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Terrorismo

Israele dice di voler fermare il terrorismo ebraico

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Israele sta affrontando una crescente ondata di terrorismo interno, hanno avvertito i capi di diversi servizi di sicurezza del paese. La valutazione ha fatto seguito a una recente serie di attacchi violenti da parte di coloni ebrei contro palestinesi nella Cisgiordania occupata.

 

In una dichiarazione congiunta di sabato, i capi dell’esercito, della polizia e dei servizi di sicurezza interna hanno bollato le azioni dei coloni niente meno che «terrorismo nazionalista» e hanno promesso di reprimerlo, annunciando l’intenzione di aumentare la presenza militare negli insediamenti colpiti, mentre il servizio di sicurezza interna dello Shin Bet è pronto a inseguire i fautori del caos, sottoponendoli a «detenzione amministrativa», avverte la dichiarazione.

 

Tale misura, tipicamente riservata ai palestinesi, prevede la custodia dei sospetti senza accuse a tempo indeterminato.

 

 

In diverse occasioni durante la scorsa settimana, i coloni ebrei hanno prodotto disordini in diverse città e villaggi palestinesi.

 

Uno di questi attacchi sabato ha visto gli assalitori incendiare almeno due case nel villaggio palestinese di Umm Safa, nella Cisgiordania centrale, secondo i residenti locali. Secondo quanto riferito, anche nella città di Turmus Ayya sono state bruciate dozzine di abitazioni e automobili.

 

 

Secondo i resoconti dei media, almeno alcuni dei coloni erano armati, con le loro azioni e il conseguente coinvolgimento dell’esercito israeliano che ha provocato il ferimento di almeno dieci palestinesi.

 

 

Commentando le scene di violenza, gli Stati Uniti, che sono stati per decenni un fedele alleato di Israele, hanno espresso preoccupazione, con il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan che ha parlato al telefono con la sua controparte israeliana.

 

 

La dura dichiarazione rilasciata dai funzionari della sicurezza israeliana ha, tuttavia, attirato le critiche della coalizione di governo di destra del primo ministro Benjamin Netanyahu.

 

Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich ha affermato che il «tentativo di equiparare il terrorismo arabo omicida con contromisure civili… è immorale e pericoloso».

 

Lo Smotrich, noto per aver dichiarato che non esiste alcun popolo palestinese, ha quindi esortato i servizi di sicurezza a inseguire i palestinesi con più vigore.

 

Il ministro della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, un altro considerato falco del sionismo religioso che sei mesi fa aveva vietato le bandiere palestinesi,  era arrivato al punto di invitare i coloni a espandere ulteriormente la loro presenza in Cisgiordania.

 

Come riportato da Renovatio 21, le rivolte dei coloni si stanno ripetendo da mesi, così come i ciclici bombardamenti di Gaza e le violenze della polizia israeliana anche in luoghi sacri come la moschea di al-Aqsa.

 

Nella situazione caotica, perfino le scuole cristiane di Nazareth subiscono spari e attacchi.

 

Tre mesi fa estremisti ebraici hanno attaccato la Tomba di Maria a Gerusalemme.

 

 

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Terrorismo

La Russia aggiunge il senatore USA Lindsey Graham alla lista dei «terroristi»

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Il senatore statunitense repubblicana Lindsey Graham, che la scorsa settimana aveva chiesto al governo degli Stati Uniti di designare la Russia come stato sponsor del terrorismo, è stato aggiunto alla lista degli estremisti e terroristi di Mosca. Lo riporta la testata governativa russa RT.

 

Graham è la voce numero 3967, secondo il Federal Financial Monitoring Service, l’agenzia russa responsabile dell’elenco. Il database non cita ragioni specifiche per cui entità o individui sono inclusi.

 

Le osservazioni del senatore sono arrivate domenica in risposta alla notizia della morte del leader dell’opposizione russa Aleksej Navalnij. Parlando al programma della CBS Face the Nation, il parlamentare ha proposto la designazione come un modo per far «pagare un prezzo» ai russi per aver ucciso Navalnij.

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Finora non sono stati rilasciati i risultati dell’autopsia. Il governo russo ha citato la fretta dei politici occidentali di incolpare Mosca per la sua morte come prova dei loro pregiudizi.

 

Graham è un convinto sostenitore di un approccio aggressivo alla politica Estera. L’anno scorso, durante una visita a Kiev, il repubblicano ha salutato gli aiuti militari statunitensi forniti all’Ucraina come «il miglior denaro che abbiamo mai speso».

