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Cancro

Intervista alla dottoressa Antonietta Gatti

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In esclusiva per Renovatio 21, il nostro Cristiano Lugli ha raggiunto la Dott.ssa Antonietta Gatti, che ha rilasciato per noi un’intervista sul caso Quirra ed altri interessanti particolari.

 

Dottoressa Gatti, la gente, oggi, non è molto sensibile alle tematiche ambientali. Ad esempio in pochi conoscono il caso Quirra e i suoi veleni. Potrebbe spiegarci brevemente cos’è accaduto realmente al Poligono Militare?

Il Poligono Militare PISQ situato al Salto di Quirra è uno dei più grandi d’Europa, forse il più grande, circa 12.000 ettari.

Viene usato per attività militari come addestramento per i soldati, ma anche per prove di ordigni bellici e per attività a fini commerciali che comportano esplosioni o attività rischiose.

Polveri nanometriche (0,1 micron) possono oltrepassare la membrana cellulare e interagire con il DNA. Questo contatto può significare tumore

Il poligono è diviso in due parti: uno situato al mare dove si sperimentano missili e sistemi di puntamento e dove si esercita un’attività di prova motori per missili con combustibili di nuova generazione. L’altro è situato a 600 metri sul livello del mare e in mezzo ad una natura antica si fanno esercitazioni militari, si smaltiscono ordigni obsoleti e si fanno prove di esplosioni di tubi per condutture sottomarine e non.

Tutte queste attività comportano combustioni ad alta temperatura con rilascio di polveri che inquinano l’ambiente. Nella zona attorno al Poligono ci sono vari paesi come Quirra, Villaputzu, San Vito, Escalaplano e Perdasdefogu.

Nella zona non ci sono industrie di sorta e il traffico automobilistico è scarso e limitato praticamente solo al periodo estivo. In questo angolo di mondo dove vivono centenari ci sono state nel tempo morti sia di paesani sia di soldati che afferivano al Poligono per patologie tumorali e nell’arco di alcuni anni, 1986-88, la nascita di alcuni bambini malformati. I pastori della zona hanno registrato patologie abortive e malformazioni anche negli animali della zona.

 

 

Quali danni ambientali hanno creato queste esplosioni, e per quale motivo?
È ovvio che l’esplosione di ordigni bellici obsoleti, ad esempio, ha generato polveri, soprattutto metalliche, che hanno invaso il territorio e anche le zone attorno al Salto di Quirra contaminando ad esempio l’erba che le pecore al pascolo nel territorio brucano; quindi le polveri possono entrare nella catena alimentare.  La zona dell’esplosione, per il forte calore sviluppato durante queste attività, è stata resa sterile e non cresce più nemmeno l’erba. E’ naturale che queste polveri portate dal vento hanno poi inquinato l’aria, polveri che la popolazione può respirare o mangiare con cibo inquinato.

 


Non solo danni ambientali, ma anche alle persone. Si è parlato di gravi insorgenze tumorali e nascite di feti malformati… 

È cosa nota che respirare o ingerire polveri può nuocere alla salute.

Sappiamo che concentrazioni di polveri da 10 micron di diametro (PM10) eccedenti il limite di 40 microg/Normalmetro cubo inducono il sindaco di una città a fermare il traffico urbano perché rappresentano un pericolo per la salute umana.

Queste polveri, essendo generate ad alta temperatura, possono essere anche submicroniche e una volta respirate non si fermano nei polmoni ma possono invadere tutti i settori del corpo umano. Non solo, ma polveri nanometriche (0,1 micron) possono oltrepassare la membrana cellulare e interagire con il DNA. Questo contatto può significare tumore.

Polveri così sottili possono poi superare la placenta e interferire con lo sviluppo di un embrione causando malformazioni.

 

 

Qualcuno si è veramente premurato di tutelare o difendere i militari?

Da 18 anni io illustro questi meccanismi di interazione di polveri ultrasottili con l’uomo /animale al fine di fare prevenzione.

In guerra questo non sempre è possibile, ma in un poligono di tiro dove tutte le attività sono programmate ritengo che si possano attivare delle misure cautelative. Al  momento non so se siano state attivate misure cautelative per certe attività.

So per informazioni arrivate in Commissione Uranio Impoverito che alcune attività sono state sospese.

 

 

A quanto ammonta il tasso di omertà su questa vicenda?

