Necrocultura
Denudarsi in chiesa e pisciare sull’altare non è reato ma libertà di espressione: Corte Europea sul caso Femen
Non è possibile punire chi va in chiesa per denudarsi ed orinare sull’altare: lo stabilisce la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
In una scioccante sentenza che ci ricorda in che epoca di abisso dobbiamo sopravvivere, la CEDU ha stabilito che il gesto sacrilego di una attivista delle famigerate FEMEN non è incitamento all’odio, bensì una forma della libertà di espressione.
Chi magari ha dovuto portare in tribunale un social media californiano sta prendendo nota: si può essere bannati per un proprio commento sulla pandemia, ma non per un rude spogliarello in un luogo sacro con minzione dissacratoria inclusa.
Il caso riguardava una precedente sentenza emanata da un tribunale nazionale francese, che aveva condannato l’attivista femminista facente parte del gruppo FEMEN che, entrata in una chiesa, aveva mimato l’aborto di Nostra Signora, procedendo poi a pisciare sull’altare nel mentre si spogliava, mostrando sulla schiena l’originalissima scritta «il papa non è un politico».
✌????✊???? ????Après 9 ans de procédure, la CEDH vient de condamner la France pour m’avoir jugée coupable d’exhibition sexuelle (pour une action féministe pro-IVG à l’Église de la Madeleine en 2013) et avoir violé ma liberté d’expression (1/3) pic.twitter.com/iGjVeloa5B
— Éloïse Bouton (@EloiseBouton) October 13, 2022
I fatti risalirebbero al 2013. Si trattava della chiesa della Madeleine a Parigi, il cui parroco aveva sporto denuncia. Il giudice francese condannò la femena Eloise Bouton a un mese di carcere con la sospensione della pena, che sarebbe poi stata confermata in altri due gradi di giudizio.
La CEDU ha ricordato che «una pena detentiva inflitta nell’ambito di un dibattito politico o di interesse generale è compatibile con la libertà di espressione garantita dall’articolo 10 della Convenzione solo in circostanze eccezionali, ad esempio, la diffusione di un discorso di odio o di incitamento alla violenza».
«In questo caso, l’azione della ricorrente a cui non è stato rimproverato alcun comportamento offensivo o odioso, aveva l’unico scopo di contribuire al dibattito pubblico sui diritti delle donne».
La Corte Europea ha quindi tirato le orecchie alle toghe francesi, osservando che si sono «limitate a esaminare la questione della nudità del suo petto in un luogo di culto, senza prendere in considerazione il significato dato alla sua performance o le spiegazioni fornite sul significato dato alla loro nudità dalle attiviste dei Femen». La CEDU ha quindi disposto il risarcimento alla femen da parte dello Stato per aver violato la sua libertà di espressione.
Spogliarsi in chiesa, offendendo la Santa Vergine e urinando su un oggetto sacro, è insomma un diritto umano – se lo si fa con significato – cioè se lo si fa per il femminismo e per il feticidio.
La Corte pare aver stabilito che la profanazione di luoghi sacri e l’offesa del sentimento religioso, oltre che agli atti osceni in luogo pubblico, si possano fare a condizione non incitino all’odio e alla violenza: peccato che per i cristiani l’aborto stesso è la massima violenza possibile (quella sull’Immagine di Dio che si riflette nel bambino, innocente, indifeso, affidato alla pace del grembo materno), e quindi qualche credente potrebbe dire che la sceneggiata blasfema ed escrementizia della femena gli appare proprio come un incitamento alla violenza.
Tuttavia, è noto che, per il pensiero hitleriano che fa da sistema operativo al mondo moderno, i non-nati non sono persone, quindi possono essere terminati a piacimento. Il lettore di Renovatio 21 sa che questo è ciò che si chiama Cultura della Morte, e che combatterla è il compito che devono darsi gli uomini del XXI secolo al fine di salvare l’umanità dalla catastrofe.
Abbiamo così la Necrocultura come diritto umano, sancito dall’Eurocorte più alta che c’è.
Una parola sulle FEMEN, le attiviste urlanti con le zizze al vento che dopo le fiammate dei primi anni 2010 sembrano sparite. Dopo varie scaramucce nudiste, il colpo grosso arrivò quando, munite di motosega, tagliarono un crocefisso di legno di quattro metri che simboleggiava la memoria delle vittime di Stalin a Kiev.