 

L’affermazione suscitò uno scandalo mediatico all’epoca, dopo che l’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj modificò le osservazioni di Graham per far sembrare che stesse descrivendo l’uccisione di russi da parte di ucraini, il che non era il caso. Graham, tuttavia, suggerì che la morte dei russi per mano degli ucraini sul campo di battaglia fosse una buona cosa.

 

Il comitato investigativo russo ha aperto un procedimento penale contro Graham per l’episodio del maggio 2023. Il Ministero dell’Interno ha quindi inserito l’americano nella lista dei ricercati.

 

Il senatore della Carolina del Sud ora si schiera con la maggior parte dei suoi colleghi repubblicani nel campo scettico sull’Ucraina del Congresso degli Stati Uniti e si è espresso contro la continuazione dei finanziamenti a Kiev.

 

«Non aiuterò l’Ucraina finché non aiuteremo noi stessi», ha detto il senatore alla CNN a dicembre, mentre l’amministrazione del presidente Joe Biden esortava i legislatori a fornire all’Ucraina un secondo pacchetto di aiuti militari, del valore di decine di miliardi di dollari.

 

Come riportato da Renovatio 21, allo scoppio della guerra due anni fa il senatore Graham, già premiato a Kiev per il suo supporto già prima del conflitto, arrivò a domandare l’assassinio di Putin durante un’apparizione su Fox News, citando esempi storici di complotti per uccidere famosi leader politici, tra cui Giulio Cesare e Adolf Hitler.

 

«C’è un Bruto in Russia? C’è un colonnello Stauffenberg nell’esercito russo?» ha domandato Graham. «L’unico modo in cui questo… finisce, amico mio, è che qualcuno in Russia faccia fuori questo tizio».

 

Il senatore Graham, considerato un conservatore, non è nuovo a posizioni antirusse. Nell’agosto 2011, Graham ha sostenuto una risoluzione in cui affermava che «l’invasione russa della terra georgiana nel 2008 è stata un atto di aggressione, non solo alla Georgia ma a tutte le nuove democrazie». Nel 2013, Graham aveva suggerito che gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione il boicottaggio delle Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi, in Russia, a causa di «ciò che il governo russo sta facendo in tutto il mondo».

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Graham si è reso protagonista anche di una udienza prima dello scorso Natale del capo dell’FBI Christopher Wray, in cui ha chiesto, quale saldo sostenitore di Israele, quale pericolo rappresentasse Hamas e se potesse essere descritto come la più grande minaccia che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare dall’11 settembre.

 

Pur essendo allineato con i neocon per quanto riguarda la politica estera, in patria non ha fatto mistero del suo allineamento, almeno in apparenza, con Donald Trump, arrivando a sostenere che Trump «avrebbe vinto le elezioni 2020 se la teoria della fuga del virus dal laboratorio di Wuhan fosse stata dimostrata».

 

Tuttavia, duranti i momenti del 6 gennaio 2021, Graham non si schierò con i trumpisti, venendo per questo richiamato apertamente anche in pubblico dalla base.

 

Di fatto, varie volte Graham ha parlato pubblicamente dell’amicizia che lo lega a Joe Biden.

 

Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».

 

La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche».

 

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Terrorismo

Gli USA designano gli Houthi come un’organizzazione terroristica (un’altra volta)

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Il Dipartimento di Stato ha formalmente designato Ansar Allah, ossia il movimento degli Houthi yemeniti, come organizzazione terroristica, conferendo a Washington nuovi poteri per contrastare l’accesso del gruppo al sistema finanziario globale.   La nuova etichetta di gruppo terroristico globale appositamente designato contro la milizia ribelle sciita yemenita sostenuta dall’Iran è stata implementata venerdì, settimane dopo l’avvertimento di metà gennaio emesso dal Dipartimento di Stato.   Lo sviluppo arriva anche dopo mesi di attacchi missilistici e di droni Houthi contro navi commerciali e navi da guerra occidentali che pattugliavano il Mar Rosso.   Giovedì, nella sua ultima reazione, l’esercito americano ha colpito tre sistemi missilistici da crociera antinave Houthi che, secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), si stavano preparando a lanciare.

