Politica
L’Iran forma un Consiglio direttivo ad interim
L’Iran sta formando un consiglio direttivo temporaneo dopo l’assassinio della guida suprema, l’ayatollah Khamenei, da parte di Stati Uniti e Israele.
Il politico iraniano Ali Larijani ha affermato che il consiglio ad interim manterrà la sua autorità fino all’elezione di un nuovo leader. Larijani, ex membro delle Guardie Rivoluzionarie (i pasdarani), è stato in passato presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore del Paese in materia nucleare.
Si dice che abbia una «reputazione di pragmatismo», anche per quanto riguarda le ambizioni nucleari dell’Iran. A febbraio, in un’intervista televisiva, aveva dichiarato di credere che la questione nucleare fosse «risolvibile».
«Se la preoccupazione degli americani è che l’Iran non debba procedere verso l’acquisizione di un’arma nucleare, la questione può essere affrontata»
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In un discorso di otto minuti alla nazione tenuto sabato mattina, il presidente Trump ha affermato che il regime iraniano deve essere ritenuto responsabile per i suoi attacchi storici contro gli Stati Uniti e i suoi alleati e per il suo rifiuto di abbandonare l’ambizione di acquisire armi nucleari. Ha affermato che gli Stati Uniti distruggeranno ora le capacità missilistiche dell’Iran, la sua marina e i suoi «agenti terroristici» nella regione, invitando il popolo iraniano a «prendere il controllo del proprio governo» una volta terminata l’operazione militare. In un’intervista telefonica rilasciata ad Axios sabato, il presidente Trump ha affermato di voler offrire agli iraniani diverse «vie di fuga» dall’operazione militare.
«Posso andare avanti e prendere in mano l’intera faccenda, oppure concluderla in due o tre giorni e dire agli iraniani: ‘Ci rivediamo tra qualche anno se iniziate a ricostruire» il vostro programma nucleare.
«In ogni caso, ci vorranno diversi anni per riprendersi da questo attacco», ha aggiunto Trump. I commenti lasciano intendere che il presidente Trump sia ancora aperto a una soluzione diplomatica.
Un alto funzionario statunitense ha affermato che il piano operativo congiunto USA-Israele prevede una massiccia campagna di bombardamenti di cinque giorni. Il Presidente ha dichiarato ad Axios che il programma potrebbe cambiare in risposta agli eventi sul campo, inclusa la sorte di alti funzionari iraniani.
Trump ha affermato che le due ragioni principali degli attacchi sono state il fallimento dei recenti negoziati sulle ambizioni nucleari dell’Iran, guidati dalla parte americana da Steve Witkoff e Jared Kushner, e la storia dell’Iran di finanziamento del terrorismo e delle guerre per procura negli ultimi cinque decenni.
«Gli iraniani si sono avvicinati e poi si sono ritirati: si sono avvicinati e poi si sono ritirati. Da questo ho capito che non vogliono davvero un accordo», ha detto Trump, sostenendo che il regime aveva ricostruito alcuni dei suoi impianti nucleari distrutti lo scorso giugno durante l’operazione Martello di Mezzanotte («Midnight Hammer»).
Trump ha affermato che Midnight Hammer ha permesso che l’operazione in corso avesse luogo e che l’Iran avrebbe potuto già disporre di un’arma nucleare se quegli attacchi non fossero stati lanciati.
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Immagine di Christiaan Triebert via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Tucker Carlson: il tradimento di Trump mette gli Stati Uniti sulla strada della rivoluzione
Tucker says there will be a revolution or the government isn’t carful pic.twitter.com/lOItss9b5A
— Jake Shields (@jakeshieldsajj) September 2, 2024
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Cina
Pechino respinge le accuse di Trump di interferenze elettorali
La Cina ha respinto l’affermazione del presidente statunitense Donald Trump secondo cui Pechino avrebbe orchestrato il furto di 220 milioni di schede elettorali americane per interferire nelle elezioni del 2020. Le dichiarazioni esplosive di Trump sono giunte alla vigilia della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping, prevista per la fine di settembre, e nel contesto di una tregua commerciale provvisoria tra i due Paesi.