Le autorità ucraine avviarono procedimenti penali per vilipendio e vandalismo. Una delle leader, Inna Shevchenko, fuggì dall’Ucraina per trovare rifugio, un po’ come i nostri terroristi rossi, a Parigi. Nella capitale francese sembra aver goduto di un enorme successo con tutti i crismi delle istituzioni: dopo l’apertura del centro FEMEN parigino, la Shevcenko finì sui francobolli stampati dalla Repubblica con il ruolo di Marianna, simbolo par excellence della Rivoluzione francese, e quindi della Francia moderna e massonica. Le fu quindi concesso ben preso l’asilo politico.
Et ceci, après le timbre à la Marianne d’inspiration Inna Schevchenko ! Le timbre ” lick my ass “, selon la femen à la grande classe ! pic.twitter.com/pvomDyTjtT
— Danton (@TribunDANTON) November 17, 2017
I motivi della copertura della bionda nudista di Kherson da parte delle massime istituzioni parigine sono misteriose e hanno dato adito a pettegolezzi, tuttavia sono materialmente consistenti: il presidente Macron la invitò come «consulente» al G7 di Biarritz.
Non che arrivata nella ville lumière la femminista si fosse messa tranquilla: il giorno successivo alle dimissione di papa Benedetto XVI era entrata nella cattedrale di Notre Dame esibendo la scritta «basta papi» scritto fra i suoi seni. Nell’occasione, aveva danneggiato anche una campana d’oro. Denunziata, fu assolta.
Nel 2013, un gruppo di FEMEN attaccò durante un’incontro all’Università Libera di Bruxelles l’arcivescovo belga monsignor André Leonard, ritenuto «omofobo» dalle pettonudiste in protesta. Salite sul palco, quattro signore con le tette fuori lo insultarono a dovere, e gli fu tirata addosso acqua da bottigliette a forma di Vergine Maria. L’arcivescovo è rimasto in preghiera silenziosa durante l’incidente.
André Léonard chahuté par des Femen seins nus à l’ULB – Ragap France http://t.co/bHyyQSNI5H pic.twitter.com/nSlNBZFjP1
— Javier Checa (@javiercheca60) April 25, 2013
Non è la prima volta che la CEDU prende una decisione simile.
Quattro anni fa la Corte di Strasburgo aveva deciso che le profanazioni delle Pussy Riots – gruppo russo non dissimile dalle FEMEN, le quali hanno solidarizzato con le colleghe moscovite – nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca costituiva una forma di libera espressione protetta dai diritti umani.
La canzone che il gruppo tentò di cantare includevano offese volgari a Putin, al Patriarca di tutte le Russie Cirillo I nonché direttamente a Nostro Signore. Performance precedenti delle ragazze del gruppo includevano oscenità stomacanti.
La Possy Riot Nadja Tolokonnikova, che faceva parte del collettivo di «artisti» chiamato Voina («guerra», in russo), prese parte a quella che i media locali definirono «un’orgia pubblica» al Museo di Biologia Timirjazev, una «performance» pensate per fare satira sul proposito dell’allora presidente Medvedev di fare più figli. La Tolokonnikova, in quel momento, era visibilmente incinta.
Il terzo membro della delegazione che ieri era dal papa è questo impegnato sulla destra in un “flashmob” pornografico all’interno di un museo. Quella a pecora sulla destra, in azione nonostante in gravidanza, è la “cantante” delle celeberrime Pussy Riot, Nadia Tolokonnikova pic.twitter.com/1dRBCQncRc
— Fabio Pellicci (@PellicciFabio) May 12, 2022
Un’altra «performance» del collettivo Voina, rimasta ben impressa nella mente dei russi, fu realizzata in un supermercato di San Pietroburgo, dove un’«artista» si infilò su per la vagina un pollo congelato. I critici delle Pussy Riot ricordano spesso questo episodio, talvolta offrendo prodotti di polleria alle ragazze Pussy.
Le Pussy Riot furono arrestate anche durante le Olimpiadi di Sochi, dove tentarono una grottesca performance, ma furono subito fermate da cosacchi che usarono la frusta.
Tanto dolore, tuttavia, alla fine qualcosa ha pagato. Alcune di loro, come la Tolokonnikova, ora godono di una vita tra le star americane, partecipando a serie TV (come House of Cards su Netflix) e facendosi paparazzare in luoghi ultra-esclusivi come gli Hamptons circondate da vedettes hollywoodiane.
Tornano a Strasburgo, da notare come l’avvocato delle Pussy Riots abbia poi saltato la staccionata: ora è divenuto giudice della CEDU.
Sempre nel 2018, la Corte aveva condannato anche la Lituania, che si era permessa di sanzionare comunicazioni che raffiguravano Cristo e la Vergine Maria in maniera blasfema.
