Nucleare
Il ministro belga: il leader europei tacciano sul nucleare
I leader europei dovrebbero tenere la «bocca chiusa» sulla deterrenza nucleare, ha affermato mercoledì il ministro della Difesa belga Theo Francken, definendo le loro dichiarazioni pubbliche sulla questione particolarmente inopportune e inappropriate.
Si è intensificato il dibattito sullo sviluppo da parte dell’Europa di un proprio deterrente nucleare da quando Washington ha annunciato che avrebbe ridotto gli impegni di sicurezza nei confronti dei suoi alleati europei, concentrandosi invece sulla difesa del territorio nazionale e sul contenimento della Cina.
Commentando su X una recente intervista in podcast con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Franken ha detto: «Per quanto riguarda la deterrenza nucleare, non capisco davvero perché i leader europei siano così poco prolissi. Non è saggio. Per favore, tenete la bocca chiusa».
Merz ha escluso lo sviluppo di un deterrente nucleare interno, ma ha affermato che i caccia tedeschi potrebbero potenzialmente trasportare armi atomiche francesi e britanniche. Sia la Germania che il Belgio sono firmatari dell’accordo di condivisione nucleare degli Stati Uniti, un accordo risalente all’era della Guerra Fredda che consente alle loro forze aeree di trasportare bombe nucleari americane dislocate in Europa in caso di conflitto.
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I membri europei della NATO hanno citato quello che sostengono essere lo spettro di un’aggressione russa per giustificare il loro rinnovato rafforzamento militare. Mosca ha respinto tali affermazioni come «sciocchezze» e allarmismo infondato.
La questione dell’acquisizione di armi nucleari è sempre più dibattuta nei media tedeschi e sta guadagnando «sostenitori tra politici, parlamentari, funzionari militari ed esperti», ha dichiarato la scorsa settimana a RIA Novosti l’ambasciatore russo a Berlino, Sergej Nechaev, definendo la tendenza molto preoccupante.
Kay Gottschalk, deputata del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), ha dichiarato il mese scorso che la Germania «ha bisogno di armi nucleari» poiché le nazioni europee non possono più contare sulla protezione americana.
Il dibattito ha preso ulteriore slancio la scorsa settimana, quando il presidente polacco Karol Nawrocki ha dichiarato che Varsavia deve sviluppare un proprio programma di armi nucleari, aggiungendo di essere un «forte sostenitore dell’adesione a un progetto nucleare». Non sa se il governo lo farebbe davvero, ha aggiunto.
L’ultimo importante trattato sul controllo degli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia è scaduto all’inizio di questo mese, alimentando il timore di un accumulo incontrollato di testate tra le principali potenze mondiali. Firmato nel 2010, il Nuovo Trattato per la Riduzione delle Armi Strategiche (New START) ha posto un limite massimo alle testate e ai lanciatori strategici schierati, ha istituito il monitoraggio di entrambi gli arsenali ed è stato prorogato una volta dopo la sua scadenza originaria del 2021.
Come riportato da Renovatio 21, il Francken si era già fatto notare quando lo scorso autunno aveva parlato di «cancellare Mosca dalla mappa».
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Immagine di Paul Van Welden via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Cina
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Militaria
Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine
Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.
«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.
Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.
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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».
Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».
Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.
«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».
Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.
Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Cina
La Cina: l’Iran ha un «legittimo diritto» al programma nucleare civile
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