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Vaccini

Malattie autoimmuni e vaccini: comprendere il legame

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Riportiamo questo articolo apparso sul sito del World Mercury Project, il gruppo animato da Robert F. Kennedy jr.

 

 

 

Negli ultimi decenni le malattie autoimmuni sono diventate sempre più comuni negli Stati Uniti e in altri paesi ad alto reddito e ora colpiscono circa il 5% -10% della popolazione di quei paesi.

L’ampia categoria di “malattia autoimmune” comprende oltre 100 diverse condizioni reumatiche, endocrinologiche, gastrointestinali e neurologiche che si verificano quando le risposte immunitarie del corpo vengono erroneamente indirizzate verso se stesso.

 

I ricercatori concordano nel dire che i fattori ambientali (inclusi farmaci e sostanze chimiche) sono fortemente responsabili dell’aumento delle malattie autoimmuni, verosimilmente insieme ad influenze genetiche ed epigenetiche.

Studi risalenti alla metà degli anni ’90 indicano che i vaccini, con la loro unica configurazione di antigeni e adiuvanti virali o batterici, possono essere un trigger biologicamente plausibile.

Studi risalenti alla metà degli anni ’90 indicano che i vaccini, con la loro unica configurazione di antigeni e adiuvanti virali o batterici, sono un trigger biologicamente plausibile

 

Il segno patogeno caratteristico della malattia autoimmune è la produzione di proteine ​​chiamate autoanticorpi, per mezzo dei quali il sistema immunitario attacca erroneamente gli organi, i tessuti e le cellule del corpo invece di combattere i patogeni esterni.

 

I vaccini possono stimolare la produzione di autoanticorpi attraverso un meccanismo chiamato «mimetismo molecolare».

 

Come spiegato da alcuni ricercatori israeliani in un nuovo articolo pubblicato su Cellular & Molecular Immunology, le significative somiglianze tra gli antigeni patogeni contenuti in un vaccino e le proteine ​​umane del corpo della persona che riceve il vaccino possono portare ad un fenomeno immunitario chiamato cross-reactivity («reattività incrociata») ed «evolvere in un processo autoimmune che prende di mira le auto-proteine».

 

Tre esempi:

 

I ricercatori israeliani hanno esaminato tre esempi di probabile mimetismo molecolare, esaminando le prove che collegano i vaccini contro l’influenza, l’epatite B e il papillomavirus umano (HPV) all’autoimmunità indotta dal vaccino.

La maggior parte degli esperti dei vaccini ignorano che gli adiuvanti come l’alluminio possono essere un potenziale fattore ambientale scatenante per l’autoimmunità

 

  • Influenza: nel 2009, decine di milioni di europei e nordamericani hanno ricevuto un vaccino contro l’influenza H1N1 contenente un nuovo adiuvante chiamato AS03 (composto da alfa-tocoferolo, squalene e polisorbato 80). Poco dopo, dai rapporti iniziarono ad emergere bruschi aumenti per due condizioni autoimmuni, la narcolessia e la sindrome di Guillain-Barré (GBS) – con un aumento del rischio di 2-3 volte tanto per la GBS nei 42 giorni successivi alla vaccinazione. Nel caso di individui affetti da narcolessia, la ricerca che spiega lo sviluppo della reattività incrociata e di autoimmunità, ha identificato una somiglianza tra una nucleoproteina del vaccino influenzale e un recettore umano per il neurotrasmettitore HCRT (che aiuta a regolare gli stati sonno-veglia). Allo stesso modo il mimetismo molecolare è considerato essere un potenziale meccanismo di collegamento tra vaccino antinfluenzale e GBS.

 

  • Epatite B: Un certo numero di casi segnalati ha suggerito un ruolo dei vaccini del virus dell’epatite B (HBV) nello sviluppo di condizioni di autoimmunità, in particolare per quanto riguarda le malattie demielinizzanti (condizioni che danneggiano la guaina protettiva che circonda le fibre nervose nel cervello, i nervi ottici e il midollo spinale ). Le neuropatie demielinizzanti comprendono la sclerosi multipla (SM), l’encefalomielite acuta disseminata, la mielite trasversa e altre. Uno studio del 2005 ha stabilito un’iniziale «dimostrazione pratica per la teoria del mimetismo molecolare che porta all’autoimmunità tra soggetti vaccinati con HBV». Lo studio ha esaminato le somiglianze tra l’antigene di superficie HBV ricombinante (geneticamente modificato) contenuto nel vaccino HBV e due proteine umane spesso associate a danni alla mielina nella sclerosi multipla (proteina basica e glicoproteina oligodendrocita della mielina) ed ha mostrato una reattività incrociata significativamente maggiore nei soggetti vaccinati rispetto ai soggetti di controllo.

