Economia
USA e Giappone firmano un accordo sui minerali essenziali
Martedì, Stati Uniti e Giappone hanno siglato un accordo di cooperazione per la produzione e la fornitura di minerali essenziali e terre rare. La mossa arriva dopo la decisione della Cina di rafforzare i controlli sulle esportazioni di terre rare e attrezzature per la produzione di chip, in risposta ai dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump.
L’intesa è stata conclusa durante la visita di Trump a Tokyo, dove ha incontrato per la prima volta il nuovo primo ministro giapponese, Sanae Takaichi.
Secondo la Casa Bianca, le due nazioni hanno convenuto di promuovere iniziative congiunte «necessarie a sostenere le industrie nazionali, incluse le tecnologie avanzate e le rispettive basi industriali», e di impiegare «strumenti di politica economica e investimenti coordinati per accelerare lo sviluppo di mercati diversificati, liquidi ed equi per minerali essenziali e terre rare».
I leader hanno inoltre sottoscritto un documento che impegna i rispettivi governi a «intraprendere ulteriori passi verso una nuova era d’oro per l’alleanza in continua crescita tra Stati Uniti e Giappone».
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Trump ha definito il Giappone un «alleato al livello più alto», elogiando Takaichi, insediatosi la settimana scorsa, come «uno dei più grandi primi ministri». Takaichi, dal canto suo, ha promesso di rafforzare i legami bilaterali, che ha descritto come «la più grande alleanza al mondo».
Trump ha da tempo manifestato interesse a garantire l’accesso ai minerali di terre rare in diverse regioni del mondo, perseguendo sia opportunità economiche vantaggiose sia una maggiore influenza geopolitica.
All’inizio di quest’anno, gli Stati Uniti hanno firmato un accordo sui minerali con l’Ucraina, considerato da diplomatici e politici americani una forma di garanzia di sicurezza per Kiev. Trump ha inoltre concluso un’intesa di investimento con l’Australia all’inizio di questo mese, mirata a contrastare il dominio cinese nel mercato delle terre rare e dei minerali essenziali.
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Economia
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Economia
La banca dei BRICS approva un prestito di 1 miliardo di dollari per le infrastrutture del Sudafrica
Secondo quanto riportato dai media il 17 giugno, la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS ha approvato un prestito fino a 1 miliardo di dollari al Sudafrica per l’ammodernamento delle infrastrutture urbane. Il nuovo finanziamento sosterrà progetti nell’ambito del Programma sudafricano per l’ammodernamento delle infrastrutture nei comuni metropolitani (PUIMM), concentrandosi sul miglioramento dell’approvvigionamento idrico, dei sistemi igienico-sanitari, delle reti di distribuzione elettrica e dei servizi di gestione dei rifiuti solidi a Buffalo City, Città del Capo, Ekurhuleni, eThekwini, Johannesburg, Mangaung, Nelson Mandela Bay e Tshwane.
Questi centri urbani ospitano oltre 22 milioni di persone e rappresentano più di due terzi della produzione economica del Sudafrica. In un contesto di crescenti attacchi da parte dell’amministrazione Trump, compresi i tentativi di impedire al presidente sudafricano Cyril Ramaphosa di partecipare al vertice dei leader del G20 del 14-15 dicembre a Miami, in Florida, il prestito fornisce anche un sostegno politico quanto mai necessario al governo.
Con sede a Shanghai e fondata dai paesi fondatori dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), la NDB ha già approvato prestiti al Sudafrica, tra cui un finanziamento di 200 milioni di dollari per il progetto dell’Ospedale Universitario di Limpopo e un finanziamento di 205 milioni di dollari a sostegno dell’ampliamento del sistema idrico di Magalies.
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Il nuovo prestito andrà ad aggiungersi ai 3 miliardi di dollari in sovvenzioni basate sul raggiungimento di obiettivi, annunciati dal Ministero del Tesoro sudafricano a marzo nell’ambito di riforme volte a migliorare la gestione delle infrastrutture municipali e l’erogazione dei servizi. La NDB ha affermato che il progetto è in linea con il Piano di Sviluppo Nazionale 2030 del Sudafrica e supporta diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, tra cui l’accesso all’acqua potabile, le città sostenibili e un’infrastruttura energetica affidabile.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il presidente americano Donald Trump aveva definito i BRICS come «un attacco al dollaro». Alcuni, al tempo dell’operazione «Martello di Mezzanotte» portata dagli USA contro Teheran la scorsa estate, dissero che i BRICS erano il vero obiettivo della guerra iraniana.
Come riportato da Renovatio 21, la direttrice della banca BRICS Dilma Roussef ritiene che l’egemonia del dollaro stia tramontando anche a causa delle sanzioni imposte contro la Russia. La Rousseff due anni fa aveva annunciato che l’Algeria era stata autorizzata a diventare membro della Nuova Banca di Sviluppo.
La possibilità che i Paesi BRICS creino una loro valuta alternativa al dollaro come moneta di scambio globale è stata ventilata a più riprese.
L’espansione dei BRICS a sei nuovi membri era stata annunciata a Johannesburg nel 2023, quando erano divenuti membri a pieno titolo dei BRICS: Argentina, Egitto, Arabia Saudita, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti (EAU). L’Egitto è diventato pure membro della banca di sviluppo BRICS.
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Immagine di Bb3015 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Cina
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