Geopolitica
La Polonia annuncia la fine degli aiuti finanziari ai rifugiati ucraini
Non si ferma la reazione in Polonia, che sembra infinitamente irritata dal tentativo del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 19 settembre, di dipingere la difesa degli agricoltori polacchi come un favore ai russi.
Al termine del discorso, il premier Mateusz Morawiecki aveva tuonato: mai più insulti da Kiev. Il tono sembrava molto, molto serio.
Il presidente Andrzej Duda aveva descritto la situazione della Polonia con Kiev: «tutti coloro che hanno partecipato al salvataggio di una persona che sta annegando sanno che un uomo che sta annegando è estremamente pericoloso», che a causa della «paura personale, dell’influenza dell’adrenalina», può «semplicemente annegare il soccorritore».
La Polonia ha annunciato quindi che non ci sarebbero stati nuovi aiuti militari da Varsavia.
Come riportato da Renovatio 21, il 2 ottobre, il ministro degli Esteri polacco Zbigniew Rau ha dichiarato che «sarebbero necessari sforzi titanici» per affrontare la spaccatura tra Ucraina e Polonia.
Ora il portavoce del governo polacco Piotr Müller ha continuato il fuoco di fila. In primo luogo, il 3 ottobre, ha sottolineato che Varsavia non ha alcun desiderio di sacrificare i propri interessi nazionali per l’Ucraina, e ha previsto che le relazioni tra i due Paesi saranno «difficili» nel prossimo futuro.
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Poi, quando ieri in un’intervista gli è stato chiesto se la Polonia continuerà a fornire aiuti ai rifugiati ucraini in Polonia, ha risposto: «Queste decisioni, adottate dopo l’inizio della guerra, sono temporanee, e questo è tutto quello che posso dire». Tuttavia il portavoce ha continuato spiegando che la fuga di massa degli ucraini avvenuta nel febbraio e nel marzo del 2022 è passata e che, pertanto, l’assistenza finanziaria verrà gradualmente eliminata quando la legislazione scadrà nel primo trimestre del prossimo anno.
La Polonia in settimana ha reintrodotto controlli alle frontiere con gli altri Paesi UE, di fatto svuotando il Trattato di Schengen, che già era carta straccia durante la crisi pandemica, e che ora è davvero un orpello di cui gli Stati fanno a meno volentieri.
Come riportato da Renovatio 21, la tensione tra i due Paesi è salita negli ultimi mesi, con episodi da incidente diplomatico, come la convocazione da parte del regime Zelens’kyj dell’ambasciatore di Varsavia, a cui veniva chiesto di rispondere di alcune affermazioni proferita da un alto funzionario del governo di Morawiecki riguardo una presunta ingratitudine ucraina..
La Polonia, stretta tra un rapporto sempre più teso con l’Ucraina e con la percezione di minaccia proveniente dalla Bielorussia, dove stazionano truppe della Wagner, ricorda bene che al termine di tutto il conflitto, potrebbe esserci l’annessione di terre ucraine occidentali che sono state in passato anche polacche. Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di queste mire polacche in recenti discorsi pubblici, facendo abbondanza di riferimenti storici.
L’idea di un’annessione di porzioni dell’Ucraina occidentale, che sono state storicamente polacche (Leopoli, Ternopoli, Rivne) aleggia sin dall’inizio nel conflitto nelle chiacchiere sui progetti di Varsavia.
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Un articolo apparso sul quotidiano turco Cumhuriyet di fine 2022 riportava che il presidente ucraino Zelens’kyj avrebbe negoziato con le autorità polacche la partecipazione delle forze armate polacche al conflitto in Ucraina.
La Polonia è stata tra i più accesi sostenitori dell’Ucraina durante il conflitto con Mosca, esortando ripetutamente gli altri membri dell’UE ad aumentare gli aiuti militari e approvando una lunga serie di spedizioni di armi, compresi caccia MiG-29.
