Connettiti con Renovato 21

Spirito

«La vera Religione trionfa sulla superstizione pagana»: omelia di mons. Viganò nella festa della Purificazione di Maria Santissima

Pubblicato

il

Renovatio 21 ripubblica l’omelia di monsignor Carlo Maria Viganò per la festa della Purificazione di Maria Santissima.

 

 

 

LUMEN AD REVELATIONEM

Omelia nella festa della Purificazione di Maria Santissima

 

 

Tu es qui restitues hæreditatem meam mihi.
Ps 15, 5

 

I miei occhi hanno visto la tua salvezza, che hai preparato al cospetto di tutti i popoli. Con queste parole il vecchio Simeone loda il Signore per avergli concesso il privilegio di poter assistere al compimento delle Profezie, potendo stringere tra le sue braccia il Messia bambino, condotto al Tempio per essere offerto al Signore secondo le prescrizioni dell’antica Legge. Quel cantico breve ma profondo è ripetuto tutti i giorni a Compieta, perché la preghiera che la Chiesa recita alla fine della giornata ci prepari alla fine del nostro esilio terreno con lo sguardo rivolto a Nostro Signore.

 

La festa odierna era dedicata, sino alla riforma del 1962, alla Purificazione della Beata Vergine, ed era perciò una ricorrenza mariana di indole penitenziale, evidenziata dal colore violaceo dei paramenti; così com’era penitenziale la natura del rito di Purificazione cui tutte le madri ebree dovevano sottoporsi quaranta giorni dopo il parto (Lev 12, 2).

 

Anche la Santa Chiesa conserva nel Rituale Romanum la speciale Benedizione per le puerpere, ormai caduta in disuso ma che sarebbe pia pratica ripristinare nel suo significato spirituale.

 

Come per il rito del Battesimo di Nostro Signore nel Giordano, così anche il rito della Purificazione non aveva strettamente senso né utilità per Maria Santissima, essendo Ella purissima e senza macchia in virtù dell’Immacolata Concezione. Con la Sua sottomissione alla Legge allora vigente, Nostra Signora ci dà un esempio di obbedienza ai precetti religiosi, affinché non dimentichiamo che siamo figli dell’ira e che meritiamo la Grazia solo per i meriti infiniti che il Salvatore ha acquistato per noi con la Sua Passione e Morte sulla Croce.

Sostieni Renovatio 21

La riforma di Roncalli – cui lavorarono molti degli stessi esperti che posero mano alla riforma della Settimana Santa sotto Pio XII e poi all’intero corpus liturgicum con il rito montiniano – modificò la denominazione della festa da Purificazione della Beata Vergine a Presentazione al tempio di Nostro Signore.

 

La motivazione era di impostare la celebrazione in chiave cristocentrica – cosa di per sé lecita e che venne per questo accolta con favore dai parroci. In realtà lo scopo degli autori della riforma del 1962 era di aprire la finestra di Overton conciliare, dischiusa con l’Ordo Hebdomadæ Sanctæ instauratus.

 

Lo scopo inconfessabile, e per questo da tenere rigorosamente occultato per non compromettere i futuri sviluppi, consisteva nell’indebolire il culto della Vergine e dei Santi – come si evince ad esempio dalla riclassificazione delle feste del Santorale – in funzione filoprotestante.

 

Comprendiamo allora come, sotto le apparenze di un cambiamento innocuo e dottrinalmente accettabile, si volesse non tanto enfatizzare la centralità di Nostro Signore nel ciclo liturgico, quanto usarla come pretesto per estrometterne la Madre di Dio, considerata un ostacolo al dialogo ecumenico. Così, per piccoli passi, i novatori riuscirono a far dimenticare la dottrina della Mediazione e della Correndenzione di Maria Santissima, senza negarla esplicitamente.