Non credo si possa più parlare di tasso di omertà da quando un Procuratore di Lanusei ha aperto un’inchiesta sulla problematica, da quando ha sequestrato il Poligono di tiro, comprese le discariche in esso contenute  e da quando si è aperto un procedimento penale presso l’omonimo Tribunale.

 

 

Che ruolo hanno avuto le sue ricerche all’interno del processo ancora in atto?

Dopo attacchi diretti per screditarmi come testimone, hanno cercato di sminuire le mie ricerche. Non mi sembra siano riusciti a dimostrare che le polveri facciano bene alla salute

Il Procuratore di Lanusei mi ha chiamato come consulente tecnico per le mie ricerche scientifiche fatte sia su campioni patologici umani dei cittadini dei paesi attorno al Poligono sia su agnelli malformati sia su campioni ambientali, campioni che dimostravano una contaminazione che non ci si aspetterebbe in un ambiente privo di attività industriali


Il 28 marzo scorso, ancora a Lanusei, lei ha parlato per più di otto ore in Tribunale: che situazione ha visto? Pensa che, prima o poi, giustizia sarà fatta?

Le ore erano quasi 10.

Era la mia seconda audizione in quel Tribunale, la prima in Febbraio (al tempo del sequestro a Modena dei miei computer) interrogata dal Pubblico Ministero, la seconda interrogata dai difensori dei generali che si sono susseguiti a capo del Poligono.

Dopo attacchi diretti per screditarmi come testimone, hanno cercato di sminuire le mie ricerche. Non mi sembra siano riusciti a dimostrare che le polveri facciano bene alla salute. È ovvio che non posso sapere quale sarà il giudizio finale.



L’inquinamento bellico si fermerà dopo il caso Quirra? 
Credo che la domanda sia malposta. La guerra con le sue esplosioni farà sempre male e sempre dei morti postumi. Forse, però, le attività del poligono cambieranno.

 

 

Parliamo di leucemie. Le vostre ricerche stanno avanzando o, senza il microscopio, è tutto fermo?

No, le nostre ricerche continuano. Quelle sulle leucemie sono interrotte per il divieto di collaborazione imposto alle persone che avevano aderito al progetto.

Divieto da imputare alla nostra attività di ricerca sui vaccini. Cosa c’entra? Niente, ma è la tattica di chi deve continuare a fare i suoi interessi.

 

 

I casi di leucemia sono aumentati negli ultimi anni? 
Come quasi tutti i cancri, anche le leucemie aumentano.

 

I metalli pesanti sono atomi o molecole dotati di una tossicità che potremo chiamare chimica. Le particelle aggiungono a quella tossicità l’essere corpi estranei che, come tali, l’organismo rifiuta e combatte. Insomma, sono più aggressive con l’aggravante di essere meno note dei veleni classici

Può spiegarci, in sintesi e per quanto possibile, il legame esistente fra l’insorgenza di questa tremenda malattia, i metalli pesanti e le polveri sottili che quotidianamente respiriamo?
Le polveri sono corpi estranei che esercitano l’effetto infiammatorio che è regolarmente all’origine dei tumori.

Insomma, niente di sorprendente. Non confonda anche lei i metalli pesanti con le particelle. I metalli pesanti sono atomi o molecole dotati di una tossicità che potremo chiamare chimica.

Le particelle aggiungono a quella tossicità l’essere corpi estranei che, come tali, l’organismo rifiuta e combatte. Insomma, sono più aggressive con l’aggravante di essere meno note dei veleni classici.



In un recente articolo apparso su La Stampa, lei ha parlato dell’inquinamento presente nella città di Sassuolo (tanto per fare un esempio), dove sono presenti più di 200 fabbriche di piastrelle ceramiche. È vero che, tale inquinamento, può provocare serie complicanze anche sulle gravidanze?

Noi abbiamo osservato che le polveri passano con enorme facilità da madre a feto dove, come è intuibile, esercitano la solita azione dei corpi estranei.

Dunque, aborti se l’inquinamento arriva all’inizio della gestazione, malformazione e cancro se arriva dopo. Per fortuna non è sempre così, anche se gli aborti crescono in modo preoccupante e i casi di bambini che nascono malati di cancro non sono affatto infrequenti.

 

 

Il titolo dell’articolo era in effetti “Uno su quattro ce la fa”….

