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Transumanismo

Fusione uomo-macchina, il MIT lancia una nuova ricerca

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Un nuovo centro di ricerca del MIT sta studiando esplicitamente la fusione del corpo umano con tecnologie avanzate come esoscheletri robotici e interfacce cervello-computer, con l’ambizioso obiettivo di sviluppare sistemi per ripristinare la funzione per le persone con disabilità fisiche e neurologiche: i cyborg di Robocop sono dietro l’angolo, sul serio.

 

Il nuovo centro del Politecnico bostoniano, chiamato K. Lisa Yang Center for Bionics ,è stato istituito grazie a una donazione di 24 milioni di dollari della filantropa Lisa Yang.

 

Come scrive Futurism, «uesta cospicua donazione tuttavia «non è abbastanza per raggiungere gli enormemente ambiziosi obiettivi  del centro scientifico-tecnologico di ripristinare la funzione neurale e ricostruire gli arti perduti», ma è in grado di riunire docenti del MIT  di varie discipline verso un obiettivo comune di grande respiro, ossia la ricerca biotecnologica sulla disabilità.

 

Un nuovo centro di ricerca del MIT sta studiando esplicitamente la fusione del corpo umano con tecnologie avanzate come esoscheletri robotici e interfacce cervello-computer

Il nuovo centro di ricerca sarà sotto la guida del professore del MIT Media Lab, Hugh Herr, il quale ha subìto una doppia amputazione ed è diventato noto come leader nel campo delle protesi robotiche. Nell’annuncio del MIT, Herr ha affermato di vedere questa nuova iniziativa come un passo importante verso l’eliminazione totale delle disabilità fisiche.

 

«Il mondo ha un profondo bisogno di sollievo dalle disabilità imposte dalle tecnologie odierne inesistenti o non funzionanti», ha detto Herr.

 

«Dobbiamo tendere continuamente verso un futuro tecnologico in cui la disabilità non sia più un’esperienza di vita comune. Sono entusiasta che lo Yang Center for Bionics contribuirà a migliorare in modo misurabile l’esperienza umana per così tanti».

 

La facoltà del MIT che lavora all’interno del nuovo centro di ricerca avrà degli obiettivi primari.

 

Il primo è sviluppare quello che il MIT chiama un «sistema nervoso digitale» fatto di strumenti che eludono le lesioni del midollo spinale stimolando i muscoli che sono stati tagliati fuori dal sistema nervoso centrale (che è notevolmente simile a un impianto neurale non correlato attualmente in fase di sperimentazione in volontari umani).

 

Inoltre, il centro mira a migliorare la tecnologia degli esoscheletri per aiutare le persone con muscoli indeboliti a muoversi in modo naturale, nonché a sviluppare nuovi arti bionici in grado di ripristinare un senso del tatto completo e naturale.

 

Le ricerche e le sperimentazioni nel campo della tecnologia estremamente avanzata per creare una specie di «uomo bionico», sono già molto avanti nella sperimentazione sugli animali e si sta procedendo con passo spedito verso la diretta sperimentazione sugli esseri umani.

 

Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos e teorico del Grande Reset, ha proposto una «quarta rivoluzione industriale» basata su una «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica»

L’interfaccia uomo macchina (HMI) di matrice neuro-elettronica è di interesse dei grandi gruppi della Silicon Valley come Facebook.

 

Questo mese è stato rivelato che scienziati coreani hanno creato un’interfaccia neurale in grado di fornire farmaci in remoto al cervello.

 

Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno una startup chiamata Bionaut Labs ha lanciato un micro-trapano in grado di «scavare» nel cervello umano tramite magneti.

 

Vi sono spinte sempre più decise, in termini economici e politici, verso la transumanizzazione.

 

Dall’idea di curare i paraplegici a quella di controllare e dominare i pensieri dell’individuo il passo è breve, perché la tecnologia potrebbe essere la stessa

Klaus Schwab, guru del World Economic Forum di Davos e teorico del Grande Reset, ha proposto una «quarta rivoluzione industriale» basata su una «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

La tecnologia di interfaccia uomo-macchina, secondo il guru del Great Reset, «consentirà alle autorità di «intromettersi nello spazio fino ad ora privato della nostra mente, leggendo i nostri pensieri e influenzando il nostro comportamento».

 

«Anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo».

 

Dall’idea di curare i paraplegici a quella di controllare e dominare i pensieri dell’individuo il passo è breve, perché la tecnologia potrebbe essere la stessa.

