Spirito
India, statua del Redentore distrutta in un attacco la sera di Natale
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews.
Colpita la chiesa di Ambala che il 25 dicembre era stata visitata da migliaia di persone di ogni fede per vedere il presepe. Il vescovo mons. Mascarenhas: «La mangiatoia di legno in cui il Principe della pace è nato era già segno della sua croce. Ora lo vediamo anche nella nostra comunità».
La chiesa cattolica del Redentore ad Ambala, nello Stato indiano dell’Haryana, ha subito un attacco vandalico proprio nelle ultime ore del giorno di Natale.
La chiesa – un edificio storico costruito nel 1843 – era stata chiusa alla sera, prima del coprifuoco imposto nella regione dalla nuova ondata del COVID-19. Alla mattina successiva è stata trovata dissacrata con la grande statua del Cristo mandata in frantumi e oltraggiata.
Una denuncia è stata presentata alla polizia contro due giovani non identificati che le telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso mentre scavalcavano il muro di cinta. Avrebbero cercato di entrare anche all’interno della chiesa senza riuscirci.
Il vescovo di Shimla-Chandigarh mons. Ignatius Loyola Mascarenhas racconta ad AsiaNews:
«Il giorno di Natale migliaia di persone di ogni fede erano venute a visitare il presepe nella chiesa. È stata chiusa alle 10,30 perché alle 11 scatta il coprifuoco. Ci siamo svegliati con la statua del Redentore fatta a pezzi e anche alcune luci devastate. Nel pomeriggio del 26 dicembre ho presieduto un rito di riparazione durante il quale ho ricordato ai fedeli che la mangiatoia di legno in cui il Principe della pace è nato era già segno della sua croce. Del resto l’ottava del Natale ci ricorda le feste dei martiri come Stefano, Giovanni e i Santi Innocenti. Ora vediamo questo stesso segno anche ad Ambala. Siamo profondamente addolorati, ma ricordamiamo le parole di Gesù sulla croce: “Padre, perdonali”».
Padre Ivel Mendanha, superiore regionale dei redentoristi, commenta ad AsiaNews:
«Questa chiesa è una delle nostre più antiche fondazioni in India. In questo tempo di luce e di amore ci sentiamo feriti da questo gesto. Tuttavia, come testimoni del Redentore, non ci arrenderemo alla violenza ma continueremo a offrire il nostro perdono e a costruire ponti per condividere l’amore di Gesù».
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Spirito
Il Vaticano approva nuovamente la «benedizione» delle «coppie» omosessuali, ma non «formalmente»
Il cardinale Victor Manuel «Tucho» Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), ha confermato che il Vaticano, in una lettera del 2024, ha respinto le linee guida ufficiali proposte dalla Conferenza episcopale tedesca (DBK) per le «benedizioni» formali delle «coppie» omosessuali e di altre «coppie» irregolari. Lo riporta LifeSite.
In una dichiarazione rilasciata a Vatican News il 6 maggio, Fernandez ha confermato che già nel 2024 la DDF aveva scritto una lettera al vescovo Stephan Ackermann di Treviri, in Germania, affermando che le linee guida proposte dalla DBK per la «benedizione» delle «coppie» omosessuali contraddicevano il documento vaticano del 2023, Fiducia Supplicans, che permette la «benedizione spontanea e non liturgica» degli omosessuali.
Il cardinale prefetto ha evidenziato che il testo, reso pubblico dal Vaticano il 4 maggio, costituisce anche un rifiuto delle linee guida ufficiali della DBK relative alle «benedizioni» delle «coppie» omosessuali, dei divorziati e «risposati» civilmente e di altre «unioni irregolari», facendo riferimento all’«approccio pastorale del pontificato di Papa Francesco», pubblicate pochi mesi dopo l’invio della lettera della DDF. Tuttavia, il Vaticano continua a permettere la «benedizione» delle «coppie» dello stesso sesso in contesti «spontanei» e «non liturgici».