 

  • HPV: La ricerca ha suggerito un legame tra la vaccinazione HPV e almeno due patologie autoimmuni: il lupus eritematoso sistemico (SLE) e la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS) – anormale condizione della frequenza cardiaca che frequentemente si sovrappone alla sindrome da stanchezza cronica. Nel caso del SLE, i ricercatori israeliani hanno richiamato l’attenzione in altre pubblicazioni sulla «omologia» (corrispondenza) tra diversi peptidi virali del vaccino e i peptidi umani noti per essere deregolati in caso di lupus eritematoso sistemico, così come il mimetismo molecolare tra peptidi specifici del vaccino HPV e proteine umane sono potenzialmente associate ad aritmie cardiache.

 

Autoanticorpi nell’autismo

 

Gli adiuvanti di alluminio sono presenti nella maggior parte dei vaccini.

 

I ricercatori israeliani sottolineano che sebbene gli adiuvanti di alluminio siano «utilizzati (…) con l’unico scopo di ridurre la resistenza immunitaria» e potenziare invece la risposta immunitaria, la maggior parte degli esperti dei vaccini ignorano che gli adiuvanti possono essere un potenziale fattore ambientale scatenante per l’autoimmunità.

 

Alcuni dei molti motivi per cui il monitoraggio della sicurezza dei vaccini è fallace, includono una classificazione diagnostica variabile dei casi, la manipolazione dell’intervallo di rischio post-vaccinazione, l’incapacità di valutare la sottostima delle reazioni avverse (che il governo americano riconosce essere diffuso), una «sostanziale faziosità di pubblicazione che  favorisce studi che supportano la sicurezza del vaccino».

L’inclinazione a sottovalutare l’alluminio è alquanto sorprendente soprattutto alla luce delle altre ricerche che collegano i metalli neurotossici, tra cui il mercurio ed il piombo, alla comparsa di autoanticorpi cerebrali nei bambini con disturbo dello spettro autistico (DSA).

 

Il mercurio è ancora presente in molti vaccini in tutto il mondo e in alcuni vaccini negli Stati Uniti.

In uno studio pubblicato nel 2015, alcuni ricercatori egiziani hanno descritto la presenza di autoanticorpi anti-mielina di base (anti-MBP) in bambini autistici che avevano elevati livelli di mercurio nel sangue.

Identificando  il mercurio come «uno dei principali fattori ambientali scatenanti dell’autoimmunità nell’autismo», questi ricercatori hanno ipotizzato che l’esposizione a «mercurio, proteine ​​alimentari e antigeni microbici» (come gli antigeni nei vaccini) può dare il via ad una catena di reazioni autoimmuni che inizia con il mimetismo molecolare e la formazione di autoantigeni omologhi.

 

Alcuni ricercatori ipotizzano che le patologie autoimmuni del cervello (come quella osservata nella sindrome dell’aspetto autistico) necessitino di una «circostanza che aumenta la permeabilità della barriera emato-encefalica permettendo agli anticorpi di attraversarla e di accedere al tessuto cerebrale per inibire e alterare i processi neuronali». Sia il mercurio che l’alluminio possono danneggiare la barriera emato-encefalica permettendo agli antigeni del vaccino di penetrare nel cervello.

 

Prendere sul serio l’autoimmunità

 

Dato l’aumento di oltre 100 malattie autoimmuni fin dalla metà degli anni ’40, è preoccupante che i tre esempi riportati dai ricercatori israeliani siano, sempre per ammissione degli stessi autori, ancora soggetti ad «un significativo dibattito».

 

Come proseguono a spiegare, esiste una inaccettabile mancanza di dati scientifici di alta qualità rispetto alle reazioni avverse correlate al vaccino.

Alcuni dei molti motivi per cui il monitoraggio della sicurezza dei vaccini è fallace, includono una classificazione diagnostica variabile dei casi, la manipolazione dell’intervallo di rischio post-vaccinazione, l’incapacità di valutare la sottostima delle reazioni avverse (che il governo americano riconosce essere diffuso), una «sostanziale faziosità di pubblicazione che  favorisce studi che supportano la sicurezza del vaccino».

