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I Paesi del Golfo arrestano 45 persone per i video degli attacchi contro l’Iran. Censura anche in Israele
La polizia dell’emirato di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, ha annunciato l’arresto di 45 persone di diverse nazionalità per aver condiviso video di attacchi missilistici e con droni iraniani contro il Paese.
Da quando è stata attaccata dagli Stati Uniti e da Israele alla fine di febbraio, l’Iran ha preso di mira in modo massiccio le basi americane e altre infrastrutture negli Stati del Golfo. Teheran afferma di non nutrire «alcuna ostilità» nei confronti dei suoi vicini arabi, ma insiste sul fatto che le strutture di Washington siano «obiettivi legittimi».
La pubblicazione di video di attacchi iraniani potrebbe destare preoccupazione nell’opinione pubblica e portare alla diffusione di voci infondate nella comunità, ha dichiarato la polizia sabato. Sono stati presi provvedimenti legali e amministrativi nei confronti dei responsabili, ha aggiunto.
Giovedì, la società di consulenza Detained in Dubai ha riferito che 21 persone, tra cui un cittadino britannico di 60 anni, sono state incriminate negli Emirati Arabi Uniti in base alle leggi del paese sui crimini informatici per aver filmato gli attacchi.
⚡️ Attack on Dubai: Explosions near Burj Khalifa
An Iranian missile landed in a prestigious area on the artificial Palm Jumeirah island.
The area is home to luxurious hotels popular with Russian tourists. One of them caught fire. pic.twitter.com/GPEGtiUE2O
— NEXTA (@nexta_tv) February 28, 2026
🇮🇷🇺🇸Iran has started attacking American banks in the Middle East
– A drone struck the American Citibank in the capitals of the UAE and Bahrain – Dubai and Manama in response to the US and Israel’s attack on a state bank in Tehran, according to the IRGC.
– Iran will consider… pic.twitter.com/hIB6jCY8eN
— brane mijatovic (@brane_mija64426) March 14, 2026
🇧🇭 Bahrain, S hotel is on fire
❗️Fire after Iranian strike in downtown Dubai pic.twitter.com/t4MpSX9GZV
— MAKS 25 🇺🇦👀 (@Maks_NAFO_FELLA) February 28, 2026
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Secondo le leggi degli Emirati Arabi Uniti, rischiano fino a due anni di carcere e multe che vanno da circa 5.500 a 54.500 dollari; gli stranieri rischiano l’espulsione.
«Le accuse sembrano estremamente vaghe, ma sulla carta gravi. In realtà, la condotta contestata potrebbe essere qualcosa di semplice come condividere o commentare un video che sta già circolando online», ha affermato Radha Stirling, CEO di Detained in Dubai, avvertendo che «gli stranieri devono capire che ciò che altrove può sembrare un comportamento normale sui social media può portare all’arresto negli Emirati Arabi Uniti».
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa un drone iraniano ha colpito anche il consolato USA a Dubai.
Lunedì, il Qatar ha annunciato l’arresto di oltre 300 persone per aver filmato gli attacchi iraniani. Pochi giorni dopo, il Bahrein ha comunicato l’arresto di sei individui con accuse simili. Il ministero dell’Interno della monarchia ha esortato il pubblico «ad astenersi dal diffondere o ripubblicare video o notizie inattendibili per evitare responsabilità legali».
«Se i governi [del Golfo] iniziassero ad arrestare gli espatriati per aver condiviso o discusso notizie durante un conflitto, rischierebbero di compromettere l’immagine che hanno cercato di costruire come centri internazionali sicuri e moderni», ha sottolineato Stirling.
Come riportato da Renovatio 21, la legislazione emiratina dubaita (Cybercrime Law, Federal Media Law 2025 e regolamenti del Media Council) vieta severamente qualsiasi contenuto che critichi il governo, i leader, le istituzioni o che diffonda «voci» o informazioni ritenute lesive per l’immagine nazionale.
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Pubblicare critiche, anche indirette, può portare a pesanti multe (fino a 500.000-1.000.000 AED, cioè dai 100 ai 200 mila euro), carcere fino a 2 anni o anche l’espulsione dal paradiso youtuberro. Dal 2025-2026 gli influencer devono ottenere licenze obbligatorie (Advertiser Permit e trade license) per post promozionali, e il contenuto deve rispettare «valori nazionali» e «coesione sociale». Molti influencer elogiano costantemente Dubai (spesso in modo coordinato, come nei trend «safe in Dubai») nei loro post per evitare rischi legali gravissimi e mantenere il permesso di operare.
Durante il conflitto, iniziato insieme a Washington, Israele ha anche intensificato la censura, vietando le trasmissioni in diretta che mostrano gli skyline delle città durante gli attacchi missilistici iraniani, le immagini che identificano i luoghi degli attacchi e altri contenuti ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale.
Israele sta applicando quindi una censura militare rigorosa sulle immagini e sulle informazioni relative agli attacchi missilistici iraniani nelle aree urbane, nel contesto della guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran, scoppiata alla fine di febbraio 2026.
