Internet
I satelliti Starlink usati da gruppi criminali terroristi brasiliani
La banda Internet Starlink offerta dai satelliti di Elon Musk sarebbe divenuta il fornitore di rete preferito per le operazioni minerarie brasiliane illegali in Amazzonia, secondo un nuovo articolo dell’agenzia Associated Press.
Durante un raid in un sito minerario illegale, dei funzionari brasiliani avrebbero scoperto «un terminale Starlink attivo e funzionante» accanto a un pozzo minerario illegale in un’area chiamata Ouro Mill.
La zona è controllata da un’organizzazione criminale chiamata Primeiro Comando da Capital (PCC), un’organizzazione criminale terrorista fondata nelle carceri paulista nel 1993, e ora considerata tra le più forti e violente. Nel 2006 il PCC uccise 300 persone in sei Stati diversi portando il governo di Brasilia ad una trattativa.
Nel 2012, solo per dimostrare il suo potere, il PCC organizzò il massacro di decine di agenti mentre uscivano di casa per recarsi al lavoro. Nel 2017 vengono ammazzati 56 ostaggi in un complesso penitenziario a seguito di una rivolta per combattere l’influenza della banda rivale Familia do Norte.
Il Primeiro Comando si sarebbe espanso anche nelle limitrofe Argentina, Uruguay, Paraguay e anche in Colombia, e secondo alcuni avrebbe stretto una collaborazione con la ‘Ndrangheta.
Nel 2017 uno scandalo ha visto il Giudice del Supremo Tribunale Federale Alexandre De Moraes – nemico giurato di Jair Messias Bolsonaro e del suo popolo – accusato di essere stato l’avvocato di esponenti legati al PCC tra il 2010 ed il 2014.
Non è la prima volta che unità Starlink viene sequestrato in questo tipo di operazioni di polizia. L’agenzia per l’ambiente brasiliana, Ibama, ha dichiarato all’AP di aver recuperato sette terminali Starlink da simili operazioni illegali – tutte avvenute sulla terra protetta delle popolazioni indigene Yanomami – solo nelle ultime settimane.
Il governo brasiliano inoltre ha a che fare con minatori illegali da anni. Sempre secondo l’AP, tali operazioni si sono a lungo affidate a Internet via satellite per svolgere il proprio lavoro. Ma il suo utilizzo è oggi da considerarsi obsoleto ora che è arrivato Starlink.
I vecchi sistemi erano più goffi e avevano bisogno di tecnici, e quei tecnici dovevano essere portati in loco, con i rischi che ciò ne conseguiva. Starlink è un’alternativa molto più semplice, offrendo alle bande criminali una serie di servizi essenziali, dai classici, come l’amministrazione e il coordinamento logistico, all’assistenza ai minatori illegali e altre operazioni illecite e come ha detto dall’AP, «avvertimento anticipato di irruzioni delle forze dell’ordine», dettaglio questo da non sottovalutare.
Quando Starlink è stato lanciato per la prima volta in Brasile nel maggio 2022, è stato commercializzato anche come un utile aiuto a coloro che lavorano per proteggere l’Amazzonia, poi, evidentemente, qualcun altro ne ha approfittato.
Starlink «è estremamente veloce e migliora davvero la capacità di gestire una miniera illegale», ha dichiarato all’AP Hugo Loss, coordinatore delle operazioni di Ibama. «Puoi gestire centinaia di siti minerari senza mai metterci piede».
Certo è che non è colpa del Musk se organizzazioni criminali brasiliane si impossessano della sua tecnologia, che certamente offre vantaggi – a tutti.
L’importanza dei satelliti Starlink è stata mostrata al mondo durante la guerra in Ucraina, con il tira e molla tra Musk e Kiev.
Come riportato da Renovatio 21, la Cina ha studiato modi per disabilitare o distruggere i satelliti di Musk, considerati a questo punto un fattore geopolitico determinante. La Repubblica Popolare cinese sta investendo in armi ASAT progettate per bloccare o distruggere i satelliti statunitensi, ed è unico degli unici Paesi ad averle testate attivamente in episodi controversi.
A loro volta, i russi starebbero costruendo armi ASAT basate sul laser per distruggere i satelliti spia statunitensi.
Immagine screenshot da YouTube
Internet
Google nega di aver scansionato le email e gli allegati degli utenti con il suo software AI
Google, colosso tecnologico, nega categoricamente i resoconti diffusi all’inizio di questa settimana da vari media autorevoli, affermando che non impiega e-mail e loro allegati per addestrare il suo nuovo modello di intelligenza artificiale Gemini.
Questa settimana, testate come Fox News e Breitbart hanno pubblicato articoli che illustravano ai lettori come «bloccare l’accesso dell’IA di Google alla propria posta su Gmail».
«Google ha annunciato il 5 novembre un aggiornamento che permette a Gemini Deep Research di sfruttare il contesto di Gmail, Drive e Chat», ha riferito Fox News, «consentendo all’IA di estrarre dati da messaggi, allegati e file archiviati per supportare le ricerche degli utenti».
