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Il discorso di Milei al WEF di Davos

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Il discorso di Javier Milei dinanzi al parterre del World Economic Forum di Davos sta facendo molto discutere.

 

In molti vi vedono una sorta di ditata negli occhi degli organizzatori, altri acclamano il fatto che abbia osato usare l’espressione «sanguinaria agenda dell’aborto» in quel contesto.

 

Le parole pronunziate dal sembrano confermare che, ora che è stato eletto, non ha intenzione alcuna di virare dal suo ideale anarco-capitalista e dalla sua avversione totale nei confronti delle sinistre.

 

Tra gli esaltati dal discorso del neopresidente argentino vi è Elon Musk, che ha commentato l’interesse riguardo all’intervento mileiano con un post volgare ma eloquente su Twitter.

 

 

Notiamo come il Milei sia stato introdotto da Klaus Schwab in persona, che ha rivendicato che il primo viaggio all’Estero da quanto ha assunto la presidenza dell’Argentina è proprio verso la località sciistica dove ogni gennaio sguazza, tra prostitute e soldati elvetici armati fino ai denti, l’élite politico-economica globale e globalista.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Milei già appariva come affiliato del World Economic Forum avendo partecipato anni fa ad un incontro in Sud America. Il sito del WEF, subito dopo la sua elezione, aveva cambiato il titolo di Milei in «presidente eletto dell’Argentina».

 

Traduciamo la trascrizione del discorso apparsa sul sito ufficiale del WEF.

 

 

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Davos 2024: Intervento speciale di Javier Milei, Presidente dell’Argentina

 

Buon pomeriggio. Grazie mille.

 

Oggi sono qui per dirvi che il mondo occidentale è in pericolo. Ed è in pericolo perché coloro che dovrebbero difendere i valori dell’Occidente vengono cooptati da una visione del mondo che porta inesorabilmente al socialismo e quindi alla povertà.

 

Sfortunatamente, negli ultimi decenni, i principali leader del mondo occidentale hanno abbandonato il modello di libertà per versioni diverse di ciò che chiamiamo collettivismo. Alcuni sono stati motivati ​​da individui ben intenzionati e disposti ad aiutare gli altri, mentre altri sono stati motivati ​​dal desiderio di appartenere a una casta privilegiata.

 

Siamo qui per dirvi che gli esperimenti collettivisti non sono mai la soluzione ai problemi che affliggono i cittadini del mondo. Piuttosto, sono la causa principale. Credetemi: nessuno è nella posizione migliore di noi argentini per testimoniare questi due punti.

 

Trentacinque anni dopo aver adottato il modello di libertà, nel lontano 1860, siamo diventati una delle principali potenze mondiali. E quando abbiamo abbracciato il collettivismo nel corso degli ultimi 100 anni, abbiamo visto come i nostri cittadini hanno iniziato a impoverirsi sistematicamente e siamo scesi al numero 140 a livello globale.

 

Ma prima di iniziare la discussione, sarebbe importante per noi dare un’occhiata ai dati che dimostrano perché il capitalismo della libera impresa non è solo l’unico sistema possibile per porre fine alla povertà nel mondo, ma è anche l’unico sistema moralmente desiderabile per raggiungere questo obiettivo.

 

Se guardiamo alla storia del progresso economico, possiamo vedere come tra l’anno zero e l’anno 1800 circa, il Pil mondiale pro capite sia rimasto praticamente costante durante tutto il periodo di riferimento.

 

Se osservassi un grafico dell’evoluzione della crescita economica nel corso della storia dell’umanità, vedresti un grafico a forma di mazza da hockey, una funzione esponenziale che è rimasta costante per il 90% del tempo e che è stata attivata in modo esponenziale a partire dal 19° secolo.

 

L’unica eccezione a questa storia di stagnazione si ha alla fine del XV secolo, con la scoperta del continente americano, ma a parte questa eccezione, per tutto il periodo compreso tra l’anno zero e l’anno 1800, il PIL globale pro capite ristagna.

 

Ora, non è solo che il capitalismo ha provocato un’esplosione di ricchezza dal momento in cui è stato adottato come sistema economico, ma, se guardate i dati, quello che vedrete è che la crescita continua ad accelerare durante l’intero periodo.

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E per tutto il periodo compreso tra l’anno zero e l’anno 1800, il tasso di crescita del PIL pro capite rimane stabile intorno allo 0,02% annuo. Quindi quasi nessuna crescita. A partire dal 19° secolo con la Rivoluzione Industriale, il tasso di crescita annuo composto è stato dello 0,66%. E a questo ritmo, per raddoppiare il PIL pro capite, occorrerebbero circa 107 anni.

