Geopolitica
Macron contro gli attacchi israeliani in Libano: «inaccetabili»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che l’operazione militare israeliana attualmente in corso in Libano viola il diritto internazionale.
Parlando giovedì durante una conferenza stampa del Consiglio europeo a Bruxelles, Macron ha inoltre condannato gli attacchi sferrati contro Israele dal movimento militante libanese Hezbollah, che ha promesso di vendicare l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei da parte di Stati Uniti e Israele.
Macron ha escluso che una terza parte possa risolvere il conflitto con il gruppo legato all’Iran ricorrendo alla forza, ribadendo che solo le autorità libanesi possiedono la legittimità per affrontare la questione.
«Non riteniamo che la lotta contro Hezbollah e la rimozione delle sue armi possano essere condotte da una terza potenza», ha affermato Macron rivolgendosi ai giornalisti. «Crediamo che l’operazione militare di terra e i bombardamenti israeliani siano inappropriati e persino inaccettabili in termini di diritto internazionale e per gli interessi di sicurezza a lungo termine sia del Libano che di Israele».
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Macron ha inoltre evidenziato che Israele porta avanti operazioni analoghe in Libano da anni senza mai conseguire i «risultati sperati».
Le parole del presidente francese arrivano nel momento in cui Israele ha intensificato la sua campagna militare contro Hezbollah, a seguito degli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avviati alla fine del mese scorso. Le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato all’inizio di questa settimana «operazioni di terra limitate e mirate contro le principali roccaforti di Hezbollah», aggravando le ostilità lungo il confine che hanno già provocato centinaia di vittime.
Secondo le autorità libanesi, i raid israeliani hanno causato, nelle ultime due settimane, la morte di oltre 880 persone, il ferimento di più di 2.000 e lo sfollamento di oltre un milione di individui. Gli attacchi hanno colpito quartieri residenziali, una postazione di pace delle Nazioni Unite e un centro culturale russo nella città meridionale di Nabatieh.
La Francia ha segnato profondamente la storia moderna del Libano. Dopo la Prima Guerra Mondiale e la caduta dell’Impero ottomano, nel 1920 il generale Henri Gouraud proclamò lo Stato del Grande Libano, ampliando il Monte Libano storico con aree costiere, la Bekaa e altre regioni per creare un’entità a maggioranza cristiana (soprattutto maronita), sotto mandato della Società delle Nazioni (1923-1946).
Parigi favorì la costruzione di infrastrutture, come le scuole, e Beirut divenne la «Parigi del Levante», matuttavia generò tensioni con musulmani che preferivano l’unità con la Siria. Nel 1926 nacque la Repubblica libanese con un sistema confessionale.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1941 le truppe Alleate occuparono il territorio; nel 1943, dopo proteste e l’arresto di leader nazionalisti, la Francia riconobbe l’indipendenza (22 novembre), completata dal ritiro delle truppe nel 1946.
L’eredità francese in Libano resta viva: lingua, istruzione, architettura e stretti legami culturali-politici con Parigi persistono ancora oggi.
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Immagine di © European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
Geopolitica
Gli Stati Uniti ordinano a Israele di mantenere la parola data sul Libano
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Geopolitica
Il Kenya rivendica la sovranità sui soldati britannici presenti sul suo territorio
Il Parlamento keniota ha impedito la firma del rinnovo di un accordo con l’esercito britannico secondo cui i soldati britannici accusati di stupro, omicidio o altri reati non possono essere giudicati dai tribunali kenioti, ma solo da quelli britannici, il che equivale a una sospensione della sovranità del Kenya.
Il quotidiano African Initiative riferisce che il 12 agosto è stata presentata al Parlamento keniota una petizione firmata dalle vittime di abusi compiuti da soldati britannici. La petizione porta le firme delle vittime, dei loro familiari, degli abitanti del luogo e dei lavoratori delle zone in cui opera il BATUK (l’Unità di Addestramento dell’Esercito Britannico).
firmatari hanno chiesto all’Assemblea Nazionale di assicurare l’attuazione delle raccomandazioni contenute in un rapporto del Comitato Dipartimentale per la Difesa, l’Intelligence e le Relazioni Estere, pubblicato nel novembre 2025.
Una giovane di 21 anni è stata violentata e uccisa nella zona nel 2012, dopo essere stata vista in compagnia di soldati britannici, ma al presunto responsabile è stato consentito di rientrare nel Regno Unito senza affrontare un processo. I firmatari della petizione hanno inoltre dichiarato: «Centinaia di bambini sono stati concepiti da soldati britannici e poi abbandonati, lasciati senza nome, sostegno o riconoscimento, crescendo tra i sussurri negli stessi villaggi che un tempo avevano accolto i loro padri».
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Le vittime hanno anche segnalato pascoli bruciati, contaminazione del suolo e altre conseguenze delle esercitazioni militari. I firmatari chiedono un indennizzo per le vittime, sostegno per i bambini abbandonati, il ripristino dei terreni danneggiati e la tutela dei dipendenti kenioti impiegati nelle strutture del BATUK. Domandano inoltre un esame pubblico dell’accordo proposto con il Regno Unito e insistono perché ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti sia data la possibilità di concorrere a definire le condizioni in base alle quali le forze militari straniere stazionano in Kenya. Nelson Koech, presidente della commissione parlamentare che ha avviato l’inchiesta, ha affermato: «Non ha senso negare al Kenya il diritto di perseguire i crimini commessi entro i suoi confini».
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa era emerso lo scandalo per cui soldati britannici in addestramento in Kenya organizzavano cerimonie di iniziazione in cui le reclute più giovani erano costrette ad avere rapporti sessuali «non protetti» con prostitute locali.
Scandali sono scoppiati anche in patria.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 emerse che un battaglione di paracadutisti britannici fu punito per aver scatenato un’orgia in caserma. Una registrazione circolante mostrava una donna che faceva sesso con otto membri della 16a Brigata d’assalto aereo all’interno della caserma Merville a Colchester, nell’Essex, mentre dozzine di altri soldati guardavano e alcuni li incoraggiavano. Secondo la Royal Military Police (RMP), la donna era una civile che, secondo quanto riferito, era stata introdotta di nascosto nella base circa 30 volte negli ultimi cinque mesi.
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Immagine di Sgt Adrian Harlen/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
Geopolitica
Le forze paramilitari sudanesi tornano all’assalto
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