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Papa Leone approva il processo di beatificazione del vescovo che ha permesso ai bambini indigeni di toccargli i genitali

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Un vescovo definito «missionario» e dichiarato «venerabile», con l’autorizzazione al processo di beatificazione concessa da Papa Leone XIV, ha permesso a un giovane indigeno di toccargli i genitali e ha condiviso il letto nudo con un giovane che in precedenza aveva compiuto «tentativi omosessuali provocatori», come emergono da resoconti pubblicati di recente. Lo riporta LifeSite.

 

Nel maggio 2025, Leone XIV ha proclamato «venerabile» mons. Alejandro Labaka insieme a suor Inés Arango Velásquez, con la quale aveva collaborato. Il sito InfoCatolica ha di recente messo in evidenza alcuni passaggi inquietanti degli scritti autobiografici di Labaka, nei quali il vescovo descriveva le sue osservazioni sulle pratiche sessuali disordinate del popolo Huaorani in Amazzonia. Particolarmente preoccupante risulta un episodio in cui ammise di essersi lasciato eccitare da giovani indigeni.

 

Nella Cronaca Huaorani, secondo InfoCatólica, egli raccontò:

 

«I giovani erano più giocosi che mai, abbondavano di parole e segni che simboleggiavano l’unione dei sessi, permettendo tocchi sui genitali. Questa volta mi infastidirono particolarmente, fino a confermare con clamore che le reazioni maschili sono identiche tra noi e gli Huaorani. In ogni caso, non insistettero né con me né tra di loro in modo da provocare contaminazione. Cercai di non fare drammi e mi sforzai di agire con naturalezza, ridere con loro e dissuaderli dal gioco (CH, 146)».

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Questo incidente fu reso possibile dal fatto che Labaka viveva abitualmente nudo insieme agli Huaorani, per «adattarsi» alla loro cultura. Come spiegò nella stessa Cronaca Huaorani: «Vivevano nudi e anch’io ero spesso nudo come loro». Invece di affrontare il loro nudismo alla luce dell’insegnamento cattolico, che considera l’abbigliamento una salvaguardia necessaria dopo il peccato originale, Labaka sosteneva che gli Huaorani non avessero bisogno di vestiti nella loro «moralità naturale».

 

«Benedetto il nudismo degli Huaorani, che non hanno bisogno di abiti per salvaguardare le loro norme di moralità naturale!» scrisse Labaka. «Dio ha voluto preservare in questo popolo il modo di vivere, la moralità naturale come nel Paradiso prima del peccato», affermò, arrivando persino a definire la cultura degli Huaorani come una cultura di «straordinaria maturità sessuale».

 

L’affermazione secondo cui gli Huaorani «non avessero bisogno» di vestiti e vivessero una «moralità come nel Paradiso prima del peccato» contrasta nettamente con la descrizione che lo stesso Labaka fornisce della sperimentazione sessuale regolare e disordinata dei giovani. Egli ricordava infatti nella Cronaca Huaorani:

 

«Ho osservato la facilità, o meglio la pratica quasi generalizzata come qualcosa di rituale, di eccitarsi tra maschi frequentemente… oltre ad altri giochi dall’aspetto omosessuale nelle loro lunghe riunioni familiari… Partendo dalla loro realtà mi è stato richiesto di fare il bagno con loro o come loro, o alla vista di giovani e bambini, con assoluta naturalezza; eseguendo intenzionalmente la piena toelettatura di un maschio adulto; permettendo di soddisfare la naturale curiosità di toccare e vedere in cosa ci vedono diversi».

 

Labaka ha inoltre ammesso di essersi «sdraiato nudo» a letto con un giovane che, a suo dire, gli aveva già fatto delle avances omosessuali.

 

«Peigo (un giovane Huaorani) rimase, a quanto pare, senza amaca e si avvicinò al mio letto. Nei giorni precedenti lo avevo respinto, perché lo temevo a causa dei suoi gesti e dei suoi provocatori tentativi omosessuali. Questa volta avevo un’altra comprensione di “accetta tutto, tranne il peccato” e condividevo il letto sdraiato nudo sotto la stessa zanzariera», scrisse il vescovo.