In un discorso alla nazione trasmesso in prima serata giovedì, Trump ha accusato i servizi segreti cinesi di aver acquisito illegalmente 220 milioni di file di elettori contenenti nomi, indirizzi, numeri di telefono e affiliazioni politiche, affermando che Pechino ha incaricato un’unità specifica di sfruttare tali dati.
Il presidente americano definito la presunta violazione «un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale» e la «più grande violazione» dei dati elettorali nella storia degli Stati Uniti.
Il presidente ha anche sostenuto che le agenzie di Intelligence statunitensi avrebbero rilevato la presunta raccolta di dati da parte della Cina nel 2020, ma l’avrebbero intenzionalmente nascosta a lui e al Congresso. Non ha tuttavia annunciato alcun piano di ritorsione contro Pechino.
Liu Chang, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha respinto le accuse, dichiarando: «La Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti».
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Secondo il New York Times, gli sforzi della Cina per raccogliere dati sugli elettori sono «ampiamente noti da anni». Le informazioni sugli elettori, in molti casi, possono essere scaricate o acquistate gratuitamente, ha affermato il giornale, aggiungendo che il possesso di tali dati potrebbe fornire informazioni sugli elettori americani, ma non consentirebbe di per sé a nessuno di manipolare i voti.
I dati declassificati dalla Casa Bianca contengono anche una serie di promemoria del funzionario di alto livello dell’Intelligence informatica Chris Porter, il quale sosteneva che la Cina avesse intrapreso «almeno alcune iniziative esplorative di basso livello» per minare le possibilità di Trump contro l’allora candidato democratico Joe Biden. Nonostante ciò, Porter concordava con la conclusione generale dell’intelligence secondo cui «non vi erano informazioni che suggerissero un tentativo da parte della Cina di interferire con i processi elettorali».
La clamorosa accusa di Trump arriva poche settimane prima della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping, prevista intorno al 24 settembre. Secondo il South China Morning Post, Pechino invierà la prossima settimana a Washington il viceministro degli Esteri Ma Zhaoxu per contribuire a preparare il terreno per il viaggio.
L’agenzia Reuters ha avvertito che le accuse di Trump potrebbero incrinare i rapporti tra Stati Uniti e Cina e destabilizzare la fragile tregua commerciale. Denis Simon del Quincy Institute, un think tank di Washington, ha dichiarato al South China Morning Post che il discorso era significativo perché elevava la presunta interferenza cinese nelle elezioni a «una narrazione centrale per la sicurezza nazionale», aggiungendo tuttavia che sebbene le osservazioni di Trump possano gettare dubbi sulla visita di Xi, «una retorica aspra non impedisce automaticamente la diplomazia del vertice», e la questione chiave è se «i due governi possano continuare a compartimentalizzare, mantenendo i canali di negoziazione e allo stesso tempo accusandosi reciprocamente di minacce alla sicurezza sempre più gravi».
Trump si è recato in Cina a maggio, ma i colloqui di alto livello con Xi non hanno portato a una svolta sul fronte commerciale. La Cina si è impegnata ad aumentare gli acquisti di soia statunitense e ad acquistare 200 aerei Boeing, anche se il numero effettivo si è rivelato molto inferiore alle aspettative.
Trump ha anche affermato di aver discusso con Xi della vendita di armi a Taiwano. La sua amministrazione ha poi dichiarato che le spedizioni verso l’isola, che Pechino considera territorio sovrano, erano state sospese.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era emerso che il presidente Biden aveva venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.
Ora alcuni osservatori sostengono che, con la guerra iraniana, ad essere colpito gravemente è proprio l’approvigionamento del petrolio da parte della Cina – e quindi sarebbe Pechino, e non Teheran, il vero fine della guerra scatenata da Trump.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Politica
Il sindaco islamo-socialista di Nuova York giustifica l’aumento degli stupri
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