 

I Cattolici sanno bene che rendere culto di iperdulia alla Vergine nulla toglie al culto di latria dovuto alla Maestà divina, ma anzi propizia il Figlio per mezzo della Sua augustissima Madre, nella Quale Egli ha compiuto meraviglie: quia fecit mihi magna qui potens est. Invece gli eretici mostrano il loro orrore al solo nominare Nostra Signora, perché la Sua umiltà e la Sua obbedienza costituiscono un intollerabile affronto all’orgoglio e alla disobbedienza di Satana, loro padre.

 

E se nella Sua sapienza infinita il Signore ha voluto che fosse la Vergine Immacolata a conculcare il capo dell’antico Serpente, per quale motivo dovremmo noi pretendere – come fanno i Protestanti – di trattare direttamente con Lui, disprezzando la potente Mediatrice che ai piedi della Croce Egli ci ha dato come Madre e Avvocata? Non offenderemmo noi il Signore, trattando con poco riguardo e con diffidenza la gloria di Gerusalemme, la gioia di Israele, l’onorificenza del nostro popolo?

 

Lasciamo da parte queste osservazioni e meditiamo i Misteri di questa festa, nella quale la vera Religione trionfa sulla superstizione soppiantando le preesistenti feste pagane con il rito della Benedizione delle Candele. San Gelasio Papa volle istituire questa festa perché alla fine del sec. V vi erano ancora in Roma persone dedite ai culti degli idoli, che recavano fiaccole per la città.

 

Cristo, Lux mundi, si riappropria dunque del simbolo della luce che i pagani Gli avevano usurpato.

 

In questo senso è significativo ricordare l’interpretazione mistica di Sant’Anselmo: la cera – egli dice – opera delle api, è la carne di Cristo; lo stoppino, che sta dentro, ne è l’anima; e la fiamma, che brilla nella parte superiore, ne è la divinità. Carne, anima, divinità: l’unione di questi elementi ha permesso a Nostro Signore di redimerci come Capo del genere umano, espiando la colpa infinita di Adamo grazie all’infinito valore del Suo Sacrificio, il Sacrificio dell’Uomo-Dio appunto, offerto alla Maestà del Padre in riparazione del Peccato Originale e di tutte le colpe commesse da tutti gli uomini fino alla fine dei tempi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Quia viderunt oculi mei salutare tuum, quod parasti ante faciem omnium populorum, dice Simeone. La salvezza è un evento esteso a tutti e, a differenza del popolo che fu l’eletto, il popolo cristiano non si distingue per razza, ma per adozione.

 

Con il Battesimo siamo infatti costituiti figli di Dio, Suoi eredi e coeredi di Cristo, come dice San Paolo (Rom 8, 14-19) e come canta il Salmista: Il Signore è parte della mia eredità e mio calice (Sal 15, 5). Per questo la salvezza è stata preparata al cospetto di tutti i popoli; per questo tutti i popoli sono chiamati a conoscere, adorare e servire il vero Dio. Laudate Dominum omnes gentes (Sal 116, 1), et adorabunt eum omnes reges terrae; omnes gentes servient ei (Sal 71, 11).

 

Lumen ad revelationem gentium, et gloriam plebis tuæ Israël. La rivelazione delle genti e la gloria del popolo di Dio – che è la Santa Chiesa – sono intimamente legate: senza predicazione non c’è rivelazione; e senza rivelazione non c’è gloria per la Gerusalemme celeste, per il nuovo Israele. Ma se le infedeltà della Sinagoga nel riconoscere la luce di Cristo hanno causato la sua caduta e la dispersione dei suoi figli, quanto maggiore potrà essere il disonore per quanti vivono sotto la Nuova ed Eterna Alleanza, sono rinati in Cristo e risorti con Lui, ma non predicano la salvezza che Dio ha realizzato mediante la Passione del Suo divin Figlio?

