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Geopolitica

Gli USA vogliono chiudere all’Europa anche il gasdotto TurkStream?

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Il segretario aggiunto dell’Ufficio per le risorse energetiche del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti Geoffrey Pyatt si recherà in Turchia, Romania e Bulgaria dal 10 al 14 ottobre per discutere di energia, compresi gli sforzi per «ridurre la dipendenza dell’Europa» dalle risorse energetiche russe, ha affermato il Dipartimento di Stato USA in un comunicato stampa dello scorso 9 ottobre.

 

Il gasdotto TurkStream collega Russia e Turchia e poi Bulgaria e attualmente funziona a pieno regime, quindi si può presumere che Pyatt si stia muovendo per sabotare anche questo gasdotto.

 

Il comunicato del Dipartimento di Stato afferma che «Geoffrey R. Pyatt si recherà a Istanbul, Turchia, Bucarest, Romania e Sofia, Bulgaria, dal 10 al 14 ottobre, dove incontrerà funzionari governativi e leader del settore energetico per promuovere l’energia bilaterale e commerciale relazioni. L’Assistente Segretario discuterà gli sforzi congiunti per promuovere la sicurezza energetica europea, ridurre la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili russi».

 

Il Pyatt è stato ambasciatore a Kiev nel 2014, quando lui e l’allora assistente segretario Victoria Nuland sono stati ascoltati in una telefonata che descriveva chi era accettabile come primo ministro dopo aver rovesciato il governo eletto.

 

Si tratta del famoso audio dove è udibile la neocon Nuland – tuttora plenipotenziaria USA per la geopolitica eurasiatica, e da molti indicata come il grande puparo dietro il presente conflitto ucraino e ai suoi misteri – dire seccamente all’ambasciatore Pyatt «Fuck the EU». «L’Europa si fotta».

 

 

Come riportato da Renovatio 21, la Nuland, come Biden, aveva minacciato ufficialmente mesi fa il Nord Stream 2.

 


 

Ora, come l’uomo del «Fuck the EU» girare il mondo per «discutere gli sforzi congiunti per promuovere la sicurezza energetica europea, ridurre la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili russi» non ci è chiarissimo.

 

Abbiamo un diplomatico americano, con un curriculum non irresistibile, che va in giro a trattare gli interessi energetici degli Europei, peraltro lasciati insultare nella famosissima intercettazione.

 

Sono davvero tutti così eunuchi a Bruxelles da non dire nulla?

 

 

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Geopolitica

Il governo di transizione del Mali mette al bando le ONG finanziate dalla Francia

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Il governo di transizione del Mali ha vietato l’attività delle organizzazioni non governative (ONG) finanziate dalla Francia.

 

«Le attività di tutte le organizzazioni non governative che operano in Mali e ricevono finanziamenti o sostegno finanziario o tecnico dalla Francia sono vietate», ha dichiarato lunedì sera il governo di transizione.

 

La decisione si applica anche alle ONG che operano in campo umanitario.

 

Nella primavera del 2022, il governo maliano ha annunciato la fine degli accordi di difesa con Parigi e ha invitato il Paese a ritirare le truppe coinvolte nelle operazioni Barkhane e Takuba.

 

A luglio, Parigi ha annunciato il completamento ufficiale della missione Takuba tra disaccordi con il governo di transizione della Nazione africana, salito al potere a seguito di una presa di potere militare.

 

Secondo Adama Diabate, specialista di geopolitica e vicedirettore dell’Istituto universitario per lo sviluppo territoriale (IUDT) dell’Università di Bamako, «il male della Francia in Africa non è ancora iniziato».

 

In un’intervista alla testata russa Sputnik, l’esperto ha parlato di un L’esperto ha notato un «risveglio tra gli africani, e non solo tra gli intellettuali, che hanno finalmente compreso la sostanza del rapporto, che era uno sfruttamento unilaterale dell’Africa».

 

«Macron afferma che migliorare le relazioni con l’Africa è una priorità. Macron è costretto a dirlo perché la Francia non può più operare in altri angoli del mondo. Ma il problema è che finché Macron è lì, è impossibile», ha detto Diabate.

Riguardo alla proibizione per tutte le ONG, l’analista maliano ha dichiarato che «come potete immaginare, lavorano attraverso queste ONG qui (…). Cioè, queste ONG sono direttamente collegate al Quai d’Orsay [Ministero francese per l’Europa e gli Affari Esteri, ndr]. Ufficialmente non lo diciamo, ma lo sappiamo».

 

«I Paesi africani stanno dicendo alla Francia che vogliono avere i diritti di libera associazione, che la loro sovranità sia preservata e che gli interessi dei nostri popoli siano rispettati in tutto ciò che facciamo con voi» conclude lo studioso africano dopo una lunga tirata contro lo sfruttamento da parte degli occidentali.

 

Come riportato da Renovatio 21, una ONG russa ha recentemente accusato i media francesi di coprire i crimini militari commessi da Parigi in Mali.