 

 

 

 

Immagine di EdonGuraziu via Deviantart pubblica su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

 

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Transumanismo

Norimberga mRNA, nessuno sfuggirà

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Divieto di manifestare, lockdown «selettivi», minacce ricatti e intimidazioni che vanno dall’obbligo vaccinale alla perdita della pensione fino all’esclusione dalle cure sanitarie: per tacere del fatto che, chi non ha il famigerato Green Pass, è già fuori dall’istruzione e dal lavoro.

 

Anche un marziano appena sbarcato sulla Terra si renderebbe conto che una strategia così pervicacemente persecutoria nei confronti dei non vaccinati cela, in realtà, qualcosa di diverso rispetto alla tanto sbandierata salvaguardia della salute collettiva.

 

Quelli che pretendono di essere più furbi, o più smaliziati, risolvono la questione tirando sbrigativamente in ballo i risvolti finanziari dell’affaire COVID: come quelli rappresentati, ad esempio, dai 26 miliardi di euro fatturati dalla Pfizer grazie all’immissione in commercio del cosiddetto «vaccino» a base mRNA.

 

Ma l’avidità di profitto, in questa vicenda, non è il fine. I vaccini, infatti, servono a ben altro: e prima di ogni altra cosa servono a manipolare il genoma umano, come ha candidamente ammesso in questi giorni un membro del Board della Bayer.

 

Gli scopi di questa manipolazione sono molteplici e vanno dalla modifica dell’identità genetica e germinale dell’uomo, con le derive transumane o postumane ad essa connesse, all’introduzione di nuovi modelli antropologici e di aggregazione sociale, dove la titolarità e l’esercizio dei diritti individuali (salute, istruzione, lavoro, proprietà) saranno subordinati al «permesso» elargito, più o meno graziosamente, da qualcuno o da qualcosa.

 

Qualcuno o qualcosa che ancora ci ostiniamo a chiamare Stato, ma che in realtà, da almeno vent’anni, non è nient’altro che lo lo spin-off di conglomerati finanziari multinazionali: risultato di cui, non dimentichiamolo, dobbiamo essere grati anzitutto all’Unione europea.

 

Tutto ciò è stato accelerato dalla cosiddetta pandemia e dalla tempesta mediatica ad essa collegata, alimentata ad arte allo scopo di seminare il terrore nella popolazione, di emarginare fino a criminalizzare le opinioni minoritarie e dissenzienti, di fomentare l’odio sociale, di violare in modo sistematico principi generali della bioetica e del biodiritto, faticosamente codificati da strumenti giuridici e deontologici che sembrano appartenere a ere geologiche lontanissime: dal principio del consenso informato al principio di precauzione, dal principio di non maleficenza al principio di equità di accesso alle cure sanitarie.

 

I responsabili di tutto ciò, un giorno, pagheranno.

 

Nessuno sfuggirà, ammoniva un film di André De Toth del 1944 intitolato, appunto, None Shall Escape.

 

Protagonista del film era Marsha Hunt, che oggi, a 104 anni compiuti, di cose da ricordare ne ha: dal processo di Norimberga preconizzato dal film di De Toth e da lei stessa interpretato, che dopo la guerra perseguì effettivamente i vertici politico-militari del nazismo; alla «caccia alle streghe» scatenata dalla Commissione per le attività antiamericane promossa dal senatore Joseph McCarthy, che nella prima metà degli anni Cinquanta alimentò in America una campagna d’odio sociale di cui, alla fine, avrebbe fatto le spese proprio il suo promotore.

 

Nessuno sfuggirà.

 

 

Prof. Luca Marini

 

 

Articolo previamente apparso sul sito Il futuro è mia nonna

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Transumanismo

Ci siamo già convertiti al transumanesimo ma non lo ammettiamo

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Il mondo sta cambiando molto in fretta. Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti. Senza rendercene conto abbiamo già accettato la loro ideologia e stiamo cominciando a metterla in atto. I medici occidentali hanno rinunciato a curare la malattia e a noi appare ovvio che si punti tutto sul mRNA. Non importa se la strategia è mortifera, abbiamo ormai assimilato questo modo di ragionare.

 

 

 

L’isolamento deciso dalla politica per contrastare il COVID-19 ha favorito una redistribuzione mondiale delle ricchezze a favore di pochi protagonisti della Rete (Microsoft, Alphabet…). Nel medesimo tempo, alcuni fondi d’investimento (Vanguard, Blackrok…), che già gestivano somme astronomiche di denaro e potevano imporre i propri interessi agli Stati, sono passati nelle mani di poche famiglie. Esistono ormai differenze di ricchezza stratosferiche fra un numero esiguo di super-miliardari e il popolo.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

Come sempre accade nei periodi di cambiamento di sistema politico, la classe sociale che aspira al potere impone la propria visione.