 

Quando Nostro Signore incontrò gli scribi nel Tempio, spiegando loro il senso delle Scritture e in particolare mostrando loro come le profezie si compissero in Lui, la Sinagoga era ancora fedele all’Alleanza con Dio. Ma quando Egli venne denunciato dal Sinedrio a Ponzio Pilato con l’accusa di blasfemia – essendoSi proclamato Dio – perché fosse messo a morte, i Sommi Sacerdoti avevano rinnegato la Fede, accecati dal timore di perdere il proprio prestigio con la venuta del Messia, che gli Ebrei consideravano come Salvatore non solo spirituale, ma anche e soprattutto temporale e politico. La loro apostasia li portò a tacere quelle verità contenute nell’Antico Testamento, che sconfessavano il loro tentativo di adeguare la Religione alla convenienza del tempo e delle circostanze, e che tanti severi ammonimenti aveva meritato dagli ultimi Profeti di Israele.

 

Il popolo ebreo, tenuto nell’ignoranza dall’autorità religiosa del tempo, era certamente disorientato e scandalizzato, dal momento che la loro semplice Fede insegnava loro che era ormai giunto il tempo della nascita del Messia nella città di Betlemme. Per questo un’intera casta sacerdotale – la tribù di Levi – venne dispersa con la distruzione del Tempio ad opera dell’Imperatore Tito: ancor oggi i figli della Sinagoga sono dispersi nel mondo senza un luogo di culto, e senza poter ricostruire la genealogia dei Leviti per celebrare i sacrifici. Tremendo destino di un popolo, a causa del tradimento dei suoi sacerdoti!

 

Eppure, dinanzi all’evidenza della severità con cui il Signore giudica i Suoi Ministri specialmente quando vengono meno ai loro doveri sacri e ingannano i fedeli, i chierici della Nuova Alleanza sembrano considerare con leggerezza le proprie mancanze, le proprie infedeltà, i propri silenzi dinanzi a chi proclama l’errore e nega o tace la Verità. In costoro troviamo la medesima hybris, la stessa folle presunzione di sfidare il Cielo, che è punita irremissibilmente con la nemesis, fatale punitrice dell’abuso dell’autorità e dell’orgoglio.

Aiuta Renovatio 21

Lo ricordino bene i tiranni di questo mondo, investiti di cariche civili ed ecclesiastiche, e quanti prestano loro servile ossequio per timore di apparire controcorrente o di essere additati come «rigidi», «integralisti», non «inclusivi» e «divisivi». Ci pensino quanti, servendosi fraudolentemente di un’autorità per lo scopo opposto a quello che la legittima, credono di poter spadroneggiare sui loro sudditi: nil inultum remanebit.

 

Accostiamoci dunque al Santo Sacrificio con il santo Timor di Dio, purificandoci dai peccati con il ricorso frequente alla Confessione e recitando con contrizione l’Atto di dolore non appena commettiamo qualche mancanza.

 

La nostra disposizione spirituale ad emendarci e a renderci meno indegni dei divini Misteri ci aiuti ad accogliere con raccoglimento e fervore il Santissimo Sacramento nella Comunione eucaristica: la Luce di Cristo illumini la nostra mente in questi momenti di prova e infiammi il nostro cuore dell’amore di Carità, per essere a nostra volta luce per illuminare le genti.

 

Sia la nostra vita una quotidiana testimonianza di veri figli di Dio, sicché possiamo esclamare con il Salmista: il Signore è mia parte di eredità e mio calice.

 

E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

2 Febbraio 2023
In Purificatione Beatæ Mariæ Virginis

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



Immagine: Vittore Carpaccio, Presentazione di Gesù al Tempio (1510), Gallerie dell’Accademia, Venezia

Immagine di Mongolo1984 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Continua a leggere