 

A inizio anno, il Mali aveva annullato gli accordi militari con i francesi, e pochi mesi prima aveva accusato Parigi di addestrare i terroristi che sosteneva di combattere.

 

Su tutto l’ombra del Gruppo Wagner, una PMC (cioè società privata di mercenari) con base a Londra ma alle dirette dipendenze del Cremlino, che avrebbe penetrato varie situazioni africane facendo della Russia un partner più desiderabile delle vecchie potenze coloniali come la Francia.

 

In Africa, soprattutto, la sua presenza in Mali e in Niger, Paesi francofoni che rivestono una loro importanza per gli affari postcoloniali di Parigi, è ridotto o è stata annullata, complice l’irresistibile ascesa nell’area della sfera di influenza russa, ottenuta grazie al lavoro dei contractor della Wagner.

 

È stato inevitabile dunque le diplomazie di Mosca e Parigi arrivassero a scontrarsi, anche se sempre nel caso circoscritto degli affari africani.

 

In Africa, da territorio di conquista cinese, si è inserito il nuovo player russo, che sta riuscendo a sottrarre alla sfera d’influenza della Francia non poca roba.

 

Nonostante i fumantini attacchi al nuovo governo italiano, bisogna capire che, in Africa come in Europa e in casa propria, la Francia è in realtà alle corde.

 

 

 

 

 

 

Immagine di @USArmy via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Geopolitica

Neonazi americano racconta i crimini efferati degli ucronazisti

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Un neonazista americano, Kent McLellan, alias «Boneface» (faccia di ossa), che aveva combattuto per il Battaglione Azov, ha confermato che l’orribile video del 2015 dei miliziani ucraini che linciavano un uomo e una donna era autentico.

 

Il linciaggio è effettivamente avvenuto e McLellan, oggi 32enne, era lì. Lo ha detto in un’intervista del 12 novembre con Juan Sinmiedo, o «Fearless John», che gestisce un popolare canale Telegram che documenta le violazioni dei diritti umani in Ucraina

 

Nel corso degli anni, i fact-checker avevano affermato di aver «provato» che l’Azov veniva calunniato, che il video – che circolava orrendamente intitolato «Kikes Get the Rope» («gli ebrei si beccano la corda») era un falso. Il video mostrava una donna incinta e suo marito, accusati di essere ebrei e linciati dai miliziani. Secondo quanto dichiarato da McLellan, i due non erano in realtà ebrei e il loro omicidio rituale era troppo estremo anche per i suoi gusti violenti: «non avrei sostenuto un’azione del genere», dice il giovane.

 

Inoltre, McClellan ha affermato di aver scattato lui stesso delle foto ad alcuni membri della milizia «Tornado» che hanno posato con i due cadaveri.

 

Come noto, il Battaglione Tornado, sotto Arsen Avakov, capo dei servizi segreti SBU, comprendeva membri di entrambi i battaglioni Azov e Shakhtarsk.

 

McLellan riferisce inoltre di essere visibile sullo sfondo di un altro video del 2015, uno di un uomo crocifisso, che è stato poi dato alle fiamme. A proposito dei  Tornado, McLellan si riferisce al battaglione paramilitare come «di gran lunga la cosa più orribile che abbia mai visto o affrontato in vita mia».

 

Le indagini dei gruppi per i diritti occidentali hanno concluso che Tornado ha inflitto torture assolutamente brutali ai combattenti separatisti catturati e ai civili innocenti nel Donbass. I prigionieri venivano spogliati nudi, tenuti in scantinati e venivano applicate scosse elettriche ai loro genitali e ad altre parti del corpo. Alcuni detenuti sono stati costretti a stuprarsi a vicenda sotto minaccia di morte.

 

Il fondatore dei Tornado era stato condannato a  11 anni di carcere nel 2017. Tuttavia, come riportato da Renovatio 21, egli è uno dei numerosi combattenti Tornado rilasciati dal presidente Zelen’skyj dall’inizio del conflitto e inviato a combattere nelle «zone più calde» del conflitto.

 

Il Battaglione Azov ha ripetutamente negato che i suoi combattenti fossero responsabili di entrambi gli atti atroci. La loro difesa è stata che il logo Azov sulle divise dei partecipanti è «molto più grande di quanto dovrebbe essere».

 

McLellan era stato intervistato all’inizio di questo mese; qualche giorno fa la testata governativa russa in lingua inglese RT ha dato copertura a parte dell’intervista, rivelando che lo stesso McLellan è il figlio di Ken McLellan, cantante della band punk rock, Brutal Attack, assai conosciuto negli anni Novanta nei circuiti nazi-rock.

 

Originariamente uno skinhead apolitico, intorno al 2008, quando aveva 18 anni, McLellan figlio si è unito all’organizzazione «American Front» in Florida. Il ragazzo sarebbe stato  arrestato dall’FBI nel maggio 2012 durante un’indagine su piani di attacco contro minoranze etniche, scrive RT.