Ribadiamo il significato ultimo di quanto accaduto alla Corte di Strasburgo: la Necrocultura è divenuta un diritto umano.
Ora, come si sia arrivati a questo ci è chiaro. Così come speriamo vi siano più chiari, dopo quanto abbiamo raccontato, i poteri che sono stati dietro a questo filone del progetto, ramo tette-fuori-blasfeme.
Immagine da Twitter, modificata
Necrocultura
Uomo condannato a 6 anni per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna incontrata su Facebook
Un uomo della Pennsylvania è stato condannato a sei anni di carcere per aver acquistato parti del corpo rubate da una donna di Little Rock, Arkansas, e da altri individui. Il giudice ha stabilito che il condannato dovrà anche pagare una multa di 2.000 dollari e scontare tre anni di libertà vigilata.
Jeremy Lee Pauley, 43 anni, di Thompson, Pennsylvania, è stato condannato a dicembre con l’accusa di associazione a delinquere e trasporto interstatale di beni rubati. Sconterà i sei anni e poi sconterà altri tre anni di libertà vigilata.
La donna di 38 anni dell’Arkansas, Candace Chapman Scott, che lavorava in un obitorio, aveva contattato Pauley su Facebook per vendergli le parti del corpo. Secondo il Dipartimento di Giustizia, Pauley aveva acquistato una serie di parti del corpo da Scott dopo essersi unito a un gruppo Facebook chiamato «oddities». Scott è stata condannata a 15 anni di carcere.
«I resti includevano un cranio, diversi cervelli, un braccio, un orecchio, diversi polmoni, diversi cuori, diversi seni, un ombelico, testicoli e altre parti. Durante un mandato di perquisizione eseguito presso l’abitazione di Scott a Little Rock, gli investigatori hanno trovato numerose parti del corpo rubate che la donna ha ammesso di aver trasportato in sacchi della spazzatura dal suo lavoro. Scott ha ricevuto un totale di 10.625 dollari dall’acquirente in Pennsylvania per i resti umani», si legge in un comunicato stampa del Dipartimento di Giustizia.
Pauley ha anche ammesso il suo ruolo «in una rete nazionale di individui che hanno acquistato e venduto resti umani rubati dalla Harvard Medical School e da un obitorio dell’Arkansas», ha affermato il Dipartimento di Giustizia.
«Il traffico di resti umani rubati tramite la posta statunitense è un atto inquietante che colpisce famiglie già in lutto, creando al contempo una situazione potenzialmente pericolosa per i dipendenti e i clienti delle poste», ha dichiarato Christopher Nielsen, ispettore responsabile della divisione di Filadelfia del Servizio di Ispezione Postale. «Spero che i nostri sforzi e queste condanne portino una certa serenità a coloro che sono stati colpiti da questo terribile crimine».
Come riportato da Renovatio 21, il commercio di parti di cadaveri dalla prestigiosa università di Harvard aveva avuto negli scorsi anni diversi sviluppi.
Non si tratta del primo caso di orrori e cadaveri delle università
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa un grande scandalo colpì l’Università di Paris-Descartes: il più grande centro di anatomia europeo presso la scuola di medicina dell’Università di Paris-Descartes fu chiuso a causa di gravi carenze nello stato di conservazione dei cadaveri, locali fatiscenti e sospetti che i corpi venissero mercificati.
I corpi di «migliaia di persone» che avevano donato i loro corpi alla scienza sono stati tenuti in «condizioni indecenti»: e, si scoprì, per decenni.
«I corpi sono stati lasciati marcire, mangiati dai topi, al punto che alcuni dovevano essere inceneriti senza essere sezionati» scrisse L’Express. «Corpi accatastati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità e contrari a qualsiasi regola etica».
L’Ispettorato generale per gli affari sociali scrisse un rapporto in cui fiutò, anche qui, il traffico di cadaveri: «utilizzatori e potrebbero essere stati in grado di impegnarsi in un’attività redditizia all’interno del CDC [Centro di Donazione del Corpo, ndr]». In altre parole, anche lì vi poteva essere mercificazione delle parti dei cadaveri.
Come riportato da Renovatio 21, secondo varie testimonianze, in Nigeria è possibile acquistare resti umani al mercato, al fine di utilizzarli per fini esoterici.
«Le ricerche – scrive ancora il quotidiano nigeriano Vanguard – dimostrano che le parti femminili sono più richieste di quelle maschili. Ciò avviene a causa di quello che è descritta come la “potenza” di alcuni organi come i seni e i genitali all’interno di money ritual da parti di herbalist [erborista, sciamano, NdR] o gruppi occulti». Tanto per tenere a mente la storia della vagina sparita di Pamela.