Arte

Patti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa

Pubblicato

il

Da

Ecco servite le immagini che tutti giornali, giornaloni, giornaletti si aspettano: Patti Smith in Vaticano, va a trovare il papa, che sarebbe puro suo concittadino chicagoano. Sono quelle notizie per le quali dovremmo provare stupore, curiosità, forse – pensano i padroni del discorso – perfino gioia.   È, crediamo, quello che spera il gesuita Antonio Spadaro, già sostenitore di pellicole che esaltano l’apostasia invece del martirio (il terrificente Silenzio di Martino Scorsese) ed autore di pensieri come «Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico», che a dir il vero credevamo per qualche ragione messo da parte dallo stesso Bergoglio che lo aveva dapprima innalzato (lo ha fatto con tanti).  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Quando quella porta si è aperta è successo qualcosa… una scintilla non priva di “siparietti”, ma anche un senso di profonda commozione e di una missione in questo mondo difficile. Due americani, due di Chicago, due figure altissime che sono voci di speranza per un mondo diviso: la “sacerdotessa” del rock Patti Smith come viene chiamata, e il Santo Padre papa Leone. Una lunga udienza che è stata come una conversazione tra due persone che si scoprono vecchi amici e condividono ricordi fatti di parole e musica, di sogni, visioni e speranze di ieri e di oggi».   Il post del gesuita, tra il melenso e il pretenzioso (con qualche immancabile segno inquietante, come l’uso della parola «sacerdotessa») rappresenta, con probabilità, il più grande spreco neuronale della settimana. Ma va così.   Lo Spadaro, un tempo definito lo «spin doctor» del papa precedente, continua spindoctorare con immagini e didascalie zuccherose sino all’insulino-resistenza.   Per chi, come il lettore di Renovatio 21, intuisce che vi sono – sempre – dinamiche profonde in gioco, potrebbe scattare un senso di fastidio. Ancora di più se poi ci si ricorda di alcune cose – ma sappiamo che i giornali sono fatti, appunto, non per rammentare, ma per dimenticare.   Ad esempio, dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta della prima volta che la «madrina del punk» (la chiamano così: ma a noi sembra che la sua musica sopravvalutata e scadente nulla abbia a che fare col genere) si reca in Vaticano. Con evidenza i suoi sponsores vaticani continuano a riscaldare la ministra. Forse perché le sue canzonette ebeti sono legate alla loro vita di religiosi mezzi ribelli, preti un po’ pentiti e sicuramente rovinati dalle chitarre del Concilio Vaticano II.   Noi in effetti la ricordiamo in piazza San Pietro a stringere la mano di papa Francesco fresco di elezione. L’americana, ci era rimasto impresso, aveva questa espressione caprina… Eccola invitata a suonare al concerto di Natale in Vaticano nel 2014. Un altro invito a suonare nella città-Stato nel 2021.   Nel frattempo, l’incompatibilità dell’anziana rocker con la morale cattolica era stata reiterata: nel 2018 aveva dichiarato alla stampa che «salvare la vita delle giovani donne è più importante di qualsiasi ideologia». Sapete cosa significa: la trita convinzione, profusa a piene mani da radicali e dai loro omologhi dagli anni Settanta (e che mai hanno sentito il bisogno di aggiornare), secondo cui l’aborto legale, che uccide i bambini non ancora nati, «salvi la vita» delle madri impedendo loro di morire praticando figlicidi autonomamente.

Sostieni Renovatio 21

Non solo, nel 2022, l’ugola vegliarda definì «terribile» l’annullamento della sentenza Roe v. Wade (cioè la fine dell’aborto concepito come diritto federale americano) da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, affermando che le aveva spezzato il cuore.   Ma che importa. Oggi i monsignori pattismittisti impenitenti ci ricicciano la vecchia perfino al padiglione della Biennale di Venezia, quella attaccata dall’Europa per la presenza del Padiglione russo, che sta lì dal 1914. Capiamoci: il Vaticano, il Paese che può rivendicare il più grande ruolo nella Storia dell’Arte, con capolavori seminati nei secoli ovunque, alla Biennale Internazionale dell’Arte mostra… Patti Smith. È, sì, davvero disperante.   Vanno spese due parole sulle interazioni tra la Smith e il cattolicesimo, perché ce ne sono state, e sono spesso problematiche, quando non spaventose.   Innanzitutto, la Smith non è, come forse pensano i più, una lapsa. Non è una delle usuali ragazze cresciute nell’America cattolica che ad una certa perdono la strada, divenendo attrici, pornostar, cantanti o altre pizie della società della dissoluzione. La famiglia della Smith è… testimone di Geova.   L’attrazione per concetti cattolici apparrebbe, quindi, in qualche modo indotta da preferenze estetiche. Scrivono che si sarebbe interessata della storia dei Santi, in particolare a San Francesco, concepito come santo ambientalista – eccerto. La vedete, anche nella foto sopra, con un bel Tau francescano al collo.   Tuttavia in queste ore è un altro il riferimento, a dire il vero inquietante, che qualche giornale ha riconosciuto. La Smith avrebbe salutato Leone dicendo «hi, hi», «ciao, ciao». Si tratta di un’espressionr che aveva usato nell’oscura canzone che dava il titolo ad uno dei suoi album più noti, Wave. «Hi, hi» era l’apertura di un dialogo immaginato tra la cantante e Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il cui papato era durato pochissimo, quanto la registrazione del disco, e che era morto quando il pezzo, angosciante, fu inciso.   Insomma, la Smith parla al papa vivo come quando parlava al papa morto.  