Il sito di informazione statunitense Breitbart ha sostenuto in modo simile che «Google ha iniziato a scandagliare in silenzio le e-mail private e gli allegati degli utenti Gmail per addestrare i suoi modelli IA, imponendo un opt-out manuale per evitare l’inclusione automatica».
Il sito ha citato un comunicato di Malwarebytes, che accusava l’azienda di aver implementato il cambiamento senza notifica agli utenti.
In risposta al clamore, Google ha emesso una smentita ufficiale. «Queste notizie sono fuorvianti: non abbiamo alterato le impostazioni di nessuno. Le funzionalità intelligenti di Gmail esistono da anni e non utilizziamo i contenuti di Gmail per addestrare Gemini. Siamo sempre trasparenti sui cambiamenti ai nostri termini di servizio e alle policy», ha dichiarato un portavoce al giornalista di ZDNET Lance Whitney.
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Malwarebytes ha in seguito rivisto il suo post sul blog, ammettendo di aver «contribuito a una tempesta perfetta di incomprensioni» e precisando che la sua affermazione «non sembra essere» corretta.
Tuttavia, il blog ha riconosciuto che Google «analizza i contenuti delle e-mail per potenziare le sue “funzionalità intelligenti”, come il rilevamento dello spam, la categorizzazione e i suggerimenti di composizione. Ma questo è parte del funzionamento ordinario di Gmail e non equivale ad addestrare i modelli IA generativi».
Questa replica di Google difficilmente placherà gli utenti preoccupati da tempo per le pratiche di sorveglianza delle Big Tech e i loro legami con le agenzie di intelligence.
«Penso che l’aspetto più allarmante sia stato il flusso costante e coordinato di comunicazioni tra FBI, Dipartimento della Sicurezza Interna e le principali aziende tech del Paese», ha testimoniato il giornalista Matt Taibbi al Congresso USA nel dicembre 2023, in un’udienza su come Twitter collaborasse con l’FBI per censurare utenti e condividere dati con il governo.
L’11 novembre, presso la Corte Distrettuale USA per il Distretto Settentrionale della California, è stata depositata una class action contro Google. La vertenza accusa l’azienda di aver violato l’Invasion of Privacy Act della California attivando in segreto Gemini AI per analizzare messaggi di Gmail, Google Chat e Google Meet nell’ottobre 2025, senza notifica o consenso esplicito degli utenti.
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Immagine di Sundar Pichai via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Internet
Meta avrebbe chiuso un occhio sul traffico sessuale: ulteriori documenti del tribunale
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Internet
Meta ha insabbiato la ricerca sulla salute mentale di Facebook: documenti in tribunale
Documenti giudiziari recentemente declassificati rivelano che Meta, la casa madre di Facebook, ha occultato i risultati di uno studio interno sugli effetti dannosi per la salute mentale derivanti dall’uso della piattaforma social.
Le comunicazioni interne dell’azienda sono state rese pubbliche venerdì nell’ambito di una causa di lunga data e di alto profilo promossa da vari distretti scolastici USA contro diverse società di social media. L’accusa principale è che le loro piattaforme abbiano provocato dipendenza e danni psicologici tra minori e adolescenti.
In un’indagine del 2020, nota come «Project Mercury», Meta ha invitato un campione di utenti a sospendere l’uso di Facebook per una settimana, confrontandoli con un gruppo di controllo che ha proseguito normalmente. I risultati, a sorpresa dell’azienda, hanno indicato che i partecipanti disattivati hanno segnalato «minori livelli di depressione, ansia, solitudine e confronto sociale».
Invece di approfondire o divulgare i dati, Meta ha interrotto lo studio, attribuendo i feedback dei partecipanti all’«influenza della narrazione mediatica negativa» sull’azienda.
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Nonostante le evidenze interne sul legame causale tra Facebook e i danni psicologici, «Meta ha mentito al Congresso su ciò che sapeva», accusano i documenti.
Negli ultimi mesi, il gigante dei social è al centro di un’attenzione crescente negli USA. A ottobre, Meta ha introdotto nuove protezioni per gli «account adolescenti», permettendo ai genitori di bloccare le interazioni con i chatbot AI dell’azienda, dopo rivelazioni su conversazioni romantiche o sensuali con minori.
L’azienda affronta inoltre le pressioni della Federal Trade Commission, che la accusa di monopolio sui social network.
La scorsa settimana, tuttavia, un tribunale distrettuale di Washington ha dato ragione a Meta nella vertenza antitrust, stabilendo che la FTC non ha provato l’esistenza attuale di un monopolio, «indipendentemente dal fatto che Meta abbia goduto o meno di un potere monopolistico in passato».
Come riportato da Renovatio 21, in passato era stata segnalato che un numero crescente di prove scientifiche suggerisce che potrebbe esserci un legame tra l’uso dei social media e la depressione. Uno studio del 2022 parlava invece di «stato dissociativo» indotto dai social.
Nonostante negli USA vi siano state udienze in Senato sui pericoli dei social – dalla presenza di predatori pedofili alle questioni legate all’anoressia al traffico di esseri umani – in Italia nessun politico sembra voler intraprendere una discussione sulla questione: temono probabilmente che l’algoritmo, che certo contribuisce alla somma dei voti che li fa eleggere e rieleggere, potrebbe punirli.
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