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Porte chiuse per la FSSPX

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Il 28 marzo, ai partecipanti a un pellegrinaggio organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato impedito l’ingresso al santuario di Nostra Signora Addolorata a Cuceglio (vicino a Torino).

 

Padre Aldo Rossi, il sacerdote responsabile del pellegrinaggio, ha letto una dichiarazione davanti alla chiesa. Nonostante il pellegrinaggio fosse stato annunciato, le porte sono rimaste chiuse.

 

Il quotidiano La Voce ha riportato che diversi sacerdoti, le Suore Consolatrici del Sacro Cuore e numerosi fedeli, tra cui giovani famiglie, hanno partecipato a questo pellegrinaggio di diversi chilometri, alcuni portando una statua della Madonna Addolorata. Come scriveva il giornale, «I fedeli del priorato di Saint-Charles de Montalenghe avevano organizzato un pellegrinaggio quaresimale, annunciato in anticipo». «Nessuna Messa, nessuna celebrazione liturgica: solo poche preghiere finali, come gesto di devozione», erano previste.

 

La Voce, quotidiano laico, prosegue il suo resoconto con stupore: secondo le sue fonti, la decisione di chiudere i cancelli al gruppo di pellegrini sarebbe stata presa dal rettore del santuario, don Luca Meinardi, su influenza del suo superiore, il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. Il giornale commenta: «Una scelta che contraddice inevitabilmente un vocabolario ecclesiastico che, negli ultimi anni, ha privilegiato parole come accoglienza, inclusione, dialogo e misericordia».

 

Dichiarazione di Don Aldo Rossi

Cari pellegrini, siamo giunti alla fine di questo pellegrinaggio, ma come potete vedere, troviamo le porte del santuario chiuse perché le autorità religiose locali si sono rifiutate di aprircele. Questo ci ricorda proprio le parole di Sant’Atanasio – che abbiamo esaminato di recente per la pubblicazione nel nostro bollettino, Il Cedro – il quale disse, tra l’altro, contro gli ariani e i semi-ariani dei primi secoli della Chiesa: «Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi». Consideriamo cosa sia più importante: il luogo o la fede? La vera fede, naturalmente.

 

Ebbene, nella cultura dominante, che è una cultura inclusiva, le porte sono aperte a tutti: agli anglicani che celebrano la Messa nella madre di tutte le chiese a Roma, San Giovanni in Laterano, anche se non sono sacerdoti. Solo due giorni fa, Roma ha inviato un messaggio all’arcivescovo anglicano – una donna – in occasione del suo insediamento, ricordandole di camminare insieme, di non dimenticare che le differenze non possono cancellare la fraternità nata dal nostro comune battesimo. Le chiese sono aperte ai protestanti, permettendo loro persino di celebrare la Messa in una parrocchia qui a Torino. Preghiamo con tutte le religioni. Apriamo le chiese anche alla dea della terra Pachamama, come è successo a Roma. Apriamo le chiese ai gruppi LGBT e celebriamo la Messa con loro, specialmente a Roma, nella Chiesa del Gesù. Apriamo le porte ai buddisti e agli animisti, come durante l’incontro di Assisi del 1986, dove una statua di Buddha fu addirittura collocata sul tabernacolo.

 

Per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, però, è proibito anche solo offrire una preghiera per le vocazioni – non la Messa, ma preghiere per le vocazioni. In questo caso, non c’è inclusione, ma esclusione. Perché? Perché nel Pantheon c’erano tutti gli dei tranne Nostro Signore Gesù Cristo. Se avessero incluso Nostro Signore Gesù Cristo, gli altri dei sarebbero crollati.

 

Ebbene, c’è una sola risposta, una risposta che ci permette di cogliere la realtà e la profondità della crisi nella Chiesa e nella cultura liberale dell’inclusività: è che la verità è esclusiva. La verità non è inclusiva, ma esclusiva. Posso includere tutto il resto, ma non la verità. Posso includere tutti gli errori, ma non la verità, perché la verità è esclusiva, come dice il Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo stesso: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde». «Il vostro “Sì, sì” sia “No, no”; tutto ciò che va oltre viene dal maligno».

 

La Fraternità Sacerdotale San Pio X segue semplicemente l’esempio dell’arcivescovo Lefebvre, che desiderava che sulla sua lapide fosse incisa la frase: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». Noi trasmettiamo semplicemente questa verità, questa tradizione che abbiamo ricevuto. Ma, all’interno di un sistema inclusivo, questo non può essere accettato, perché la verità è esclusiva: non si può rimanere nel mezzo.