 

Nel tempo in cui viviamo è il transumanesimo: l’idea che i progressi scientifici consentano una trasformazione della biologia umana fino a vincere la morte. Quasi tutti i cinquanta patrimoni più ingenti del mondo sembrano aderire alla fantasia secondo cui la tecnica sostituirà gli uomini, come la scienza spodestò le superstizioni.

 

Per imporre la nuova doxa, i detentori di queste immense ricchezze hanno iniziato a controllare i nostri pensieri e a costringerci ad agire secondo la nuova ideologia.

 

Il fenomeno più recente è proprio la nostra reazione alla pandemia di COVID-19. Storicamente, e senza eccezioni, nelle precedenti epidemie i medici cercavano di curare i malati. Ma questo è il mondo che fu. Nel nuovo mondo transumanista nessuno deve essere curato, tutti devono essere protetti con una nuova tecnologia, l’mRNA.

 

La maggior parte degli Stati sviluppati vietano ai medici di curare i pazienti e alle farmacie di vendere medicinali che potrebbero aiutare i malati (idrossiclorochina, ivermictina e così via). Una rivista medica di riferimento, The Lancet, ha persino pubblicato un articolo secondo cui un vecchio farmaco utilizzato da milioni di persone uccideva i malati di COVID che lo assumevano. I giganti d’internet censurano gli account che ne fanno l’apologia: a ogni costo bisogna far sì che l’mRNA divenga la sola e unica scelta.

 

Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti

Non sono un medico. Non conosco l’efficacia di questi farmaci. Ma devo constatare come il dibattito venga chiuso ancor prima d’iniziare. Non m’intrometto nella discussione scientifica, mi limito a prendere atto dell’impossibilità della discussione.

 

Ma la diatriba che oppone l’mRNA alla medicina tradizionale non è conclusa. Il 22 settembre 2021 Joe Biden ha organizzato un vertice globale virtuale per distribuire 500 milioni di dosi di vaccino mRNA. Con generale sorpresa, gli Stati che avrebbero dovuto ricevere un dono tanto generoso hanno boicottato il summit: non pensano che l’mRNA sia la soluzione che fa per loro (1).

 

Per comprenderne la ragione basta una calcolatrice: gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche.

 

Ci lasciamo affascinare dal transumanesimo perché non ci poniamo domande sul divieto di curare il COVID. Ma fuori dall’Occidente il transumanesimo non è altrettanto influente.

 

 

Propaganda

La storia ci ha insegnato che per imporre un nuovo regime occorre innanzitutto addomesticare le persone affinché agiscano concordemente alla nuova ideologia. Dopo che i sudditi hanno cominciato a ubbidire, è molto difficile retrocedere. Il dado è tratto.

 

La propaganda ha operato a dovere; non mira infatti a controllare il discorso, ma a usarlo per modificare i comportamenti. (2)

 

Gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche

Siccome abbiamo tutti rinunciato a sperimentare cure contro il COVID, tutti abbiamo aderito prima all’mRNA, ora al green-pass.

 

Siamo pronti a entrare nel nuovo regime − da non confondere con la «dittatura», concetto del mondo d’antan − che non sappiamo come sarà, ma che stiamo costruendo.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni

Infatti, mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là.

 

Sono molto rari i fondi sovrani che possono competere, quindi quasi tutti ne dipendono.

 

 

I media corporativi

I media corporativi (corporate media) si sono messi di buona lena a servizio del progetto.

 

Da molto tempo, in particolare dopo la fine della guerra fredda, il giornalismo si autodefinisce ricerca dell’obiettività, benché sia noto a tutti si tratti di qualcosa che concretamente non esiste.

 

In un tribunale non viene chiesto ai testimoni di dar prova di obiettività, ma si esige che «dicano la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità».

 

Mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là

Ognuno di noi percepisce la verità in modo parziale, perché condizionato dalla propria situazione. In un incidente che coinvolge un pedone, la maggior parte dei testimoni-pedoni gli daranno ragione; la maggior parte dei testimoni-automobilisti invece affermeranno che la ragione sta dalla parte della vettura. Soltanto l’insieme delle testimonianze permette di ricostruire l’accaduto.

 

I media corporativi hanno reagito all’avvento dei nuovi protagonisti della comunicazione (blog e social-network), dapprima cercando di screditarli: sono toccanti, ma non sono abbastanza preparati, sono su un piano diverso dal nostro.

