Geopolitica
Il «segretario del genocidio» con famiglia di «lobbisti di Israele»: Blinken affrontato da un giornalista su genocidio e sionismo
Ulteriore parapiglia nell’ultima conferenza stampa del dipartimento di Stato USA dopo la rimozione del giornalista indipendente Sam Husseini.
Il giornalista d’inchiesta Max Blumenthal, direttore della testata Grayzone, ha affrontato il Segretario di Stato americano Antony Blinken in merito alla guerra israeliana a Gaza, che Washington non ha fatto nulla per fermare per 15 mesi.
Blinken è comparso all’ultima conferenza stampa del Dipartimento di Stato sulla presidenza Biden, pochi giorni prima del giuramento previsto del presidente eletto Donald Trump, per affermare che gli ultimi quattro anni sono stati caratterizzati da una diplomazia di successo.
In particolare, il segretario di Stato uscente ha descritto il cessate il fuoco tra Israele e Gaza come qualcosa che l’attuale amministrazione ha proposto nel maggio 2024, sebbene la maggior parte dei partecipanti ai colloqui abbia attribuito il merito all’intervento di Trump.
«Perché hai continuato a lanciare bombe quando avevamo un accordo a maggio?», si sente dire Blumenthal a un certo punto. «Sapevamo tutti c’era un accordo. Tutti in questa stanza sanno che avevamo un accordo, Tony, e tu hai continuato a lanciare bombe».
My final words for Tony Blinken, Secretary of Genocide, and his smirking press secretary, Matt Miller pic.twitter.com/DuLnepSwDl
— Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) January 16, 2025
«Perché hai sacrificato l’ordine basato sulle regole sotto il mantello del tuo impegno per il sionismo?» ha continuato Blumenthal. «Perché hai permesso che i miei amici venissero massacrati? Perché hai permesso che le case dei miei amici a Gaza venissero distrutte quando avevamo un accordo a maggio?»
Blumenthal ha accusato Blinken di aver contribuito a «distruggere la nostra religione, l’ebraismo, associandola al fascismo» e, in quella che solo per chi non legge Renovatio 21 può essere una rivelazione, ha sottolineato che il suocero e il nonno del segretario di Stato erano «lobbisti di Israele».
Come ha scritto Renovatio 21 ancora anni fa, il padre Donald Blinken era ambasciatore in Ungheria, lo zio Alan ambasciatore in Belgio. Il nonno Maurice Henry Blinken fu uno dei primi finanziatori dello Stato di Israele.
L’analista geopolitico francese Thierry Meyssan ha sostenuto che la madre di Blinken sarebbe di origine ucraine; altre fonti dicono invece che i nonni erano ebrei ungheresi.
Secondo quanto riportato, alla fine della celeberrima intervista di Tucker Carlson a Putin, il presidente russo avrebbe detto che secondo gli archivi gli antenati di Blinken sarebbero russi, a differenza di quanto dice l’oramai ex segretario di Stato che li identifica come ucraini di Kiev.
«Lo ha detto più volte. Ha detto che i suoi parenti, il suo bisnonno, sono fuggiti dalla Russia a causa dei pogrom ebraici. Questa questione viene sollevata continuamente in vari paesi del mondo – in Europa, negli Stati Uniti – con l’obiettivo di demonizzare la Russia, mostrando che è popolata da barbari, teppisti e furfanti», ha detto il leader russo.
«Ma in realtà, se consideriamo le parole dell’attuale Segretario di Stato non come slogan politici, ma dal punto di vista della natura dei problemi, tutto diventerà molto più chiaro», ha continuato. «Ad esempio, abbiamo tutto nei nostri archivi. Il bisnonno di Blinken lasciò l’impero russo. Per quanto ne so, era nato da qualche parte nella regione di Poltava, ma si era trasferito a Kiev ed era fuggito da questa città».
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Putin si chiede: «sorge una domanda: Blinken vede davvero Kiev e i territori circostanti come il territorio tradizionale della Russia?»
Putin ritiene che, facendo tali osservazioni, Blinken «indichi almeno che non esisteva l’Ucraina nel 1904 – l’anno in cui il bisnonno di Blinken partì da Kiev per gli Stati Uniti – perché dice di essere fuggito dalla Russia».
«A quanto pare, Blinken è il nostro uomo. Ma non dovrebbe fare dichiarazioni pubbliche di questo tipo. Potrebbe portare al fallimento», ha avvertito il presidente russo.
«Perché hai permesso che l’Olocausto dei nostri tempi accadesse? Come ci si sente ad avere come eredità un genocidio?» ha continuato il Blumenthal mentre la sicurezza lo portava via dalla sala briefing.