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«Quanto affermato in quella lettera… si applica anche al testo dell’attuale Vademecum, che non ha l’approvazione della Congregazione per la Dottrina della Fede», ha dichiarato il Fernandezzo.
Nella sua lettera del 2024 il porporato argentino ha sottolineato che, secondo la Fiducia Supplicans, la Chiesa non ha il potere di benedire «liturgicamente» le «coppie» omosessuali.
«La Dichiarazione Fiducia supplicans afferma che: “La Chiesa non ha il potere di impartire la sua benedizione liturgica quando questa, in qualche modo, potrebbe offrire una forma di legittimazione morale a un’unione che si presume essere un matrimonio o a una pratica sessuale extraconiugale” (n. 11), né a coloro che rivendicano “la legittimazione del proprio status ” (cfr. n. 31)» ha scritto Tucho.
«Nel testo del Vademecum, tuttavia, si fa menzione di un’unione e di una “regolamentazione ufficiale”, da parte dei pastori, delle coppie che non sono sposate – con questi pastori che diventano anche oggetto di una vera e propria “acclamazione”, un gesto che normalmente fa parte del rito matrimoniale», ha aggiunto. «In questo senso, il Vademecum legittima di fatto lo status di tali coppie, in modo contrario a quanto affermato nella Fiducia supplicans».
Il cardinale ha aggiunto che la proposta della DBK seminerebbe confusione tra i fedeli.
Tuttavia, sebbene la Fiducia Supplicans non consenta la «benedizione» liturgica formale delle «coppie» omosessuali, numerosi eminenti prelati cattolici hanno condannato il documento per aver permesso la «benedizione» delle «coppie» omosessuali in quanto tali, accusandolo di generare confusione.
Il cardinale Gerhard Müller, che prima di Fernández era a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Dicastero), in un saggio del 2024 per la rivista cattolica statunitense First Things, ha esortato i leader della Chiesa e i fedeli a respingere queste «benedizioni» approvate da Papa Francesco perché contraddicono l’insegnamento cattolico e «conducono all’eresia».
«La Fiducia Supplicans deve essere considerata dottrinalmente problematica, poiché contiene una negazione della dottrina cattolica», ha scritto il prelato tedesco.
Il cardinale Müller ha avvertito che una simile proposta è «contraria all’insegnamento della Chiesa cattolica» e «conduce logicamente all’eresia».
«Ciò significa che queste benedizioni pastorali per le unioni irregolari non possono essere accettate dai fedeli cattolici, e soprattutto da coloro che, assumendo un ufficio ecclesiastico, hanno pronunciato la Professione di Fede e il Giuramento di Fedeltà, che richiede innanzitutto la conservazione integrale del deposito della fede», ha scritto.
Nell’aprile del 2025, pochi giorni dopo la morte di papa Francesco, la DBK e l’organizzazione laica Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK) hanno annunciato di aver adottato il testo delle linee guida durante una conferenza congiunta.
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Secondo la DBK, le «benedizioni» sono intese come un’offerta per «coppie divorziate e risposate, coppie di tutte le [cosiddette] identità di genere e orientamenti sessuali, nonché coppie che non vogliono o non possono ricevere il sacramento del matrimonio per altri motivi».
Le linee guida stabiliscono che le «benedizioni» possono essere impartite sia da chierici che da laici con incarico episcopale. La cerimonia delle «benedizioni» dovrebbe essere caratterizzata da «maggiore spontaneità e libertà rispetto alla situazione di vita di coloro che richiedono la benedizione».
Tuttavia, è opportuno precisare che il documento non ha valore legale vincolante e rappresenta semplicemente un «consiglio pratico». «Per questo motivo, non sono previste celebrazioni liturgiche o preghiere approvate per la benedizione», si legge nel documento.
