Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

La Polonia contro Kiev: stop al grano ucraino e stop all’assistenza. Deputato di Varsavia chiede il conto in milioni di euro

Pubblicato

il

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha dichiarato alla stampa che il suo governo è pronto a fermare le spedizioni di armi, evidenziando una crescente spaccatura tra i due vicini dopo più di un anno di forte sostegno da parte di Varsavia.

 

«Non stiamo più trasferendo armi all’Ucraina, perché ora stiamo armando la Polonia con armi più moderne», ha detto Morawiecki. Successivamente ha avvertito che a Kiev potrebbero essere imposti ulteriori divieti commerciali, dato che “le autorità ucraine non capiscono fino a che punto l’industria agricola polacca sia stata destabilizzata» dalle importazioni straniere.

 

I commenti sono arrivati ​​dopo che il presidente ucraino Vladimir Zelenskyj sembrava aver rivolto un velato attacco alla Polonia durante un discorso davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite all’inizio di questa settimana, affermando che «alcuni in Europa recitano la solidarietà in un teatro politico» e stanno «facendo un thriller per il grano».

 

Lo Zelens’kyj nel suo discorso al palazzo di vetro era andato oltre dicendo che è «È inquietante vedere come alcuni in Europa stiano aiutando a preparare il terreno per un attore di Mosca».

 

«Spero che queste parole non siano rivolte alla Polonia», ha risposto un portavoce del governo polacco. In pratica, il presidente ucraino ha insinuato che la Polonia, la cui russofobia forsennata è testimoniata da storie e campanilismi millenari, sta facendo il gioco di Mosca.

Sostieni Renovatio 21

Il conflitto commerciale sul grano tra i due Paesi dell’Europa orientale si è costantemente intensificato negli ultimi mesi. Quando le principali rotte marittime del Mar Nero furono chiuse a causa del conflitto con la Russia, il grano ucraino si riversò nei mercati centrali ed europei, facendo crollare i prezzi e scatenando il caos per i produttori locali.

 

L’eccesso di grano ha portato a un divieto formale di importazione tra cinque membri dell’UE per proteggere gli agricoltori nazionali: Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Sebbene il divieto a livello di blocco sia scaduto la scorsa settimana, Varsavia, Budapest e Bratislava hanno scelto di mantenere la politica in vigore su base individuale, sostenendo ciascuna che è necessaria per stabilizzare i prezzi.

 

Kiev ha insistito sul fatto che i divieti sono illegali, con il ministro dell’Economia Yulia Sviridenko che ha affermato che «è di fondamentale importanza per noi dimostrare che i singoli Stati membri non possono vietare le importazioni di beni ucraini». Da allora il governo ha intentato causa presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), cercando di fermare le restrizioni commerciali, anche se Varsavia ha respinto la manovra ucraina, affermando che «un reclamo davanti all’OMC non ci impressiona».

 

Il ministro della Difesa polacco Marius Blaszczak ha dichiarato che Varsavia essenzialmente protegge gli agricoltori polacchi dai piani degli «oligarchi ucraini» che vogliono vendere il grano ucraino in Polonia.

 

Il giorno prima delle dichiarazioni di Morawiecki, un deputato polacco, Krzysztof Bosak, ha emesso «fattura» di 23 miliardi di dollari all’ambasciata ucraina, suggerendo che Kiev dovrebbe rimborsare gli aiuti ricevuti dopo aver citato in giudizio Varsavia per aver imposto un divieto sulle importazioni di grano dal paese.

 

Bosak e l’attuale vicepresidente del Movimento Nazionale deputato del blocco della Konfederacja – la Confederazione Libertà e Indipendenza – al Sjem, il Parlamento polacco.

Aiuta Renovatio 21

Il «conto» elencava vari tipi di assistenza fornita direttamente a Kiev dal governo polacco, benefici sociali pagati ai rifugiati ucraini e donazioni private effettuate da cittadini polacchi, come calcolato dall’Istituto Kiel per l’economia mondiale.

 

 

L’importo totale è probabilmente «significativamente sottostimato e incompleto», ha osservato Bosak.

 

Come riportato da Renovatio 21, la tensione tra i due Paesi è salita negli ultimi mesi, con episodi da incidente diplomatico, come la convocazione da parte del regime Zelens’kyj dell’ambasciatore di Varsavia, a cui veniva chiesto di rispondere di alcune affermazioni proferita da un alto funzionario del governo di Morawiecki riguardo una presunta ingratitudine ucraina..

 

La Polonia, stretta tra un rapporto sempre più teso con l’Ucraina e con la percezione di minaccia proveniente dalla Bielorussia, dove stazionano truppe della Wagner, ricorda bene che al termine di tutto il conflitto, potrebbe esserci l’annessione di terre ucraine occidentali che sono state in passato anche polacche. Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di queste mire polacche in recenti discorsi pubblici, facendo abbondanza di riferimenti storici.

 

L’idea di un’annessione di porzioni dell’Ucraina occidentale, che sono state storicamente polacche (Leopoli, Ternopoli, Rivne) aleggia sin dall’inizio nel conflitto nelle chiacchiere sui progetti di Varsavia.