La Natura sta combattendo una guerra molto impegnativa contro l’Uomo per salvare l’Uomo. 

 

La Natura sta combattendo una guerra molto impegnativa contro l’Uomo per salvare l’Uomo

 

 

Tanto per rimanere in tema gravidanze, sappiamo che in molti vaccini sono presenti linee cellulari di feti abortiti. Oltre al fattore morale – su cui penso si possano fare parecchie considerazioni – dal punto di vista scientifico quali sono i rischi legati alla salute, dal momento che vengono inoculati vaccini aventi al loro interno residui di tessuti umani?
A mio parere, non ci sono rischi particolari.

Anzi, i tessuti umani sono eccellenti, visto che si tratta di feti abortiti appositamente dopo essersi accertati della loro salute. Peccato che la pratica sia mostruosa e che non tutto quello che è tecnicamente possibile fare sia onesto fare. Ma qui mi esprimo solo come essere umano, come madre in particolare e non come scienziata. Scientificamente un tessuto fetale vale qualunque altro tessuto.

 

 

Questo discorso può valere anche per le linee procurate da reni di scimmia o altri animali? 

Desidero che, contrariamente a quello che sostengono varie religioni, Dio non voglia mandare alla perdizione l’Uomo e, per farlo, lo faccia impazzire. Vorrei che sulla testa di chi conta e di chi fa da complice a chi conta scendesse una specie di fiammella pentecostale della saggezza


No: gli animali sono in situazioni diverse. Non è affatto raro che specie animali convivano pacificamente con virus che, invece, sono fortemente patogeni per noi. Il caso dell’SV40, un virus che alloggia senza disturbi reciproci nel Macacus rhesus e che fu usato per il vaccino antipolio ne è un esempio. Iniettando quel virus si rischia un cancro delle ossa o del cervello dell’essere umano.

 

 

Oggi 5 aprile, fra l’altro, è anche il suo compleanno. Ha dunque la facoltà di esprimere un grosso desiderio…
Va bene. Allora desidero che, contrariamente a quello che sostengono varie religioni, Dio non voglia mandare alla perdizione l’Uomo e, per farlo, lo faccia impazzire. Vorrei che sulla testa di chi conta e di chi fa da complice a chi conta scendesse una specie di fiammella pentecostale della saggezza.

 

Grazie, Dott.ssa Gatti, per il tempo dedicatoci e per i preziosi contenuti a noi forniti.

 

 

Cristiano Lugli

 

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Cancro

L’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che, entro il 2050, i nuovi casi di cancro a livello globale raddoppieranno e che la malattia colpirà in qualche modo oltre il 90% della popolazione mondiale. Sulle ragioni di questo aumento, chissà perché, non si danno spiegazioni, né si fanno supposizioni.

 

In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, l’agenzia onusiana ha affermato che il cancro rimane la seconda causa di morte al mondo dopo le malattie cardiovascolari, mietendo oltre 26.000 vittime al giorno. Si stima che attualmente si registrino quasi 10 milioni di decessi e 20,6 milioni di nuovi casi all’anno, avvertendo che senza interventi urgenti la cifra salirà a 35 milioni entro il 2050. Si prevede che una persona su cinque svilupperà un tumore nel corso della propria vita, e il tumore al polmone rimane la forma più letale.

 

Nonostante i rapidi progressi nel trattamento, l’OMS afferma che la sopravvivenza dipende sempre più dal luogo di residenza dei pazienti e dalle loro condizioni economiche. Secondo le stime, la sopravvivenza a cinque anni per i tumori al seno e infantili supera l’85% nei paesi ad alto reddito, ma scende al di sotto del 45% nelle nazioni a basso reddito.

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Ventitré Paesi non dispongono di strutture per la radioterapia, due terzi non includono la cura del cancro nella copertura sanitaria universale e i costi dei trattamenti costringono fino al 90% dei pazienti in alcune regioni ad abbandonare le cure. Complessivamente, almeno il 45% dei pazienti si trova in difficoltà finanziarie, il che rende il cancro una delle principali cause di bancarotta medica a livello mondiale.