 

Ora, se si guarda al periodo tra il 1900 e il 1950, il tasso di crescita è accelerato all’1,66% annuo. Quindi non ci vogliono più 107 anni per raddoppiare il PIL pro capite, ma 66. E se prendete il periodo tra il 1950 e il 2000, vedrete che il tasso di crescita è stato del 2,1%, il che significherebbe che in soli 33 anni potremmo raddoppiare il PIL pro capite mondiale.

 

Questa tendenza, lungi dall’arrestarsi, rimane ben viva ancora oggi. Se prendiamo il periodo compreso tra il 2000 e il 2023, il tasso di crescita è nuovamente accelerato fino al 3% annuo, il che significa che potremmo raddoppiare il PIL mondiale pro capite in soli 23 anni.

 

Detto questo, se si guarda al PIL pro capite dal 1800 ad oggi, quello che si vede è che dopo la Rivoluzione Industriale, il PIL pro capite globale si è moltiplicato di oltre 15 volte, il che significa un boom della crescita che ha sollevato il 90% del Pil pro capite. popolazione mondiale fuori dalla povertà.

 

Dovremmo ricordare che nel 1800 circa il 95% della popolazione mondiale viveva in condizioni di estrema povertà. E quella cifra è scesa al 5% entro il 2020, prima della pandemia. La conclusione è ovvia.

 

Lungi dall’essere la causa dei nostri problemi, il capitalismo del libero scambio come sistema economico è l’unico strumento di cui disponiamo per porre fine alla fame, alla povertà e alla povertà estrema in tutto il nostro pianeta. L’evidenza empirica è indiscutibile.

 

Pertanto, poiché non c’è dubbio che il capitalismo della libera impresa sia superiore in termini produttivi, la doxa di sinistra ha attaccato il capitalismo, adducendo questioni di moralità, dicendo – così sostengono i detrattori – che è ingiusto. Dicono che il capitalismo è cattivo perché è individualista e che il collettivismo è buono perché è altruistico. Naturalmente con i soldi degli altri.

 

Quindi sostengono la giustizia sociale. Ma questo concetto, che nel mondo sviluppato è diventato di moda negli ultimi tempi, nel mio Paese è una costante del discorso politico da oltre 80 anni. Il problema è che la giustizia sociale non è giusta e non contribuisce al benessere generale.

 

Al contrario, è un’idea intrinsecamente ingiusta perché violenta. È ingiusto perché lo Stato è finanziato attraverso le tasse e le tasse vengono riscosse in modo coercitivo. Oppure qualcuno di noi può dire che paghiamo volontariamente le tasse? Ciò significa che lo Stato si finanzia attraverso la coercizione e che maggiore è il carico fiscale, maggiore è la coercizione e minore è la libertà.

 

Coloro che promuovono la giustizia sociale partono dall’idea che l’intera economia è una torta che può essere divisa in modi diversi. Ma quella torta non è scontata. È la ricchezza che viene generata in quello che Israel Kirzner, ad esempio, chiama un processo di scoperta del mercato.

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Se i beni o i servizi offerti da un’impresa non sono desiderati, l’impresa fallirà a meno che non si adatti a ciò che il mercato richiede. Faranno bene e produrranno di più se realizzeranno un prodotto di buona qualità a un prezzo interessante. Quindi il mercato è un processo di scoperta in cui i capitalisti troveranno la strada giusta mentre vanno avanti.

 

Ma se lo Stato punisce i capitalisti quando hanno successo e ostacola il processo di scoperta, distruggeranno i loro incentivi e la conseguenza è che produrranno di meno.

 

La torta sarà più piccola e ciò danneggerà la società nel suo insieme. Il collettivismo, inibendo questi processi di scoperta e ostacolando l’appropriazione delle scoperte, finisce per legare le mani degli imprenditori e impedisce loro di offrire beni e servizi migliori a un prezzo migliore.

 

Allora come mai il mondo accademico, le organizzazioni internazionali, i teorici economici e i politici demonizzano un sistema economico che non solo ha fatto uscire il 90% della popolazione mondiale dalla povertà estrema, ma ha continuato a farlo sempre più velocemente?

 

Grazie al capitalismo del libero scambio, il mondo sta vivendo il suo momento migliore. Mai in tutta l’umanità o nella storia dell’umanità c’è stato un periodo di maggiore prosperità di oggi. Questo è vero per tutti. Il mondo di oggi ha più libertà, è ricco, più pacifico e prospero. Ciò è particolarmente vero per i paesi che godono di maggiore libertà economica e rispettano i diritti di proprietà degli individui.

