Sorveglianza
La polizia britannica fa irruzione nella casa di un giornalista filopalestinese
La polizia antiterrorismo del Regno Unito ha fatto irruzione nella casa londinese di un giornalista e redattore associato del sito web Electronic Intifada giovedì, sequestrando diversi dispositivi elettronici. Asa Winstanley è noto per le sue critiche all’operazione militare di Israele a Gaza.
Secondo un articolo del sito, gli agenti di polizia si sono presentati a casa di Winstanley con dei mandati e una lettera in cui lo si informava che la polizia stava indagando su «possibili reati» correlati ai suoi post sui social media.
Nella lettera del Counter Terrorism Command del Metropolitan Police Service si affermava che le autorità erano a conoscenza della professione di Winstanley come giornalista, ma che «nonostante ciò, la polizia sta indagando su possibili reati» ai sensi delle sezioni 1 e 2 del Terrorism Act del 2006, che riguardano il reato di «incoraggiamento al terrorismo».
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Electronic Intifada è un sito web con sede negli Stati Uniti, fondato nel 2001, che si descrive come «una pubblicazione di notizie online indipendente incentrata sulla Palestina».
«Circa dieci agenti si sono presentati all’abitazione di Winstanley nel nord di Londra prima delle 6 del mattino e hanno consegnato al giornalista mandati e altri documenti che li autorizzavano a perquisire la sua casa e il suo veicolo alla ricerca di dispositivi e documenti», si legge sul sito web.
Secondo la pubblicazione, Winstanley non è stato arrestato e non è stato accusato di alcun reato, ma la polizia gli ha confiscato i dispositivi elettronici.
Il giornalista, che ha più di 100.000 follower su X, condivide spesso articoli, opinioni e commenti personali sulle azioni israeliane contro i palestinesi e sul sostegno del governo britannico alle ostilità a Gaza.
In un messaggio sul social media, l’uomo ha rassicurato riguardo alle sue condizioni.
Statement from @AsaWinstanley:
“Thank you so much to everyone for the torrent of support and solidarity you’ve sent my way. Your messages of love and support have been very important to us in the context of an experience no one should have to go through.
I have dedicated my…
— Electronic Intifada (@intifada) October 18, 2024
«Grazie infinite a tutti per il torrente di supporto e solidarietà che mi avete inviato. I vostri messaggi di amore e supporto sono stati molto importanti per noi nel contesto di un’esperienza che nessuno dovrebbe vivere. Ho dedicato la mia carriera al giornalismo e a dire la verità, ma in questo momento la mia priorità è la protezione delle mie fonti. Stiamo adottando misure legali per garantire che ciò accada. Il giornalismo non è un reato».
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All’inizio di questo mese, lo Winstanley aveva scritto un lungo articolo sulla presunta uccisione di cittadini israeliani il 7 ottobre 2023, effettuata utilizzando elicotteri Apache e carri armati, attribuendo la responsabilità delle morti ad Hamas.
Negli ultimi mesi, lo Winstanley ha anche riferito di arresti e retate effettuate dalla polizia antiterrorismo britannica contro altri giornalisti e attivisti pro-Palestina.
Ad agosto, la polizia britannica ha arrestato il giornalista britannico Richard Medhurst ai sensi della Sezione 12 del Terrorism Act del 2000 con l’accusa di «aver espresso un’opinione o una convinzione a sostegno di un’organizzazione proscritta». Alla fine è stato rilasciato, ma il suo telefono e l’attrezzatura di lavoro sono stati sequestrati, mentre il Medhurst stesso è stato sottoposto a perquisizione e interrogatorio. Il giornalista è da tempo un convinto sostenitore della Palestina e del diritto del suo popolo a resistere all’occupazione israeliana.
Come riportato da Renovatio 21, un anno Kit Klarenberg, cittadino del Regno Unito e giornalista per il sito americano The Grayzone, è stato arrestato dalle autorità britanniche mentre si trovava in aeroporto. Nell’ottobre 2022, Klarenberg aveva esposto i presunti piani del Regno Unito di bombardare il ponte di Kerch che collega la Crimea alla Federazione Russa. Il mese scorso aveva riferito di documenti non classificati che suggerivano che due dirottatori dell’11 settembre fossero stati reclutati per un’operazione congiunta CIA-saudita.