Quando il portavoce del Dipartimento di Stato Matt Miller si è avvicinato, Blumenthal gli ha detto che «ha sorriso compiaciuto per tutta la faccenda ogni giorno. Tu hai sorriso compiaciuto per il genocidio».
Blumenthal, che è figlio di un noto giornalista che si occupò della CIA, ha pubblicato il video di un minuto della colluttazione su X, definendo Blinken il «segretario del genocidio».
L’amministrazione Biden ha continuato a fornire aiuti finanziari e militari a Israele durante i 15 mesi di guerra contro Hamas a Gaza, che hanno causato circa 46.000 vittime nell’enclave palestinese. Gli Stati Uniti hanno anche condannato il Sudafrica per aver accusato Israele di genocidio dinanzi alla Corte internazionale di giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, all’ultimo briefing anche il giornalista Sam Husseini è stato trascinato via dalla sicurezza per aver posto delle domande.
Reporter @samhusseini was just physically dragged from Blinken’s briefing. “Why aren’t you at The Hague?” he asked. pic.twitter.com/Nvs10aFjgh
— Ryan Grim (@ryangrim) January 16, 2025
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Blinken rappresenta forse uno dei casi più osceni e grotteschi dell’incompetenza, mista ad impudenza (in ebraico: chutzpah) dell’era Biden. Resterà a futura memoria la sua performance a Kiev, dove ha suonato con la chitarra elettrica una cover di Neil Young («Keep on rocking on the free world») mentre gli USA consegnavano altre armi portando al prolungamento di una guerra che ha ucciso forse mezzo milione di ragazzi ucraini.
The Russians are grinding away the Ukrainian military every day and Anthony Blinken is spotted playing guitar in a Kiev bar.
You can’t make this up. pic.twitter.com/eqsGmea8vm
— Woke Societies (@wokesocieties) May 14, 2024
Nerone chi sei. Nerone non ti temo.
Per fortuna, questo scempio sta per finire.
Milioni di vite di ucraini e russi stanno, più o meno consapevolmente, ringraziando.
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Immagine screenshot da Twitter
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La Weidel (AfD): Von der Leyen immune alla democrazia
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Geopolitica
L’Iran presenta nuove condizioni di pace e afferma che «la palla è nel campo degli Stati Uniti»
Teheran ha presentato un nuovo piano di pace completo, ha dichiarato sabato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, aggiungendo che «la palla è ora nel campo degli Stati Uniti».
Sia gli Stati Uniti che l’Iran si sono precedentemente accusati a vicenda di aver proposto condizioni inaccettabili, poiché il cessate il fuoco raggiunto quasi un mese fa non ha prodotto un accordo.
I negoziati sono stati ulteriormente complicati dal duplice blocco dello Stretto di Ormuzzo da parte dell’Iran e degli Stati Uniti e dalla ripresa della campagna di bombardamenti israeliani in Libano.
«La Repubblica islamica dell’Iran ha presentato al Pakistan, in qualità di mediatore, il suo piano per porre fine in modo definitivo alla guerra imposta, e ora la palla è nel campo degli Stati Uniti, che dovranno scegliere tra una soluzione diplomatica o la continuazione dell’approccio conflittuale», ha dichiarato Gharibabadi, secondo quanto riportato dalla testata governativa Press TV.
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Secondo i media iraniani, il piano in 14 punti rappresenta una controproposta al documento in nove punti presentato in precedenza dagli Stati Uniti. Le agenzie di stampa hanno riferito che le condizioni poste dall’Iran includono garanzie di sicurezza, il ritiro delle truppe americane dalla regione, la revoca delle sanzioni e la fine della guerra «su tutti i fronti», Libano compreso.
Secondo alcune fonti, l’Iran starebbe anche cercando di ottenere un risarcimento dagli Stati Uniti e un nuovo quadro normativo per lo Stretto ormusino.
In un post pubblicato sabato su Truth Social, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che avrebbe presto esaminato il piano, aggiungendo però di non riuscire a «immaginare che possa essere accettabile». In precedenza, il presidente aveva detto ai giornalisti di «non essere soddisfatto» delle condizioni poste dall’Iran e aveva minacciato di «distruggerli completamente e annientarli per sempre».
Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran di abbandonare completamente il suo programma nucleare e di consegnare le sue scorte di uranio arricchito, una condizione che Teheran ha categoricamente respinto, insistendo sul fatto che il suo programma nucleare è destinato esclusivamente a usi civili.
Sebbene le prospettive di un accordo di pace restino incerte, i prezzi del petrolio hanno superato questa settimana i 120 dollari al barile per la prima volta dal 2022.
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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
Geopolitica
La Russia è ora il principale fornitore di petrolio alla Siria post-Assad
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