Iscriviti al canale Telegram

Riferimenti li possiamo trovare anche altrove, come nella canzone Dancing Barefoot, qualcuno definita come un «incantesimo». La canzone dice di essere dedicata alle donne, in particolare all’amante di Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne (1898-1922), che si suicidò all’ottavo mese di gravidanza appena due giorni dopo la scomparsa di Modigliani.   Ebbene la canzone termina con un pezzo recitativo, le cui ultime parole sono «blessed among women», «benedetta fra le donne». Lasciamo al lettore interrogarsi su tale riferimento mariano calato in questo contesto raccapricciante.     In realtà, l’ambiente da cui proviene la Smith è molto più raccapricciante di così. In molti dimenticano che la sua carriera era partita assieme a quella del suo compagno, il fotografo Robert Mapplethorpe (1946-1989), con cui, dice, ha condiviso anni di amore e povertà a Nuova York alla fine dei Sessanta.   Mapplethorpe era cresciuto in una famiglia cattolica all’interno di una parrocchia neoeboracena. Divenuto artista dapprima vendendo bigiotteria a tema religioso, era inserito, con la sua girlfriend, in quel milieu culturale dove spopolava la «Factory» di Andy Warhol. Si racconta che lui e la Smith si considerassero «muse» l’uno dell’altra.

