Nucleare
«La Russia non rinuncerà alle armi nucleari mentre la sua sicurezza è minacciata»
«In questa fase, il possesso di armi nucleari rappresenta l’unica risposta possibile a minacce esterne molto specifiche che non solo si stanno indebolendo ma, al contrario, stanno crescendo sempre più». A parlare è l’ambasciatore russo in Giappone Mikhail Galuzin in una tavola rotonda sul disarmo nucleare a Hiroshima. Lo riporta l’agenzia russa TASS.
«Una rinuncia immediata alle armi nucleari indebolirebbe drasticamente la sicurezza del nostro Paese e aumenterebbe il rischio di un grande confronto militare con l’Occidente, che rifiuta di riconoscere i nostri interessi di sicurezza di base».
Galuzin ha affermato che la Russia ha condiviso gli impegni di azione per il raggiungimento di un mondo non nucleare.
«Tuttavia, i passi in una sfera così sensibile non dovrebbero minare la stabilità globale o approfondire la frammentazione internazionale», ha affermato.
Qualsiasi reale progresso verso il disarmo nucleare potrebbe essere compiuto solo utilizzando misure graduali e calibrate che non ostacolino né la parità di sicurezza né gli sforzi per mantenere un equilibrio strategico, ha dichiarato l’ambasciatore.
Galuzin ha anche respinto la speculazione secondo cui la Russia avrebbe usato armi nucleari in Ucraina.
«Ci sono molte accuse sulla posizione della Russia, con speculazioni sul possibile uso di armi nucleari contro l’Ucraina. Ma la nostra dottrina su questo argomento è del tutto chiara: ipoteticamente, non escludiamo una risposta nucleare, ma solo a seguito di un’aggressione con l’uso di armi di distruzione di massa o con l’uso di armi convenzionali quando la mera esistenza dello stato è a palo. Le nostre azioni sulla smilitarizzazione e denazificazione dell’Ucraina non hanno nulla a che fare con questi scenari», ha spiegato Galuzin.
Galuzin ha specificato che gli Stati Uniti sono l’unico Paese che ha usato armi nucleari in guerra e che non ce neera alcuna necessità militare.
Allo stesso tempo, «l’espansione ostile» della NATO e la creazione di «una roccaforte anti-russa in Ucraina” hanno attraversato le linee rosse della Russia e «hanno violato direttamente gli interessi di sicurezza nazionale della Russia», ha affermato.
«Dopo aver affrontato il risoluto rifiuto della Russia a questa espansione, gli Stati Uniti e i loro alleati sono caduti in un duro confronto ibrido con il nostro Paese, in equilibrio pericoloso sull’orlo del conflitto armato diretto», ha detto il diplomatico alla tavola rotonda di Hiroshima.
Qualsiasi scontro armato tra potenze nucleari deve essere prevenuto, poiché «è gravido di escalation a livello nucleare», ha avvertito il diplomatico.
«Questo è ciò che la Russia mette in guardia riguardo alle potenziali conseguenze dell’aggressione diretta della NATO contro il nostro Paese nel contesto di la crisi ucraina. Un passo del genere potrebbe innescare uno dei due scenari straordinari descritti nella nostra dottrina».
L’ambasciatore ha sottolineato ulteriormente che la Russia non vuole ciò. «Ma se i paesi occidentali sceglieranno di mettere alla prova la nostra risolutezza, la Russia non si ritirerà. Questo non è un linguaggio di minacce, è una logica di deterrenza».
Come nota EIRN, Mosca attende ancora una seria proposta dell’amministrazione Biden sul controllo degli armamenti.
Ricorre oggi l’anniversario della distruzione atomica di Hiroshima, perpetrata dalle forze americane il 6 agosto 1945, la prima e penultima volta che un tale ordigno viene scatenato contro degli esseri umani.