La dichiarazione del cardinale Fernandez a Vatican News conferma anche una notizia dell’ottobre 2025, il quale rivelava che la DDF non aveva approvato queste linee guida, nonostante le affermazioni di alcuni vescovi tedeschi che suggerivano il contrario.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Marco Rubio in Vaticano: una missione di «controllo dei danni»
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Cuba e Iran : punti di attrito
Marco Rubio, a sua volta un cattolico devoto, si trova nella scomoda posizione di interprete diplomatico degli sfoghi del presidente. Due questioni urgenti erano all’ordine del giorno di questo incontro a porte chiuse: 1) Il conflitto in Iran: Washington critica il Vaticano per la sua retorica pacifista, definendola «ingenua» nei confronti di Teheran. La stampa italiana, in particolare il Corriere della Sera , sottolinea che la Santa Sede si rifiuta di appoggiare gli attacchi americani e israeliani, definendo la retorica bellica «inaccettabile». 2) La questione cubana: dopo la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela lo scorso gennaio, l’amministrazione Trump ha intensificato la sua politica di «massima pressione» su Cuba. L’attuale successore di Pietro, che possiede una profonda conoscenza dell’America Latina grazie ai suoi 20 anni di missione nella regione, sta cercando di arginare un’escalation che, secondo il Vaticano, potrebbe soffocare ulteriormente la popolazione civile. A seguito dell’udienza, il Dipartimento di Stato americano ha reagito prontamente, sottolineando l’atmosfera «amichevole e costruttiva» dell’incontro tra Papa Leone XIV e Marco Rubio, aggiungendo: «i colloqui hanno dimostrato la forte e duratura partnership tra gli Stati Uniti e la Santa Sede a sostegno della libertà religiosa». Solo diverse ore dopo la Sala Stampa della Santa Sede ha parlato di «colloqui cordiali» e di uno «scambio di opinioni», un modo per dimostrare che le difficoltà sono ben lungi dall’essere risolte.Iscriviti al canale Telegram ![]()
La diplomazia italiana in agguato
Ma la visita del Segretario di Stato americano non si è limitata al Palazzo Apostolico. Il 7 maggio 2026, Marco Rubio ha incontrato la Primo Ministro italiana Giorgia Meloni. Sebbene naturale alleata ideologica della destra americana, si è trovata nel mirino di Donald Trump dopo aver difeso il papa. Secondo gli analisti della stampa anglofona, come il Guardian , Marco Rubio sta giocando una carta personale di grande rilievo. Presentandosi come il «conciliatore» capace di dialogare sia con il presidente americano che con il capo della Chiesa cattolica, sta coltivando la sua immagine internazionale in vista delle elezioni del 2028. Resta da vedere se questa diplomazia dei sorrisi sarà sufficiente ad allentare le tensioni tra papa Leone XIV e l’attuale inquilino della Casa Bianca, noto per la sua velocità di invio di messaggi sui social media. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Mons. Viganò: «Gli uomini hanno smarrito quella Fede pura e fiduciosa che tutto ottiene da Dio»
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Divina virtute
Omelia nell’Apparizione di San Michele Arcangelo, giorno della Supplica alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei
Non est, inquit, vobis opus hanc,
quam ædificavi, dedicare ecclesiam:
ipse enim, qui condidi, etiam dedicavi.
Vos tantùm intrate, et, me adstante patrono,
precibus locum frequentate»
«Non è compito vostro consacrare
questa chiesa che io ho edificato;
io stesso, che l’ho fondata, l’ho anche consacrata.
Voi dovete soltanto entrare e, sotto la mia protezione,
frequentare in preghiera il luogo».
Apparitio Sancti Michaëlis in Monte Gargano
In questo giorno condividiamo la gioia dei carissimi Giuseppe e Cristina, Claudio e Tina, i quali festeggiano rispettivamente il ventisettesimo e il secondo anniversario di Matrimonio. Ringraziamo il Signore e la Vergine Santissima per le grazie loro concesse, per il cammino percorso e per l’aiuto prodigato loro dalla Divina Provvidenza in questi anni. Offriamo per loro questa Santa Messa invocando su di loro copiose benedizioni, per l’intercessione della Madonna di Pompei e di San Michele Arcangelo.