 

I giornalisti professionisti hanno stabilito una distinzione fra libertà di pensiero − per tutti − e libertà d’informare − soltanto per loro. Poco a poco si sono trasformati in maestri di scuola: gli unici autorizzati a dare il voto, bello o brutto che sia, a chi tenta d’imitarli. A questo scopo si sono inventati la verifica delle affermazioni (fact checking), come se il loro lavoro fosse assimilabile a un gioco televisivo.

 

Preoccupati che responsabili politici potessero mettersi dalla parte degli elettori, invece che dalla parte dei detentori dei grandissimi patrimoni, i media corporativi hanno esteso la verifica ai politici.

 

on si contano più le trasmissioni dove un leader è sottoposto al fact checking della redazione. Il discorso politico, che dovrebbe essere un’analisi dei problemi della società e dei modi di risolverli, è ridotto a una serie di dati verificabili negli annuari statistici.

 

I media corporativi si sono inizialmente affermati come «quarto potere»; in seguito, dopo aver assorbito gli altri, sono diventati il Principale Potere.

 

Dobbiamo la nozione di Quarto Potere al politico e filosofo britannico del XVIII secolo Edmund Burke: un potere che s’è formato affiancandosi agli altri, ossia ai poteri spirituale, temporale e dei commons (i popolani). Burke, conservatore liberale, non ne contestava la legittimità, che però oggi − e ognuno può constatarlo − non si fonda su valori, bensì sul denaro dei proprietari.

 

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili.

 

Così vent’anni fa i giornali che contestavano le mie tesi le presentavano sommariamente, per poi immediatamente screditarle, definendole «complottiste». Oggi non osano nemmeno più riassumerle: non sono «verificabili». S’accontentano di liquidarmi come «non affidabile». E di fronte a giornalisti non professionisti più giovani, i media si limitano a insultarli. Il fossato che separa gli uni dagli altri è sempre più profondo.

 

Un fenomeno particolarmente evidente nel caso dei Gilet Gialli, semplici cittadini che protestavano contro quest’evoluzione sociologica del mondo, prima che l’isolamento ne favorisse il trionfo. Ricordo una deputata che, durante un dibattito su una rete televisiva d’informazione continua, chiedeva a un’esponente dei Gilet Gialli quale sussidio avrebbe soddisfatto i manifestanti.

 

Risposta: «non abbiamo bisogno di sussidi, vogliamo un sistema più giusto». I media corporativi si sono rapidamente liberati da individui come la signora, che riflettono sui problemi della società, sostituendoli con altri, portavoce di rivendicazioni concrete e immediate. Hanno fatto tutto il possibile per censurarne il pensiero.

 

 

Voti belli o brutti

Altra soluzione studiata dalla nuova élite dominante: il ripristino dell’Index librorum prohibitorum.

 

Un tempo la Chiesa − che non era soltanto comunità di credenti, ma anche potere politico − pubblicava l’elenco di libri proibiti per tutti, tranne che per il clero. L’intenzione era proteggere il popolo dagli errori e dalle menzogne dei contestatori. L’Indice fu abolito. Per reazione, i credenti privarono la Chiesa del potere politico.

 

Ex responsabili della NATO e dell’amministrazione Bush hanno istituito allo scopo una società newyorkese, NewsGuard, incaricata di stilare una lista dei siti internet non affidabili, fra cui Réseau Voltaire (3). Dal canto loro NATO, Unione Europea, Bill Gates e qualche altro hanno creato CrossCheck, che finanzia in particolare i Décodeurs [decodificatori] di Le Monde (4). Pare che la proliferazione esponenziale delle fonti d’informazione abbia fatto fallire il progetto.

 

Un metodo più recente consiste nel definire a priori non già cosa sia affidabile, ma addirittura cosa sia Verità.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha varato una «Commissione contro la disinformazione e il complottismo», il cui presidente, il sociologo Gérald Bronner, sostiene che lo Stato dovrebbe istituire un organismo per stabilire la Verità sulla base del «consenso scientifico». Bronner ritiene inaccettabile che la parola di «un professore universitario equivalga a quella di un Gilet Giallo» (5)

 

Certamente un metodo non inedito. Nel XVII secolo Galileo sostenne che la Terra girava attorno al Sole e non viceversa. I predecessori di Bronner gli opposero diversi passaggi delle Sacre Scritture, all’epoca considerate fonte rivelata di conoscenza. Il «consenso scientifico» indusse la Chiesa a condannare Galileo.

 

La storia della scienza brulica di esempi analoghi: quasi tutti i grandi scopritori sono stati avversati dal «consenso scientifico» dell’epoca.

 

Il più delle volte le loro idee sono riuscite a trionfare non già con la dimostrazione, ma grazie alla morte di chi le contrastava: i leader del «consenso scientifico».

