Connettiti con Renovato 21

Spirito

Il DDF sollecitato a correggere le «gravi carenze» di Mater Populi Fidelis

Pubblicato

il

Un’associazione internazionale di rinomati esperti di mariologia ha appena scritto una lettera aperta al Cardinale Victor Manuel Fernandez. In essa, denunciano una rottura con il Magistero tradizionale e chiedono chiarimenti sul controverso testo che limita i titoli della Vergine Maria.

 

Il malcontento continua a crescere negli ambienti fedeli alla tradizione mariana della Chiesa. Il 19 marzo 2026, Solennità di San Giuseppe, la Commissione Teologica dell’Associazione Mariana Internazionale (IMA) ha indirizzato una lettera aperta al Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF).

 

Questa lettera, resa pubblica nella festa dell’Annunciazione, esprime «profonda delusione» per il persistente silenzio del Vaticano di fronte alle diffuse critiche mosse alla nota dottrinale Mater Populi Fidelis, pubblicata nel novembre 2025.

 

Una rottura con la continuità dottrinale

Al centro della controversia vi è la volontà del DDF di bandire o respingere con un tratto di penna sprezzante titoli tradizionali e consolidati come «Corredentrice» o «Mediatrice di tutte le grazie». Per i firmatari, questo documento non si limita a suggerire cautela pastorale; di fatto «minimizza» il ruolo unico della Vergine Maria nella salvezza delle anime.

 

Nel loro dettagliato commentario di 23 pagine, i teologi sottolineano che Mater Populi Fidelis sembra contraddire l’insegnamento coerente dei papi, da Pio XI a Giovanni Paolo II. Essi sottolineano che il titolo di «Corredentrice» è stato ripetutamente utilizzato dal Magistero per enfatizzare la subordinazione totale, ma attiva, di Maria al sacrificio di Cristo.

 

Rifiutando questi termini con il pretesto che siano «superflui» o richiedano troppe spiegazioni, il Dicastero sembra, secondo i critici, adottare un approccio «più vicino al protestantesimo che alla ricchezza del dogma cattolico».

Sostieni Renovatio 21

L’appello a un «autentico dialogo sinodale»

La lettera dell’IMA mette in luce un paradosso lampante: mentre l’attuale pontificato invoca la «sinodalità» e l’ascolto del «Popolo di Dio», le petizioni di milioni di fedeli e la competenza di eminenti mariologi sono state semplicemente ignorate durante la stesura del testo.

 

«Abbiamo agito in uno spirito di rispettoso dialogo sinodale, con l’obiettivo della migliore formazione teologica possibile per il bene della Chiesa», scrivono gli autori, rifacendosi all’istruzione Donum Veritatis, che definisce la responsabilità dei teologi.

 

Avvertono che l’ambiguità della nota dottrinale rischia di «minare ogni merito umano e ogni cooperazione nell’opera di redenzione», cancellando la specificità della missione materna di Maria.

 

Un’eredità dottrinale in pericolo?

Per molti osservatori, l’iniziativa dell’IMA ha il merito di evidenziare una rottura nella continuità dell’insegnamento attuale e di sollecitare una correzione: in passato, come ricorda la lettera, alcune note del Sant’Uffizio sono già state corrette dal Magistero.

 

La questione va oltre la mera semantica. Per i fedeli legati alla pietà mariana tradizionale, si tratta di difendere la verità su colei che è la «Nuova Eva». Mentre la Santa Sede rimane in silenzio in questo momento, si sta organizzando una resistenza teologica, che ricorda come la devozione mariana non sia un accessorio facoltativo, ma un baluardo contro l’indebolimento della fede.

 

Immagine: Annunciazione, vetrata originariamente collocata nella Cattedrale di Santa Vibiana, ora si trova nel Mausoleo della Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles.