Oggi, 8 maggio, la Santa Chiesa celebra tre apparizioni del glorioso Arcangelo San Michele avvenute tra il 490 e il 493 sul Monte Gargano, nelle Puglie.
La prima apparizione, nota come «episodio del toro», si colloca nel 490, sotto il Pontificato di Felice III e l’Impero di Zenone, nella città di Siponto (l’odierna Manfredonia). Un ricco signore di Siponto di nome Gargano, avendo smarrito un toro che era al pascolo, radunò un gran numero di servi e organizzò ricerche nei luoghi impervi del monte, ritrovandolo sulla sommità, fermo dinanzi all’ingresso di una grotta inaccessibile. Preso da ira, Gargano impugnò l’arco e scoccò una freccia avvelenata contro l’animale ribelle. Il dardo, però, invertì inspiegabilmente la propria traiettoria e colpì lo stesso Gargano, ferendolo gravemente.
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Stupito dal prodigio, Gargano si recò dal Vescovo di Siponto, San Lorenzo Maiorano, per chiedere consiglio. Il Presule, discernendo un intervento soprannaturale, ordinò un triduo di digiuno e di preghiera pubblica affinché fosse rivelato il significato dell’accaduto. Allo scadere del terzo giorno (tradizionalmente l’8 maggio), l’Arcangelo Michele apparve al Vescovo e pronunciò queste parole:
«Hai fatto bene a chiedere a Dio ciò che era nascosto agli uomini. Un miracolo ha colpito l’uomo con la sua stessa freccia, affinché fosse chiaro che tutto ciò avviene per mia volontà. Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra. E poiché ho deciso di proteggere sulla terra questo luogo ed i suoi abitanti, ho voluto attestare in tal modo di essere di questo luogo e di tutto ciò che avviene patrono e custode. Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito. Va’ perciò sulla montagna e dedica la grotta al culto cristiano».
La seconda apparizione dell’Arcangelo Michele sul Monte Gargano, nota come «episodio della Vittoria» o «della Battaglia», avvenne nell’anno 492. Siponto era assediata da un esercito pagano proveniente da Napoli. I Sipontini, stremati e sul punto di arrendersi, si rivolsero al Vescovo San Lorenzo Maiorano, il quale, ispirato dalla devozione all’Arcangelo, indisse un triduo di digiuno, preghiera e penitenza.
Il popolo si radunò nella cattedrale di Santa Maria a Siponto per implorare protezione. Nella notte precedente la battaglia, mentre il Vescovo era raccolto in preghiera, San Michele gli apparve in visione, circondato da luce risplendente, e pronunciò queste parole:
«Non temete; le vostre preghiere sono state esaudite. Interverrò io stesso per dare la vittoria ai Sipontini. Voi, dunque, attaccherete battaglia all’ora quarta di questo stesso giorno».
Il Vescovo comunicò al popolo l’assicurazione angelica e ordinò di fortificarsi con i Sacramenti. All’ora stabilita i Sipontini e i Beneventani mossero contro i nemici: la vittoria fu totale e accompagnata da fenomeni prodigiosi che dimostrarono l’intervento diretto dell’Arcangelo. Una nube densa e oscura coprì la cima del Gargano; un violento terremoto scosse la terra; fulmini, saette e tuoni si abbatterono sugli invasori (fulminando seicento nemici); il mare si agitò con onde furenti. Nessun Sipontino o Beneventano rimase ferito, mentre gli avversari furono messi in fuga e inseguiti fino a Napoli. La battaglia si concluse l’8 Maggio, data che divenne il dies festus dell’Arcangelo sul Gargano e che spiega l’istituzione liturgica della festa dell’Apparizione di San Michele proprio l’8 Maggio nel Calendario cattolico.
La terza apparizione è del 493. Dopo la vittoria, il Vescovo Lorenzo Maiorano decide di obbedire al comando divino e di consacrare la grotta. Si reca a Roma per ottenere l’approvazione di Papa Gelasio, che autorizza la consacrazione, ordinando un nuovo triduo di digiuno e penitenza insieme ai Vescovi della Puglia.