 

Un articolo apparso sul quotidiano turco Cumhuriyet di fine 2022 riportava che il presidente ucraino Zelens’kyj avrebbe negoziato con le autorità polacche la partecipazione delle forze armate polacche al conflitto in Ucraina.

 

La Polonia è stata tra i più accesi sostenitori dell’Ucraina durante il conflitto con Mosca, esortando ripetutamente gli altri membri dell’UE ad aumentare gli aiuti militari e approvando una lunga serie di spedizioni di armi, compresi caccia MiG-29.

 

Il presidente polacco Andrzej Duda ha recentemente esortato Kiev a «ricordare» lo status dell’Ucraina e come hub logistico per le consegne di armi e ha paragonato il Paese a un uomo che sta annegando, che potrebbe trascinare con sé i suoi soccorritori sott’acqua. In un’intervista al Washington Post, Duda aveva detto che combattere la Russia tramite gli ucraini «è più economico».

 

Tutto ciò accade prima delle elezioni parlamentari in Polonia previste per il 15 ottobre, e non è chiaro se i politici polacchi manterranno le loro promesse o se si tratta semplicemente di un tentativo di influenzare gli elettori.

 

Nel frattempo, la Slovacchia, un altro importante sostenitore del regime di Kiev, potrebbe cambiare la sua posizione sul conflitto ucraino dopo le elezioni del 30 settembre nel paese.

 

L’ex primo ministro slovacco Robert Fico, il cui partito socialdemocratico Smer (Direzione) domina gli ultimi sondaggi, ha già dichiarato che la Slovacchia non «invierà più armi o munizioni all’Ucraina» se il suo partito dovesse far parte di un nuovo governo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Geopolitica

Trump ha detto a Zelen’skyj di incontrare Putin a Mosca

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe esortato il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj a recarsi a Mosca per colloqui di pace con il presidente Vladimir Putin. La Russia ha detto che Zelens’kyj può visitare Mosca in qualsiasi momento. Lo riporta Bloomberg, che cita fonti vicine a Zelens’kyj.   Secondo la testata, il presidente americano avrebbe avanzato la proposta durante un incontro con Zelens’kyj a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di questa settimana. Il leader ucraino avrebbe respinto l’idea, hanno riferito a Bloomberg persone a conoscenza della conversazione, aggiungendo che la proposta di Trump «lo ha turbato».   Mercoledì lo Zelens’kyj era visibilmente irritato con i giornalisti fuori dalla sede delle Nazioni Unite. Incalzato sulla possibilità di visitare Mosca, ha risposto: «Su un fottuto missile!»

Sostieni Renovatio 21

All’inizio di questa settimana l’Ucraina e 51 dei suoi sostenitori hanno rilasciato una dichiarazione in cui chiedevano alla Russia di accettare un «cessate il fuoco immediato e incondizionato» perché potessero iniziare i colloqui di pace. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che Mosca non interromperà l’operazione militare, accusando i sostenitori europei dell’Ucraina di cercare una pausa solo «per rifornire di armi il regime di Kiev».   Trump ha recentemente rilanciato gli sforzi per risolvere il conflitto in Ucraina. Il suo inviato speciale, Steve Witkoff, e il genero Jared Kushner si sono recati a Mosca e Kiev all’inizio di questo mese. Witkoff ha dichiarato in seguito di essere soddisfatto dei colloqui e che l’amministrazione Trump spera che la diplomazia possa porre fine al conflitto.   Mosca ha detto di essere pronta a risolvere il conflitto in Ucraina a condizione che vengano affrontate le cause profonde e che si tenga conto della realtà sul campo.   Le richieste della Russia includono l’abbandono da parte dell’Ucraina dei piani di adesione alla NATO e l’adozione di uno status di neutralità, l’accettazione di restrizioni al suo esercito e il riconoscimento formale della Crimea e di altre quattro ex oblast’ ucraine come territorio russo. La Crimea ha votato per l’annessione alla Russia poco dopo il colpo di Stato del 2014 appoggiato dall’Occidente a Kiev. Le regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporiggia e Kherson hanno tenuto referendum nel settembre 2022.   Kiev ha sempre respinto le condizioni di Mosca, insistendo sull’adesione alla NATO e sul ripristino del controllo su tutti i territori che rivendica. Lo Zelens’kyj ha tuttavia detto di voler incontrare Putin di persona per risolvere il conflitto, nonostante si sia legalmente precluso qualsiasi colloquio con il leader russo.   Mosca ha indicato l’atteggiamento aggressivo di Kiev e la posizione ostile dei suoi sostenitori europei come ostacoli principali a una soluzione di pace. Il Cremlino ha però ribadito di essere pronto ad accogliere lo Zelens’kyj a Mosca se questi desidera davvero raggiungere un accordo, nonostante la Russia lo consideri illegittimo, dato che il suo mandato presidenziale è scaduto più di due anni fa e non ha indetto nuove elezioni.   Mercoledì il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato che la Russia è pronta a fornire garanzie di sicurezza a Zelens’kyj qualora si recasse a Mosca.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
Continua a leggere

Geopolitica

Putin: la Russia non si sta preparando alla guerra con l’Europa

Pubblicato

il

Da

Mosca non si sta preparando ad azioni militari contro i Paesi europei, ha dichiarato il presidente Vladimir Putin, respingendo le affermazioni su una minaccia russa come un tentativo di inasprire le tensioni.

