Connettiti con Renovato 21

Gender

Il ministro, la Concia, la suora: il circo della scuola tradita

Pubblicato

il

La canea che si è levata dopo l’ultima iniziativa del ministro Valditara dà la percezione chiara di come si sia perduta la consapevolezza del compito, insostituibile, che appartiene alla scuola. A cominciare da chi è chiamato ad amministrarla dall’alto della poltrona ministeriale.

 

Ricapitoliamo in sintesi i fatti, con qualche antefatto. Il partito di plastica dell’attuale presidente del consiglio ha raccolto una valanga di voti essendo presentato (da comparse arruolate alla bisogna) come baluardo contro la propaganda gender e dintorni. Quante volte si è sentito ripetere, a pappagallo, che sì, è vero che l’esecutivo «di destra» riproduce, enfatizzandolo, il programma del piddì (guerra, armi, sanità, economia, eccetera eccetera), però alt: almeno sul gender è una garanzia, con la Schlein avremmo già gli ellegibbitì a fare invasione di aula.

 

Un ritornello in bocca a quelli che, fermi alla distinzione destra-sinistra e anti mancini per riflesso pavloviano, dovevano difendere una indifendibile posizione filogovernativa. 

 

Ma le cose sono andate un po’ diversamente. Cavalcando un fatto di cronaca nera strumentalizzato all’inverosimile per fini politico-mediatici, il ministro «competente», che già aveva dimostrato in varie circostanze la propria stoffa, è riuscito nell’impresa di andare oltre ogni più rosea aspettativa della sinistra arcobaleno: con mano lestissima ha introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione al pensiero di Gino Cecchettin insieme all’educazione alle relazioni – per dire «basta alla cultura machista e maschilista che ancora inquina il nostro Paese» (cioè il gender al quadrato con testimonial di eccezione) – mettendola sotto la accorta regia di una signora che di maschi se ne intende perché ha sposato un’altra donna e che comunque è coadiuvata da una suora e da un’altra signora a caso. Il tutto, per la modica cifra di quindici milioni di euro.

 

Il pacchetto però era talmente surreale che in molti non l’hanno presa benissimo e il malcapitato ministro è stato sommerso dai fischi.

 

Come sempre, si sono subito distinti i cattofenomeni che hanno alzato il falso bersaglio – lo stalking horse – su cui sparare e hanno fatto il pieno di firme inutili, di pollici alzati e dei dati informatici di chi ci casca. Per loro il problema, quello per cui bisogna strillare e strapparsi i capelli, è la signora Concia, in quanto lesbica dichiarata e praticante.

 

E però il ministro, al quale non la si fa, per compensare l’attivista iridata aveva appunto piazzato la suora di guardia, e contro la suora i baciapile mica possono picchiare. La suora, prontamente calata nella sua nuova parte istituzionale, si è sentita in dovere di correre in soccorso della trovata del ministro e ha cercato in una intervista di giustificare l’ingiustificabile, rendendo la vicenda ancor più grottesca. 

 

Smentendo il ministro che aveva detto il contrario (ma nel regno dell’assurdo va bene così) dichiara: «Paola Concia non coordina il progetto “Educare alle relazioni”, è una fake news: tutte e tre abbiamo lo stesso ruolo». Rivendica l’esistenza di un triumvirato (o forse si dovrebbe dire triumvirata), perché tre femmine sono meglio di una, e come darle torto. 

 

Prosegue con un triplo carpiato piuttosto gustoso: «solo non politicizzando la questione riusciamo a contrastare la violenza». In effetti non si vede ombra di politicizzazione in questa faccenda, zero proprio, e la suora fa bene a sottolinearlo perché, come consigliava sempre un vecchio penalista ai suoi clienti: bisogna negare tutto, soprattutto l’evidenza. 

 

Ma il bello viene dopo: «il progetto prevede la creazione di gruppi di discussione che hanno come protagonisti i ragazzi, con la moderazione del docente di classe che sarà formato da Indire, con materiale fornito dall’Ordine degli psicologi e dei pedagogisti».