 

L’agenzia stima che, se le tendenze attuali dovessero persistere, entro il 2050 il cancro colpirà il 92% della popolazione mondiale in qualche momento della propria vita, sia per diagnosi personale che per quella di un parente stretto. L’OMS ha esortato i governi, le organizzazioni internazionali e il settore privato ad adottare un approccio «centrato sulla persona», integrando i servizi oncologici, dalla prevenzione alla diagnosi e al trattamento, nella copertura sanitaria universale, rafforzando il sostegno ai pazienti e ai loro familiari e garantendo che la ricerca e l’innovazione amplino l’accesso alle cure.

 

Come riportato da Renovatio 21, un medesimo allarme era stato lanciato ancora lo scorso settembre, in uno studio pubblicato su The Lancet che prevedeva che entro il 2050 i decessi annuali per cancro cresceranno di circa il 75%.

 

Né gli allarmi istituzionali né gli studi degli scienziati prendono in considerazione che le vaccinazioni COVID possano aver avuto un effetto cancerogeno massivo, un pensiero che, per quanto esorcizzato dall’establishment, trova sempre più spazio nella discussione pubblica e persino in nicchie scientifiche.

 

Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa ricercatori italiani hanno pubblicato le ricerche riguardo alla possibile correlazione tra siero COVID e aumento dei tumori. A inizio anno il dottore miliardario Patrick Soon-Shiong, chirurgo dei trapianti e proprietario del quotidiano Los Angeles Times, aveva spiegato in un’intervista come la proteina spike del COVID, persistente nell’organismo delle persone sia a causa del virus sia a causa delle iniezioni di mRNA, stia contribuendo a diagnosi di cancro senza precedenti.

 

Malgrado gli sforzi dei cosidetti fact-checker, la questione dei turbocancri oramai ha raggiunto oramai un alto grado di consapevolezza pubblica.

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Come riportato da Renovatio 21, il fenomeno dei cosiddetti «turbocancri» sta creando vaste domande nei medici che osano ancora porsene, mentre è ignorato completamente dai rapporto istituzionali come quelli dell’OMS sull’aumento dell’incidenza dei tumori anche nei giovani.

 

Secondo una riflessione apparsa su The Defender, il fenomeno dei turbocancri diventerà talmente pervasivo da essere innegabile al punto che per farlo accettare non sarà nemmeno più necessario da parte delle autorità sanitarie e politiche l’uso della Finestra di Overton.

 

In realtà, quello del COVID potrebbe non essere stato il primo evento tumorogeno globale della storia recente: in molti puntano il dito sull’SV40, un virus finito nel vaccino polio tramite le cellule di rene di scimmia utilizzate per la produzione del siero e accusato da varie ricerche negli ultimi decenni di essere cancerogeno al punto da ipotizzare una correlazione tra la vaccinazione polio di massa e l’aumento dei casi di cancro in tutto il pianeta dalla seconda metà del XX secolo.

 

Come notato da Renovatio 21, è sorprendente come lo scorso anno sia stato dimostrato come il virus SV40, che si pensava archiviato con la fine della sierizzazione della polio, sia comparso pure nel vaccino Pfizer COVID.

 

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Cancro

Le iniezioni contraccettive Pfizer avrebbero causato tumori al cervello in decine di donne: cause legali

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Almeno 40 donne in Scozia sono state colpite da tumori cerebrali a causa delle iniezioni contraccettive Depo-Provera della Pfizer, secondo quanto rivelato dagli avvocati, e il numero è in aumento. Lo riporta LifeSite.   Le cause intentate in Scozia rappresentano solo una piccola parte dei casi a livello globale di donne che citano in giudizio la Pfizer per tumori cerebrali causati dal Depo-Provera, che spesso provocano effetti devastanti e lasciano deturpazioni permanenti. Negli Stati Uniti, un contenzioso multidistrettuale (MDL) sui tumori cerebrali da Depo-Provera conta attualmente 1.752 casi pendenti.   Le donne stanno soffrendo di perdita della vista, occhi sporgenti, epilessia, mal di testa e altri danni a seguito dell’uso prolungato di un’iniezione contraccettiva sui cui effetti collaterali, a loro dire, non sono mai state adeguatamente informate.

