o alla morte.

 

La notizia giunge dopo un altro cambiamento, annunciato alla fine del mese scorso, sui test PCR dei vaccinati.

 

Il CDC non riporterà più settimanalmente i dati sui casi di reinfezione a meno che non portino al ricovero o alla morte

Entrambe le modifiche porteranno a una riduzione del numero dei casi di reinfezione riportati negli Stati Uniti.

 

Si parla di reinfezione quando una persona risulta positiva al test SARS-CoV-2 due settimane dopo aver ricevuto il vaccino monodose Johnson & Johnson (J&J) o aver ricevuto le due dosi dei vaccini Moderna o Pfizer.

 

 

Perché queste modifiche sono importanti

In aprile, il CDC ha emesso nuove linee guida per i laboratori in cui raccomandava di ridurre il valore CT dei test RT-PCR a 28 cicli – ma solo per gli individui completamente vaccinati che si sottopongono al test COVID. In un test RT-PCR – lo standard per identificare il SARS-CoV-2 – l’RNA viene estratto dal tampone effettuato sul paziente. Viene in seguito convertito in DNA, ed è dunque amplificato.

Entrambe le modifiche porteranno a una riduzione del numero dei casi di reinfezione riportati negli Stati Uniti

 

CT, o ciclo di amplificazione (cycle threshold), è un valore che emerge nei test RT-PCR. Il valore CT si riferisce al numero di cicli necessari per amplificare l’RNA virale perché raggiunga un livello rilevabile.

 

Secondo l’Indian Council of Medical Research, un paziente viene considerato positivo al COVID se il valore CT è inferiore a 35. In altre parole, se il virus è rilevabile prima dei 35 cicli allora il paziente è positivo.

 

«Un valore di riferimento di 35 anziché 24 significherebbe che più pazienti sarebbero da considerare positivi»

Il Dr. Anthony Fauci raccomanda un valore CT di 35. A livello globale, il limite accettato per il valore CT varia tra 35 e 40, in base alle istruzioni fornite dai produttori dei test.

 

«Se il valore di riferimento dovesse essere abbassato a 24 significherebbe che chi riporta valori CT compresi tra 25 e 34 non sarebbe considerato positivo», secondo l’Indian Council of Medical Research, come riporta l’Indian Express.

 

«Un valore di riferimento di 35 anziché 24 significherebbe che più pazienti sarebbero da considerare positivi».

 

In altre parole, abbassare il valore CT porta a non conteggiare persone infette

In altre parole, abbassare il valore CT porta a non conteggiare persone infette.

 

 

Il CDC non diffonderà il numero di casi di reinfezione questa settimana

Siccome il sistema di conteggio dei casi di reinfezione del CDC è ancora in fase di implementazione e non sarà effettivo prima del 14 maggio, l’agenzia non comunicherà i dati questa settimana.

 

Secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti al 26 aprile, il CDC ha riportato 9.245 persone positive al COVID almeno due settimane dopo la somministrazione dell’ultima dose di vaccino. Il 9%, 835 persone, sono state ricoverate in ospedale e 132 sono decedute

Secondo gli ultimi dati disponibili, risalenti al 26 aprile, il CDC ha riportato 9.245 persone positive al COVID almeno due settimane dopo la somministrazione dell’ultima dose di vaccino. Il 9%, 835 persone, sono state ricoverate in ospedale e 132 sono decedute.

 

Dei pazienti ricoverati, 241 erano asintomatici o con malattie non collegate al COVID, e 20 morti erano asintomatici o il decesso è avvenuto per cause non legate al virus.

 

Questi dati sono stati forniti da 46 Stati e territori americani. Non sappiamo quali sono i quattro stati che non hanno comunicato al CDC i casi di reinfezione.

 

«Questi dati di sorveglianza sono una fotografia e ci permettono di identificare schemi e cercare segnali tra i casi di reinfezione dopo il vaccino», ha spiegato il CDC in un comunicato del 27 aprile. «Il CDC e i dipartimenti della sanità degli Stati si concentreranno sui casi di reinfezione che portano a ricovero o decesso, i dati saranno regolarmente aggiornati e pubblicati ogni venerdì».