 

Cioè, la suora ci informa che il delicato argomento viene dato in pasto a gruppi di ragazzini nutriti solo dal mangime unico della propaganda, e se per avventura qualcuno di loro si cibasse di qualcos’altro, o avesse l’ardire di elaborare un pensiero in autonomia, verrebbe coperto di ignominia (lo sa, la suora, che succede così?).

 

Ci informa poi che i docenti moderano la discussione, ma – attenzione! – essi non sono ritenuti idonei sic et simpliciter a fare da moderatori, no: prima devono essere «formati» dalla struttura di regime, sul materiale fornito dall’Ordine degli psicologi. Per inciso, si parla di quell’ordine che ha fama di tollerare non proprio benissimo le posizioni non allineate e che da poco ha riformato il proprio codice deontologico modificando la disciplina del consenso informato (nel senso che lo psicologo stesso, scavalcando la volontà del paziente o dei suoi genitori se minorenne, può procurarsi dalla autorità giudiziaria l’autorizzazione a praticare un trattamento) e quella del segreto professionale.

 

Insomma, che il materiale su cui i docenti devono essere formati per procurarsi il patentino di bravi moderatori provenga da lì, ci rassicura tutti. Grazie suora. 

 

Aggiunge poi a margine che «fondamentale sarà il ruolo delle famiglie, a cui spetta il compito di raccordare le modalità di attuazione del progetto». Raccordare con cosa? Quali famiglie? Reclutate come? Cara suora, qui ogni singola famiglia deve dire la propria, perché l’ambito educativo, che il ministro e il «triumvirago» pretendono di invadere per espropriarlo, semplicemente le appartiene. Quindi i «raccordi» li rispediamo al mittente.

 

L’intervista si conclude con un’ultima acrobazia: «questo progetto non si occupa di LGBT e gender, non porterà questi temi nelle scuole, voglio essere chiara. Si tratta di aiutare le ragazze ad avere piena consapevolezza di se stesse, aiutare i ragazzi al rispetto della donna e al contrasto della violenza».

 

Non prendiamoci in giro, fuori dalla favoletta raccontata a favor di pennivendolo, sappiamo tutti, detrattori e sostenitori, cosa il progetto porterà nelle scuole e abbiamo pure capito, per averne già assaggiato l’antipasto in questi giorni trascorsi di delirio organizzato, che alle ragazze viene inculcata la diffidenza e il disprezzo per i maschi, a meno che non siano adeguatamente svirilizzati; ai ragazzi viene inculcato un generico senso di colpa per la propria stessa natura, da emendare per principio. Le prime si sentono legittimate a diventare delle erinni, i secondi o si rassegnano ad aderire allo status di eunuco, oppure si chiudono nel loro guscio, col rischio concreto che mandino tutti a farsi benedire.

 

Si consiglia a suor Monia di farsi un giro turistico nelle scuole, così, giusto per capire a quali assurdità abbiano dato la stura i recenti proclami ministeriali sul tema.

 

In ogni caso, il tentativo di salvataggio del ministro da parte della suora non è bastato, perché il primo, alla fine, è stato costretto a rimangiarsi l’idea: «dal momento che la scuola italiana ha bisogno di serenità e non di polemiche, ho deciso di non attivare l’incarico di garanti del progetto “educazione alle relazioni” a suor Anna Monia Alfieri, Paola Concia e Paola Zerman [in effetti la gerarchia ha subito una revisione in extremis, ndr]. Rinnovo loro i ringraziamenti per la disponibilità e la generosità dimostrate. Il progetto “educare alle relazioni” andrà avanti senza alcun garante». 

 

Cioè il ministro in sostanza ci dice una cosa tipo: «ho licenziato i piloti perché creavano troppo scompiglio, ma l’aereo parte lo stesso, allacciate le cinture di sicurezza».