 

Padre Dave Nix ha criticato duramente Labaka per aver permesso al giovane di toccargli i genitali, ripubblicando il commento di Chris Jackson sull’elevazione di Labaka da parte di Papa Leone attraverso il processo di canonizzazione.

 

«Ogni volta che c’è un contatto genitale tra un adulto e un bambino, l’adulto è SEMPRE SEMPRE SEMPRE il predatore, anche se si comporta in modo timido», ha scritto Nix.

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Jackson ha osservato: «Il dovere di evitare lo scandalo non si dissolve perché una cultura ha usanze diverse. Un missionario può imparare una lingua, mangiare ciò che gli viene messo davanti, dormire in una capanna, accettare la povertà, accettare il pericolo, accettare il martirio. Non può santificare condizioni che prevedibilmente invitano al peccato sessuale, soprattutto in presenza di giovani».

 

«La condotta descritta è scandalosamente disordinata e scandalosa. Il solo raccontarla, scritta come se la ‘difficoltà’ fosse mantenere la compostezza mentre si viene toccati, ne rivela la corruzione… I santi non flirtano con il fuoco chiamando il fumo “inculturazione”».

 

Questi scritti autobiografici da soli mettono in dubbio se l’opera di Labaka in Amazzonia possa davvero essere definita «missionaria» ed evangelizzatrice. Sempre InfoCatólica ha riferito che in realtà egli non cercava di evangelizzare, ma, come lui stesso affermava, «di ricevere da loro tutti i “semi del Verbo’ nascosti nella sua vita reale e nella sua cultura, dove vive il Dio sconosciuto».

 

Monsignor Labaka fu assassinato insieme a suor Velásquez dagli indigeni dell’Amazzonia ecuadoriana nel 1987.

 

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Immagine di Kleverenrique via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Accusati di scisma, pregano nella tempesta per il Santo Padre e la Chiesa

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Per quasi trenta minuti, un temporale si è abbattuto sui 16.000 fedeli riuniti a Écône per le consacrazioni episcopali del 1° luglio. Poco prima della comunione, sono rimasti sotto la pioggia battente per recitare il rosario. Quando è stata annunciata l’ultima decina per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, l’assemblea ha pregato ferventemente, offrendo questo sacrificio in spirito di fede. Poi il tempo è migliorato.   La decina del rosario offerta per il Santo Padre e la Chiesa universale.     Un filmato girato da un fervente americano mostra l’entusiasmo della folla durante la tempesta.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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«Il non appartenere alla Chiesa conciliare è una grazia e una testimonianza provvidenziale»: le parole di mons. Tissier

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Renovatio 21 pubblica un estratto dell’articolo di monsignor Bernard Tissier de Mallerais (1945-2024) «Y a‑t-il une Église conciliaire ?» («esiste una Chiesa conciliare») apparso sulla rivista Le Sel de la Terre n° 85  (estate 2013).

 

Beati coloro che non appartengono a questa «comunione dei profani», che sono provvidenzialmente esclusi da essa o minacciati di esclusione!

 

Felice relegazione o abbandono! La vocazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fin dalla sua erezione da parte della Chiesa Cattolica nel 1970 e dal decreto di lode che la onorò nel 1971, non è mai stata quella di ricevere le benedizioni e i riconoscimenti di questa Chiesa conciliare! Era indubbiamente necessario che questa società sacerdotale, con tutta la famiglia della Tradizione, fosse come la fiaccola accesa e posta non sotto il moggio conciliare, ma sul candelabro della gogna, affinché illuminasse tutti coloro che sono nella casa di Dio.

 

Era probabilmente preferibile, secondo le vie della Provvidenza, che questa sana parte della Chiesa, che, come il divino Maestro, era diventata pietra d’inciampo, pietra rigettata dai costruttori della dissociazione ecclesiastica conciliare, diventasse la pietra angolare e la chiave di volta dell’indistruttibile cattedrale cattolica.