Aiuta Renovatio 21

Più avanti, come fotografo, vi fu la svolta. I suoi scatti lo rendono, ancora oggi, famosissimo, ma a guardarli ci si chiede cosa c’entri Patti con lui, visto che si tratta di foto che non è nemmeno possibile definire «omoerotiche»: sono foto di pornografia omosessuale anche violentissima (al punto, in un episodio famoso, che la polizia britannica chiese lo strappo di alcune pagine di un suo libro in una biblioteca), immagini invero rivoltanti che, scrivono antisetticamente le storie dell’arte e pure l’enciclopedia online, «documentano ed esaminano la sottocultura BDSM gay maschile di New York City tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta».   Per chi non lo sapesse, il BDSM sta per «bondage, discipline, dominance and submission, sadomasochism», ossia la sottocultura organizzata attorno alla perversione del sadomasochismo. In pratica, il moroso della Smith – che non disdegnava di autofotografarsi con i cornetti, talvolta pure con corna di capro o simili – contribuì più di chiunque altro allo sdoganamento, con la scusa dell’arte, della parafilia più indegna e violenta, oggi bellamente accettata dalla società e interamente visibile nei gay pride: prima che per le strade della vostra città, omosessuali al guinzaglio erano finiti nelle mostre e nei cataloghi di Mapplethorpe.   Il quale non è che si limitasse a fare foto. Nel suo libro di memorie Taking Woodstock (poi divenuto pellicola per la regia di Ang Lee), lo scrittore gay Elliot Tiber racconta di un incontro in cui Robert Mapplethorpe lo prelevò in una sauna di Nuova York e lo portò in un loft per un rapporto sessuale sadomasochista sotto una bandiera nazista con la svastica. L’estetica hitlerista, lo sappiamo, eccita non poco alcuni omosessuali, specie quelli con certe pulsioni di degrado e dissoluzione.   La vulgata vuole che, una volta che Mapplethorpe capì il suo orientamento, il rapporto amoroso con la Smith cessò, tramutandosi in una amicizia durata sino alla sua morte nel 1989, causata, non un dettaglio scioccante, dall’AIDS. Nella sua autobiografia Just Kids, la Smith sostiene che inizialmente nutriva l’idea romantica di poterlo salvare dalla sua attrazione per gli uomini, e di essere stato emotivamente sopraffatta quando lui le rivelò la sua omosessualità e si unì alla comunità gay. Non si capisce allora, ma questi siamo noi, come possa aver continuato l’amicizia, anche quando, vista la sua arte, era chiaro quale strada terrificante il ragazzo stesse imboccando.   Tuttavia, è un altro il dettaglio che può colpire, e non siamo in grado di giudicarne la veridicità, perché comparso in una biografia non autorizzata apparsa a fine anni Novanta. In Patti Smith: An Unauthorized Biography l’autore Victor Bockris scrive della prima figlia avuta a vent’anni in Pennsylvania dalla cantante, poco prima di trasferirsi a Nuova York e conoscere Mapplethorpe.   Secondo il libro, «nonostante le dichiarazioni successive di Patti secondo cui avrebbe avuto un parto cesareo (e una grande cicatrice a provarlo), ha detto ad almeno un’amica intima che ha avuto una nascita vaginale regolare. Indipendemente dal metodo di parto, Patti ha aderito al suo piano di dare in adozione la bambina, con il solo caveat che non dovesse essere cresciuta cattolica».   Fermo restando che siamo, sinceramente, grati a Patti di non aver ucciso la sua primogenita, non possiamo non restare sconvolti da questa informazione, che ripetiamo non sappiamo verificare, la vediamo solo riportata in questa biografia non autorizzata. Perché l’esclusione del cattolicesimo? È molto controintuitivo: la Smit, ripetiamo, non era una ragazza fuggita dall’ambiente cattolico, era una Testimone di Geova… E in un altro caso famoso, quello dell’adozione di Steve Jobs, i giovani genitori biologici, si ricorda, avevano chiesto il contrario – che i genitori adottivi del futuro inventore di Apple fossero cattolici, desiderio che fu poi disatteso.   Non sappiamo dire di più di questa strana storia, se non rimanere affranti davanti a questa ennesima iniezione di Patti Smith nel cuore della cristianità.   Non c’è chiarezza. Non appare nessun pentimento rispetto a nulla, eppure il romano pontefice è lì a stringerle la mano, sorriderle, concederle tempo: cioè a rilanciare, presso i fedeli cattolici, il messaggio artistico ed esistenziale di Patti Smith.   Non siamo distanti, notiamo, da altri casi, alcuni dei quali allignano persino nel governo, di signore che hanno fatto cose indicibili negli anni Settanta e poi sono state cooptate dalle strutture ecclesiastiche e cattopolitiche senza che vi sia stata una minima storia di conversione.   E quindi, il quadretto è chiaro: dentro le Patti Smith, fuori i cattolici, fuori la FSSPX, con terrorismo nelle diocesi e nelle parrocchie, dove la scorsa settimana sono state fatte, in varie parti d’Italia, omelie che annunziavano la scomunica per cui i fedeli che frequentano la Fraternità – cioè, per coloro che, più che ascoltare Patti Smith, desiderano di restare cattolici.   Siamo all’inversione assoluta, con punte di parodia e di satanismo piuttosto evidenti.   Questa è Roma oggi. Questo è ciò contro cui combatteremo fino a che non sarà riportato l’ordine di Nostro Signore.   Roberto Dal Bosco  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Birgit Fostervold via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata  
   
Continua a leggere

Epidemie

Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.

 

Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.

 

«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».


Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.

 

«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».

 

«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.

 

«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».

 

«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.

Aiuta Renovatio 21

Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».

 

Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»

 

Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».