 

Dopo di che, come prevedibile, partono le accuse di omofobia e i lai per la discriminazione subìta. Si segnala per velocità di esecuzione il presidente del Senato, La Russa, che ha telefonato a Paola Concia per esprimerle solidarietà prima ancora che lei si lamentasse. E il circo continuerà. Pop corn.

 

Ora, che la storia sia di per sé esilarante, non è una buona notizia, perché di mezzo ci sono i bambini e i ragazzi italiani. Però, se non altro, ci dimostra con disegnini facili facili dove porti non solo lo snaturamento della scuola programmaticamente perseguito negli ultimi decenni, ma più ancora l’oblio che è calato sulla sua vera funzione. 

 

Al ministro dovrebbe ricordarla il nome del dicastero di cui è pro tempore il titolare: compito esclusivo della scuola è quello di istruire. È attraverso l’istruzione, infatti, che la scuola indirettamente educa, senza intaccare le prerogative (educazione diretta) della famiglia.

 

E si dà il caso che l’istruzione in Italia versi in uno stato comatoso, come puntualmente attestano i rapporti degli enti rilevatori: l’analfabetismo dilaga e le abilità cognitive degli scolari, in tutte le principali discipline, sono degradate a livelli imparagonabili a quelli di un passato anche recente. 

 

Il ministro, dunque, avrebbe davvero molto da fare prima di fare ciò che non dovrebbe. 

 

Gli strumenti che la scuola può e deve offrire sono quelle conoscenze, durevoli e universali, che, avendo resistito alla prova del tempo, compongono una base culturale solida, necessaria a formare menti libere e pensanti, capaci di leggere criticamente la realtà delle cose attraverso le sue leggi e al riparo dalle mistificazioni.

 

Inseguire i fenomeni mediatici e i flussi emotivi, lasciarsi trasportare dai venti delle mode, fare propri gli slogan corrivi della propaganda, reclutare influencer ed esperti assortiti (al posto dei docenti che, studiosi della propria materia, ne sappiano trasmettere la sostanza e l’amore), nulla ha a che vedere con il ruolo dell’istituzione. Ne lede anzi, e irrimediabilmente, il prestigio e l’autorevolezza. 

 

Parimenti, imporre modelli di comportamento e dettare imperativi morali attraverso «educazioni» ideologicamente orientate corrompe l’essenza stessa della scuola perché da un lato le impedisce di svolgere bene il proprio compito culturale e scientifico, abbandonando i giovani all’ignoranza e al disorientamento esistenziale, dall’altro la legittima a conculcare la libertà dell’alunno.

 

E in questo modo le è intestato un abnorme potere omologante, che evoca modelli di chiara matrice totalitaria.

 

Una scuola che tornasse a essere scuola e che, istruendo a dovere le giovani generazioni, onorasse il primo dei suoi servizi – ovvero quello di insegnare e coltivare il linguaggio affinché tutti siano in grado di esprimersi, di ascoltare e di comprendere gli altri – oltre a diventare vivaio e palestra di libertà, darebbe un contributo strutturale insostituibile a contrastare qualsiasi forma violenza. Contro chiunque.

 

Elisabetta Frezza

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



 

Gender

Funerale blasfemo di un transessuale celebrato nella cattedrale di San Patrizio a Nuova York: ecco i risultati della Fiducia Supplicans

Pubblicato

il

Da

La scorsa settimana nella cattedrale di San Patrizio a Nuova York è stato celebrato il funerale di un attivista LGBT transessuale. La vicenda ha sconvolto e oltraggiato migliaia di cattolici americani e non solo.   Le esequie sacrileghe di «Cecilia Gentili», che in realtà era un uomo argentino che si diceva ateo e che, secondo LifeSiteNews, aveva lavorato come prostituta, hanno suscitato sgomento e orrore tra i fedeli.   Durante la cerimonia sono stati fatti riferimenti a Santa Cecilia, una vergine che fu martirizzata per aver rifiutato di rinunciare alla fede cattolica, in relazione alla prostituta transessuale defunta. «Questa puttana. Questa grande puttana. Santa Cecilia, madre di tutte le puttane!» ha detto blasfemamente un individuo nell’eulogio funebre.   Piuttosto giustamente, il New York Times ha definito il funerale come «un evento senza precedenti nella storia cattolica».  