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La nuova designazione è controversa tra alcuni gruppi di aiuto umanitario che lavorano nello Yemen, secondo un articolo del New York Times:   «Il mese scorso, Blinken ha annunciato l’intenzione del Dipartimento di Stato di riportare gli Houthi nella sua lista dei terroristi, ma ha ritardato l’azione di 30 giorni» scrive il quotidiano neoeboraceno. «La pausa aveva lo scopo in parte di dare tempo ai gruppi di aiuto umanitario che lavorano nelle aree dello Yemen controllate dagli Houthi per garantire che il loro lavoro non entri in conflitto con le nuove sanzioni degli Stati Uniti che puniranno chiunque fornisca sostegno al gruppo militante. Alcuni gruppi umanitari hanno avvertito che il loro lavoro sarà inevitabilmente limitato in un paese con disperati bisogni umanitari».   Gli Houthi sono stati rimossi dalla lista nel 2021 dopo essere stati designati per la prima volta sotto l’amministrazione Trump perché a lungo armati e sostenuti finanziariamente dalla Repubblica islamica dell’Iran.   Una mossa del Segretario di Stato Antony Blinken nel febbraio 2021 aveva cancellato gli Houthi dalla lista. «A partire dal 16 febbraio, revocherò la designazione di Ansar Allah, a volte indicato come Houthi, come organizzazione terroristica straniera(FTO)», disse all’epoca il controverso massimo diplomatico americano.   Il Blinken aveva affermato che la rimozione era «un riconoscimento della terribile situazione umanitaria nello Yemen. Abbiamo ascoltato gli avvertimenti delle Nazioni Unite, dei gruppi umanitari e dei membri bipartisan del Congresso, tra gli altri, che le designazioni potrebbero avere un impatto devastante sulla vita degli yemeniti nell’accesso a beni di prima necessità come cibo e carburante».   «Questa nuova inversione di tendenza significa presumibilmente che la già terribile situazione umanitaria nel paese sta per peggiorare ancora una volta, sebbene a lungo ignorata dai titoli dei media occidentali» scrive Zerohedge.

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Come riportato da Renovatio 21, dopo gli attacchi delle scorse settimane da parte delle forze angloamericane, gli Houthi hanno promesso che i Paesi responsabili avrebbero pagato «un caro prezzo».   Nonostante gli Stati Uniti e i loro alleati abbiano dispiegato una task force navale nell’area per salvaguardare la navigazione, molte compagnie di trasporto merci hanno interrotto il viaggio attraverso il corso d’acqua e hanno invece intrapreso il viaggio molto più lungo e costoso attorno al Capo di Buona Speranza in Africa.   Il mese scorso gli yemeniti sciiti hanno attaccato navi da guerra americane e francesi che incrociavano nell’area.   Come riportato da Renovatio 21, gli Houthi nelle scorse settimane hanno attaccato anche una petroliera russa.   Secondo Goldman Sachs i costi del petrolio potrebbero raddoppiare.

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Persecuzioni

Turchia, la vittima dell’attacco alla chiesa era musulmana

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Domenica 28 gennaio un attentato è costato la vita a una persona presente alla messa domenicale nella chiesa situata nel quartiere Sariyer di Istanbul. Si è scoperto che l’uomo ucciso dai terroristi era un musulmano alevita.

 

Da domenica i contorni dell’attacco islamico sono diventati più chiari. Da un lato l’attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico (IS). La polizia ha invece arrestato due sospetti: uno di loro è del Tagikistan e l’altro è di nazionalità russa. Una retata ha portato all’arresto anche di altre 51 persone: tagiki, russi e turchi.

 

La polizia ha potuto accertare che il veicolo utilizzato dagli aggressori era arrivato dalla Polonia due anni fa e da allora non è più stato utilizzato. Un dettaglio forse importante: al momento dell’attentato era presente alla messa, con la famiglia, il console generale della Polonia a Istanbul.

 

Una strage pianificata ma evitata

Nonostante la presenza di 40 persone nella chiesa, c’è stata una sola vittima, perché le armi dei terroristi si sono inceppate dopo il primo colpo, ma secondo le autorità l’obiettivo era uccidere quante più persone possibile.

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L’unica vittima è stato un turco musulmano alevita che frequentava regolarmente la messa domenicale da almeno due mesi. Gli aleviti costituiscono un ramo dell’Islam considerato eterodosso da sciiti e sunniti, legato alla tradizione sufi. Le loro tradizioni sono particolari: considerano sacri, ad esempio, i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento.

 

Il Vicario Apostolico di Istanbul, mons. Massimiliano Palinuro, ha ringraziato le autorità turche per il sostegno e la rapidità della reazione che ha consentito l’arresto dei sospettati. Inoltre «ha chiesto con fermezza che la verità venga rivelata e che sia garantita maggiore sicurezza alle nostre comunità e alle nostre chiese».

 

Infine ha annunciato una messa di riparazione nella chiesa profanata dalla morte violenta della vittima. In questa occasione verrà consacrato un nuovo altare nella chiesa e si pregherà per l’anima del defunto ucciso nell’attentato.

 

Il vescovo ha assicurato che le chiese rimarranno aperte nonostante questo tentativo di terrorizzare i cristiani.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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