«Abbiamo visto che una testa umana fresca può andare da 60.000 naira (circa 135 euro) in su, mentre un teschio è venduto per 20.000. Le gambe fresche sono vendute per 30.000 ciascuna, mentre una gamba decomposta viene venduta per 20.000. Un dito fresco viene venduto per 5.000, se decomposto o per 3.000. Gli intestini freschi sono venduti per 20.000 mentre quelli secchi sono venduti per 5000. Pezzi di ossa fresche sono venduti per 2.000 e oltre».
I traffici nigeriani di resti umani si sviluppa su due filoni: quello degli omicidi rituali (per i quali c’è stata addirittura una richiesta di stato di emergenza in Parlamento), e quello dei cimiteri, dove guardiani fanno affari riesumando i cadaveri poche ore dopo la sepoltura e sezionandone le parti che interessano a chi prepara le pozioni.
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Immagine di East Pennsboro Township Police Department, via Twitter, rielaborata per adattamento al formato.
Necrocultura
Lord britannico dice che le donne incinte dovrebbero poter scegliere il suicidio assistito
⚡SHOCKING! Lord Falconer says “pregnancy should not be a bar” to assisted suicide!
After Lord Mackinlay (@cmackinlay) tells Peers that Oregon protects viable unborn babies from assisted suicide, Lord Falconer seems completely unmoved & unbothered about this issue.… pic.twitter.com/xW5FxZxyNp — Right To Life UK (@RightToLifeUK) December 12, 2025
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Bioetica
JD Vance paragona l’aborto al sacrificio dei bambini. C’è molto più da dire e fare contro la Necrocultura
Lo scorso mercoledì, per un’ora, il vicepresidente JD Vance ha risposto alle domande degli studenti dell’Università del Mississippi durante un evento di Turning Point USA, prendendo il posto di Charlie Kirk, l’attivista assassinato che era amico anche del Vance. Lo riporta LifeSite.
Il vicepresidente americano risposto a domande sul cristianesimo, sulla sua fede personale e sull’aborto, definendo l’aborto un «sacrificio di bambini» che porta al maltrattamento delle donne.
«Non mi scuso per credere che il cristianesimo sia una via verso Dio», ha detto Vance a uno studente preoccupato per la preghiera nelle scuole pubbliche. «Non mi scuso per pensare che i valori cristiani siano un fondamento importante di questo Paese, ma non vi costringerò a credere in nulla, perché non è ciò che Dio vuole, e non è ciò che voglio io».
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Come noto, JD Vance, che ha avuto una vita difficile in una famiglia disfunzionale del proletariato bianco dei monti dell’Appalachia (gli Hillbilly) si è convertito al cattolicesimo anni fa.
La domanda sull’aborto all’evento di TP USA è stata posta da una giovane donna che ricopre la carica di presidente di Ole Miss Rebels for Life, il gruppo pro-life del campus; il nome ha suscitato un caloroso applauso tra la folla riunita e un sorriso da parte del vicepresidente.
«In passato, hai dichiarato di essere al 100% pro-life», ha detto. «Ma da quando sei entrato nella campagna presidenziale come vicepresidente, hai cambiato idea sull’aborto, quindi mi chiedevo qual è la tua posizione attuale, e se ritieni che il diritto alla ‘libertà’ di qualcun altro prevalga sul diritto alla vita di qualcun altro?»
«Hai posto la domanda: penso che la libertà di qualcun altro prevalga sul diritto alla vita di qualcun altro?», ha risposto Vance. «No, non lo credo. In effetti, non ci credo. Ora, vorrei contestare qualcosa che hai detto, solo la premessa della domanda, ovvero che ho vacillato sulla questione pro-life. Credo davvero che il presidente sia stato il presidente più pro-life nella storia degli Stati Uniti d’America».
Lo slogan fa riferimento al fatto che, durante la sua prima amministrazione, Donald Trump ha selezionato i giudici della Corte Suprema che alla fine hanno portato all’annullamento della sentenza Roe v. Wade. Durante la campagna presidenziale del 2024, tuttavia, Trump ha ribadito che l’aborto è ora una questione di competenza degli stati e si è impegnato personalmente per rimuovere il principio pro-life dal programma del Partito Repubblicano per la prima volta in decenni.
«Ci sono due cose che dobbiamo tenere a mente qui», ha continuato Vance. «Una è la questione molto difficile: quando parliamo della nostra politica sull’aborto, ci sono alcuni casi limite molto, molto complessi. Ci sono casi in cui una bambina di 11 anni è stata violentata e sarebbe pericoloso per lei portare a termine la gravidanza. Ci sono situazioni in cui portare a termine la gravidanza causerebbe gravi danni fisici, forse la morte per la madre».