 

La nostra incrollabile testimonianza della vera Chiesa di Gesù Cristo, del sacerdozio e della regalità di Cristo sacerdote e re, esige indubbiamente, da parte della Chiesa conciliare, l’esclusione e l’ostracismo pronunciati contro di noi e contro ciò che rappresentiamo. Ma come san Giuseppe, nel suo esilio dall’Egitto, portò in sé il Bambino Gesù e la sua divina Madre, che costituirono il seme della Chiesa, così anche, nel suo esilio, la famiglia della Tradizione porta in sé la Chiesa, senza, certo, avere diritti esclusivi a questa gloriosa funzione, ma possedendone l’essenza stessa e il cuore, la sua integrità e incorruttibilità.

 

Essa dunque porta in sé il Pontefice Romano, nel quale il successore di Pietro un giorno si libererà da una lunga prigionia e si risveglierà dal sonno delle sue grandi illusioni, per proclamare, come fece il primo papa a Cesarea di Filippo al suo Maestro: «Tu es Christus, Filius Dei vivi!».

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Pertanto, se siamo complessi, rimpiangeremo di essere privati della comunione conciliare o della sua apparenza di comunione ecclesiale, e saremo infelici e ansiosi, costantemente alla ricerca di una soluzione. Se, d’altra parte, abbiamo la fede e la semplicità di un bambino, cercheremo semplicemente quale testimonianza rendere alla fede cattolica.

 

E la troveremo: è innanzitutto la testimonianza della nostra esistenza, della nostra permanenza, della nostra stabilità, insieme a quella della nostra piena professione di fede cattolica e del nostro rifiuto degli errori e delle riforme conciliari. Una testimonianza è assoluta. Se rendo testimonianza alla Messa cattolica, a Cristo Re, devo astenermi dalle Messe e dalle dottrine conciliari.

 

È come un granello d’incenso offerto agli idoli: o è un solo granello o non ce n’è affatto. Quindi, è «niente affatto». E questa testimonianza implica anche persecuzione, cosa normale da parte dei nemici di questa fede, che vogliono ridurre la nostra diametrale opposizione alla nuova religione, e finché piace a Dio che persistano nei loro perversi disegni. Non è forse Dio stesso a stabilire questa inimicizia tra la progenie del diavolo e i figli di Maria? Inimicitias ponam!

 

Perciò, non appena, nel raccoglimento della preghiera, abbiamo percepito questa vocazione a noi propria, adattata da Dio alla crisi presente, vi accogliamo con perfetta rettitudine e grande pace: una rettitudine incapace di qualsiasi complicità con il nemico, una pace senza amarezza.

 

Corriamo verso di essa, vi balziamo addosso ed esclamiamo come Santa Teresa di Gesù Bambino: «Nella Chiesa, Madre mia, ho trovato la mia vocazione!».

 

E chiediamo alla magnanima santa: «Ottieni per me la grazia di avere nella Chiesa e per la Chiesa l’anima di un martire o almeno di un confessore della fede!»

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Comunicato della Casa Generalizia: La Fraternità San Pio X presenta ricorso contro il decreto del 2 luglio 2026

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Comunicato del 13 luglio 2026.   La Fraternità Sacerdotale San Pio X informa che, in risposta al decreto pubblicato il 2 luglio 2026 dal Dicastero per la Dottrina della Fede, ha presentato l’11 luglio un ricorso preliminare presso lo stesso Dicastero, conformemente ai cann. 1734 e seguenti del Codice di Diritto Canonico.   Tale iniziativa, che costituisce il previo adempimento richiesto prima dell’eventuale presentazione di un ricorso gerarchico, ha l’effetto di sospendere l’esecuzione del decreto, conformemente al can. 1353 del Codice di Diritto Canonico.   Con questo ricorso, la Fraternità intende esercitare il diritto che la Chiesa riconosce a chiunque si ritenga leso da un atto amministrativo di chiederne la rettifica, in spirito di rispetto verso l’autorità ecclesiastica e di fedele attaccamento alla giustizia, alla verità e al bene della Chiesa.   La Fraternità Sacerdotale San Pio X affida questa richiesta alle autorità competenti e raccomanda questa iniziativa alle preghiere di tutti i fedeli.   Menzingen, 13 luglio 2026   Articolo pubblicata previamente su FSSPX.News  

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