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«Non si può immettere sul mercato un dispositivo medico equivalente a una bomba atomica, apporre un’avvertenza e pensare di farla franca», ha dichiarato a SkyNews Patrick McGuire dello studio legale Thompsons Solicitors, che rappresenta le donne scozzesi nella causa.   «La questione è molto più complessa. Il prodotto non era sicuro. Gli avvertimenti non erano chiari. E le donne hanno subito lesioni gravissime. Hanno diritto a un risarcimento», ha affermato. L’avvocato ha dichiarato alla testata locale Edinburgh Live che il caso a livello nazionale è uno di quelli a più rapida crescita che abbia mai visto.   Il Daily Record è stato il primo a riportare che uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2024 ha rilevato che l’uso prolungato di Depo-Provera causa un aumento del rischio di sviluppare meningiomi cerebrali.   «Dalla pubblicazione dell’inchiesta del Daily Record, abbiamo avuto migliaia di interazioni sulle piattaforme social di Thompsons Scotland e centinaia di richieste telefoniche. Questo ha portato all’avvio di 40 procedimenti, ma tale numero aumenterà senza dubbio, dato che il mio team sta valutando molti altri casi», ha dichiarato McGuire.   «Siamo ancora nelle fasi iniziali di questa class action, ma è evidente che il Depo-Provera è implicato in terribili effetti collaterali sulla salute di molte donne in tutta la Scozia. Si tratta di una delle azioni legali in più rapida crescita che abbia mai visto».   Una delle persone colpite, Kirsty Moore, che si sottoponeva al vaccino da oltre 20 anni, ha scoperto di avere un tumore nel 2021 dopo aver sofferto di mal di testa e gonfiore all’occhio destro. Da allora si è sottoposta a quattro interventi chirurgici per rimuovere il meningioma, che si sta sviluppando sul nervo ottico.   Tuttavia, il tumore ha continuato a crescere dopo questi interventi chirurgici. Moore sta ora tentando un ciclo di radioterapia «estenuante» della durata di sei settimane per cercare di arrestarne la crescita.   «È sconvolgente e non dubito che molte altre donne si faranno avanti col passare del tempo. Spero che questi numeri incoraggino le autorità a vietare il vaccino in Scozia», ha dichiarato a Edinburgh Live.   Un’altra donna scozzese, Lindsay Tinney, una madre di quattro figli di 50 anni, è rimasta epilettica a causa di un tumore dopo un intervento chirurgico al cervello durato 10 ore per rimuovere il meningioma, che al momento della scoperta aveva le dimensioni di una pallina da tennis. Ha assunto Depo-Provera per sette anni.

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Le cause intentate contro la Pfizer lamentano che il colosso farmaceutico non abbia avvertito gli utilizzatori di Depo-Provera del rischio di meningiomi in seguito a un uso prolungato. Negli ultimi decenni, l’azienda farmaceutica è stata oggetto di numerose cause legali di rilievo, tra cui una intentata in Texas nel 2023 per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia dei suoi vaccini contro il COVID-19 e per aver tentato di soffocare le critiche pubbliche al farmaco sperimentale.   In passato l’attuale segretario della Sanità americana Robert F. Kennedy jr. si è riferito a Pfizer, insieme ad altri produttori di vaccini, come a «criminali seriali condannati». Nel gennaio 2020, è stata intentata una class action «che accusava Pfizer di aver nascosto il fatto che Zantac contiene una sostanza cancerogena», come riportato da Becker’s Hospital Review.   Nel 2009, la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari, «il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia del dipartimento di Giustizia», secondo il dipartimento stesso, per aver promosso illegalmente farmaci per usi non autorizzati o a dosaggi non approvati.

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Cancro

Un nuovo studio espone i potenziali rischi di cancro derivanti dai vaccini mRNA contro il COVID

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Un case report sottoposto a peer review e pubblicato di recente indaga il possibile legame tra i vaccini mRNA per il COVID-19 e l’incremento dei casi di cancro, tra cui neoplasie estremamente aggressive e recidive inaspettate di tumori dopo decine di anni di remissione, fenomeni osservati autonomamente da specialisti e studiosi di oncologia a livello globale. Lo riporta LifeSite.

 

Pur essendo i «vaccini» anti-COVID basati su mRNA in realtà prodotti di terapia genica (GTP), nel periodo pandemico sono stati presentati come «vaccini» al fine di conquistare la fiducia e l’approvazione del pubblico internazionale. Il crescente allarme per l’aumento delle diagnosi oncologiche successive alle iniezioni mRNA era già stato anticipato da numerose evidenze che indicavano come le terapie geniche mRNA anti-COVID-19 provocassero danni diffusi al cuore, determinando un inquietante picco di miocardite tra adolescenti in buona salute.