Nella foto, vedete il genbaku dome, «il Duomo della bomba atomica», un palazzo liberty di Hiroshima le cui rovine sono state conservate a memoria dell’orrore nucleare inflitto alla pacifica cittadina giapponese.
Immagine di Max Nossin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0).
Nucleare
Peskov: Russia e Stati Uniti devono affrontare la questione delle testate nucleari e della stabilità strategica
In vista dell’incontro odierno tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato speciale del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha anticipato ai giornalisti quelli che potrebbero essere diversi colloqui preliminari all’incontro tra Putin e Trump a novembre.
Riguardo alla possibilità che Stati Uniti e Russia affrontino la questione della riduzione degli arsenali nucleari, Peskov ha sottolineato: «Abbiamo ripetutamente ribadito e riaffermato la nostra comprensione della necessità di una ripresa urgente del dialogo sulla stabilità strategica e sul disarmo nucleare».
Come riportato dall’agenzia stampa governativa russa TASS, Peskov ha evidenziato che la questione della stabilità strategica e del disarmo nucleare «è un tema di estrema importanza. Attualmente, di fatto, ci manca un quadro giuridico in questo ambito. Per la prima volta da molto tempo, il mondo si trova senza un tale quadro giuridico. Questo è estremamente pericoloso».
Peskov ha aggiunto che «riteniamo necessario, in particolare per noi e gli americani, dialogare» sulle questioni del disarmo nucleare, ma «a questo proposito, vorrei ricordarvi l’osservazione di Putin e, naturalmente, noi [Russia e Stati Uniti] non potremo prendere le distanze dalle capacità nucleari dei paesi europei, principalmente Gran Bretagna e Francia, nel corso di questo dialogo».
Interrogato sul potenziale effetto delle misure statunitensi relative alle petroliere sanzionate, Peskov ha deviato la domanda: «Dovreste rivolgere la vostra domanda alla controparte americana, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti». Ha aggiunto che «la Russia è stata, è e continuerà ad essere un fornitore affidabile di risorse energetiche per i mercati energetici globali».
Sulla de-escalation nell’Artico, Peskov ha affermato: «Siamo irremovibili sul fatto che l’Artico non debba essere una zona di confronto. Al contrario, l’Artico dovrebbe essere un territorio di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Per garantire ciò, è necessario il dialogo. E la Russia è aperta a questo dialogo».
Tuttavia, su questo punto l’Europa si rifiuta di impegnarsi. Il portavoce del Cremlino ha citato l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, la quale ha «ripetutamente affermato di essere contraria a qualsiasi dialogo… I diplomatici europei dovrebbero chiarire la propria posizione e forse spiegarsi a vicenda come intendono instaurare qualche forma di cooperazione senza avviare un dialogo. Dal nostro punto di vista, è impossibile».
«Vediamo che il presidente Trump è molto sincero e coerente nel suo desiderio di facilitare una soluzione pacifica e di avviare il percorso verso un accordo di pace… Witkoff ha portato alcune idee, soprattutto alla luce degli incontri che ha avuto a Oslo con Zelensky e i rappresentanti dei paesi europei. Naturalmente, tutte queste proposte saranno esaminate e valutate dal presidente. Vedremo cosa succederà» ha dichiarato il portavoce.
«Molto, ovviamente, dipende dagli ucraini, compresa la loro disponibilità a un accordo di pace. Trump ha chiarito che se avessero accettato un accordo di pace uno o due anni fa, avrebbero potuto raggiungere un’intesa a condizioni più vantaggiose per loro. La loro posizione è peggiorata. E anche la situazione sul campo è peggiorata, con condizioni che si aggravano di giorno in giorno». Ha aggiunto: «In teoria è possibile fare un importante passo avanti» verso un accordo. «Putin è aperto a cercare modi per raggiungere un accordo di pace».
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Immagine di Steve Jurvetson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
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Militaria
Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine
Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.
«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.
Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.
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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».
Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».
Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.
«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».
Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.
Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
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