Geopolitica
La Cina minaccia il Giappone per i commenti del Primo Ministro su Taiwan
La Cina ha ammonito che un eventuale impegno militare nipponico nella crisi taiwanese verrebbe interpretato come un’aggressione, meritevole di una reazione ferma e decisa. La premier giapponese Sanae Takaichi ha di recente insinuato che il suo governo potrebbe intervenire militarmente nello Stretto di Taiwan.
Durante un intervento parlamentare la scorsa settimana, la Takaichi ha sostenuto che i propositi cinesi di unificare con la forza Taiwan all’isola continentale potrebbero configurare una «situazione di minaccia esistenziale» secondo la normativa giapponese in materia di sicurezza, aprendo potenzialmente la porta a un intervento armato di Tokyo. Tale posizione segna una netta divergenza rispetto ai predecessori, che avevano evitato di delineare scenari su Taiwan con tanta franchezza.
Mercoledì, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha stigmatizzato le parole di Takaichi come «evidentemente provocatorie», accusandole di ledere il principio di una sola Cina, che assegna a Pechino la sovranità su Taiwan.
«Esse configurano un’ingerenza grave negli affari interni della Cina, un affronto agli interessi vitali del nostro Paese e una violazione della sua sovranità», ha dichiarato Lin, esortando il Giappone a «rettificare al più presto le proprie condotte e a revocare le affermazioni oltraggiose», con l’avvertimento che, in caso contrario, Tokyo «ne subirebbe tutte le ripercussioni».
Lin ha evocato il ricorso nipponico, nei primi del Novecento, alle cosiddette «crisi esistenziali» per legittimare aggressioni militari e atrocità belliche in Asia, insinuando che le recenti uscite di Takaichi riecheggino quel passato e ammonendola a non replicare «gli abbagli del militarismo» né a porsi come «nemica del popolo cinese e asiatico».
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Lin ha ribadito che la modalità con cui la Cina deciderà di dirimere la questione taiwanese è un affare domestico e che qualunque mossa interventista del Giappone equivarrebbe a «un’aggressione pura e semplice», inducendo Pechino a «rispondere con risolutezza».
In scia alle dichiarazioni di Takaichi, Pechino ha anche convocato l’ambasciatore giapponese in Cina per contestare quanto i diplomatici cinesi hanno bollato come osservazioni «di estrema malvagità».
Pur rifiutando di fare marcia indietro, la Takaichi ha cercato di sminuire le sue affermazioni, presentandole come un’ipotesi catastrofica e promettendo di «evitare in avvenire enunciazioni dettagliate su contingenze specifiche».
Takaichi è stata eletta lo scorso mese come prima donna a ricoprire la carica di primo ministro del Giappone. Considerata conservatrice, ha propugnato la modifica della Costituzione pacifista nipponica imposta dagli americani dopo la Guerra, l’ampliamento del ruolo delle Forze di autodifesa, il consolidamento delle alleanze di sicurezza con Stati Uniti e Taiwan, nonché un approccio più deciso verso la Cina.
Due settimane fa il premier nipponico ha siglato accordi sui minerali essenziali con Donald Trump in visita in Giappone. In una prima volta nella relazione tra i due Paesi, l presidente americano l’ha invitata a bordo di una portaerei al largo della costa giapponese.
Come riportato da Renovatio 21, la Takaichi si oppone al «matrimonio» omosessuato.
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Immagine di Un: 内閣広報室|Cabinet Public Affairs Office via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Netanyahu: la Cisgiordania è «la nostra terra»
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Geopolitica
Netanyahu: «l’Iran ha tentato di uccidere uno dei miei figli»
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’Iran avrebbe tentato di uccidere uno dei suoi figli, un’accusa di grande impatto formulata senza indicare quale dei due fosse il bersaglio, quando sarebbe stato organizzato il presunto piano né quanto fosse vicino alla realizzazione.
La notizia è emersa quasi per caso lunedì, durante un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano sulle misure di sicurezza riservate al rivale politico Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore che lo sfida in vista delle elezioni del 27 ottobre.
«Questo è un caso incredibile. L’Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L’Iran ha cercato di ucciderlo, ha cercato di uccidere uno dei miei figli», ha detto Netanyahu, sostenendo che la scorta h24 per Eisenkot «non è un lusso» e avvertendo che, in sua assenza, gli iraniani «avranno successo».
Netanyahu ha due figli, Yair e Avner. Non ha precisato a quale dei due si riferisse, né ha indicato dove o con quali modalità l’Iran intendesse colpirlo.
Yair è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».
Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva George Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.
Di recente, alcuni critici avevano attaccato il ragazzo perché sembrava soggiornare a Miami mentre lo Stato Ebraico mandava al fronte tanti giovani.
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Fonti della stampa israeliana hanno riferito in modo autonomo che a luglio è stata rafforzata la protezione statale per la moglie Sara e per entrambi i figli. Il Canale 12 ha scritto che il presunto complotto iraniano era noto da mesi all’apparato di sicurezza israeliano, ma era coperto da un ordine di silenzio militare.
L’affermazione arriva mentre Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile. Sondaggi successivi hanno mostrato che il suo blocco di governo non raggiunge i 61 seggi necessari per la maggioranza, mentre altri rilevamenti indicano Eisenkot in lotta serrata con Netanyahu e il Likud, o addirittura in vantaggio. A luglio Reuters aveva riportato che i sondaggi prefiguravano una sconfitta della coalizione di Netanyahu, anche se l’opposizione frammentata non aveva una via chiara per formare un esecutivo.
Anche il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe tentato di ucciderlo, prima ancora che la prima ondata di attacchi congiunti USA-Israele del 28 febbraio uccidesse la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.
«L’ho preso prima che lui prendesse me», ha detto Trump in un’intervista ad ABC News poco dopo l’attacco, nel quale sono morte anche la figlia di Khamenei, Boshra, la nipotina di 14 mesi Zahra, un genero e una nuora.
Durante il vertice NATO in Turchia a luglio, Trump fu fatto scendere in segreto dall’Air Force One e trasferito su un altro aereo militare a bordo di un camion per il catering, dopo che Israele aveva trasmesso informazioni di intelligence su un’altra presunta minaccia di assassinio da parte dell’Iran. L’operazione straordinaria fu tenuta nascosta persino ad alcuni membri del seguito.
Come riportato da Renovatio 21, l’Intelligence USA avrebbe valutato le informazioni israeliane con «scarsa affidabilità», mentre Teheran ha smentito le accuse più generali di aver tentato di assassinare Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove il presidente ha cambiato aereo venendo trasportato in un carrello per il cibo. Sono seguite accuse per aver usato i giornalisti, rimasti nell’aereo considerato come obiettivo dell’attentato, come esche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
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