 

Secondo il CDC, gli attuali numeri di reinfezione dopo il vaccino sono alti perché il sistema di sorveglianza è passivo e si basa sulla volontà degli stati di riportare i dati che potrebbero essere incompleti. Inoltre, alcuni casi di reinfezione non vengono identificati a causa della mancata effettuazione dei test. Questo è particolarmente vero nei casi di asintomatici o con sintomi lievi, aggiunge il CDC.

 

Le isole Seychelles, che hanno completamente vaccinato la più cittadini rispetto agli altri Paesi, hanno reintrodotto misure restrittive simili a quelle imposte nel 2020 per l’aumento dei contagi

Il CDC afferma che i vaccini sono efficaci, facendo notare che i casi di reinfezione rappresentano una minima percentuale dei vaccinati.

 

 

I Paesi «più vaccinati» ritornano in lockdown per l’aumento dei casi di reinfezione

Le isole Seychelles, che hanno completamente vaccinato la più cittadini rispetto agli altri Paesi, hanno reintrodotto misure restrittive simili a quelle imposte nel 2020 per l’aumento dei contagi.

 

Secondo Bloomberg, il 62,2%della popolazione adulta dell’isola ha ricevuto due dosi dei vaccini COVID, più del 55,9% di Israele, seconda nazione con più vaccinati. Sinopharm e Covishield di AstraZeneca sono i due vaccini somministrati alle Seychelles.

Su base pro-capite, il focolaio delle Seychelles è peggiore dell’impetuoso aumento di casi in India

 

«Nonostante gli sforzi eccezionali che stiamo portando avanti, la situazione COVID-19 nel nostro paese rimane critica, con numerosi casi riportati la scorsa settimana», ha dichiarato Peggy Vidot, ministro della sanità, durante una conferenza stampa.

 

Su base pro-capite, il focolaio delle Seychelles è peggiore dell’impetuoso aumento di casi in India. Un picco di 100 nuovi casi giornalieri è un fatto allarmante in un paese con una popolazione inferiore a 100.000 persone, riporta il Washington Post.

 

Sul totale dei casi, l’84% sono residenti mentre il 16% sono stranieri, scrive Daniel Lucey, professore clinico di medicina alla Dartmouth Geisel School of Medicine, nel suo blog. Solo due terzi erano non vaccinati o avevano ricevuto una sola dose, i restanti avevano completato il ciclo, aggiunge Lucey.

 

«Considerata la diffusione a livello internazionale dei due vaccini, quanto sta accadendo oggi alle Seychelles ha implicazioni globali»

Un confronto tra Sinopharm, Covishield e i non vaccinati infetti potrebbe essere effettuato utilizzando il sequenziamento genetico e i dati sulla gravità dell’infezione, ha affermato Lucey. «Considerata la diffusione a livello internazionale dei due vaccini, quanto sta accadendo oggi alle Seychelles ha implicazioni globali».

 

A una conferenza stampa, i funzionari hanno fornito pochi dettagli sulle cause scatenanti dell’aumento delle infezioni, limitandosi a dichiarare che i cittadini hanno adottato minori precauzioni contro il virus e che l’aumento potrebbe essere dovuto alle celebrazioni dopo Pasqua.

 

 

In California migliaia di reinfezioni COVID

Tra il 1 gennaio e il 28 aprile, i funzionari della sanità pubblica californiani hanno registrato 3.084 casi di reinfezione COVID, scrive il Sacramento Bee.

Tra il 1 gennaio e il 28 aprile, i funzionari della sanità pubblica californiani hanno registrato 3.084 casi di reinfezione COVID

 

«Più passa il tempo e più persone sono completamente vaccinate, più è probabile che avvengano casi post-vaccinazione» dichiara in un comunicato il California Department of Public Health.

 

I casi post-vaccinazione vengono registrati se una persona risulta positiva al test per il SARS-CoV-2 due settimane dopo aver ricevuto il vaccino J&J o aver ricevuto le due dosi del vaccino Moderna o Pfizer.

 

Il dipartimento della sanità dello stato non aveva informazioni su ricoveri o decessi attribuiti a casi di reinfezione.

 

«Più passa il tempo e più persone sono completamente vaccinate, più è probabile che avvengano casi post-vaccinazione»

The Defender ha già scritto riguardo i casi di reinfezione a Washington, Florida, South Carolina, Texas, New York, California and Minnesota.

 

 

Megan Redshaw

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

 

© 7 maggio 2021, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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