Persecuzioni
La proposta di modifica alla legge anti-conversione in India potrebbe portare alla condanna a morte dei cristiani per aver evangelizzato
Si avvicina la prospettiva della pena di morte per chi converte qualcuno al cristianesimo in India. Lo riporta LifeSite.
In un discorso dell’8 marzo, Mohan Yadav, primo ministro dello Stato indiano del Madhya Pradesh, ha ammesso durante un incontro pubblico nella capitale dello stato di Bhopal che intende modificare le attuali leggi anti-conversione dello Stato per punire con la pena di morte coloro che praticano le cosiddette conversioni religiose «forzate» o «fraudolente», secondo quanto riportato da UCA News.
«La conversione religiosa non sarà tollerata», ha dichiarato Yadav tra scroscianti applausi. Il politico appartiene al partito di destra induista BJP.
Come riportato da Renovatio 21, il disegno di legge per la legge anti-conversione con pena di morte risale a due mesi fa.
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L’emendamento proposto alle attuali leggi anti-conversione del Madhya Pradesh consentirebbe dunque la pena capitale per chiunque venga riconosciuto colpevole di aver convertito con la forza un’altra persona, in particolare una donna, a religioni come il cristianesimo.
Il Madhya Pradesh Freedom of Religion Act del 2021 mette al bando «le conversioni religiose illegali tramite falsa rappresentazione, forza, indebita influenza, coercizione o mezzi fraudolenti», ha riportato il Times of India, aggiungendo che la legge «prevede pene severe, tra cui la reclusione e multe, per coloro che vengono ritenuti colpevoli di violarne le disposizioni».
Secondo la Catholic News Agency, dal 2021, le leggi anti-conversione del Madhya Pradesh hanno comportato condanne a 10 anni di carcere per i trasgressori.
In particolare, le leggi anti-conversione del Madhya Pradesh, insieme a leggi simili in altri stati indiani, hanno causato arresti su larga scala e violenze contro i cristiani, che rappresentano solo il 2 percento di una popolazione che è composta per l’80% da indù e per il 14% da musulmani.
Gli scettici hanno sostenuto che le definizioni di termini come «forzato» e «fraudolento» sono ambigue e soggette a varie interpretazioni e abusi. Di conseguenza, il leader del Congresso Arif Masood ha chiesto un chiarimento sul significato di «conversione forzata».
John Dayal, editorialista cattolico e attivista sociale, ha affermato che la richiesta dei leader indiani di comminare la pena di morte per le conversioni «mette a nudo il modo sprezzante e cinico in cui i nazionalisti indù hanno elaborato questa strategia politica per criminalizzare la presenza cristiana e la crescita della comunità nello Stato».
«La comunità cristiana e anche la società civile devono contestare le leggi anti-conversione in India, poiché le considerano una violazione dei diritti umani e una frode alla costituzione dell’India democratica», ha dichiarato Dayal.
Negli ultimi anni, il Madhya Pradesh è diventato un «focolaio» di violenza e molestie anticristiane. Sorprendentemente, si è registrato un aumento dei casi di aggressione contro cristiani e istituzioni cristiane in tutto lo stato indiano, con incidenti segnalati in distretti come Jhabua, Satna, Vidisha e Datia. Gli attacchi hanno comportato vandalismo alle chiese, aggressioni fisiche, interruzioni delle riunioni di preghiera e molestie legali.
Nel 2004, si è verificato un grave episodio di violenza nel distretto di Jhabua, nel Madhya Pradesh. Durante l’epidemia, degli aggressori rasero al suolo case cristiane e aggredirono le persone dopo uno stupro e un omicidio commessi in una scuola cristiana.
Leader e organizzazioni cristiane hanno denunciato la lentezza con cui le autorità locali e la polizia agiscono o, in alcuni casi, si rendono complici di molestie anticristiane. Sebbene le autorità spesso ignorino o respingano le denunce presentate dai cristiani per violenza anticristiana, in genere perseguono le accuse contro i cristiani per presunte conversioni «forzate».
Come riportato da Renovatio 21 aderenti dell’hindutva («induità», ideologia politica di suprematismo induista) avevano attaccato un prete e degli insegnanti in Madhya Pradesh e nello Stata del Maharashtra. Sempre nel Madhya Pradesh, estremisti indù hanno attaccato cristiani in pellegrinaggio per il Giubileo. L’anno scorso fondamentalisti induisti avevano piantato la loro bandiera su alcune chiese cristiane, mentre le autorità dello Stato due anni fa avevano incriminato un altro orfanotrofio cristiano, dopo aver già effettuato poco prima raid con perquisizioni e botte ai preti.
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I cristiani indiani hanno protestato ad inizio anno contro l’uscita di un film, Sanatani: Karma Hi Darma sulle conversione forzate delle popolazioni tribali.
Come riportato da Renovatio 21, nel Paese si susseguono casi di minacce alle chiese, raid contro gli ostelli cattolici (anche quelli delle suore per l’infanzia), scuole cattoliche, e pulmini di bambini e pure episodi inquietanti come quello del sacerdote trovato impiccato. In altri episodi, sacerdoti sono stati assaliti con machete o semplicemente arrestati in base alla legge anti-conversione.
I continui soprusi e le violenze sono tuttavia negate dalla politica indiana, mentre le leggi anti-conversione si stanno inasprendo in vari Stati dell’Unione come l’Uttar Pradesh.
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Immagfine di Ministry of Defence via Wikimedia pubblicata sui licenza Government Open Data License – India (GODL); immagine tagliata
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Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
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Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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