Sostieni Renovatio 21

Secondo le foto fornite dal NYT, «i fogli della messa e una foto vicino all’altare mostravano la signora Gentili aureolata circondata dalle parole spagnole per “travestito”, “puttana”, “beata” e “madre” sopra il testo del Salmo 25».   Uno degli amici di Gentili ha pregato Dio per l’accesso a «un’assistenza sanitaria che affermi il genere» durante le preghiere di intercessione. Ad un certo punto, un partecipante al funerale ha cambiato il testo dell’Ave Maria e ha cantato l’Ave Cecilia mentre ballava per le navate, riferisce sempre più sbalordito (pure lui) il New York Times.   Il NYT ha descritto il funerale come «una celebrazione della sua vita e un esuberante pezzo di teatro politico». Realizzato, ricordiamo noi, in quello che è il palazzo sacro che rappresenta la tradizione del cattolicesimo americano.   Gli organizzatori del funerale hanno visto l’evento come una dichiarazione politica contro la tradizionale fede cattolica, dicendo al giornale neoeboraceno che sperano che le celebrazioni di «Cecilia» vengano ricordate come un momento importante nella storia della «comunità LGBT», simile alle proteste del 1989 in cui gli attivisti si incatenarono ai banchi della cattedrale di San Patrizio nel 198 in protesta contro la posizione della Chiesa cattolica sull’omosessualità.   Molte voci su internet riconoscono che si è trattato di un’operazione di un gruppo di attivisti transessuali anticattolici riusciti a portare la loro derisione della Fede sin dentro la chiesa più importante della metropoli statunitense.   «Permettono solo questa presa in giro della fede cristiana. Le persone che lo permettono ti odiano» ha scritto su Twitter Catholic Vote, riferendosi probabilmente al cardinale Dolan.
In un comunicato stampa pubblicato il 17 febbraio, l’ufficio comunicazioni della cattedrale di San Patrizio ha affermato che «sapeva solo che parenti e amici chiedevano una messa funebre per un cattolico e non aveva idea che la nostra accoglienza e la nostra preghiera sarebbero state degradate in un modo così modo sacrilego e ingannevole». «Su indicazione del cardinale, abbiamo offerto un’adeguata Messa di riparazione», ha affermato l’Ufficio.  

Aiuta Renovatio 21

Uno degli attivisti transgender ha affermato di aver ingannato la Cattedrale di San Patrizio nascondendo «l’identità transgender» di Gentili. Tuttavia, i due sacerdoti incaricati dalla Cattedrale di celebrare il servizio funebre, padre Edward Dougherty e padre Andrew King, non hanno offerto alcun rimprovero per gli atti sacrileghi e blasfemi avvenuti durante il servizio.   Padre Dougherty si è riferito a Gentili, un uomo che soffriva di confusione di genere, come «nostra sorella Cecilia» durante la cerimonia funebre. «Tranne la domenica di Pasqua, non abbiamo davvero un pubblico così ben vestito» ha detto provocando forti applausi tra la folla di attivisti transgenderri.     Padre Dougherty, nominato parroco della cattedrale di San Patrizio dal cardinale Dolan, ha detto che il cardinale gli ha chiesto di «portare una dimensione missionaria alla parrocchia». Il New York Times ha osservato nel suo articolo che sia il cardinale Dolan che Papa Francesco hanno compiuto «passi verso l’inclusione» delle «persone transgender» negli ultimi anni, ad esempio, permettendo loro di essere padrini o testimoni ai matrimoni cattolici, così come permettendo agli omosessuali «genitori» di far battezzare i propri figli.   LifeSiteNews ha lanciato una petizione per chiedere un esorcismo alla cattedrale di San Patrizio dopo il funerale blasfemo. Secondo il sito pro-life canadese il cardinale Dolan in una dichiarazione ad una donna che lo avrebbe approcciato dopo una messa avrebbe definito padre Dougherty «un eroe».   È chiaro a chiunque che siamo entrati nel pieno dell’era del cattolicesimo della Fiducia Supplicans, ossia della chiesa omotransessualizzata.   Come scrive la giornalista Maike Hickson «è chiaro: Fiducia Supplicans apre la porta ai sacrilegi nelle chiese da parte degli attivisti LGBT. Pertanto: i fedeli cattolici esortano i vescovi a fermare Fiducia Supplicans alla luce dello scandalo della Cattedrale di San Patrizio».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Gender