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Slics of Light via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

Continua a leggere

Spirito

Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»

Pubblicato

il

Da

Prendendo spunto da una dichiarazione di un gesuita finita nelle cronache cattoliche, l’arcivescovo Carlo maria Viganò ha scritto su X un testo che tratta dell’odio contro la Santa Messa della Tradizione. «Thomas Reese SJ, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: “Perché odio la vecchia Messa in latino”. E chiama quella Messa “uno zombie”: la credeva morta, e invece ritorna» scrive monsignore.   «In fondo Reese non inventa nulla di nuovo. L’eresiarca agostiniano Lutero vomitava bestemmie analoghe: la Messa papale è “la più grande e orrenda abominazione”, “la più alta idolatria sulla terra”; “tutti i lupanari, gli omicidi e gli adultèri hanno commesso meno abominio della Messa papista”. E precisava il suo programma: “Quando la Messa sarà tolta, avrò rovesciato il Papa del tutto”».  

Sostieni Renovatio 21

«Calvino la chiamava “ordinanza diabolica”, “la più efficace macchina di Satana”. Cranmer voleva che il popolo odiasse la Messa che un tempo aveva amato» ricorda Sua Eccellenza.   «Reese non odia le rubriche liturgiche: detesta il concetto di Santo Sacrificio. Odia il Canone che non parla al mondo, ma a Dio. Odia la voce della Santa Chiesa che smentisce sessant’anni di eresie e abusi» continua il prelato. «Per questo “quella Messa” deve scomparire, essere tolta ai giovani, bandita nelle festività: non perché sia morta, ma perché è viva».   «Lo zombie non è la Messa di sempre: lo zombie è il gesuita Reese! Lo zombie è il prete rinnegato che, dopo aver giurato nelle mani del Vescovo di celebrare quella Messa “ad majorem Dei gloriam“, rimesta nella cloaca del protestantesimo cercando di dare vita al cadavere inanimato del Novus Ordo montiniano» accusa Viganò.   Padre Reese è noto come sacerdote gesuita dissidente ed ex caporedattore di America Magazine, padre Thomas Reese, scrisse all’epoca che l’operazione segnò una svolta nel pontificato di Francesco, sulla cui malattia negli ultimi il gesuita iniziò a fare calcoli. La rivista neoeboracena dei gesuiti americani ha fatto capire di essere il pilota non solo del cattolicesimo progressista americano (a  cui bisogna ascrivere anche l’attuale papa) ma pure dell’apertura omotransessualista in corso, con eventi catto-LGBT raccontati sulle sue pagine. Ad America Magazine lavorava padre James Martin, notissimo per le sue posizioni filo-omotransessualiste e per la sua vicinanza al papa precedente e forse pure a quello presente.   Interessante anche il coté geopolitico della rivista: nel 2024 fu la prima a scrivere che «papa Francesco non ha accettato l’invito ad incontrarsi con Vladimir Putin in Russia». La notizia arrivava mentre la comunità LGBT, vicina a Martin, era in collera per l’arresto in Russia di alcuni baristi gay.   Tornando al Reese, il gesuita prova per la Santa Messa di sempre un odio implacabile. Su Religion News Service il 13 aprile 2021 padre Reese aveva affermato «La Chiesa deve essere chiara sul fatto che vuole che la liturgia non riformata scompaia e che la permetterà solo per amore pastorale verso gli anziani che non comprendono la necessità di un cambiamento. Ai bambini e ai giovani non dovrebbe essere permesso di partecipare a queste Messe [sic]».   «In altre parole, la Messa tridentina è vietata ai minori di 18 anni e riservata agli ultra novantottenni» aveva commentato padre Alain Lorans, FSSPX.   Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo, il papa all’udienza del mercoledì della settimana scorsa ha lanciato l’idea secondo cui i cattolici che prima della riforma liturgica andavano alla Messa in latino partecipassero in modo meno «consapevole», qualsiasi cosa questo voglia dire. Poco prima Leone aveva dichiarato, incontrando un gruppo della Chiesa protestante di Norvegia tra cui anche dei preti-donna a cui stringer la mano, che cattolici e luterani hanno una «missione comune».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata ed elaborata  
Continua a leggere

Spirito

Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.

 

In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.

 

«La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.

Aiuta Renovatio 21

«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.

 

«La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.

 

Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.

 

All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.

 

«Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».

 

«Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

Continua a leggere

Spirito

Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede

Pubblicato

il

Da

Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.   Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.   «La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.

Sostieni Renovatio 21

Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.   Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».   Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».   La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.   Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.   Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
 
Continua a leggere

Più popolari