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Terrorismo

Gruppi terroristi attaccano la capitale del Mali

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Diversi membri del gruppo di insorti che martedì ha attaccato una scuola di addestramento militare nella capitale del Mali, Bamako, sono stati arrestati, hanno annunciato le autorità del Paese del Sahel infestato dai jihadisti.

 

Secondo una dichiarazione dell’esercito, un gruppo di terroristi ha tentato di infiltrarsi nella scuola di gendarmeria di Faladie e nella base militare dell’aeroporto di Bamako nelle prime ore di martedì.

 

Il capo dell’esercito, il generale Oumar Diarra, ha detto ai giornalisti dopo aver visitato la scuola che «l’attacco complesso» era ora sotto controllo e che i ribelli erano stati «neutralizzati».

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Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), un gruppo legato ad Al-Qaeda, avrebbe dichiarato di essere responsabile dell’assalto, sostenendo di aver causato ingenti perdite umane e materiali.

 

L’esercito nazionale ha poi confermato che l’attacco aveva provocato «alcune vittime», tra cui cadetti dell’accademia della gendarmeria, ma non ha fornito una cifra esatta.

 

Martedì mattina, Reuters ha segnalato degli spari nel quartiere Banankabougou vicino a Faladie prima dell’alba. Secondo l’outlet, la gente del posto che si stava recando alla moschea per le preghiere del mattino è stata costretta a tornare indietro perché sono risuonati degli spari. Un corrispondente dell’AP ha anche riferito di aver sentito due esplosioni e di aver visto del fumo salire in lontananza dal campo di addestramento e dall’aeroporto internazionale Modibo Keita Senou.

 

In risposta all’incidente, il ministro dei trasporti dello Stato del Sahel ha limitato l’accesso all’aeroporto, citando la necessità di prevenire «tutti i rischi». La restrizione è stata infine revocata.

 

I filmati dei media locali mostrano il corpo di un presunto terrorista, che, secondo i testimoni, è stato ucciso mentre tentava di fuggire dopo l’attacco alla scuola della gendarmeria. Un altro video mostrava diversi sospettati mascherati in stato di arresto.

 


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«Era armato con una cintura di munizioni. Indossava anche un giubbotto antiproiettile», ha detto un tassista alla testata Maliweb.

 

Sebbene gli attacchi terroristici non siano rari in Mali, l’incidente di questa settimana è stato il primo da anni a colpire la capitale. Nel 2015, uomini armati hanno fatto irruzione in un hotel internazionale a Bamako, uccidendo almeno 27 persone e tenendo in ostaggio per ore diversi membri dello staff e degli ospiti.

 

Il mese scorso, Mali e Niger hanno interrotto i legami diplomatici con l’Ucraina dopo che funzionari di Kiev avrebbero fornito informazioni ai ribelli tuareg per un’imboscata a fine luglio che ha causato la morte di decine di soldati maliani e di appaltatori russi del Gruppo Wagner. In un discorso di domenica, in occasione del primo anniversario della creazione dell’AES, il presidente ad interim del Mali, Assimi Goita, ha accusato Kiev di sostenere «apertamente» il terrorismo nel Sahel.

 

Lo stato senza sbocco sul mare è stato travolto da una letale insurrezione jihadista dal 2012, che una missione di sicurezza francese durata un decennio non è riuscita a sedare. La violenza si è diffusa nei vicini Burkina Faso e Niger, spingendo i governanti militari a unirsi al Mali nel recidere i legami di difesa con la Francia. L’anno scorso, le tre ex colonie francesi hanno formato l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) e si sono rivolte a Mosca per la cooperazione in materia di sicurezza nella lotta al terrorismo.

 

Il Sahel è oggetto di una recrudescenza del terrorismo islamico, del quale, due anni fa, il governo maliano diceva essere sostenuto da Parigi che in apparenza diceva di volerlo combattere.

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Terrorismo

Zakharova: l’Occidente non è al sicuro dal terrorismo ucraino

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I Paesi occidentali che sostengono Kiev non sono in grado di assicurare che gli attacchi terroristici condotti in Ucraina non finiscano per colpire anche i loro stessi cittadini. Lo h dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa Maria Zakharova.   Da tempo il Cremlino sostiene che il governo ucraino faccia ricorso a metodi terroristici, colpendo intenzionalmente civili e infrastrutture di carattere civile. Anche il presidente Vladimir Putin è intervenuto sul tema, qualificando come «terrorismo di Stato» la recente minaccia lanciata da Volodymyr Zelens’kyj nei confronti delle compagnie aeree straniere operanti in territorio russo.   La Zakharova, in un’intervista rilasciata venerdì a Izvestia, ha dichiarato: «Loro (le nazioni occidentali) hanno creato un mostro, e noi abbiamo sempre detto che questo mostro sarebbe impazzito, come tutti i mostri che hanno creato prima». La portavoce ha poi proseguito: «Quale garanzia hanno che Zelensky non colpirà i propri cittadini quando compirà quegli attacchi terroristici?», aggiungendo: «Nessuno potrebbe mai garantirlo.»