 

I Paesi che hanno più libertà sono 12 volte più ricchi di quelli che sono repressi. Il percentile più basso nei paesi liberi sta meglio del 90% della popolazione nei paesi repressi. La povertà è 25 volte inferiore e la povertà estrema è 50 volte inferiore. E i cittadini dei paesi liberi vivono il 25% in più rispetto ai cittadini dei paesi repressi.

 

Ora, cosa intendiamo quando parliamo di libertarismo? E permettetemi di citare le parole della massima autorità in materia di libertà in Argentina, il professor Alberto Benegas Lynch Jr, il quale afferma che il libertarismo è il rispetto illimitato del progetto di vita degli altri basato sul principio di non aggressione, in difesa del diritto alla libertà vita, libertà e proprietà.

 

Le sue istituzioni fondamentali sono la proprietà privata, i mercati liberi dall’intervento statale, la libera concorrenza e la divisione del lavoro e la cooperazione sociale, in cui il successo si ottiene solo servendo gli altri con beni di migliore qualità o a un prezzo migliore.

 

In altre parole, gli imprenditori capitalisti di successo sono benefattori sociali che, lungi dall’appropriarsi della ricchezza altrui, contribuiscono al benessere generale. In definitiva, un imprenditore di successo è un eroe.

 

E questo è il modello che sosteniamo per l’Argentina del futuro. Un modello basato sul principio fondamentale del libertarismo. La difesa della vita, della libertà e della proprietà.

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Ora, se la libera impresa, il capitalismo e la libertà economica si sono rivelati strumenti straordinari per porre fine alla povertà nel mondo, e ci troviamo ora nel momento migliore della storia dell’umanità, vale la pena chiedersi perché dico che l’Occidente è in pericolo.

 

E dico questo proprio perché nei paesi che dovrebbero difendere i valori del libero mercato, della proprietà privata e delle altre istituzioni del libertarismo, settori dell’establishment politico ed economico stanno minando le basi del libertarismo, aprendo le porte al socialismo e potenzialmente condannando portarci alla povertà, alla miseria e alla stagnazione.

 

Non bisogna mai dimenticare che il socialismo è sempre e ovunque un fenomeno impoverente che ha fallito in tutti i paesi in cui è stato sperimentato. È stato un fallimento economico, sociale, culturale e ha anche ucciso oltre 100 milioni di esseri umani.

 

Il problema essenziale dell’Occidente oggi non è solo la necessità di fare i conti con coloro che, anche dopo la caduta del Muro di Berlino e le schiaccianti prove empiriche, continuano a sostenere l’impoverimento del socialismo.

 

Ma ci sono anche i nostri leader, pensatori e accademici che fanno affidamento su un quadro teorico fuorviante per minare i fondamenti del sistema che ci ha dato la più grande espansione di ricchezza e prosperità nella nostra storia.

 

Il quadro teorico a cui faccio riferimento è quello della teoria economica neoclassica, che progetta un insieme di strumenti che, involontariamente o senza volerlo, finiscono per servire all’intervento dello Stato, al socialismo e al degrado sociale.

 

Il problema con i neoclassici è che il modello di cui si sono innamorati non rappresenta la realtà, quindi attribuiscono i loro errori a presunti fallimenti del mercato piuttosto che rivedere le premesse del modello.

 

Con il pretesto di un presunto fallimento del mercato vengono introdotte regolamentazioni. Queste normative creano distorsioni nel sistema dei prezzi, impediscono il calcolo economico e quindi impediscono anche il risparmio, gli investimenti e la crescita.

 

Questo problema risiede principalmente nel fatto che nemmeno i presunti economisti libertari capiscono cos’è il mercato perché se lo capissero, si vedrebbe subito che è impossibile che ci siano fallimenti del mercato.

 

Il mercato non è un semplice grafico che descrive una curva di domanda e offerta. Il mercato è un meccanismo di cooperazione sociale, in cui si scambiano volontariamente i diritti di proprietà. Pertanto, in base a questa definizione, parlare di fallimento del mercato è un ossimoro. Non esistono fallimenti del mercato.

 

Se le transazioni sono volontarie, l’unico contesto in cui può esserci un fallimento del mercato è se c’è la coercizione e l’unico che è in grado di coercire in generale è lo Stato, che detiene il monopolio della violenza.

 

Di conseguenza, se qualcuno ritiene che esista un fallimento del mercato, suggerirei di verificare se sia coinvolto un intervento statale. E se scoprono che non è così, suggerirei di controllare di nuovo, perché ovviamente c’è un errore. I fallimenti del mercato non esistono.