 

Parlando ai media a margine del XII Forum delle Culture Unite a San Pietroburgo, venerdì, Putin ha detto che i Paesi europei stanno alimentando le tensioni per continuare a sostenere l’Ucraina.

 

Il presidente russo accusato «circoli aggressivi» in Europa di voler usare l’Ucraina come «carne da cannone» per ostacolare lo sviluppo della Russia.

 

Putin ha definito le dichiarazioni del ministro della Difesa estone Hanno Pevkur su un possibile conflitto con la Russia una «provocazione» e ha definito le affermazioni sui vantaggi di un attacco preventivo alla Russia «una pagliacciata politica».

 

«Il circo se n’è andato, ma i clown sono rimasti», ha detto.

Sostieni Renovatio 21

Putin ha inoltre affrontato la possibilità di riprendere i colloqui con Kiev, affermando che Mosca baserà qualsiasi decisione sugli interessi della Russia.

 

Secondo il presidente, l’Ucraina ha sollecitato attivamente l’ipotesi di un cessate il fuoco, anche per quanto riguarda gli attacchi alle infrastrutture energetiche e la fine del blocco della costa russa del Mar Nero, pur continuando a sferrare i propri attacchi contro la Russia.

 

La Russia ha risposto agli attacchi contro i civili, ha detto Putin, riferendosi in particolare all’attacco «di massa» ucraino a Mosca del 20 settembre e agli attacchi contro edifici residenziali e funzionari elettorali, descrivendo la rappresaglia russa come «delicata e distruttiva» per le forze ucraine.

 

«Devono sentire il peso di questi attacchi di rappresaglia da parte della Russia e capire che nessuna azione provocatoria, nessuna escalation della situazione porterà al risultato che desiderano. Non faranno altro che peggiorare la loro posizione», ha affermato il presidente russo.

 

Secondo Putin, le affermazioni secondo cui Mosca intende attaccare l’Europa vengono usate per giustificare, agli occhi dei cittadini europei, la continua spesa per l’Ucraina.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);

 

Continua a leggere

Geopolitica

Il presidente palestinese Abbas: «si prepara un’altra Nakba»

Pubblicato

il

Da

Il presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas, si è rivolto giovedì mattina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite un videomessaggio preregistrato, per il secondo anno consecutivo costretto a farlo a causa del rifiuto degli Stati Uniti di concedere visti a lui e ai membri del suo governo.   Nel suo videomessaggio Abbas ha dichiarato che orrori sono già stati inflitti ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, tuttavia «oggi mettiamo in guardia da un pericolo ancora maggiore, che richiede un’azione internazionale per essere affrontato. Il pericolo non si limita più a minare la soluzione dei due Stati e a impedire la realizzazione dello Stato palestinese. Ora minaccia la vita e l’esistenza stessa del popolo palestinese nella sua patria».   «Ciò che sta accadendo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est non sono episodi isolati, ma piuttosto un perfido piano coloniale volto a rendere più difficile la vita dei palestinesi nella loro patria e a costringerli ad abbandonarla», ha affermato il presidente palestinese.

Sostieni Renovatio 21

«Vi avvertiamo oggi: non permettete che si ripeta un’altra Nakba» ha detto il presidente OLP e ANP. La Nakba, parola araba che significa «catastrofe» in arabo, è l’esodo forzato e lo sradicamento di circa 700.000 palestinesi dalle loro terre avvenuto nel 1948, in concomitanza con la nascita dello Stato di Israele.   «Non permettiamo ulteriori massacri come quelli avvenuti nel 1948. Non permettiamo a bande terroristiche protette dalle forze di occupazione israeliane di incendiare le case palestinesi mentre i loro occupanti dormono al loro interno. Non permettiamo che i nostri figli vivano nella paura e nella minaccia».   «Ancora una volta, chiedo a questa assemblea: per quanto tempo ancora alcuni Stati continueranno a tacere su Israele, o a fornirgli le armi che usa contro il nostro popolo? (…) Cosa aspetta la comunità internazionale per proteggere il popolo palestinese, garantire la sua permanenza sulla propria terra, porre fine all’occupazione israeliana e attuare la soluzione dei due Stati sulla base della legittimità internazionale?» ha continuato il vertice palestinese   «Questa soluzione garantisce la pace per tutti, a differenza della minaccia proveniente dall’estremismo israeliano, che cerca di espandere il suo progetto coloniale verso la creazione della cosiddetta Grande Israele e la completa cancellazione della presenza palestinese».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube  
Continua a leggere

Più popolari