L’ufficio del censore militare delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha imposto restrizioni severe, rafforzate rispetto al passato, per motivi di sicurezza nazionale. I media locali e internazionali non possono trasmettere in diretta skyline di città come Tel Aviv, Haifa o Gerusalemme durante gli allarmi missilistici o le intercettazioni, né pubblicare immagini o video che rivelino con precisione i siti di impatto dei missili iraniani, specialmente vicino a installazioni militari o sensibili. È consentito mostrare danni a zone civili solo se non si indica la posizione esatta, mentre è vietato filmare impatti o intercettazioni che potrebbero aiutare il nemico a calibrare futuri attacchi.
Queste direttive, confermate da fonti come Times of Israel, CNN, +972 Magazine e da Committee to Protect Journalists, includono l’obbligo di approvazione preventiva per trasmissioni da zone colpite e minacce di sanzioni penali per violazioni. Giornalisti stranieri e locali hanno riportato detenzioni temporanee o dispersioni da parte della polizia in aree come Haifa, mentre la copertura live di intercettazioni è spesso bloccata per non rivelare posizioni delle difese aeree.
Il risultato è una visibilità limitata dei danni urbani rispetto agli strike israeliani su Iran, dove immagini satellitari mostrano impatti chiari. Alcune accuse circolanti sui social – come la distruzione fisica di telecamere CCTV o rimozione di footage per nascondere distruzioni estese – provengono principalmente da fonti pro-iraniane e restano non verificate indipendentemente, spesso mescolate a immagini vecchie o manipolate.
In sostanza, la censura attiva rende difficile valutare l’entità reale degli impatti nelle città israeliane, contribuendo a un’informazione asimmetrica nel conflitto.
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Immagine screenshot da Twitter
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Giudice definisce Meta una «fonte di disturbo pubblico» paragonabile all’inquinamento atmosferico
Un giudice del Nuovo Messico ha definito Meta una «fonte di disturbo pubblico», assimilando il colosso dei social media a una fabbrica inquinante. La sentenza impone all’azienda di costituire un fondo di risarcimento e di modificare alcune caratteristiche centrali delle sue piattaforme a causa dei presunti danni arrecati ai minori.
Giovedì il giudice Bryan Biedscheid ha ordinato alla società madre di Facebook e Instagram di versare ulteriori 567 milioni di dollari, elevando il totale delle sanzioni a 942 milioni di dollari dopo la condanna a 375 milioni già emessa a marzo.
A quanto risulta, si tratta della prima volta in cui un’impresa di social media viene dichiarata responsabile di un disturbo pubblico, figura giuridica tradizionalmente applicata a pericoli che colpiscono l’intera collettività, quali l’inquinamento atmosferico, i rifiuti tossici o l’acqua contaminata.
«Così come l’inquinamento nocivo prodotto dalla fabbrica può ledere il diritto del pubblico comune a un’aria ragionevolmente pulita, gli effetti dannosi delle piattaforme di Meta sui bambini non rimangono circoscritti alle sue piattaforme», ha scritto il giudice, secondo quanto riportato dal Financial Times.
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Nel 2023 il Nuovo Messico aveva citato in giudizio Meta, accusandola di aver esposto i minori a contenuti sessualmente espliciti, a predatori sessuali e a funzioni delle piattaforme capaci di generare dipendenza.
Il giudice Biedscheid ha richiamato evidenze secondo cui la crisi della salute mentale giovanile nello Stato si è acuita negli ultimi anni, con un aumento dei tassi di depressione, disturbi alimentari e suicidi tra gli adolescenti.
Il magistrato neomessicano ha quindi imposto a Meta di istituire un fondo destinato a mitigare tali danni, con 420 milioni di dollari riservati a programmi di salute clinica e comportamentale.
La sentenza obbliga inoltre l’azienda a impedire agli adulti di inviare messaggi ai minori, a cessare di suggerire agli adulti account di minori, a rimuovere il conteggio pubblico dei «mi piace» per gli utenti sotto i 18 anni, a limitare le notifiche push durante la notte e nelle ore scolastiche, a fissare un tetto mensile di utilizzo per i minori su Facebook e Instagram e a cancellare gli account degli utenti sotto i 13 anni insieme a tutte le informazioni personali raccolte su di essi.
Meta ha annunciato di non condividere la decisione e di presentare ricorso.
Il provvedimento si inserisce in un contesto di più ampia restrizione dell’uso dei social media da parte dei minori. L’Australia ha introdotto un’età minima di 16 anni per l’apertura di account, la Francia ha approvato un divieto per i minori di 15 anni e la Gran Bretagna ha rafforzato le norme sulla verifica dell’età e sulla sicurezza online dei bambini. Meta resta inoltre esposta a migliaia di azioni legali negli Stati Uniti, in cui si sostiene che le sue piattaforme abbiano pregiudicato la salute mentale dei giovani o non abbiano protetto in modo adeguato i minori.
Un altro processo di grande risonanza è stato avviato a Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.
Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.
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Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,
Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico aveva fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.
Due settimane fa è emerso che un ingegnere Meta era stato arrestato a Nuova York per messaggi espliciti a quella che riteneva essere una ragazza minorenne.
Meta sta affrontando un processo anche in Texas, dove il procuratore generale ha intentato causa riguardo alla privacy di Whatsapp.
Come riportato da Renovatio 21, l’azienda in settimana ha dichiarato che una sua IA è impazzita e ha violato i sistemi di un’azienda terza.
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