 

Un esempio dei cosiddetti fallimenti del mercato descritti dai neoclassici è la struttura concentrata dell’economia. Dal 1800 in poi, con la popolazione che si moltiplicava di 8 o 9 volte, il PIL pro capite cresceva di oltre 15 volte, quindi ci furono rendimenti crescenti che portarono la povertà estrema dal 95% al ​​5%.

 

Tuttavia, la presenza di rendimenti crescenti implica strutture concentrate, quello che chiameremo monopolio. Come mai, allora, qualcosa che ha generato tanto benessere per la teoria neoclassica è un fallimento del mercato?

 

Gli economisti neoclassici pensano fuori dagli schemi. Quando il modello fallisce, non bisogna arrabbiarsi con la realtà ma piuttosto con un modello e cambiarlo. Il dilemma affrontato dal modello neoclassico è che affermano di voler perfezionare la funzione del mercato attaccando quelli che considerano fallimenti. Ma così facendo, non solo aprono le porte al socialismo, ma vanno anche contro la crescita economica.

 

Ad esempio, regolamentare i monopoli, distruggendo i loro profitti e distruggendo i rendimenti crescenti, distruggerebbe automaticamente la crescita economica.

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Tuttavia, di fronte alla dimostrazione teorica che l’intervento statale è dannoso – e l’evidenza empirica del suo fallimento non poteva essere altrimenti – la soluzione proposta dai collettivisti non è una maggiore libertà ma piuttosto una maggiore regolamentazione, che crea una spirale discendente di regolamentazioni fino a quando siamo tutti più poveri e le nostre vite dipendono da un burocrate seduto in un ufficio di lusso.

 

Di fronte al triste fallimento dei modelli collettivisti e agli innegabili progressi nel mondo libero, i socialisti sono stati costretti a cambiare la loro agenda: hanno abbandonato la lotta di classe basata sul sistema economico e l’hanno sostituita con altri presunti conflitti sociali, altrettanto dannosi per la società. vita e alla crescita economica.

 

La prima di queste nuove battaglie fu la ridicola e innaturale lotta tra uomo e donna. Il libertarismo prevede già l’uguaglianza dei sessi. La pietra angolare del nostro credo è che tutti gli esseri umani sono creati uguali e che tutti abbiamo gli stessi diritti inalienabili concessi dal Creatore, inclusa la vita, la libertà e la proprietà.

 

Tutto ciò a cui ha portato l’agenda del femminismo radicale è un maggiore intervento statale per ostacolare il processo economico, dando lavoro a burocrati che non hanno contribuito in alcun modo alla società. Esempi sono i ministeri delle donne o le organizzazioni internazionali dedite alla promozione di questa agenda.

 

Un altro conflitto presentato dai socialisti è quello degli esseri umani contro la natura, sostenendo che noi esseri umani danneggiamo un pianeta che dovrebbe essere protetto a tutti i costi, arrivando addirittura a sostenere meccanismi di controllo della popolazione o l’agenda dell’aborto.

 

Sfortunatamente, queste idee dannose hanno preso piede nella nostra società. I neomarxisti sono riusciti a cooptare il senso comune del mondo occidentale, e ci sono riusciti appropriandosi dei media, della cultura, delle università e anche delle organizzazioni internazionali.

 

Quest’ultimo caso è il più grave, probabilmente perché si tratta di istituzioni che hanno un’enorme influenza sulle decisioni politiche ed economiche dei loro Stati membri.

 

Fortunatamente siamo sempre di più a osare far sentire la nostra voce, perché vediamo che se non lottiamo davvero e con decisione contro queste idee, l’unico destino possibile sarà quello di avere livelli crescenti di regolamentazione statale, socialismo, povertà e minore libertà, e quindi peggiori standard di vita.

 

L’Occidente purtroppo ha già iniziato a percorrere questa strada. Lo so, a molti può sembrare ridicolo suggerire che l’Occidente si sia rivolto al socialismo, ma è ridicolo solo se ci si limita alla tradizionale definizione economica di socialismo, che dice che si tratta di un sistema economico in cui lo Stato possiede i mezzi di produzione. A mio avviso, questa definizione dovrebbe essere aggiornata alla luce delle circostanze attuali.

 

Oggi gli stati non hanno bisogno di controllare direttamente i mezzi di produzione per controllare ogni aspetto della vita degli individui. Con strumenti come la stampa di denaro, il debito, i sussidi, il controllo del tasso di interesse, il controllo dei prezzi e le normative per correggere i cosiddetti fallimenti del mercato, possono controllare la vita e il destino di milioni di individui.