Il Servizio Sanitario Nazionale britannico promuove il «latte trans»

Pubblicato

il

Da

Le secrezioni dai capezzoli dei transessuali indotte dai farmaci sono buone quanto il latte materno per i bambini, ha affermato l’unità NHS (il Servizio Sanitario Nazionale Britannico) degli ospedali dell’Università del Sussex, Gran Bretagna, in una lettera agli attivisti resa pubblica domenica in un rapporto del think tank britannico Policy Exchange.

 

Il direttore medico dell’azienda sanitaria, Rachel James, ha sostenuto che il cocktail di farmaci off-label che gli uomini che passano alle donne assumono per produrre latte era «simile agli ormoni naturali che incoraggiano lo sviluppo dell’allattamento quando il bambino è appena nato».

 

«Le prove disponibili dimostrano che il latte è paragonabile a quello prodotto dopo la nascita di un bambino», ha scritto James nella lettera inviata lo scorso agosto a Children of Transitioners, un’organizzazione che si dice «una risorsa per chiunque abbia un genitore transgender».

Sostieni Renovatio 21

Gli uomini biologici che desiderano allattare devono prima assumere ormoni per far crescere le ghiandole mammarie e poi assumere alte dosi di domperidone o metoclopramide per stimolare la produzione di latte. Nessuno dei due farmaci è approvato per questo uso, anche se occasionalmente vengono prescritti off-label a donne che hanno difficoltà ad allattare.

 

Tuttavia, il produttore di domperidone, la grande farmaceutica Janssen, avverte i pazienti che il farmaco «può causare effetti collaterali indesiderati a carico del cuore in un bambino allattato al seno» e «dovrebbe essere usato durante l’allattamento solo se il medico lo ritiene chiaramente necessario», riporta RT.

 

L’USHT ha raddoppiato le sue affermazioni secondo cui il «latte materno» era buono quanto il latte materno. «Noi sosteniamo i fatti della lettera e le prove citate a loro sostegno», si legge in una nota.

 

Secondo quanto riferito, tali prove includevano una manciata di articoli vecchi di decenni che confrontavano il latte prodotto mediante lattazione indotta con il latte materno dopo il parto – apparentemente senza distinguere tra latte prodotto da donne biologiche e quello prodotto da uomini biologici – e la raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul latte materno (che viene sempre più spesso chiamato «latte umano») rispetto al latte artificiale.

 

L’unità del NHS ha anche citato uno studio del 2022 che ha rilevato che non vi erano «effetti collaterali infantili osservabili» nei bambini di transessuali in allattamento. Tuttavia, i critici hanno sottolineato che lo studio è durato solo cinque mesi e non ha previsto alcun follow-up a lungo termine. La maggior parte degli scritti sull’argomento «non hanno esaminato cosa c’è nel latte stesso», ha detto un esperto medico al Daily Mail.

 

Il gruppo ha ammesso che la sua politica si basava sui consigli di «organizzazioni esterne», anche se non ne ha fatto i nomi. Secondo quanto riferito, l’USHT è stata la prima azienda sanitaria del Regno Unito ad adottare il termine «birthing people» come parte dei suoi sforzi di inclusività.