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Lo scorso giugno, a Monaco, una donna di nazionalità ucraina ha messo a segno un attentato dinamitardo, ferendo in modo grave l’imprenditore ucraino esule Vadim Ermolaev insieme ad alcuni suoi familiari. Una volta rientrata in Ucraina, la donna sarebbe stata uccisa da due individui ritenuti i mandanti dell’attacco: un agente in servizio dell’Intelligence militare ucraina HUR e un poliziotto sospettato di operare segretamente per conto dei servizi di sicurezza interni SBU.   Le medesime agenzie sarebbero inoltre coinvolte in un episodio di scontri a fuoco avvenuto questa settimana a Kiev, riconducibile a un contrasto sulla custodia di un agente dell’HUR, accusato dall’SBU di aver preso parte a un piano finalizzato al profitto economico e all’organizzazione di un omicidio a sfondo politico.   Sul fronte tedesco, gli inquirenti hanno attribuito a cittadini ucraini la responsabilità dell’attentato del settembre 2022 ai danni dei gasdotti Nord Stream, episodio che rappresenta uno dei danni più rilevanti mai inflitti a infrastrutture energetiche in epoca recente.   Diverse testate giornalistiche hanno inoltre riportato l’esistenza di operazioni segrete condotte dall’Ucraina in Africa e in Medio Oriente, con l’obiettivo dichiarato di indebolire gli interessi russi nella regione, anche attraverso l’addestramento e la fornitura di armamenti a gruppi armati locali.   A Kiev vengono inoltre attribuiti decine di attacchi condotti con droni contro imbarcazioni commerciali impiegate nel traffico marittimo russo, comportamento che Mosca ha più volte definito come una forma autentica di pirateria.   Giovedì Putin ha nuovamente puntato il dito contro i sostenitori occidentali dell’Ucraina, sostenendo che la mancata condanna delle azioni criminali attribuite a Kiev li rende, di fatto, complici. Il presidente russo ha promesso «nessun negoziato con i terroristi».   La questione terrorista riguardo alla guerra ucraina era emersa ancora anni fa in altri frangenti. Varie strutture di sicurezza occidentali hanno rilevato infatti che alcuni cittadini andati al fronte per combattere per l’Ucraina potrebbero tornare a casa radicalizzati in senso politico-razziale (cioè, essere forsennati nell’ideologia neonazista) e creare attentati su suolo nazionale.   Nel 2022 era emerso che il Department for Homeland Security americano temeva che l’Ucraina agisse già ora come una fonte di radicalizzazione in grado da far tornare in patria cittadini pronti a diventare «terroristi domestici».   Come riportato da Renovatio 21, anche gli apparati di sicurezza di Parigi sono a conoscenza del fatto che vari cittadini francesi si sono uniti alle truppe ucraine nel nome della comune appartenenza all’estrema destra. L’intelligence nazionale francese aveva stimato in 320 il numero dei suoi connazionali che combattono in Ucraina. Il totale delle potenziali reclute era stato stimato a 800, di cui 120 identificati come di estrema destra e 40 ritenuti di estrema sinistra in termini di ideologia.   A stimolare l’attenzione dei giornali e dei servizi di sicurezza era stato a quel tempo l’arresto di due uomini tornati a Parigi dall’Ucraina, che trasportavano illegalmente caricatori per fucili d’assalto e mirini ottici. La stampa locale li aveva descritti come individui di estrema destra precedentemente noti alla Direzione generale della Sicurezza interna francese (DGSI). Entrambi sono stati condannati a 15 mesi di carcere, nove dei quali sospesi.   Mosca sostiene inoltre da tempo che l’Ucraina sta addestrando terroristi che colpiscono gli Stati africani del Sahel.