 

Invece di cercare di seppellire gli eventi aversi come inconvenienti al racconto sull’imprescindibile sicurezza del vaccino, dovremmo prestare attenzione a quelle «bandiere rosse» che le reazioni avverse rappresentano.

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Vaccini

A gennaio lockdown e obbligo vaccinale totale bambini inclusi: voci. Pogrom biotici in arrivo?

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«Il governo, a questo punto, non esclude più nulla»

 

Sul tavolo dei ministri vi sarebbero «non solo le restrizioni per i non vaccinati, non solo il Green Pass rilasciato solo dopo aver fatto la terza dose, non solo le zone gialle, arancioni e rosse nelle aree più colpite del Paese».

 

No, si potrebbe andare molto oltre: «i piani del governo non escludono -(…) l’introduzione dell’obbligo di vaccinarsi per legge da estendere a tutta la popolazione dai 5 anni in su (…), probabilmente come in Austria da febbraio, e anche la misura estrema di un lockdown generalizzato come all’inizio del 2020 per tutti a gennaio, subito dopo le festività di Natale».

 

Lo ha rivelato Affaitaliani.it, testata dotata spesso di ottime fonti.

 

«Se al 7 gennaio la situazione sarà fuori controllo, con i contagi oltre quota 30mila al giorno e le terapie intensive in grave sofferenza, potrebbe scattare una chiusura generalizzata di tutta Italia per almeno 2-3 settimane»

Quindi, l’obbligo vaccinale come l’Austria, e il lockdown totale come è stato proposto in Germania (ma la coalizione neocancelliere Scholz pare si sia opposta).

 

Come ripetuto varie volte da Renovatio 21, difficile che l’Italia, cavia primigenia del nuovo ordine pandemico, si faccia superare dai Paesi limitrofi.

 

«A quel punto, il governo lascerebbe aperti solo i supermercati, le farmacie e le attività essenziali. Tornerebbero lo smartworking generalizzato, il coprifuoco per tutti e il modulo per autorizzare l’uscita da casa»

Quindi, «se al 7 gennaio la situazione sarà fuori controllo, con i contagi oltre quota 30mila al giorno e le terapie intensive in grave sofferenza, potrebbe scattare una chiusura generalizzata di tutta Italia per almeno 2-3 settimane» scrive sempre Affaritaliani.

 

«A quel punto, il governo lascerebbe aperti solo i supermercati, le farmacie e le attività essenziali. Tornerebbero lo smartworking generalizzato, il coprifuoco per tutti e il modulo per autorizzare l’uscita da casa».

 

Dunque: nonostante la vaccinazione massiva della popolazione, eccoci ripiombati nel magico Natale 2020. Ricordate? Feste contingentate, tot parenti a tavola, impossibilità di uscire dal proprio comune o regione

Dunque: nonostante la vaccinazione massiva della popolazione, eccoci ripiombati nel magico Natale 2020. Ricordate? Feste contingentate, tot parenti a tavola, impossibilità di uscire dal proprio comune o regione… Stavamo aspettando il divin vaccino, che discese su di noi proprio il giorno di Natale, scortato da carabinieri e servizi segreti. Era la nostra speranza, la nuova Fede nella resurrezione dai lockdown.

 

Invece, eccoci qui: tornati al punto di partenza.

 

Un nuovo lockdown costituisce «una situazione che metterebbe a serio rischio la ripresa economica, ma a questo punto – come spiegano fonti dell’esecutivo – non si può scherzare e il governo è pronto a tutto. Tutto».

 

La nuova carota si chiama PNRR. Ne parlano tutti ossessivamente – specie i ricchi, cioè politici e dirigenti aziendali di vario livello

Ma a chi importa, oramai? La nuova carota si chiama PNRR. Ne parlano tutti ossessivamente – specie i ricchi, cioè politici e dirigenti aziendali di vario livello. Ricordate: il profumo del Recovery Fund era intenso in quella lettera in cui i sindacati chiedevano a Draghi di mettere il green pass per i lavoratori, tesserati o meno che fossero.

 

La triplice scriveva riguardo «l’impegno della Presidenza del Consiglio a convocare per i primi giorni di settembre un apposito incontro per affrontare i temi relativi alla realizzazione del Protocollo con le parti sociali sul PNRR» per poi calare il mazzo:

 

«In particolare Le ribadiamo il nostro assenso ad un provvedimento che, in applicazione della nostra Carta, il Governo decida di assumere finalizzato a rendere la vaccinazione obbligatoria quale trattamento sanitario per tutti i cittadini del nostro Paese» scriveva in chiarezza la lettera della Trimurti sindacale.