 

Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

 

Continua a leggere

Spirito

L’arcivescovo Cordileone afferma che le restrizioni vaticane sulla Messa tridentina non sono «realistiche»

Pubblicato

il

Da

L’arcivescovo Salvatore Cordileone ha affermato che la restrizione imposta dal Vaticano alla Messa tradizionale in latino «non è realistica» perché l’amore dei giovani cattolici per la tradizione è «inarrestabile». Lo riporta LifeSite.   «A dire il vero, non credo sia realistico. Guardiamo alla generazione più giovane. A loro piace molto la tradizione», ha detto il prelato al giornalista Raymond Arroyo durante la trasmissione «The World Over» del canale televisivo cattolico statunitense EWTN.   «Apprezzano il modo più classico in cui la Chiesa celebra il culto, la Messa tradizionale», ha affermato, citando anche l’interesse per la Messa del Novus Ordo celebrata «in modo più tradizionale, con il sacerdote ad orientem, la musica sacra e grande solennità e riverenza».   «Desiderano questa profonda tradizione. Li conduce in un luogo molto intimo», ha affermato l’arcivescovo statunitense. «È inarrestabile. È ciò che attrae i giovani e continuerà a farlo.»   L’arcivescovo di San Francisco, che la scorsa settimana papa Leone XIV ha nominato membro della più alta corte vaticana, ha inoltre respinto le affermazioni del cardinale Arthur Roche, il capo dell’ufficio liturgico del Vaticano, secondo cui Leone XIV non modificherà le restrizioni imposte da papa Francesco al rito tradizionale.   «Non so quanto bene conosca il pensiero del Santo Padre», ha detto l’arcivescovo Cordileone a proposito di Roche. «Tuttavia credo che una cosa sia chiara a tutti: il Santo Padre vuole unire tutti. Per lui l’unità è fondamentale», ha continuato.   «La mia preoccupazione è che, se queste restrizioni rimarranno in vigore, come ho affermato nella mia dichiarazione, le persone si sentiranno costrette a cercare un luogo dove nutrirsi spiritualmente secondo la forma più tradizionale di culto della Chiesa, al di fuori delle istituzioni e delle comunità ufficialmente riconosciute», ha detto l’arcivescovo. «E lo faranno».

Sostieni Renovatio 21

Il cardinale Roche ha dichiarato mercoledì al settimanale cattolico eterodosso The Tablet che Papa Leone «non cambierà la Traditionis Custodes e non tornerà al Summorum Pontificum», il documento del 2007 di Papa Benedetto XVI che concedeva ai sacerdoti un permesso pressoché illimitato di celebrare la Messa in latino.   «Ciò che le generazioni precedenti consideravano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura considerato dannoso», ha affermato Benedetto XVI in una lettera che accompagnava la Summorum Pontificum.   In passato, Leone XIV ha manifestato il suo sostegno all’accesso alla Messa in latino, anche in una lettera inviata a marzo ai vescovi francesi. Allo stesso tempo, ha finora mantenuto in vigore il Traditionis Custodes e ha permesso ai vescovi di tutto il mondo di continuare a reprimere la Messa in latino e le pratiche liturgiche riverenti, come ha fatto il vescovo Michael Martin di Charlotte, che ha vietato la Messa in latino nelle chiese parrocchiali e proibito l’uso di balaustre e inginocchiatoi sull’altare.   L’arcivescovo Cordileone, dal canto suo, ha ripetutamente chiesto la fine delle restrizioni al rito tradizionale e ha anche incoraggiato la ricezione della Santa Comunione in ginocchio e l’uso delle balaustre dell’altare, sollecitando un «accesso più agevole» alla Messa in rito tradizionale dopo la consacrazione di quattro vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X all’inizio di questo mese, senza l’approvazione della Santa Sede.   La settimana scorsa papa Leone ha nominato l’arcivescovo Cordileone membro della Segnatura Apostolica, la più alta corte della Chiesa cattolica.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di Dennis Calahan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International   
 
Continua a leggere

Più popolari