Bioetica
La premier francese: vigileremo sul diritto di aborto in Italia. Ma non c’è bisogno, in realtà…
Il primo ministro francese, Élisabeth Borne, ha dichiarato durante un’intervista TV che l’UE intende essere «attenta» riguardo alle azioni del governo che uscirà dalle recenti elezioni italiane.
«In Europa, abbiamo una serie di valori e, naturalmente, saremo attenti che questi valori sono rispettati da tutti quando si tratta di diritti umani e diritto all’aborto», ha detto il primo ministro francese in reazione alla vittoria di Giorgia Meloni.
Le dichiarazioni della Borne – che potremmo chiamare anche «Borne Ultimatum» – seguono quelle altrettanto imperioso del presidente della Commissione UE Ursula Von der Leyen, la quale prima del voto aveva affermato di avere «gli strumenti» qualora l’Italia non fosse «disposta a lavorare con noi»:
Il conduttore TV americano Tucker Carlson ha offerto nel suo programma di ieri sera su Fox News un’ampia carrellata dei mass media americani sull’ascesa della Meloni, definita come un ritorno del fascismo in Italia a 100 anni esatti dalla marcia su Roma.
Come noto, la Meloni ha promesso di non cambiare la legge abortista e genocida 194/78, e lo ha fatto incredibilmente ribadire perfino ad una sua candidata eletta proveniente dal mondo prolife, che ha dichiarato in una intervista a Il Giornale che una richiesta di abolizione della 194 «non avrebbe alcun senso né risultato»
Quando è stata pubblicata la nuova sentenza della Corte Suprema USA che nega l’aborto come diritto federale americano, la Meloni aveva espresso chiaramente la sua posizione sul libero feticidio di Stato:
«“Vaneggia” chi, pur di attaccarla, pensa che il suo partito lavori all’abolizione della legge» 194, scriveva l’ANSA riportando il suo pensiero. La capa di FdI non ammetteva paragoni con quanto accaduto negli USA con il pronunciamento della Supreme Court: «chi lo fa, probabilmente, è in malafede o ha obiettivi ideologici». Fratelli d’Italia, aveva detto la Meloni «continuerà semplicemente a chiedere, e a operare, perché venga applicata la prima parte della 194, relativa alla prevenzione, e per dare alle donne che lo volessero una possibilità di scelta diversa da quella, troppo spesso obbligata, dell’aborto».
Un attimo: dov’è che abbiamo già sentito questa solfa? Ah sì, è il vecchio, ininterrotto discorso dei democristiani e neodemocristiani degli ultimi 44 anni… magari fatto con l’appoggio dell’episcopato della neochiesa modernista.
Di fatto, apprendiamo che un’ex membro del partito neodemocristiano NCD, poi finito nell’Ade dei partiti biodegradabili italiani, è tornato in Parlamento dopo un giro di legislatura saltato: Eugenia Roccella è stata rieletta in Calabria proprio per il partito meloniano, Fratelli d’Italia. Il Giornale a inizio settembre ha intervistato anche lei intitolando il pezzo «La 194 non si tocca. Ma si fa ancora troppo poco per la maternità».
«Tutti i leader del centrodestra si sono espressi con molta chiarezza sul tema: nessuno ha intenzione di toccare la legge» ha detto la neoeletta, figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale già autrice, in età giovanile, del libello Aborto facciamolo da noi.
Anche Matteo Salvini è della scuola dei fenomeni pro-vita pro-194: «credo nel valore della vita, dall’inizio alla fine, ma a proposito di gravidanza l’ultima parola spetta sempre alla donna» aveva dichiarato sempre all’altezza della clamorosa sentenza della Corte Suprema di Washington.
I francesi insomma hanno in realtà poco da temere.
Bioetica
Circa il 40% delle donne soffre di un dolore profondo per anni dopo un aborto: studio
Secondo uno studio pubblicato di recente, quasi il 40 percento delle donne che hanno subito una perdita di gravidanza, a causa di un aborto o di un aborto spontaneo, riferiscono di provare un dolore intenso anche 20 anni dopo. Lo riporta LifeSite.
La straordinaria scoperta proviene da uno studio sul dolore per la perdita di una gravidanza, pubblicato lunedì, che ha coinvolto in modo casuale donne americane sui 40 anni. Lo studio ha classificato le donne che hanno abortito in base al grado in cui desideravano o accettavano l’aborto.
La percentuale più alta di donne ha dichiarato che l’aborto è stato accettato ma non è coerente con i propri valori (35,5%), seguita dalle donne che desideravano abortire (29,8%), dalle donne che non desideravano abortire (22,0%) e dalle donne che sono state costrette ad abortire (12,7%).
Il 70,2% delle donne che hanno segnalato l’aborto come incoerente con i propri valori, indesiderato o forzato presentava un rischio significativamente più elevato di soffrire di un lutto intenso e prolungato, noto come disturbo da lutto prolungato (PGD) o lutto complicato. Secondo lo studio, questo disturbo è «caratterizzato dall’incapacità di passare dal lutto acuto al lutto integrato… e può influire negativamente sulla salute fisica, sulle relazioni e sulla vita quotidiana».