 

A livello di politica profonda, le due cose paiono oscuramente collegate: Recovery Fund e vaccinazione universale…

Il lettore capisce da solo come, a livello di politica profonda, le due cose paiono oscuramente collegate: Recovery Fund e vaccinazione universale…

 

È questa la nuova carota con cui potranno farci qualsiasi cosa: la fantasia di questa pioggia di fondi per la rinascita nazionale. Soldi che, come davvero sa chiunque, sono già nostri, ma che poi dovremmo ridare indietro a qualcuno – aggiungendoci, ovviamente, la cessioni di ulteriori quote di sovranità. Un’autorapina suicida a beneficio di chi ci odia, di chi ci strozza.

 

E va bene. Fin qui si tratta di politica. La realtà è che c’è qualcosa che, se le indiscrezioni sul nuovo lockdown fossero veritieri, ci preoccupa maggiormente. Qualcosa di non-politico, pre-politico: qualcosa che riguarda la vita ordinaria stessa.

Un blocco generalizzato dopo il 7 dicembre significa incontrovertibilmente la possibilità per politici e giornalisti di incolpare per lo stato delle cose i cittadini italiani che egoisticamente si sono dati alle gozzoviglie natalizie

 

Un blocco generalizzato dopo il 7 dicembre significa incontrovertibilmente la possibilità per politici e giornalisti di incolpare per lo stato delle cose i cittadini italiani che egoisticamente si sono dati alle gozzoviglie natalizie e ai fuochi d’artificio di San Silvestro – per non parlare dei cenoni della vigilia delle famiglie numerose e delle seratone nelle discoteche di montagna.

 

Questo primo effetto è da considerarsi scontato: faranno sfogare gli italiani che si illudono di poter vivere come vogliono, poi li colpiranno e li colpevolizzeranno.

 

Tuttavia, un secondo possibile effetto ci spaventa ancora di più.

 

In una situazione di ulteriore lockdown è inevitabile che si potrebbe creare una tensione insostenibile nella società

In una situazione di ulteriore lockdown è inevitabile che si potrebbe creare una tensione insostenibile nella società.

 

Le settimane passate a ripetere il mantra della «pandemia dei non vaccinati» (concetto smentito, e considerato «pericoloso», perfino sulla rivista scientifica The Lancet) potrebbero ottenere come risultato l’inizio di atti di intolleranza, più o meno spontanea, verso la popolazione non vaccinata – cioè quelli che con disprezzo ora si chiamano «no vax».

 

Il cittadino vaccinato, che ritiene di aver fatto il suo dovere, si vede ancora una volta la vita rovinata (danari, affetti, libertà fondamentali) dalle bestie antivacciniste, a causa delle quali, nonostante i sacrifici personali, siamo costretti a questa situazione orrenda di privazione dei diritti conclamata e reiterata.

 

Con il nuovo lockdown il meccanismo del capro espiatorio sarà inevitabile

Tutti noi conosciamo persone che possono ragionare così. Tutti noi sappiamo che, portate all’esasperazione, le persone possono diventare cattive e nichiliste: pensate ai casi in cui, sui ponti americani bloccati a causa di un suicida che si vuole buttare giù, gli automobilisti incolonnati ad un certo punto cominciano a suonare il clacson e a dire «buttati!», perché loro vogliono solo tornare a casa o andare a lavoro normalmente.

 

Così, potrebbero cominciare con tensioni in luoghi di contatto – al supermercato, in farmacia. Le famiglie no vax del quartiere, del resto, si conoscono… Qualche frecciatina, qualche insulto. Poi potrebbero arrivare uno spintone. Uno sputo. Interverrebbero più persone: facile capire che una maggioranza pronta al linciaggio non sarebbe impossibile da trovare, i buoni samaritani vaccinati non sono tantissimi (perché, se comprendessero perché i no vax non si vaccinano, non si sarebbero sottoposti alla siringa mRNA).

 

Di lì si va avanti: telefonate anonime, lettere minatorie nella cassetta delle lettore. Qualche altro notabile in TV o sui giornali a parlare di «traditori», colpevoli di tutto il male della società (il COVID).

 

E se si va oltre? Beh, qui non lo scriviamo. Ma sappiamo tutti cosa succede in una società in cui l’odio è polarizzato, concentrato su un unico oggetto – su una sfortunata minoranza.