Come riportato da Renovatio 21, non è solo la libertà di parola ad essere oramai finita in Albione, con carceri svuotate dai criminali per far posto a persone comuni che esprimono sui social media il proprio dissenso rispetto alle politiche migratorie di Londra.
Il caso recente della condanna di Adam Smith-Connor, veterano dell’esercito colpevole di aver pregato con la mente fuori da una clinica abortista, suggerisce che in Gran Bretagna la psicopolizia è realtà. Il cittadino non ha nemmeno più la possibilità di pensare qualcosa di diverso da ciò che impone lo Stato: in definitiva, il foro interiore dell’essere umano è stato espugnato.
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Immagine screenshot da YouTube
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Gran Bretagna, Oltre 60.000 arrestati per «reati legati alle comunicazioni», come «la visione di video su TikTok»
Secondo un nuovo rapporto di prossima pubblicazione, oltre 60.000 persone sono state arrestate per «reati legati alle comunicazioni», anche banali come la visione di video offensivi su TikTok. Lo riporta GB News.
È ora scoppiata una vasta protesta in difesa della libertà di parola, e i risultati del documento sono stati definiti «orwelliani». Il rapporto, redatto dal gruppo di attivisti Big Brother Watch, evidenzia anche l’applicazione squilibrata delle norme sui messaggi «dannosi», con alcune forze dell’ordine che effettuano un numero di arresti 14 volte superiore rispetto ad altre.
Negli ultimi cinque anni almeno 62.199 persone in Gran Bretagna sono state arrestate per reati di questo tipo: 18.150 sono state successivamente incriminate e 12.292 condannate.
Gli attivisti riconoscono che alcuni arresti sono giustificabili, ad esempio per fermare messaggi minacciosi da parte di partner violenti in casi di violenza domestica, ma sostengono che l’ampia portata della legge ha portato la polizia a effettuare fermi non necessari.
Gli attivisti hanno citato il caso della polizia delle West Midlands, intervenuta a casa di un’adolescente dopo che quest’ultima aveva visualizzato un post su TikTok contenente l’immagine di un’insegnante accompagnata da commenti negativi. Le forze dell’ordine hanno poi chiuso l’indagine perché non vi erano «prove sufficienti per perseguire alcuno» in relazione alle accuse.
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La polizia delle West Midlands ha inoltre dichiarato che l’accusa iniziale era dovuta al fatto che «era stato creato un falso account sui social media a loro nome e che era stato utilizzato per inviare messaggi indecenti».
L’anno scorso una coppia dell’Hertfordshire è stata arrestata dopo aver presentato reclami sulla scuola elementare della figlia in una chat di gruppo su WhatsApp.
Come riportato da Renovatio 21, quattro anni le fa prigioni britanniche avevano iniziato a rilasciare anticipatamente i criminali come parte di un piano governativo per affrontare il sovraffollamento carcerario in tutto il paese, secondo quanto riportato dai media. Il piano prevedeva che 5.500 persone ricevessero il rilascio anticipato. Lo svuotamento delle carceri avveniva nel momento in cui le autorità britanniche, con l’allora premier Starmer in testa, lavorava no per incarcerare chi dissente su internet dalle politiche di immigrazione del governo di Sua Maestà.
La manovra fu chiara da subito a tutti: fuori i criminali (spacciatori, stupratori, etc.) dentro i cittadini che osano esprimersi, online o meno. Tra di essi, Peter Lynch, un nonno che poi si suicidò: la sua colpa era aver urlato alla polizia durante le rivolte.
Come riportato da Renovatio 21, le autorità britanniche avevano dichiarato apertamente che perseguiranno quanti protestano anche online, arrivando a dire che anche ritwittare qualcosa può costituire un reato.
Il lavoro di censura estrema portato avanti in Albione è fuori controllo da anni.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 un uomo fu arrestato un veterano dell’esercito per aver condiviso su Facebook un meme critico degli LGBT, con le bandiere arcobaleno a formare una svastica. Il meme era stato pubblicato previamente dal politico conservatore Laurence Fox, che ebbe l’account Twitter bloccato.
L’anno scorso vi fu il caso di una minorenne autistica arrestata e prelevata con forza da casa dalla polizia per aver detto la parola «lesbica».
La psicopolizia britannica è arrivata al punto di perseguire – davvero – le preghiere detto con la mente, come dimostrano i vari arresti di persone che pregano in totale silenzio fuori dalle cliniche abortiste.
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