 

È così che arriviamo al punto in cui, usando nomi o aspetti diversi, buona parte delle ideologie generalmente accettate nella maggior parte dei Paesi occidentali sono varianti collettiviste, sia che si proclamino apertamente comuniste, fasciste, socialiste, socialdemocratiche, nazionalsocialiste, cristiano-democratiche, neo-keynesiane, progressiste, populiste, nazionaliste o globaliste.

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In definitiva non ci sono grandi differenze. Tutti dicono che lo Stato dovrebbe guidare tutti gli aspetti della vita degli individui. Tutti difendono un modello contrario a quello che ha portato l’umanità al progresso più spettacolare della sua storia.

 

Siamo venuti qui oggi per invitare il mondo occidentale a riprendere il cammino verso la prosperità. La libertà economica, un governo limitato e il rispetto illimitato della proprietà privata sono elementi essenziali per la crescita economica. L’impoverimento prodotto dal collettivismo non è una fantasia, né un destino inevitabile. È una realtà che noi argentini conosciamo molto bene.

 

Abbiamo vissuto tutto questo. Abbiamo vissuto tutto questo perché, come ho detto prima, da quando abbiamo deciso di abbandonare il modello di libertà che ci aveva reso ricchi, siamo stati coinvolti in una spirale discendente, una spirale nella quale siamo sempre più poveri, giorno dopo giorno.

 

Questo è qualcosa che abbiamo vissuto e siamo qui per mettervi in ​​guardia su ciò che può accadere se i paesi del mondo occidentale, che si sono arricchiti attraverso il modello della libertà, rimangono su questa strada di servitù.

 

Il caso dell’Argentina è una dimostrazione empirica che non importa quanto sei ricco, quanto puoi avere in termini di risorse naturali, quanto qualificata può essere la tua popolazione, quanto istruita o quanti lingotti d’oro potresti avere nel paese centrale. banca – se si adottano misure che ostacolano il libero funzionamento dei mercati, della concorrenza, dei sistemi di prezzo, del commercio e della proprietà privata, l’unico destino possibile è la povertà.

 

Pertanto, in conclusione, vorrei lasciare un messaggio a tutti gli uomini d’affari qui presenti e a coloro che non sono qui di persona ma ci seguono da tutto il mondo.

 

Non fatevi intimidire dalla casta politica o dai parassiti che vivono delle spese dello Stato. Non arrendetevi a una classe politica che vuole solo restare al potere e conservare i propri privilegi. Siete benefattori sociali. Siete degli eroi. Siete i creatori del periodo di prosperità più straordinario che abbiamo mai visto.

 

Non lasciate che nessuno vi dica che la tua ambizione è immorale. Se guadagni è perché offri un prodotto migliore a un prezzo migliore, contribuendo così al benessere generale.

 

Non arrendetevi all’avanzata dello Stato. Lo Stato non è la soluzione. Lo Stato è il problema stesso. Siete voi i veri protagonisti di questa storia e state certi che da oggi l’Argentina è la vostra alleata fedele e incondizionata.

 

Grazie mille e viva la libertà!

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

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Cina

Peter Thiel ad Aspen: il papa «lavora per i comunisti cinesi»

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Il miliardario e investitore tecnologico Peter Thiel ha lanciato una serie di avvertimenti e previsioni provocatorie sul futuro dell’intelligenza artificiale e dell’Occidente, accusando papa Leone XIV di agire involontariamente come «agente comunista cinese» per aver chiesto una regolamentazione dell’IA. Lo riporta la CNN.   Nel suo intervento all’Aspen Ideas Festival in Colorado, ha anche messo in guardia contro una «presa di potere democratico-socialista» del Partito Democratico degli Stati Uniti.   Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica. Il Thiel tenuto il suo intervento durante un dibattito non registrato, insieme al politologo, noto per la sua teoria sulla «fine della storia», Francis Fukuyama. Ai giornalisti è stato permesso di prendere appunti.