 

E ripeto le parole di Sant’Atanasio, che disse agli ariani e soprattutto ai semi-ariani: «Voi siete la grande corruzione perché rimanete nel mezzo. Volete rimanere tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e camminate con il mondo. Vi dico: fareste meglio ad andarvene con il mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».

 

Pertanto, l’ecumenismo attuale può accettare tutte le religioni, tutti gli errori, tranne la verità, tranne la dottrina cattolica che, per sua stessa natura, condanna tutti gli errori, tutte le false dottrine, tutte le false religioni. Due più due fa quattro, e quattro esclude tutti gli altri numeri. È così. La luce disperde le tenebre, come dice san Paolo: «Quale rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?».

 

Cari pellegrini, tutto ciò, da un lato, ci rattrista profondamente, perché mostra quanta oscurità si sia diffusa persino all’interno della Chiesa stessa; ma, dall’altro, il Signore ci mostra la splendida misericordia di Dio che, nonostante questo mistero di iniquità all’interno della Chiesa stessa, fa ancora risplendere la luce della verità e della tradizione della Chiesa cattolica. Voi stessi ne siete testimoni qui: le suore, i sacerdoti, le giovani famiglie manifestano questa luce.

 

Non proviamo odio né risentimento, perché, come disse san Giovanni Bosco quando fu assalito da due valdesi pronti a colpirlo: «Io non uso la forza. Potrei usarla, ma non la uso, perché sono sacerdote, perché sono cattolico, e la nostra forza è la pazienza e il perdono».

 

Chiediamolo in modo particolare alla Madonna Addolorata, che ci dà questo grande esempio di pazienza, e offriamole anche questo sacrificio: il sacrificio di non entrare, di non poter entrare nella Chiesa. In primo luogo, secondo l’intenzione del pellegrinaggio, per ottenere santi sacerdoti; ma offriamo questo sacrificio anche per la Chiesa, per il Papa, per il Vescovo di Ivrea, per tutti i vescovi e tutti i sacerdoti, affinché possano uscire al più presto da queste tenebre, da questo falso ecumenismo, da questa falsa cultura dell’inclusività che esclude la verità, cioè che esclude Nostro Signore Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita.

 

Ora reciteremo qui le preghiere finali: la preghiera alla Madonna Addolorata, poi canteremo le litanie della Beata Vergine.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Il Cardinale Fernandez denuncia le «classificazioni», ma scomunica la Fraternità Sacerdotale San Pio X

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Il 5 marzo 2023, nella sua cattedrale di La Plata, mons. Víctor Manuel Fernández denunciò le «classificazioni» e le «etichette»morali elaborate dalla Chiesa. Tre anni dopo, in qualità di Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, è lui a promulgare il decreto di scomunica rivolto ai vescovi, ai membri e ai fedeli della Fraternità Sacerdotale San Pio X a seguito delle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026. No comment.  

Omelia del 5 marzo 2023, Cattedrale di La Plata (estratto)

«Perché se non impariamo a vedere gli altri in modo diverso, nulla cambia. Se non imparo a vedere la loro bellezza al di là del loro aspetto, delle loro capacità, del loro orientamento sessuale o di qualsiasi altra cosa; se non imparo a guardare oltre tutto questo, non sarò mai in grado di amarli per come sono, così come vengono, che mi piacciano o no».   «Pertanto, ogni fratello e sorella vale più di qualsiasi altra cosa su questa terra. Sapete che, per molti secoli, la Chiesa ha preso una direzione diversa. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, concepite per categorizzare le persone, per etichettarle: “Questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la comunione, quello no; questo può essere perdonato, quello no”».   «È terribile che questo sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, Papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi».   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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La fede cieca non basta

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Molti cristiani, soprattutto quelli di una certa età, vorrebbero poter vivere la propria fede in pace. Respingono sia i «polemisti» che considerano estremisti, a prescindere dalla loro posizione.

 

Si convincono facilmente che la maggior parte delle Messe celebrate in Francia siano normali, che la cosa migliore sia adattarsi alle nuove pratiche ignorando gli eccentrici e coloro che pretendono spiegazioni.

 

Dal momento che i vescovi non sembrano voler escludere nulla e nessuno (almeno non a sinistra), perché loro, buoni laici, dovrebbero prendersi la briga di studiare attentamente chi ha ragione e chi ha torto? L’approccio migliore, quindi, sarebbe quello di praticare la tolleranza universale, in breve, l’amore senza dispute dogmatiche. Una fede semplice e incondizionata: ecco il rifugio in cui si rifugiano oggi molti buoni cristiani.