Nella notte conclusiva del digiuno, l’Arcangelo Michele appare al Vescovo e gli dice:
«Non è compito vostro consacrare questa chiesa che io ho edificato; io stesso, che l’ho fondata, l’ho anche consacrata. Voi dovete soltanto entrare e, sotto il mio patronato, frequentare in preghiera il luogo».
Il mattino seguente (29 Settembre) il Vescovo, accompagnato da sette Vescovi delle Puglie, dal clero e dal popolo in processione solenne, si reca alla grotta. Durante il cammino si verifica un prodigio: alcune aquile spiegano le ali per riparare i pellegrini dai raggi del sole ardente. Entrati nella grotta, trovano già eretto un rozzo altare, coperto di un pallio vermiglio, sormontato da una croce, e impressa nella roccia l’orma del piede dell’Arcangelo. È su quell’altare che il Santo Vescovo celebra la prima Messa in quel luogo. Viene subito costruita una chiesa all’ingresso della grotta, dedicata all’Arcangelo proprio quello stesso 29 Settembre 493 (data che diverrà la festa della Dedicazione di San Michele, distinta dalla commemorazione dell’apparizione dell’8 Maggio) (1). La grotta stessa rimane «non consacrata da mano umana» e riceve il titolo di «Celeste Basilica».
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La devozione si diffuse rapidamente, soprattutto con l’arrivo dei Longobardi nel VII secolo, che elessero San Michele a protettore nazionale e ampliarono il complesso. Il santuario divenne meta di pellegrinaggi lungo la Via Sacra Langobardorum e, nei secoli, fu arricchito architettonicamente. La grotta conserva ancora oggi l’altare e l’orma del piede di San Michele.
Riflettendo su questi eventi prodigiosi, non possiamo non ammirare l’intervento straordinario dell’Arcangelo San Michele, il quale non si è limitato a proteggere i fedeli, ma è giunto addirittura a consacrare egli stesso la sacra Grotta del Gargano e a sbaragliare miracolosamente i nemici dei fedeli pugliesi. La Fede sincera e confidente di allora mosse il Cielo in aiuto al popolo cristiano; le preghiere del Vescovo e del popolo furono esaudite con potenza divina, perché animate da una fiducia pura e totale nella Provvidenza.
Oggi, purtroppo, il mondo e la Chiesa versano in una crisi così terribile proprio perché gli uomini hanno smarrito quella Fede pura e fiduciosa che tutto ottiene da Dio. Dove la preghiera si è fatta tiepida, dove la fiducia nella potenza divina è stata sostituita dalla presunzione umana, là il Cielo tace. È dunque urgente ritornare alla purezza della Fede e riaccendere la fiamma viva della Carità, senza la quale ogni sforzo resta vano.
In questo cammino di conversione ci soccorra e ci guidi la Regina del Santissimo Rosario di Pompei, che oggi, in questo giorno a Lei dedicato, invochiamo a mezzogiorno con la Supplica ispirata dal Beato Bartolo Longo.
E ricordiamo che, come egli stesso, un tempo arruolato nelle schiere nella setta infame – cioè la massoneria – e nemico giurato di Cristo e della Chiesa, fu toccato dalla Grazia, si convertì e riparò con zelo cristiano al male commesso, così anche i nemici di oggi possano essere illuminati dalla medesima Misericordia divina e ritornare umilmente al Signore.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 8 maggio MMXXVI
In Appartitione S.cti Michaëlis Archangeli
NOTE
1) La chiesa riformata ha abolito le due feste dell’Apparizione e della Dedicazione di San Michele Arcangelo, accorpando i tre Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele nella commemorazione del 29 Settembre.
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Immagine: Michele Arcangelo. Icona bizantina del XIII secolo proveniente dal Monastero di Santa Caterina, Sinai.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
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