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Durante l’evento, il Thiel ha attaccato direttamente il Vaticano, accusando Papa Leone XIV – il primo papa statunitense – di aver involontariamente favorito gli interessi cinesi promuovendo una maggiore supervisione internazionale sull’intelligenza artificiale.   A maggio, Leone XIV, con la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, ha dichiarato che l’intelligenza artificiale «deve essere disarmata» e ha chiesto una maggiore regolamentazione internazionale di questa tecnologia. Poiché il messaggio del papa potrebbe influenzare alcuni americani, ma difficilmente verrebbe recepito dai cinesi, ha sostenuto Thiel, l’enciclica rischiava di rallentare solo una delle due parti della «corsa tra Stati Uniti e Cina» per lo sviluppo dell’IA.   Ciò significa che Leone «lavora per i comunisti cinesi», ha detto il Thiel. Il pubblico di Aspen ha accolto con risate la sua descrizione del papa come agente cinese.   Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.   Thiel ha sostenuto che l’Anticristo potrebbe manifestarsi non come un individuo, bensì come un governo mondiale che prende il potere promettendo di proteggere l’umanità da minacce esistenziali come l’IA o il riscaldamento globale.   La discussione tra Thiel e Fukuyama, intitolata «L’umanità alla fine della storia», ha rappresentato una netta svolta rispetto all’ultimo dibattito tra i due, avvenuto 14 anni prima.   Nel 2012, i due si sono concentrati principalmente sulle cause di quella che Thiel definisce «stagnazione tecnologica», discutendo di disuguaglianza di reddito, dei fallimenti delle tecnologie per le energie pulite e dello stallo dei progetti infrastrutturali statunitensi, come la ferrovia ad alta velocità.   Mentre il loro precedente confronto si era concentrato su questioni economiche, questa volta i due hanno inquadrato il destino della democrazia occidentale in termini più drastici. Fukuyama è noto per la sua tesi sulla «fine della storia», in cui ipotizzava che, dopo la Guerra Fredda, la democrazia liberale potesse rappresentare la forma di governo definitiva. Durante il dibattito ad Aspen, Fukuyama ha sostenuto che il pericolo maggiore risiede nell’abbandono delle istituzioni che hanno sostenuto la democrazia.   Thiel ha replicato affermando che quelle stesse istituzioni sono diventate motori di paralisi e che decenni di stagnazione tecnologica hanno spinto la politica occidentale verso una maggiore instabilità: «le strane modalità con cui la politica è andata fuori controllo mi stanno dicendo qualcosa di molto profondo».   Le posizioni politiche di Thiel hanno suscitato critiche da parte di alcuni scrittori e intellettuali, i quali sostengono che la sua sfiducia nelle istituzioni democratiche e il suo entusiasmo per un governo guidato dalle élite costituiscano una forma di «tecno-autoritarismo».

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In risposta all’argomentazione di Fukuyama secondo cui, nonostante il crescente estremismo, la democrazia liberale rimane il miglior sistema politico dell’umanità, Thiel ha avvertito che le forze di estrema sinistra stanno dominando sempre più la politica americana.   «Credo che ci sarà una presa di potere democratico-socialista all’interno del Partito Democratico», ha affermato Thiel.   Le sue dichiarazioni giungono in un momento in cui i socialisti democratici autoproclamati hanno guadagnato influenza all’interno del Partito Democratico, in particolare con l’elezione dello scorso anno del sindaco di New York Zohran Mamdani, seguita quest’anno da una serie di vittorie di candidati socialisti democratici alle primarie per la carica di sindaco e per il Congresso.   «Il Partito Repubblicano non conta poi molto. È quello meno importante», ha detto Thiel. «Quando il Partito Democratico andrà al potere, questo Paese sarà finito».   Alla vigilia del 250° anniversario dell’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza da parte degli Stati Uniti, Thiel ha anche sostenuto che la Rivoluzione americana è stata fondamentalmente fraintesa. «Ci sono tutte queste proteste anti-Trump: non vogliamo re, vogliamo lo stato di diritto», ha detto Thiel. Il finanziere ha inquadrato la Rivoluzione americana non come una campagna contro Re Giorgio III, ma come una rivolta contro un Parlamento britannico onnipotente, i cui legislatori esercitavano un controllo «totalitario».   Secondo la versione di Thiel, la Costituzione degli Stati Uniti fu concepita come correttivo al «governo tirannico degli avvocati» in Gran Bretagna, con una presidenza, a suo dire, pensata per essere «più potente di quella di Re Giorgio III». Il multimiliardario ha quindi contrapposto il sistema costituzionale degli Stati Uniti a quello dell’attuale Unione Europea, che ha descritto come una burocrazia stagnante e rigidamente regolamentata, in cui le persone sono «NPC» (i personaggi non giocabili dei videogiochi, espressione gergale odierna con cui si descrivono persone comuni senza particolare coscienza di ciò che accade) senza alcun potere decisionale.   «L’UE è l’imperio del diritto [Rule of Law]», ha affermato Thiel. «È come un’Intelligenza Artificiale difettosa.»   Thiel ha parlato di Palantir, la società di software da lui co-fondata, e della sua stretta collaborazione con agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono e l’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (ICE).   Nonostante intrattenga rapporti commerciali per miliardi di dollari con le istituzioni preposte alla sicurezza nazionale, l’azienda «non è indissolubilmente legata» al «deep state statunitense», ha affermato Thiel, definendo i dirigenti dell’azienda «persone leali ma dissidenti» e ha dichiarato che né lui né l’attuale CEO di Palantir, Alex Karp.   Come riportato da Renovatio 21, recentemente Palantir, per mezzo di Karp, ha lanciato un vero e proprio manifesto riguardo allo Stato americano e alla situazione storica mondiale.   L’enorme influenza esercitata dalle aziende tecnologiche, ha affermato Thiel, è «uno degli aspetti davvero positivi degli Stati Uniti», perché significa che «i centri di potere sono distribuiti sul territorio nazionale».   Come esempio dei molteplici centri di potere, ha avanzato un’affermazione complottista infondata secondo cui l’azienda di Intelligenza Artificiale Anthropic, una «società progressista woke» a cui ha attribuito il merito di aver «vinto la corsa all’IA», e «truccato le elezioni del 2028» a sostegno dei Democratici. Anthropic, ha affermato Thiel, potrebbe utilizzare i suoi modelli di IA leader del settore per «sbaragliare completamente» qualsiasi tentativo ideologico che Elon Musk possa intraprendere nella direzione opposta attraverso X.