 

Una fede semplice, ingenua e non esaminata, quella ereditata dai genitori: punto e basta.

 

Questo atteggiamento è comprensibile per la gente comune, ma quando si è un medico, un notaio o un professore universitario, questa abdicazione di responsabilità è rovinosa, a breve o a lungo termine.

 

Innanzitutto, rovina se stessi, perché una religione che non nutre più l’intelletto e non è altro che una vaga ostentazione di benevolenza, accompagnata da pratiche routinarie, non corrisponde all’insegnamento di Cristo, che vuole che amiamo Dio «con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra forza e con tutta la nostra mente». E la fuga da ogni riflessione dottrinale da parte di coloro che ne sono capaci e più istruiti della gente comune è rovinosa anche per l’intera comunità cristiana.

 

I nostri cristiani pacifisti, disgustati, dicono, dalla discordia, sono giustamente preoccupati per l’assenza di sacerdoti, e quindi di Messe, in aree sempre più vaste. Non ne vedono la causa? Una religione indifferente al contenuto della Fede non può produrre seminaristi o sacerdoti. Se si tratta semplicemente di essere generosi e accettare qualsiasi cosa o chiunque, le prostitute farebbero un lavoro molto migliore.

 

Questa interpretazione del Vangelo, che si concentra unicamente sull’amore, è davvero strana, soprattutto perché molti versetti ci insegnano la Fede e in nessun luogo si parla di carità senza fede!

 

La nostra epoca non è poi così diversa da quella di San Paolo; egli si impegnò in vigorose polemiche (Atti 18,28), combatté contro i lupi rapaci che non risparmiavano nessuno, contro coloro che, all’interno della Chiesa stessa, sviavano i discepoli con i loro insegnamenti perversi (Atti 20-30). Le sue due lettere a Timoteo sono quasi interamente scritti polemici contro i falsi maestri.

 

Ah! «Pace, pace soprattutto», è facile dirlo, ma il Signore non ci ha promesso questo tipo di pace qui sulla terra. «Lo Spirito Santo vi insegnerà e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Io vi do la pace, ma non la pace del mondo» (Giovanni 14,26-27).

 

Padre Philippe Sulmont,

Parroco di Domqueur, † 2010

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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Immagine di MarenHumburg via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

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L’Europa civilizzata ed evangelizzata dai figli di san Benedetto

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Oggi, nel giorno di San Benedetto, Renovatio 21 pubblica un estratto della Lettera Enciclica Fulgens radiatur (1947) di papa Pio XII che indica l’enorme ruolo svolto del santo norcino nella costruzione della civiltà europea, ossia della civiltà tout court. Benedetto, fratello gemello di santa Scolastica nato a Norcia nel 480 e morto a Montecassino nel 547, è padre del monachesimo occidentale, venerato da tutte le Chiese cristiane che riconoscono i santi, ed è il principale patrono d’Europa.   Come invero nei secoli passati le legioni romane marciavano per le vie consolari per assoggettare all’impero di Roma tutte le nazioni, così ora numerose schiere di monaci, le cui armi «non sono carnali, ma potenti in Dio solo» (2Cor 10,4), sono inviate dal sommo pontefice, affinché dilatino felicemente il pacifico regno di Gesù Cristo fino agli estremi confini della terra, non con la spada, non con la forza, non con le stragi, ma con la croce e con l’aratro, con la verità e con l’amore.   E dovunque ponevano il loro piede queste inermi schiere, formate di predicatori della dottrina cristiana, di artigiani, di agricoltori e di maestri di scienze umane e divine, ivi stesso le terre boscose e incolte erano solcate dall’aratro; sorgevano le sedi delle arti e delle scienze; gli abitanti dalla loro vita rozza e selvaggia erano educati alla convivenza e alla civiltà sociale, e si faceva brillare davanti a loro l’esempio della dottrina evangelica e la luce della virtù.   Innumerevoli apostoli, accesi di soprannaturale carità, percorsero incognite e turbolente regioni d’Europa, le innaffiarono generosamente del loro sudore e del loro sangue, e ai popoli pacificati portarono la luce della cattolica verità e santità…   Difatti non solo l’Inghilterra, la Francia, l’Olanda, la Frisia, la Danimarca, la Germania, la Scandinavia e l’Ungheria, ma anche non poche nazioni slave si vantano dell’apostolato di questi monaci e li annoverano tra le loro glorie e come gli illustri fondatori della loro civiltà.

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Brano segnalato da VDG Immagine di Livioandronico2013 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
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