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Come riportato da Renovatio 21, a luglio era emerso che il GUR aveva aiutato i militanti Tuareg nella regione del Sahel nell’Africa occidentale. Una dichiarazione del portavoce del GUR Andrej Yusov è seguita a un attacco Tuareg che ha ucciso decine di militari privati ​​del Gruppo Wagner e personale delle forze armate locali in Mali, innescando una crisi diplomatica che ha visto il Mali interrompere i rapporti diplomatici con Kiev, e il Burkina Faso di accusare gli ucraini di sostegno ai terroristi. Mosca stessa aveva quindi accusato l’Ucraina di sostenere i terroristi nella zona.   Due anni fa un giornale di Kiev aveva scritto che personale del servizio segreto ucraino avrebbe addestrato terroristi siriani nella provincia di Aleppo – quelli che in seguito ribaltarono il governo del filorusso Assad per sostituirlo con quello del tagliagole jihadista al-Jolani, ex ISIS ed al-Qaeda, epperò ora ben visto dagli Occidentali e perfino da Israele. In quell’occasione, erano circolati video di militanti islamisti che calpestano e bruciano una bandiera russa che era issata ad Aleppo.   Un altro settore in cui la situazione ucraina può ingrassare il terrorismo e l’instabilità globale è quello delle armi.   Come riportato da Renovatio 21, il flusso dissennato, infinito di armi verso l’Ucraina già finisce nel mercato nero e da qui nelle mani di criminalità e terroristi. Secondo alcuni, queste armi alimenteranno il terrorismo contro l’Europa per gli anni a venire. La stessa Europol ha dichiarato che le armi spedite in Ucraina come «aiuti» saranno da gruppi criminali nel prossimo futuro.   Come riportato da Renovatio 21, ancora anni fa l’allora presidente nigeriano Muhammadu Buhari aveva affermato che le armi trasferite dall’Occidente al governo ucraino hanno iniziato a proliferare nella regione dell’Africa occidentale.   Recenti sviluppi riguarderebbero anche l’Italia e in particolare la mafia. Secondo quanto segnalato dal procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia, audito in Commissione Antimafia, Cosa Nostra starebbe cercando di acquistare parte delle 800.000 armi da fuoco che sarebbero scomparse o rubate dall’Ucraina dal 2022, tra cui droni e altre armi sofisticate.   Su quello che potrebbe succedere dopo la guerra, con la diaspora internazionale dei combattenti nazionalisti integristi ucraini dopo la sconfitta, Renovatio 21 si sta interrogando da tempo.

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Terrorismo

Putin e la minaccia di Zelens’kyj agli aerei civili: «nessun negoziato con i terroristi»

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Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che non possono esserci «negoziati con i terroristi», rispondendo alla minaccia del leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj contro l’aviazione civile nello spazio aereo russo.

 

Martedì lo Zelens’kyj ha avvertito compagnie aeree, compagnie assicurative e governi stranieri che la crescente campagna ucraina di droni a lungo raggio metterà sempre più a rischio i voli civili sul territorio nazionale.

 

«I giorni di sicurezza nei cieli russi sono finiti», ha dichiarato lo Zelens’kyj.

 

Martedì, durante una conferenza stampa a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) in Kirghizistan, a Putin è stato chiesto di rispondere a tali dichiarazioni.

 

«Se ciò venisse detto ad alta voce, si tratterebbe semplicemente di un passo verso il terrorismo di Stato», ha affermato Putin. «Vorrei inoltre sottolineare che ci stanno chiedendo di riprendere i negoziati; ci stanno chiedendo incontri di persona».

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«Non si negozia con i terroristi» ha dichiarato il presidente della Federazione Russa..

 

Putin ha aggiunto che Mosca troverà un modo per rispondere se le minacce di Kiev dovessero provocare delle tragedie. «Nessuno ne dubiti», disse.

 

Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato gli attacchi con droni a lungo raggio contro la Russia, causando ripetutamente la cancellazione di voli e prolungati disagi negli aeroporti, mentre le difese aeree rispondevano alle minacce in arrivo.

 

La campagna di Kiev ha preso di mira sistematicamente anche le infrastrutture civili, compresi i magazzini russi per l’e-commerce, spingendo Mosca a reagire con attacchi di droni e missili contro le infrastrutture militari e gli impianti di spedizione ucraini. Gli attacchi hanno di fatto paralizzato la principale via di esportazione dell’Ucraina attraverso i suoi porti sul Mar Nero.

 

A luglio, Putin aveva avvertito che gli attacchi ucraini sul territorio russo avrebbero incontrato una risposta ben più forte. «Risponderemo per le rime, ma con molta più forza», ha affermato.

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);

 

 

 

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Droni

Zelens’kyj minaccia «ogni compagnia aerea» nello spazio aereo russo

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un avvertimento a tutte le compagnie aeree che utilizzano lo spazio aereo russo, sostenendo che qualsiasi aereo in volo attraverso di esso sarà minacciato dai droni ucraini. Il presidente Vladimir Putin ha definito la dichiarazione una «dichiarazione di terrorismo di Stato».   L’esercito ucraino ha intensificato gli attacchi a lungo raggio con droni e missili contro obiettivi civili e infrastrutture in profondità nel territorio russo. Gli attacchi hanno ripetutamente interrotto l’attività degli aeroporti civili, in particolare nei dintorni di Mosca.   Martedì lo Zelens’kyj ha affermato che Kiev chiuderà lo spazio aereo russo oscurando i cieli con i droni. «Oggi vogliamo avvertire ogni compagnia aerea che utilizza lo spazio aereo russo, ogni compagnia assicurativa e chiunque utilizzi ancora i principali aeroporti russi: lo spazio aereo russo sta diventando completamente insicuro», ha dichiarato in un videomessaggio pubblicato su Telegram.