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Le donne costrette ad abortire presentavano il rischio più elevato di PGD, pari al 53,8%, mentre le donne che dichiaravano di voler abortire presentavano il rischio più basso, pari al 13,9%.
Ben il 39 percento delle donne che hanno subito una qualsiasi forma di aborto ha dichiarato che «i peggiori sentimenti negativi persistono in media per 20 anni dopo la perdita», evidenziando la necessità di educare le donne sui rischi dell’aborto per la salute mentale.
Livelli elevati di dolore sono stati associati anche a eventi dirompenti come pensieri intrusivi, incubi, flashback e, in generale, «interferenze con la vita quotidiana, il lavoro o le relazioni».
In particolare, quando questo dolore segue un aborto, è spesso esacerbato dal senso di colpa e può anche essere prolungato dalla riluttanza a parlarne in terapia o con un confessore, un pastore o un direttore spirituale. Come osserva lo studio, «casi di studio hanno dimostrato che molte donne, anche quelle che cercano assistenza per la salute mentale, sono riluttanti a rivelare la propria storia di aborti a meno che non vengano espressamente invitate a farlo».
La ricerca supporta un altro studio pubblicato a settembre, «Persistent Emotional Distress after Abortion in the United States», che ha scoperto che sette milioni di donne statunitensi soffrono di grave stress emotivo post-aborto.
Entrambi gli studi confutano l’affermazione spesso citata del Turnaway Study, basata su un campione non rappresentativo di centri per l’aborto, secondo cui qualsiasi sofferenza post-aborto che una donna possa provare è lieve e scompare dopo circa due anni.
Gli studi mettono in discussione anche la base fattuale dell’«aborto terapeutico», ovvero l’affermazione che l’aborto in genere migliora la salute mentale delle donne con gravidanze problematiche, che è la base per pensare alla pratica come una forma di «assistenza sanitaria» e per la sua giustificazione legale in molte giurisdizioni.
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Bioetica
Aborto legalizzato alle isole Faroe
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Bioetica
Pericolo di introduzione dell’aborto in un testo europeo
La Fondazione NEOS e l’Assemblea per la Vita hanno espresso in una dichiarazione la loro profonda preoccupazione e il loro categorico rifiuto all’inclusione di riferimenti all’aborto nella bozza di Direttiva (UE) 2024/1385 sulla violenza contro le donne e la violenza domestica.
Questo sarebbe il primo testo giuridico europeo a legittimare l’aborto. Queste organizzazioni sono particolarmente preoccupate per il fatto che questo sviluppo avvenga con il sostegno del Partito Popolare Europeo (PPE). Le due entità denunciano quello che considerano un uso fraudolento del processo legislativo europeo.
La loro dichiarazione spiega che, nel contesto della stesura di una norma che mira a stabilire un quadro comune per la lotta contro reati come la violenza sessuale, la violenza domestica, le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio forzato, viene introdotta una questione completamente estranea a questo obiettivo.
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È particolarmente grave che l’inclusione dell’aborto nella risposta istituzionale alla violenza contro le donne, oltre a essere estranea all’obiettivo di questa direttiva, contraddica la finalità stessa della norma. Sostengono che ciò equivarrebbe a sancire, come diritto, l’esercizio di una specifica forma di violenza «perpetrata contro gli esseri umani più vulnerabili, non ancora nati».
Primo testo giuridico europeo a legittimare l’aborto
Tuttavia, secondo queste organizzazioni, la natura fraudolenta della procedura non ne attenua la gravità. Se adottata definitivamente, la direttiva potrebbe diventare il primo testo giuridico europeo a legittimare di fatto l’aborto come diritto, attraverso una strategia di approcci successivi già osservata in altri ambiti e i cui effetti a lungo termine si sono rivelati disastrosi.
Inoltre, questa manovra costituisce un’ulteriore violazione del principio di sussidiarietà, in quanto comporta un’ingerenza dell’Unione Europea in un ambito di competenza esclusiva degli Stati membri.
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Critiche al Partito Popolare Europeo
Queste organizzazioni sono particolarmente preoccupate che questo cambiamento avvenga con il sostegno del Partito Popolare Europeo (PPE).
Sebbene i risultati delle ultime elezioni europee riflettano una maggioranza di forze politiche che, almeno sulla carta, rifiutano il riconoscimento dell’aborto come diritto europeo e difendono il principio di sussidiarietà, le contraddizioni interne del Partito Popolare Europeo e, in particolare, del Partito Popolare Spagnolo, hanno portato questi partiti ad allinearsi con le forze di sinistra, tradendo così le aspettative e, a volte, gli impegni assunti con i propri elettori.
Dato che questo testo deve ancora essere votato nella sessione plenaria del Parlamento europeo, NEOS e l’Assemblea per la Vita lanciano un forte appello a:
Rimuovere tutti i riferimenti all’aborto dalla direttiva.
Rispettare le competenze nazionali esclusive.
Porre fine alle iniziative che incoraggiano l’accesso transfrontaliero all’aborto.
Riaffermare l’umanesimo europeo e la difesa della vita in tutte le sue fasi.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Diliff via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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