Aiuta Renovatio 21

Denunciando le affermazioni del fondo fiduciario del NHS come «squilibrate e ingenue», Lottie Moore, responsabile per l’uguaglianza e l’identità di Policy Exchange, ha criticato l’organizzazione per «compromettere i diritti delle donne e la tutela dei bambini» incoraggiando pratiche non sicure.

 

«Il benessere di un bambino deve sempre avere la precedenza sulle politiche identitarie e sui sistemi di credenze contestate che non sono basate sull’evidenza», ha detto al Daily Mail.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa l’inglese fu attaccato anche per espressioni come «latte materno», che bisogna sostituire con «human milk», «latte umano»), «parent’s milk» («latte dei genitori») e persino, in modo più ridicolo, «father’s milk», cioè «latte paterno».

 

Una guida pubblicata dall’Academy of Breastfeeding Medicine, un ente americano che si occupa di allattamento suggeriva anche di usare i termini «genitore gestazionale» invece di «madre», «lactating person» («persona che allatta»), e varianti di questo tipo.

 

Il linguaggio di «inclusione» dei trangender avanza nei reparti di maternità del Regno Unito, dove è stata proposta la sostituzione del termine «breastfeeding» («allattamento al seno») con «chestfeeding» («allattamento al petto»).

 

Come riportato da Renvatio 21, l’anno scorso l’ente di beneficenza medico britannico Jo’s Cervical Cancer Trust ha suggerito agli operatori sanitari di utilizzare i termini «bonus hole» («buco bonus») e «front hole» («buco frontale») al posto della parola «vagina» per dimostrare così accoglienza negli screening cervicali nei confronti di transessuali e i pazienti non binari.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21



Immagine su licenza Envato

Continua a leggere

Gender

La Grecia legalizza il matrimonio omosessuale

Pubblicato

il

Da

I legislatori greci hanno votato per legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso nel paese, nonostante la ferma opposizione della Chiesa ortodossa greca e di quasi metà della popolazione.   Il disegno di legge è stato approvato giovedì da 176 deputati nel parlamento greco composto da 300 seggi; 76 lo hanno respinto e 46 non erano presenti al voto. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha elogiato la mossa, affermando che la Grecia è «orgogliosa» di diventare la sedicesima Unione europea a legiferare sull’ «uguaglianza dei matrimoni».   «Questa è una pietra miliare per i diritti umani, che riflette la Grecia di oggi: un Paese progressista e democratico, impegnato con passione nei valori europei», ha scritto in un post su Twitter.   La Grecia ha legalizzato le unioni civili tra persone dello stesso sesso nel 2015, garantendo a queste coppie alcuni diritti e benefici, ma non è stato consentito loro di adottare bambini. Il nuovo disegno di legge garantisce pieni diritti genitoriali ai partner sposati dello stesso sesso, ad eccezione delle coppie gay maschili, a cui non sarà ancora consentito avere figli attraverso madri surrogate.

Sostieni Renovatio 21

La misura è stata approvata dal partito Nuova Democrazia di Mitsotakis con il sostegno di quattro partiti di sinistra; è passato nonostante alcuni conservatori del partito al governo si opponessero.   «Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è un diritto umano… e non è un obbligo internazionale per il nostro Paese», ha detto al Parlamento l’ex primo ministro Antonis Samaras. “I bambini hanno il diritto di avere genitori di entrambi i sessi».   Un sondaggio d’opinione condotto a gennaio dal sondaggista nazionale Alco ha mostrato che circa il 49% dei greci si oppone alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, con solo il 35% a favore; Il 16% ha rifiutato di rispondere.   Le riforme sono state fermamente contrastate anche dalla Chiesa ortodossa di Grecia, che ha un’influenza significativa nella società e nella politica poiché oltre l’80% degli 11 milioni di persone del Paese si identifica come greco-ortodossa.   Si tratta quindi del primo Paese a maggioranza ortodossa a legalizzare il matrimonio omosessuato.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Più popolari