Geopolitica
Il Libano libera Annibale Gheddafi
Le autorità libanesi hanno rilasciato su cauzione Annibale Gheddafi, figlio del defunto leader libico Muammar Gheddafi, dopo quasi dieci anni di detenzione per l’accusa di aver nascosto informazioni su un religioso scomparso.
Il rilascio di Gheddafi, avvenuto lunedì, è seguito a un’ordinanza del tribunale che ha ridotto la cauzione da 11 milioni di dollari a circa 900.000 dollari e ha revocato il divieto di viaggio imposto dal suo arresto nel 2015.
«Annibale è ufficialmente libero e ha pieno diritto di scegliere la destinazione che preferisce», ha dichiarato all’AP il suo avvocato, Charbel Milad al-Khoury.
Gheddafi, 49 anni, è stato trattenuto a Beirut senza processo con l’accusa di aver occultato informazioni sulla scomparsa, nel 1978, dell’eminente religioso sciita libanese Musa al-Sadr e di due suoi collaboratori durante una visita in Libia. Il destino del religioso rimane uno dei più antichi misteri politici del Libano. I seguaci di al-Sadr accusano l’ex regime libico di averlo rapito dopo un incontro con il padre di Annibale, Muammar Gheddafi, accusa che Tripoli ha sempre negato.
Annibale Gheddafi, sposato con una modella libanese, è stato arrestato in Libano dopo essere stato rapito da un gruppo armato in Siria, dove viveva in esilio in seguito alla rivolta del 2011 sostenuta dalla NATO che portò alla deposizione e all’uccisione del padre.
La sua famiglia e il governo libico di Tripoli hanno ripetutamente chiesto il suo rilascio, citando il «peggioramento» delle sue condizioni di salute. Sostengono che avesse solo due anni quando il religioso è scomparso e che non avesse alcun legame con l’incidente.
La scorsa settimana, una delegazione del governo libico ha visitato il Libano per negoziare il caso di Annibale Gheddafi. Il suo avvocato ha dichiarato che i funzionari hanno presentato alle autorità libanesi un fascicolo d’indagine sul caso dell’Imam Al-Sadr. L’agenzia Associated Press, citando una dichiarazione del Ministero della Giustizia libico, ha riferito che la delegazione ha pagato la cauzione.
In una dichiarazione del mese scorso, il ministero della Giustizia ha affermato che il figlio dell’ex leader è detenuto illegalmente, aggiungendo che le autorità libanesi saranno ritenute «responsabili della sua salute e della sua vita».
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Immagine screenshot da YouTube
Geopolitica
Putin: l’Iran sta compiendo passi concreti per risolvere il conflitto con gli Stati Uniti
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Geopolitica
La Siria islamista valuta l’invio di migliaia di soldati in Yemen
La Siria governata ora dagli islamisti potrebbe unirsi all’offensiva militare sostenuta dall’Arabia Saudita contro gli Houthi in Yemen, schierando migliaia di soldati. Lo riporta Axios, che cita funzionari statunitensi.
Le forze governative yemenite riconosciute a livello internazionale hanno avviato una vasta controffensiva per riprendere i territori occupati dagli Houthi, sostenuti dall’Iran e noti anche come Ansar Allah, comprese le zone intorno allo stretto strategico di Bab el-Mandeb. La coalizione a guida saudita ha appoggiato l’operazione con pesanti raid aerei sulle posizioni Houthi.
Secondo Axios Riyadh e Damasco stanno discutendo il dispiegamento di un massimo di 20.000 soldati siriani. Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, in precedenza conosciuto come il terrorista jihadista ricercato al-Jolani alla guida del gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), starebbe valutando la proposta, ma non avrebbe ancora deciso.
La questione sarebbe emersa martedì a Riyadh, nell’incontro tra al-Jolani e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, secondo le fonti. L’Arabia Saudita punta a rafforzare le forze governative yemenite, che i funzionari statunitensi descrivono come meno addestrate degli Houthi.
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Secondo Axios, Washington non si oppone in linea di principio alla proposta e la considera un modo per irrobustire l’offensiva senza un maggiore coinvolgimento americano. Il Comando centrale degli Stati Uniti sarebbe stato consultato anche sulle modalità di impiego delle truppe siriane.
Le unità siriane prese in esame includerebbero, secondo quanto riferito, migliaia di combattenti islamisti stranieri che hanno combattuto contro l’ex presidente Bashar al-Assad sotto l’egida di HTS prima della sua destituzione nel dicembre 2024. Il loro ingresso potrebbe accentuare le fratture settarie: tra i combattenti vi sono islamisti sunniti, mentre gli Houthi seguono l’islam sciita zaydita.
Reuters ha riferito separatamente che Damasco stava valutando un’assistenza militare, compreso un sostegno difensivo all’Arabia Saudita o la partecipazione a operazioni in Yemen. Il consigliere presidenziale siriano Ahmad Zaidan ha però negato che Riyadh avesse chiesto truppe, definendo le notizie infondate.
I nuovi scontri seguono le avanzate territoriali degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso a settembre, che minacciano la navigazione attraverso Bab el-Mandeb, via commerciale essenziale tra Mar Rosso e Golfo di Aden. Quel passaggio ha assunto un peso particolare dopo le interruzioni nello Stretto di Hormuz legate alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Gli Houthi hanno anche detto di aver di fatto accerchiato Taiz, città chiave tra il nord e il sud dello Yemen e la costa del Mar Rosso, dopo aver tagliato una via di rifornimento vitale per il porto meridionale di Aden.
La coalizione a guida saudita ha dichiarato lunedì che all’offensiva hanno partecipato 100 aerei da combattimento e ha affermato di aver distrutto 324 obiettivi Houthi. Gli Houthi hanno risposto con attacchi missilistici e di droni sul territorio saudita, compresi colpi agli aeroporti di Riyadh e Abha che, secondo le autorità saudite, hanno causato diverse vittime.
Riyadh si è inoltre assicurata il sostegno militare di Turchia e Pakistan nell’ambito di un accordo di difesa collettiva soprannominato «NATO musulmana», firmato ad agosto.
Il conflitto in Yemen si è aggravato dopo la presa di Sana’a da parte degli Houthi nel 2014, che portò l’anno successivo a un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita. I combattimenti si erano in larga parte attenuati dopo la tregua del 2022, per poi riaccendersi quest’anno.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa si era parlato di un intervento della nuova Siria jihadista in Libano contro Hezbollah, operazione «suggerita» dagli USA che di fatto toglierebbe non poca pressione allo Stato di Israele che combatte una guerra su sette fronti. Purtuttavia, l’al-Jolani aveva detto che la Siria non era «né disposta né preparata» per una campagna nel Paese limitrofo contro la potente milizia sciita.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Rubio: l’adesione dell’Ucraina alla NATO «non è sul tavolo». Poi attacca globalismo e frontiere aperte
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