«È uno dei motivi per cui noi crediamo nell’eccezione in questi casi – ripeto, sono casi limite, sono rari, la comunità pro-aborto vorrebbe farvi credere che rappresentino il 90% degli aborti e questo non è vero – ma dobbiamo essere onesti sul fatto che ci sono alcuni casi limite».
Renovatio 21 segnala che parlare dei «casi limite» significa solo voler conformare il resto dei casi ad una politica precisa, spostando la Finestra di Overton e riprogrammando la legge. La posizione anfibola di Vance era già nota a tutti, come detto, in campagna elettorale.
«La seconda cosa che vorrei dire a questo proposito è che dobbiamo essere prudenti e pratici in ciò che possiamo realizzare», ha proseguito Vance. «Potrebbero esserci disaccordi su cosa esattamente significhi, ma se si considerano le vittorie pro-life che il presidente degli Stati Uniti è riuscito a ottenere, ci è riuscito perché ha lavorato all’interno del sistema che abbiamo».
Vance ha continuato dicendo che perseguire «l’opzione pro-life più aggressiva», anche se ciò significa perdere tutte le elezioni contro i democratici, che implementeranno l’aborto su richiesta fino al momento della nascita.
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«Qualcuno prima mi ha chiesto dei miei valori cristiani», ha detto Vance. «Uno dei punti che ho sollevato è che quando i coloni arrivarono nel Nuovo Mondo, trovarono il sacrificio di bambini molto diffuso. Immagino che ci siano persone che non sono d’accordo con la mia opinione sulla questione pro-life. Vorrei solo fare un’osservazione. Se si visitano siti archeologici storici dove c’erano bordelli – e le due professioni più antiche del mondo sono il gioco d’azzardo e la prostituzione, quindi c’erano bordelli anche in civiltà molto antiche».
«Se si torna agli antichi bordelli e si dissotterrano le ossa delle donne che lavoravano in quei luoghi, si trovano molto spesso molti bambini sepolti con loro… Ogni volta che una società decide di scartare bambini innocenti, non tratta molto bene nemmeno le proprie donne. E ogni volta che una società maltratta le proprie donne, molto spesso sono i bambini a nascere subito dopo. C’è una ragione per cui la civiltà cristiana ha posto fine alla pratica del sacrificio di bambini in tutto il mondo, ed è una delle grandi conquiste della civiltà cristiana».
«Credo che dovremmo cercare di proteggere ogni vita non ancora nata», ha concluso Vance. «C’è una questione su come esattamente lo facciamo, ma non direi mai che il diritto alla vita di qualcuno debba essere sacrificato».
Come riportato da Renovatio 21, la realizzazione del fatto che l’aborto è un sacrificio umano, domandato ad una civiltà decristianizzata quindi ripaganizzata, ridemonizzata, è oramai più diffusa che mai, in ispecie tra l’opinione pubblica della destra americana, non solo cattolica.
Per qualche ragione, la visione dell’aborto come sacrificio umano non ha mai attecchito davvero nel mondo pro-vita italiano, forse perché troppo stupido, forse perché troppo compromesso con la politica e con la chiesa italiana. Ecco quindi che invece che parlarti di Moloch, il ridicolo pro-vita italiota ti parla di «protezione della maternità» e finanche di «diritti della donna», completamente trasbordato nella lingua, quindi nel campo, dell’avversario – e con la convinzione, chiara ma non sussurrata al popolo che fa loro donazioni – che la legge autogenocida 194 non si deve toccare.
Il fatto è considerare l’aborto come l’unico sacrificio umano della società attuale, con spinta della macchina infallibile dello Stato moderno, è davvero errato: l’aborto è solo una piccola parte del sistema della morte che ci è inflitto, anzi, forse è il fanalino di coda, lo specchietto per le allodole sciocche condotte così in una battaglia di retroguardia, mentre il manovratore prosegue la distruzione umana in tanti altri settori.
È sacrificio umano l’eutanasia, sì. È sacrificio umano la predazione degli organi, sì. È sacrificio umano, di tipo pure difficile da definire vista la natura umanoide della faccenda, la provetta, che oramai da anni distrugge più embrioni dell’aborto, nell’evidente silenzio degli ebeti pro-vita italici, inutili se non venduti.
C’è ancora tanta strada da fare, se vogliamo combattere davvero la Necrocultura. Renovatio 21, in realtà, è qua per questo. Voi, se mi state leggendo, con grande probabilità, pure.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr; immagine modificata
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