 

Assisteremo quindi ai primi pogrom biotici della Storia? Vedremo, come in un film di fantascienza distopico, le prime persecuzioni biomolecolari a memoria d’uomo? E di lì, dove si arriverà? Ad una guerra civile? Ad un confinamento? Ad una diaspora? Alla vaccinazione armata casa per casa, come a Rio nel 1904?

Insomma, con il nuovo lockdown il meccanismo del capro espiatorio sarà inevitabile.

 

Assisteremo quindi ai primi pogrom biotici della Storia? Vedremo, come in un film di fantascienza distopico, le prime persecuzioni biomolecolari a memoria d’uomo?

 

E di lì, dove si arriverà? Ad una guerra civile? Ad un confinamento? Ad una diaspora? Alla vaccinazione armata casa per casa, come a Rio nel 1904?

 

Non lo sappiamo.

 

Non sappiamo nemmeno come facciamo a chiedercelo ora: ben prima di questo ipotetico lockdown finale – il lockdown-showdown  – dobbiamo preoccuparci con quanto è già annunciato per i prossimi giorni: obbligo vaccinale assoluto per gli insegnanti, con famiglie (ne conosciamo più di qualcuna) che già prima del Natale non sapranno più cosa fare se non darsi alla disperazione. E poi i bambini, dove la discriminazione, se non delle scuole dei compagni bulli vaccinati, sarà certa, e dolorosissima.

 

Noi non crediamo che passerà, non senza un sacrificio. Quale? Nessuna idea. Di certo però sappiamo una cosa: le vittime sacrificali non vogliamo essere noi

Non sappiamo da dove cominciare. Tanti sperano solo che questa cosa passi.

 

Noi non crediamo che passerà, non senza un sacrificio.

 

Quale? Nessuna idea. Di certo però sappiamo una cosa: le vittime sacrificali non vogliamo essere noi.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Immagine di Mister Christmas via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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Reazioni avverse

Un altro calciatore crolla in campo. Aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021

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Il centrocampista dello Sheffield United John Fleck è crollato sul campo nel mezzo di una partita e ha dovuto essere portato via in barella con la maschera per l’ossigeno.

 

Fleck, 30 anni, è stato portato in ospedale dove si dice che ora sia in buone condizioni.

 

Il giocatore scozzese va ad aumentare la enorme, preoccupante lista di calciatori e altri atleti  che sono improvvisamente crollati sul campo di gioco negli ultimi mesi

Il giocatore scozzese va ad aumentare la enorme, preoccupante lista di calciatori e altri atleti  che sono improvvisamente crollati sul campo di gioco negli ultimi mesi.

 

Non è noto se John Fleck si fosse sottoposto alla vaccinazione COVID-19, sulla quale, riporta l’AIFA, vi potrebbe essere rischio di complicazione cardiaca: «dopo la vaccinazione con i Vaccini mRNA anti COVID-19 Comirnaty e Spikevax sono stati osservati casi molto rari di miocardite e pericardite» scrive il sito dell’Agenzia italiana del Farmaco.

 

Come riportato da Renovatio 21, non si tratta solo di calcio: dalla pallavolo al cricket un’incredibile ondata di problemi cardiaci sembra aver aggredito i corpi degli sportivi di tutto il mondo, dall’Islanda all’Egitto.

 

«Quanti altri sportivi hanno bisogno di crollare in campo prima che avvenga un’indagine?»

Alla lista ora aggiungiamo anche l’hockey: il 24enne attaccante dei Bratislava Capitals Boris Sádecký è morto tragicamente dopo essere crollato sul ghiaccio durante una partita il mese scorso.

 

Si tratta di un fenomeno oramai impossibile da ignorare. Come riportato da Renovatio 21, da fine Ottocento l’anno con più calciatori professionisti morti improvvisamente risulta essere il 2021, che peraltro non è ancora finito.

 

L’ex giocatore dell’Inghilterra e del Southampton Matt Le Tissier ha risposto alla notizia del crollo di Fleck chiedendo un’indagine adeguata.

 

«Quanti altri sportivi hanno bisogno di crollare in campo prima che avvenga un’indagine?» chiede Le Tissier.

 

Vi sarebbe stato un «aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021»

Nel frattempo, secondo un articolo della dottoressa israeliano Yaffa Shir-Raz, vi sarebbe stato un «aumento di 5 volte delle morti cardiache improvvise dei giocatori FIFA nel 2021».