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«I giorni di sicurezza nei cieli russi sono finiti», ha affermato, aggiungendo che la minaccia è rivolta «alle compagnie aeree che attualmente volano principalmente verso gli aeroporti di Mosca, San Pietroburgo e altre destinazioni chiave in Russia».   Le minacce di chiudere lo spazio aereo russo equivalgono a una «dichiarazione di terrorismo di Stato», ha affermato Putin in una conferenza stampa a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Bishkek, in Kirghizistan. Secondo il presidente russo, queste azioni rendono nulle e prive di valore le affermazioni di Kiev riguardo alla ricerca di colloqui di pace con Mosca. «Non si negozia con i terroristi», ha dichiarato il presidente.   La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato martedì a Bishkek che il crescente numero di attacchi contro obiettivi civili in Russia indica che lo Zelens’kyj e «il regime di Kiev» sono «ben consapevoli che tali dichiarazioni dimostrano la falsità delle loro precedenti affermazioni sulla presunta volontà di pace».   In precedenza lo Zelens’kyj aveva chiesto che il numero di attacchi contro la Russia fosse aumentato a 1.000 al giorno. Il ministero della Difesa russo riferisce regolarmente di aver abbattuto centinaia di droni ucraini diretti verso diverse regioni russe. A metà agosto il ministero ha comunicato di aver respinto uno dei più grandi raid di droni ucraini dall’inizio dell’anno, intercettando e distruggendo 822 droni. Due giorni dopo, 791 droni ucraini ad ala fissa sono stati abbattuti durante la notte in tutto il paese.   La Russia ha inoltre condotto attacchi a lungo raggio contro obiettivi militari in Ucraina in risposta ai ripetuti attacchi contro infrastrutture civili ed energetiche russe. Mosca ha affermato che le tattiche «terroristiche» di Kiev mirano a distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle battute d’arresto ucraine sul campo di battaglia.   L’Ucraina ha una storia recente tristemente irta di abbattimenti di aerei di linea.   Il 4 ottobre 2001 il volo Siberia Airlines 1812, un Tupolev Tu-154 partito da Tel Aviv e diretto a Novosibirsk, fu abbattuto dall’aviazione ucraina sul Mar Nero, causando la morte di tutti i 78 occupanti a bordo. L’aereo esplose in volo dopo essere stato colpito da un missile terra-aria S-200 ucraino, sparato per errore durante un’esercitazione militare. Inizialmente Kiev negò ogni responsabilità, ma dopo alcuni giorni le indagini russe individuarono nei resti del velivolo fori compatibili con schegge di missile, e l’11 ottobre l’Ucraina ammise la probabile responsabilità del proprio esercito, offrendo poi risarcimenti alle famiglie delle vittime.

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Il 17 luglio 2014 il Boeing 777 della Malaysia Airlines, volo MH17, fu abbattuto sui cieli del Donbass, nell’Ucraina orientale, causando 298 vittime. Nei primi tempi circolarono diverse teorie alternative, incluse ipotesi secondo cui l’aereo fosse stato colpito da un caccia ucraino o da un missile Buk lanciato da territorio controllato dal governo di Kiev. Queste versioni, però, sono state smentite dalle inchieste internazionali. Nel 2022 un tribunale olandese ha condannato in contumacia tre responsabili legati alla Russia, mentre nel 2025 l’ICAO ha formalmente attribuito la responsabilità alla Federazione Russa per violazione della Convenzione di Chicago. Resta comunque un elemento di corresponsabilità indiretta ucraina: Kiev non chiuse lo spazio aereo sopra la zona di conflitto, pur essendo consapevole dei rischi.   In taluni osservatori che parlano in rete perdura l’idea che si tratti di una copertura occidentale a favore del protettorato ucraino. In Russia all’epoca circolava la voce secondo cui l’aereo fu abbattuto dagli ucraini credendo che si trattasse dell’aereo presidenziale di Putin, che in quel giorno era di ritorno da un vertice internazionale.   Curiosamente, un altro volo della medesima compagnia, il Malaysian Airline Kuala Lumpur – Pecchino, detto MH370, subì un destino molto più misterioso: l’aereo sparì senza lasciare traccia, mentre video incredibili finiti in rete mostrerebbero che sarebbe improvvisamente sparito dopo essere stato circondato da quattro sfere rotanti.  

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