Geopolitica
Il cardinale Parolin si congratula con Trump e lo esorta a lavorare per la «difesa della vita» e la «pace nel mondo»
Il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, si è congratulato con il presidente Donald Trump per la sua vittoria elettorale, esortandolo a lavorare per la pace e a «superare la polarizzazione» in molti ambiti, tra cui l’immigrazione e le questioni pro-life.
Parlando ieri mattina ai giornalisti a margine di un evento presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma, Parolin ha rilasciato le prime dichiarazioni ufficiali della Santa Sede sulle elezioni presidenziali statunitensi, che hanno visto Trump ottenere una significativa vittoria a tutti i livelli.
«Gli auguriamo tanta saggezza perché questa è la principale virtù dei governanti secondo la Bibbia», ha detto Parolin. Ha esortato Trump a «lavorare soprattutto per essere presidente dell’intero Paese, così da superare la polarizzazione che si è verificata, che si è fatta sentire in modo molto, molto chiaro in questo periodo».
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In questo modo Parolin ha espresso la speranza che Trump possa essere una potenza internazionale per la pace: «Ci auguriamo che possa davvero essere un elemento di distensione e pacificazione negli attuali conflitti che stanno dissanguando il mondo».
Durante il suo discorso della vittoria in Florida nelle prime ore del 6 novembre, Trump si è impegnato a non scatenare alcuna guerra e ha promesso che avrebbe «fermato le guerre».
Interrogato a riguardo, Parolin si è mostrato prudentemente fiducioso, ma ha aggiunto che Trump «non ha la bacchetta magica».
Il cardinale ha affermato che porre fine a una guerra richiederebbe «molta umiltà, molta volontà, ci vuole davvero cercare gli interessi generali dell’umanità, piuttosto che concentrarsi su interessi particolari. Spero in questo».
Il prelato vicentino ha anche rifiutato di essere coinvolto nei dettagli su come potrebbe essere un accordo di pace per il conflitto tra Russia e Ucraina e tra Israele e Hamas.
«È difficile pronunciarsi su questi aspetti, vedremo quali proposte farà, perché molte sono sempre rimaste incerte», ha commentato il Parolino, affermando che dall’ufficio di Trump non sono emersi dettagli specifici su come verrebbe effettuata la pace, aggiungendo semplicemente: «Vediamo ora cosa proporrà dopo il suo insediamento».
Come sottolinea LifeSite, ci si aspetta uno scontro molto più pubblico tra Trump e Bergoglio sulla questione dell’immigrazione. Mentre il papa ha costantemente fatto campagna per la libertà di immigrazione senza qualifiche, Trump ha ottenuto un ampio mandato popolare per la sua politica di consentire solo l’immigrazione legale e la sua promessa non solo di azioni severe contro l’attraversamento illegale del confine, ma di rimpatrio di milioni di «illegals», procedura che in Europa si chiama sempre più spesso «remigrazione».
Interrogato in merito, Parolin ha affermato che sull’immigrazione «la posizione del Papa e della Santa Sede è molto chiara in questo senso».
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«Siamo per una politica saggia verso i migranti e quindi che non vada a questi estremi», ha detto, criticando lo stile di Trump. «Il papa ha dato indicazioni molto precise, molto chiare su questo tema. Penso che questo sia l’unico modo per affrontare il problema e risolverlo in modo umano».
Riassumendo alcuni aspetti diplomatici – forse principalmente il terreno moderatamente comune tra Trump e la Santa Sede sulle questioni pro-life e le loro differenze sull’immigrazione – Parolin ha detto che «ci sono elementi che ci avvicinano ed elementi che forse ci differenziano, che ci allontanano».
Il secondo mandato presidenziale di Trump “sarà l’occasione per esercitare il dialogo e cercare di trovare insieme nuovi punti di consenso, sempre a vantaggio del bene comune e della pace nel mondo”, ha affermato il capo della diplomazia della Santa Sede.
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Immagine di Ospedale Pediatrico Bambin Gesù via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0
Geopolitica
Trump: cessate il fuoco concordato tra Israele e Libano
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Geopolitica
L’Iran dichiara Ormuzzo «completamente aperto» a tutte le navi commerciali
Il passaggio attraverso lo Stretto di Ormuzzo per tutte le navi commerciali è ora completamente aperto, ha dichiarato venerdì il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi. Ha aggiunto che la via navigabile rimarrà aperta per tutta la durata del cessate il fuoco in Libano.
L’annuncio di Araghchi è giunto poco dopo l’entrata in vigore di una tregua di 10 giorni tra le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e il gruppo militante Hezbollah in Libano, che ha rappresentato uno dei principali ostacoli a un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti.
Scrivendo su X, il ministro iraniano ha dichiarato che «in linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto ormusino è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco».
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Ha tuttavia precisato che alle navi sarebbe stato consentito di navigare lungo la «rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran», lasciando intendere che lo stretto rimarrà sotto il controllo di Teheran.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto all’annuncio di Araghchi sul suo account Truth Social, ringraziando apparentemente Teheran per la completa riapertura dello «Stretto dell’Iran».
Lo Stretto ermisino è chiuso da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco non provocato contro l’Iran alla fine di febbraio. La chiusura ha fatto impennare i prezzi dell’energia e scosso l’economia globale, interrompendo una delle arterie commerciali più importanti del mondo, che gestisce circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio greggio.
Nei minuti successivi all’annuncio di Araghchi, i prezzi del petrolio sono crollati di oltre il 10%, con il greggio che ha toccato poco più di 83 dollari al barile e il Brent che si è attestato intorno agli 88 dollari.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Bizzarria
L’Iran dice di voler allearsi con l’Italia, ma rivendica la scoperta del gelato
Dear Italy, Your PM just defended Pope and lost an ally in Washington — the Commander in Grief, yet the most ‘powerfool’man on earth.
We’d like to apply for the vacancy. Our qualifications: 7,000 years of civilization, a shared love of poetry, architecture, and food that… — Iran in Ghana (@IRAN_GHANA) April 15, 2026
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Why would we hurt Italy? We love Italian people, soccer, and food and we love Rome, Rimini, Pisa, Milan, Venice, Sardegna, Florence, Naples, Genova, Turin Sicily, and everything in between. 🇮🇹
— Iran Embassy in Thailand ☫ (@IranInThailand) April 14, 2026
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— Iran Embassy in Tajikistan (@IRANinTJ) April 14, 2026È incontrovertibile: dai video Lego in giù, la guerra di comunicazione sta venendo stravinta dall’Iran con fantasia e tecnologia e, fondamentale, tanto humor – alla faccia dei video della Casa Bianca che trattano la guerra come un vero videogame, facendo indignare non solo i vescovi statunitensi.
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