 

«Allora, cosa sta causando questa improvvisa epidemia?» chiede la dottoressa Shir-Raz.

 

Qualche idea?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di Anna Jalalyan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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Epidemie

The Lancet: «stigmatizzare i non vaccinati non è giustificato»

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Sorprendente presa di posizione in un articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica The Lancet:  stigmatizzare i non vaccinati «non è giustificato».

 

L’autore del breve articolo è il dottor Günter Kampf dell’Università di Medicina di Greifswald, in Germania.

 

Il dottor Kampf si scaglia contro un’espressione utilizzata ad nauseam dai nostri medi, la cosiddetta «pandemia dei non vaccinati» con cui politici e giornalisti hanno martellato la popolazione per settimane, nel tentativo di giustificare, in tutta Europa, una nuova incredibile stretta delle restrizioni pandemiche (il 2G in Germania e Austria, il super green pass in Italia).

«È sbagliato e pericoloso parlare di pandemia dei non vaccinati»

 

«Negli Stati Uniti e in Germania, funzionari di alto livello hanno usato il termine pandemia dei non vaccinati, suggerendo che le persone che sono state vaccinate non sono rilevanti nell’epidemiologia di COVID-19. L’uso di questa frase da parte dei funzionari potrebbe aver incoraggiato uno scienziato a sostenere che “i non vaccinati minacciano i vaccinati per il COVID-19″» scrive Kampf.

 

Si tratta, dice il medico, di una visione troppo semplicistica.

 

«Vi sono prove crescenti che gli individui vaccinati continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione» scrive il medico tedesco.

 

Vi sono i numeri americani a testimoniare quanto sostiene:

 

«Vi sono prove crescenti che gli individui vaccinati continuano ad avere un ruolo rilevante nella trasmissione»

«In Massachusetts, USA, sono stati rilevati un totale di 469 nuovi casi di COVID-19 durante vari eventi nel luglio 2021 e 346 (74%) di questi casi riguardavano persone completamente o parzialmente vaccinate, di cui 274 (79%) erano sintomatici. I valori di soglia del ciclo erano similmente bassi tra le persone completamente vaccinate (mediana 22,8) e le persone non vaccinate, non completamente vaccinate o il cui stato di vaccinazione era sconosciuto (mediana 21,5), indicando un’elevata carica virale anche tra le persone che erano completamente vaccinati. Negli USA, al 30 aprile 2021 sono stati segnalati un totale di 10 262 casi di COVID-19 in persone vaccinate, di cui 2725 (26,6%) erano asintomatici, 995 (9,7%) erano ricoverati e 160 ( 1,6%) è morto».

 

Poi ci sono anche statistiche tedesche:

 

«In Germania, il 55,4% dei casi sintomatici di COVID-19 in pazienti di età pari o superiore a 60 anni riguardava individui completamente vaccinati, e questa percentuale aumenta ogni settimana. A Münster (…) si sono verificati nuovi casi di COVID-19 in almeno 85 (22%) delle 380 persone che erano completamente vaccinate o che si erano riprese dal COVID-19 e che frequentavano una discoteca».

 

Quindi, «le persone vaccinate hanno un rischio inferiore di contrarre malattie gravi, ma sono ancora una parte rilevante della pandemia». Incontrovertibilmente, non può che essere così. Punto.

 

Per cui, dice il dottor Kampf, è «sbagliato e pericoloso parlare di pandemia dei non vaccinati».

 

«Invito i funzionari e gli scienziati di alto livello a fermare la stigmatizzazione inappropriata delle persone non vaccinate, che includono i nostri pazienti, colleghi e altri concittadini, e a fare uno sforzo maggiore per riunire la società».

Anche perché, come si usa dire, chi non conosce la storia è destinato a ripeterla: «storicamente, sia gli Stati Uniti che la Germania hanno generato esperienze negative stigmatizzando parti della popolazione per il colore della pelle o la religione».

 

«Invito i funzionari e gli scienziati di alto livello a fermare la stigmatizzazione inappropriata delle persone non vaccinate, che includono i nostri pazienti, colleghi e altri concittadini, e a fare uno sforzo maggiore per riunire la società».

 

Kampf conclude il breve ma incisivo articolo con la dichiarazione di conflitto di interesse. Non ne ha nessuna.

 

Quanti dottori che vanno nelle TV nostrane possono dirlo?

 

 

 

 

 

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