 

Particolarmente allarmanti risultano le nanoparticelle lipidiche utilizzate per veicolare il «vaccino», capaci di diffondersi al di là del punto di inoculo e di raggiungere organi vitali, compreso il midollo osseo.

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Il recente rapporto si focalizza sul caso di una donna di 38 anni, sana e attiva nello sport, che ha cominciato a presentare sintomi legati al sistema immunitario il giorno successivo alla seconda dose di vaccino mRNA anti-COVID-19.

 

Secondo una sintesi dello studio «nel giro di pochi mesi, le è stato diagnosticato un tumore del sangue aggressivo che colpiva i linfociti in fase iniziale. Inizialmente ha ottenuto una remissione completa grazie alla chemioterapia, ma in seguito ha avuto una ricaduta a livello del sistema nervoso centrale ed è stata sottoposta a trapianto di cellule staminali. La sequenza degli eventi solleva interrogativi sul fatto che la risposta immunitaria indotta dal vaccino possa aver contribuito all’insorgenza o alla progressione della malattia».

 

«Evidenze emergenti suggeriscono che la biodistribuzione e la persistenza del modRNA, facilitata dalle nanoparticelle lipidiche, possono influenzare vari tessuti e organi, tra cui il midollo osseo e altri organi ematopoietici. In particolare, i vaccini a modRNA mostrano una particolare affinità per il midollo osseo», hanno scritto gli autori dello studio.

 

Gli studiosi evidenziano come la diffusione dei «vaccini» contro il COVID-19 sia stata collegata a un incremento della mortalità in eccesso a livello mondiale. Riportano diversi studi:

 

*«Secondo un recente studio condotto in Giappone, i tassi di mortalità aggiustati per età per leucemia, tumori al seno, al pancreas e alle labbra/orali/faringe sono aumentati significativamente nel 2022, dopo che una larga parte della popolazione giapponese aveva ricevuto la terza dose del vaccino modRNA, rispetto al 2020, il primo anno della pandemia, quando non erano state somministrate vaccinazioni genetiche di massa a livello globale».

 

«Uno studio di coorte a lungo termine condotto su un’ampia popolazione nella provincia di Pescara (Italia) ha analizzato quasi 300.000 residenti per 30 mesi (da giugno 2021 a dicembre 2023) e ha indagato la relazione tra vaccinazione contro il COVID-19 e ricoveri ospedalieri per cancro. Lo studio ha rilevato che la vaccinazione era associata a un aumento del 23% del rischio di ricovero ospedaliero per cancro dopo aver ricevuto una o più dosi… Sono stati osservati aumenti statisticamente significativi del rischio per cancro al seno (+54%), cancro alla vescica (+62%) e cancro del colon-retto (+35%) dopo almeno una dose».

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«Un ampio studio di coorte retrospettivo basato sulla popolazione condotto in Corea del Sud, che ha coinvolto oltre 8,4 milioni di adulti dal 2021 al 2023, ha valutato i rischi di cancro entro un anno dalla vaccinazione contro il COVID-19. Lo studio ha rilevato che gli individui vaccinati avevano un rischio complessivo di sviluppare un cancro superiore del 27% rispetto a quelli non vaccinati. Sono stati osservati aumenti significativi per i tumori a polmone, prostata, tiroide, stomaco, colon-retto e seno».

 

«Dato l’uso crescente della tecnologia mRNA, sono urgentemente necessarie valutazioni precliniche approfondite sulla sicurezza, compresi studi di integrazione, per garantire la sicurezza del vaccino e la salute pubblica», hanno concluso gli autori, aggiungendo che «il pericolo oncogeno legato a queste tecnologie, riconosciuto da tempo nel campo della terapia genica, costituisce un settore di indagine che non può essere trascurato, in base al principio cardine della medicina “primum non nocere“».

 

Il documento, intitolato «Esplorazione del potenziale legame tra i vaccini mRNA COVID-19 e il cancro: un rapporto di caso con una revisione delle neoplasie ematopoietiche con approfondimenti sui meccanismi patogeni», annovera tra gli autori Patrizia Gentilini, Janci C. Lindsay, Nafuko Konishi, Masanori Fukushima e Panagis Polykretis.

 

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