 

McLellan originariamente aveva aderito alla versione americana del neonazista ucraino C14, una punta di diamante di quel Pravij Sektor che emerse durante il colpo di Stato di  Maidan nella Kiev del 2014. Arrivato a Kiev nel 2014, McLellan sarebbe entrato in quello che è poi diventato il Battaglione Azov.

 

«Sembra che il governo degli Stati Uniti abbia approvato la presenza di McLellan e altri in Ucraina in quel momento. Dice di essere stato preso – non è chiaro da chi o cosa – per insegnare agli ucraini il DNS posoning [un tipo di attacco informatico, ndr], e gli americani “volevano sedersi e aiutare”» scrive RT.

 

Tornato a Kiev nel gennaio 2022 , ricongiuntosi all’Azov, è stato schierato a Mariupol’, dove ha assistito a «un sacco di cose atroci».

 

La sua testimonianza sulla situazione nella città di Azovstal è significativa. Egli descrive le prime fasi della battaglia come «un sacco di sparatorie contro assolutamente nulla, e molti soldati che non sapevano cosa fare», e sentiva che i cittadini di Mariupol «erano fortemente divisi su posizioni filo-Ucraina e pro-Russia».

 

RT riporta che «durante questo periodo, sostiene McLennan, Azov era in trattative con la CIA e il Pentagono, che «hanno condotto lì operazioni di Intelligence durante la guerra».

 

«È “l’ingerenza americana in Ucraina” che ha causato l’invasione della Russia, crede McLennan. Pur non vedendo la Russia come “la vittima”, accetta che il Paese sia stato provocato da Kiev e dall’Occidente. È molto critico nei confronti dei suoi connazionali che non sanno che esistono posti come l’Ossezia, o l’invasione della Georgia».

 

Il ragazzo tatuato rivela pure che non c’è alcuna unanimità sulla questione dell’adesione ucraina alla NATO. «Ci sono stati grandi festeggiamenti quando all’Ucraina è stata negata la NATO» racconta.

 

L’epilogo dell’avventura di Boneface in Ucraina è, se possibile, ancora più enigmatico. «Boneface è stato rispedito negli Stati Uniti “su ordine” dopo che gli agenti dei servizi di sicurezza ucraini sono stati arrestati mentre progettavano di ucciderlo in un ospedale di Kiev» riporta oscuramente la testata governativa russa.

 

Non è chiaro perché i servizi ucraini volessero ucciderlo, né perché li avessero arrestati, né come facessero a saperlo gli americani.

 

La lunga storia dell’ucronazismo si arricchisce anche di questa testimonianza, controintuitiva e spaventosa.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Geopolitica

L’ex primo ministro giapponese Mori afferma: «Zelens’kyj ha fatto soffrire molti ucraini»

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L’ex primo ministro giapponese Yoshiro Mori ha criticato il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj prima di un incontro politico a Tokyo due giorni fa.

 

Come riportato dal giornale nipponico di lingua inglese Japan Times, ha fatto dichiarazioni che parrebbero non perfettamente allineate con l’establishment mondiale di cui Tokyo fa parte.

 

«Non capisco bene perché solo il presidente Putin viene criticato mentre il signor Zelens’kyj non viene affatto rimproverato. Il signor Zelens’kyj ha fatto soffrire molti ucraini».

 

L’ex presidente si è quindi scagliato contro i notiziari giapponesi, dicendo che i loro servizi «unilaterali» sulla guerra in Ucraina gli danno l’impressione che «si basino solo su articoli dall’Europa e dagli Stati Uniti».

 

Mori è andato oltre.

 

«Colui che avrebbe potuto svolgere un ruolo nell’aiutare a risolvere la situazione attuale sarebbe stato l’ex primo ministro Shinzo Abe», che è stato ucciso a colpi di arma da fuoco lo scorso luglio.

 

«Il primo ministro Fumio Kishida è unilateralmente propenso verso gli Stati Uniti», si è lamentato Mori aggiungendo che l’unica autorità giapponese che potrebbe lavorare con Putin ora è Shun’ichi Suzuki, attualmente ministro delle Finanze.

 

Come riportato da Renovatio 21, Giappone e India, a differenza di altri Paesi che si sono ritirati, stanno continuando con il progetto di estrazione di gas e petrolio dal territorio russo di Sakhalin, che sta immediatamente a nord dell’Hokkaido.

 

Nel frattempo, lo scandalo dei legami tra il Partito Liberaldemocratico al potere e la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon – che costituiscono le motivazioni dichiarate dell’assassino di Abe – hanno fatto dimettere un ministro, mentre un altro si è licenziato dopo aver fatto commenti ritenuti inopportuni sulle condanne a morte in Giappone, le quali, diceva il guardasigilli Yasuhiro Hanashi, lo «annoiano».

 

 

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

 

 

 

 

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