 

 

Thierry Meyssan

 

NOTE

1) «Boicottaggio generale del Summit Globale contro il COVID-19», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 settembre 2021.

2) «Le tecniche della propaganda militare moderna», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia), Rete Voltaire, 18 maggio 2016.

3) «UE, NATO, NewsGuard e Réseau Voltaire», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 5 maggio 2020.

4) «Dietro Décodex ci sono NATO e Unione europea», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 febbraio 2017.

5) «Emmanuel Macron vara una commissione contro la disinformazione e il complottismo», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 2 ottobre 2021.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Scienza

Immortalità: i super-ricchi della Silicon Valley finanziano un misterioso laboratorio

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Una nuova, misteriosa startup della Silicon Valley dedicata alla ricerca anti-aging sta ottenendo importanti finanziamenti dai super ricchi.

 

Secondo il MIT Technology Review, Altos Labs, una società di «riprogrammazione biologica», starebbe attirando grandi investitori come il CEO di Amazon, Jeff Bezos. Tra coloro che hanno aperto il portafogli vi sarebbe anche l’interessante miliardario russo-israeliano Yuri Milner, già investitore early di startup divenute colossali come Facebook, Zynga, Twitter, Groupon, Xiaomi, Airbnb, Whatsapp e la società di analisi del DNA al consumatore 23andMe.

 

L’azienda sta attualmente attirando alcuni dei migliori scienziati del mondo offrendo loro lauti stipendi e promettendogli campo libero riguardo la ricerca anti-invecchiamento. 

 

Alcuni scienziati che partecipano e si uniscono a questo progetto destano qualche lecita perplessità. 

 

Alcuni scienziati che partecipano e si uniscono a questo progetto destano qualche lecita perplessità.

Juan Carlos Izpisúa Belmonte, biologo del californiano Salk Institute di La Jolla (istituto creato dal pioniere del controverso vaccino antipolio Jonas Salk) è tra i tanti scienziati che faranno parte della Altos.

 

Izpisúa Belmonte ha fatto scrivere i giornali nel 2017 quando ha iniziato la ricerca sulla creazione di una chimera umano-suina.

 

Shinya Yamanaka, studioso delle staminali non embrionali e vincitore del premio Nobel per la sua ricerca sull’inversione dell’invecchiamento nelle cellule, si unirà anche come presidente del comitato consultivo scientifico di Altos. 

 

La «riprogrammazione biologica» è un metodo per ringiovanire le cellule che potrebbe essere la chiave dell’immortalità. Come nota Futurism, sebbene ci siano numerose startup di riprogrammazione, nessuna di esse ha il supporto che Altos Labs può vantare in questo momento. 

 

Il MIT Technology Review riferisce che non ci saranno obiettivi difficili o scadenze per i ricercatori di Altos e l’azienda cercherà di creare una «grande scienza», tipo quella di oggi che pontifica su vaccini miracolosi e che fa sfoggio della sua unidirezionalità di pensiero in ogni salottino televisivo, screditando con ogni mezzo lecito o illecito qualunque illustre scienziato provi a dissentire o a porre ragionevoli dubbi.

 

Nel 2010 uscì la notizia che Berluscono e l’allora patron del San Raffaele Don Verzè stavano lavorando ad un centro di ricerca sull’allungamento della vita

Non sorprende di certo che i super ricchi e potenti del mondo abbiano un notevole interesse nel cercare di vivere il più a lungo possibile: il transumanismo, del resto, è di casa nella Silicon Valley. Il grande venture capitalist Peter Thiel, geniale inventore di PayPal e primo investitore di Facebook nonché fiancheggiatore del primo Trump, non ne ha mai fatto mistero. 

 

Come riportato da Renovatio 21, l’idea della possibilità di ottenere materialmente la vita eterna è un’idea molto diffusa presso i ricchi della Silicon Valley, che hanno sempre i fondi per finanziere ricerche scientifiche di questo tipo. Anche l’Italia aveva una sua via al miliardario immortale: Silvio Berlusconi.

 

Nel 2010 uscì la notizia che l’allora patron del San Raffaele Don Verzè stava lavorando ad un centro di ricerca sull’allungamento della vita. «Al progetto Berlusconi crede fermamente: “Guardate che i 120 anni sono l’età media che tutti potranno raggiungere”» scrisse Il Tempo. L’idea, discussa varie volte da Berlusconi in pubblico, fu ufficializzata durante la festa del compleanno del Don Verzè pre-crash del San Raffaele. 

 

 

 

 

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