Il presidente polacco Andrzej Duda ha recentemente esortato Kiev a «ricordare» lo status dell’Ucraina e come hub logistico per le consegne di armi e ha paragonato il Paese a un uomo che sta annegando, che potrebbe trascinare con sé i suoi soccorritori sott’acqua. In un’intervista al Washington Post, Duda aveva detto che combattere la Russia tramite gli ucraini «è più economico».
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Immagine di Kamil Czaiński via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Londra chiude l’unità che monitorava i crimini di guerra israeliani
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Geopolitica
Edi Rama dice che l’UE ha commesso un «grave errore strategico» nei confronti della Russia
L’Unione Europea ha commesso un «grave errore strategico» interrompendo ogni comunicazione con la Russia dopo l’escalation del conflitto in Ucraina, ha dichiarato il primo ministro albanese Edi Rama a Politico in un’intervista pubblicata venerdì.
L’euroblocco ha intensificato la pressione sanzionatoria e interrotto i rapporti diplomatici con Mosca nel 2022, intervenendo per sostenere Kiev con centinaia di miliardi di dollari in aiuti finanziari e militari.
«L’Europa deve sempre, sempre, sempre parlare con tutti», ha dichiarato Rama a Politico al Forum economico di Delfi, in Grecia, sostenendo che l’UE si è data la zappa sui piedi quando ha «tagliato ogni canale di comunicazione con la Russia».
«Più rimandiamo, meno voce in capitolo avremo alla fine, perché la Russia – comunque finisca questa guerra – non se ne andrà», ha affermato, aggiungendo di essere schietto perché il suo Paese non «dipende dalla Russia».
Diversi leader dell’UE, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro belga Bart De Wever e il cancelliere austriaco Christian Stocker, hanno recentemente fatto aperture per riprendere i rapporti con Mosca. Alcuni hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’Europa occidentale venga messa da parte nei colloqui di pace trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, avviati lo scorso anno a seguito delle pressioni di Washington.
Tuttavia, tre cicli di negoziati non hanno finora dato frutti, con l’Ucraina che ha respinto le principali richieste russe. Sia Mosca che Kiev hanno ammesso che i colloqui sono di fatto congelati a causa dell’impegno di Washington nella guerra contro l’Iran.
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Come riportato da Renovatio 21, il Rama è di fatto un uomo di Soros, con cui ha collaborato molto direttamente negli anni passati.
Di fatto, Rama – le cui scene di amicizia privata con il premier italiano Giorgia Meloni sono state fatte pubbliche qualche estate fa – è stato nel direttivo della celebre Open Society Foundations, l’ente «filantrocapitalista» del discusso finanziere speculatore internazionale George Soros. Il premier albanese era anche uno degli invitati all’esclusivissima festa per il terzo matrimonio di Soros nel 2013, la cui lista degli invitati era praticamente una mappa dei personaggi mondialisti ficcati nella politica di ogni Paese possibile – più Bono Vox, ovviamente.
I rapporti con il mondo del Partito Democratico USA nemico di Trump sono stati in passato rosei: nel maggio 2021, il segretario di Stato americano Antony Blinken (nella foto proprio col Rama, nel febbraio 2024) aveva annunciato una serie di sanzioni nei confronti del grande rivale di Rama, Sali Berisha, per «atti corrotti» che «hanno minato la democrazia in Albania». Il linguaggio qui è assai riconoscibile.
Rama è noto per il videomessaggio in italiano impeccabile con cui annunziava al nostro popolo che avrebbe mandato nell’Italia dei primi mesi di COVID nel 2020 un gruppo di medici albanesi. Come ricordano le cronache, non finì bene: i dottori inviati generosamente da Tirana furono trovati ubriachi a fare festa in hotel dalle forze dell’ordine, un piccolo incidente nel percorso della guarigione del Paese dal morbo cinese.
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Immagine di © European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia riprodotta secondo indicazioni
Geopolitica
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