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Nonostante le sue posizioni politiche libertario-destroidi, Thiel ha affermato di preferire l’idea che gli Stati Uniti abbiano centri di potere concorrenti a una situazione come «Roma o Russia», poiché «non si vuole che tutto si concentri a Washington».   Thiel ha anche parlato del nome di Palantir, ispirato alle pietre magiche veggenti de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. I critici hanno notato che i personaggi che cercano di usare i poteri del palantír finiscono per essere manipolati dall’arcinemico della storia, Sauron.   Thiel sostenne che quelle persone fraintendono la storia di Tolkien. «Verso la fine, viene usata dai buoni», disse Thiel. L’eroe e futuro re, Aragorn, usa un palantír per affrontare Sauron, mostrandogli di essere ora in possesso della spada riforgiata dei suoi antenati. Sauron poi interpreta male questa informazione, commettendo un fatale errore strategico. «Chiunque vi racconti una versione diversa di Tolkien», ha affermato Thiel, «non sa nemmeno di cosa sta parlando, dal punto di vista letterario».   Dichiarazioni di Thiel contro la Cina si sono susseguite negli anni, comprendendo anche l’allarme secondo cui il Bitcoin sarebbe un’arma finanziaria della Repubblica Popolare creata per distruggere l’economia americana. È noto che il Thiel a sua volta ha fatto immani investimenti nella criptovalute, per poi uscirne poco prima di un crash, e dicendo anche di essere sicuro di aver incontrato il misterioro creatore del bitconio, Satoshi Nakamoto, «sulla spiaggia di Anguilla nel febbraio del 2000» ad un evento prodromico dell’era delle criptovalute.   L’interesse di Thiel e del CEO di Palantir Alex Karp per il Vaticano e il pensiero cattolico sono note. Thiel è discepolo diretto a Stanford del filosofo cattolico del sacrificio Réné Girard sulla cui teoria mimetica ha impostato la sua fortunatissima filosofia di investimento. Thiel è figlio di genitori tedeschi protestanti emigrati in America, e nonostante le sue posizioni para-transumaniste ha dichiarato in passato che il cristianesimo è la verità. Ora si sarebbe trasferito in Argentina temendo l’apocalisse.   Il Karp ha studiato in Germania con il filosofo dell’ermeneutica Jürgen Habermas, che con papa Ratzinger aveva vergato i libri Etica, religione e Stato liberale e Ragione e fede in Dialogo.   L’Aspen Institute è un elitario think tank internazionale nato negli Stati Uniti nel 1949, ufficialmente focalizzato sulla promozione della leadership e del dialogo su tematiche globali. Attraverso dibattiti e seminari geopolitici, unisce leader politici, accademici ed esponenti del mondo economico.   Tra le figure legate a questo network di potere spicca Giorgia Meloni, entrata a far parte dei soci della divisione italiana nel 2021. La premier italiana ha consolidato forti legami con l’establishment internazionale e, in particolare, con il magnate Elon Musk, che l’ha pubblicamente elogiata a New York nel 2024 definendola «onesta e premurosa». L’autore dell’ultima biografia estensiva su Musk, Walter Isaacson, è stato prima presidente della CNN e poi presidente dell’Aspen Institute, ruolo che ha ricoperto dal 2003 al 2018.  

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Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»

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Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.

 

Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.

 

L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.

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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.

 

Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.

 

Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».

 

In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.

 

In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.

 

Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.

 

L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.

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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.

 

La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.

 

Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.

 

Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.

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Immagine di Prime Minister’s Office of the United Kingdom via Wikimedia pubblicate su licenza Open Government Licence v3.0


 

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Oligarcato

Aria condizionata solo per i piani alti della Commissione Europea: ecco il feudalesimo Von der Leyen

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La sede della Commissione europea a Bruxelles ha spento l’aria condizionata ai piani inferiori durante un’ondata di caldo record, mentre gli uffici della presidente Ursula von der Leyen e di altri alti funzionari hanno mantenuto l’impianto di climatizzazione attivo, secondo quanto riportato venerdì dal sito Politico, che cita dipendenti e avvisi interni. Questa presunta disparità di trattamento ha fatto infuriare alcuni dipendenti, che l’hanno definita «feudalesimo» eurocratico.   I circa 3.000 dipendenti dell’edificio Berlaymont hanno ricevuto venerdì a mezzogiorno un SMS urgente che li avvertiva che, «a causa di condizioni meteorologiche estreme», l’impianto di climatizzazione dal primo al settimo piano sarebbe stato spento «per il resto della giornata», secondo quanto riportato dalla testata.   Tuttavia, la zona interessata dal blocco non riguardava i piani dall’ottavo al tredicesimo, dove operano i funzionari di più alto livello, tra cui la maggior parte dei 26 commissari e la stessa Von der Leyen.   «È come il feudalesimo», ha detto a Politico un funzionario della Commissione che lavorava a un piano inferiore, rimasto anonimo. Un secondo funzionario ha definito la situazione «una vergogna», mentre un terzo membro dello staff, all’ottavo piano, ha affermato che anche dove l’aria condizionata funzionava ancora, la temperatura interna si manteneva a 25,7 °C (78,3 °F).   Il blocco è scattato mentre il Belgio registrava la giornata più calda degli ultimi 50 anni, con Bruxelles che giovedì ha raggiunto i 34,6°C, battendo il record stabilito nel 1976. I meteorologi hanno avvertito che le temperature potrebbero salire fino a 40°C in alcune zone del Paese, mentre l’ondata di calore sta investendo gran parte dell’Europa occidentale.

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La leadership della Von der Leyen è stata funestata da scandali per anni, sebbene l’attenzione dei media si sia concentrata perlopiù non su dettagli insignificanti, bensì su controversie di grande rilevanza come il Pfizergate, quando un tribunale dell’UE ha stabilito che la presidente della Commissione europea non era riuscita a giustificare la mancata divulgazione di messaggi di testo scambiati con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, durante le negoziazioni sul vaccino contro il COVID-19, del valore di miliardi di euro.   Per quanto riguarda controversie minori, nel 2021 von der Leyen – che da tempo si batte per un’economia verde e zero emissioni nette – è stata criticata per le notizie secondo cui avrebbe utilizzato jet privati per 18 dei suoi 34 viaggi ufficiali da quando si è insediata, incluso un breve tragitto di 50 km tra Vienna e Bratislava.   Nel 2022, un lupo uccise Dolly, il pony preferito di von der Leyen, nella proprietà di famiglia in Bassa Sassonia. Alcuni mesi dopo, in quello che fu ampiamente interpretato come una vendetta vera, la Von der Leyen si adoperò per declassare lo status di protezione dei lupi da parte dell’UE. Le associazioni ambientaliste affermarono che la decisione era dettata da «ragioni personali» piuttosto che da criteri scientifici, esprimendo al contempo la preoccupazione che potesse creare un precedente per l’indebolimento della protezione delle specie in via di estinzione.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso era emerso che la Commissione europea starebbe pianificando di invitare gli Stati membri dell’UE a ridurre il consumo di acqua di almeno il 10% entro il 2030. La legge segnerebbe la prima direttiva della Commissione sulla riduzione del consumo di acqua nella storia dell’UE.   L’ambientalismo, chi segue Renovatio 21, lo sa, altro non è che uno strumento di controllo sociale, tenuto in piedi dalla farsa climatica tramite personaggi improbabili (Greta Thunberg…) e soprattutto grandi investimenti di immani gruppi finanziari internazionali (facciamo un nome, BlackRockma non solo), quella «piovra verde» di cui una deputata AfD, Beatrix Von Storch, due anni fa ebbe il coraggio di parlare al Parlamento tedesco.  

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Immagine di EmDee via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 
     
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