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Furto di pezzi di cadaveri ad Harvard, uomo si dichiara colpevole

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Arriva un nuovo sviluppo nello scandalo del commercio di parti di cadavere presso l’università di Harvard.

 

Un membro di una rete di individui piuttosto particolari si è dichiarato colpevole di aver procurato e venduto parti del corpo, alcune provenienti dall’obitorio della Harvard Medical School.

 

In un comunicato stampa, l’ufficio del procuratore distrettuale degli Stati Uniti per il distretto centrale della Pennsylvania, ha annunciato che un uomo di nome Jeremy Pauley si era dichiarato colpevole di aver preso parte al giro di traffico di resti umani che includeva, presumibilmente, parti del corpo donate all’Anatomical Gifts Program presso la Harvard Medical School.

 

Il Pauley non è stato colui che ha procurato le parti dall’obitorio di Harvard: la pratica in sé pare sia stata effettuata da un certo Cedric Lodge, manager dell’obitorio del Anatomical Gifts Program, il quale «ha rubato organi e altre parti di cadaveri donati per la ricerca medica e la formazione prima delle cremazioni programmate».

 

 

Secondo l’accusa, il Lodge, che gestiva l’obitorio per il Programma di doni anatomici, «ha rubato organi e altre parti di cadaveri donati per la ricerca medica e l’istruzione prima delle loro cremazioni programmate».

 

Secondo le dichiarazioni dell’ufficio del procuratore distrettuale, il Lodge non solo prese i pezzi e li conservò nella sua casa nel New Hampshire, ma lui e sua moglie Denise, permisero anche ad altri soggetti di entrare all’obitorio della nota università per «esaminare i cadaveri» e decidere cosa comprare.

 

Sebbene non fosse il capo di questa masnada, l’aspetto fisico del Pauley – con metà della faccia tatuata (compreso uno dei suoi occhi) e punte di metallo impiantate sulla sua testa rasata – conferisce un tocco ancor più inquietante all’intera vicenda. 

 

Il sedicente «artista del sangue» sarebbe stato inoltre trovato con più contenitori pieni di resti umani quando la polizia è entrata nella sua abitazione con un mandato di perquisizione. All’interno di quei secchi, le forze dell’ordine avrebbero trovato numerosi cervelli umani e altri organi, oltre alla mandibola di un bambino con i denti intatti.

 

Pauley era già stato arrestato l’estate scorsa, stando a quanto riportato da FOX43, dopo che qualcuno aveva chiamato la polizia informandoli della situazione. Quando gli agenti lo hanno interrogato, l’uomo ha ammesso di avere in suo possesso diversi scheletri interi e tra i 15 ei 20 teschi umani, ma ha detto di averli acquistati legalmente. Apparentemente i poliziotti avevano creduto al sospettato dopo aver controllato le parti e visto che sembravano «molto vecchie» e quindi provenire da «un acquisto legittimo».

 

Dopo quella prima segnalazione, la polizia ne aveva ricevuta un’altra secondo cui Pauley aveva secchi pieni di pelle e organi umani. È stato solo dopo aver eseguito un mandato di perquisizione per l’intera casa che le autorità hanno trovato il resto e scoperto che ne aveva altri in arrivo, poi intercettati in un ufficio postale a Scranton.

 

«Questa è una delle indagini più bizzarre che abbia mai incontrato», ha detto Sean McCormack, procuratore distrettuale della contea di Cumberland. «Proprio quando penso di aver visto tutto, mi capita un caso come questo».

 

Come riportato da Renovatio 21, lo scandalo del traffico di parti di cadavere nel prestigioso ateneo statunitense (16 premi Nobel all’attivo) ha permesso di far emergere un network di traffici perversi – un vero e proprio mercato, con domanda e offerta – di cui non si riusciva ad immaginare l’esistenza.

 

Una delle persone accusate gestiva a Nord di Boston un negozio chiamato Kat’s Creepy Creations, dove la specializzazione era specializzata il riciclare bambole in pupazzi horror, intrisi di sangue e deformati. Secondo la polizia, ha acquistato volti sezionati per 600 dollari che intendeva far conciare in pelle. Non è chiaro se le parti del cadavere siano state utilizzate, ma si potrebbe presumere che abbia conservato e venduto resti umani nel negozio.

 

Non si tratta del primo caso di orrori e cadaveri delle università

 

Come riportato da Renovatio 21tre anni fa un grande scandalo colpì l’Università di Paris-Descartes: il più grande centro di anatomia europeo presso la scuola di medicina dell’Università di Paris-Descartes fu chiuso a causa di gravi carenze nello stato di conservazione dei cadaveri, locali fatiscenti e sospetti che i corpi venissero mercificati.

 

I corpi di «migliaia di persone» che avevano donato i loro corpi alla scienza sono stati tenuti in «condizioni indecenti»: e, si scoprì, per decenni.

 

«I corpi sono stati lasciati marcire, mangiati dai topi, al punto che alcuni dovevano essere inceneriti senza essere sezionati» scrisse L’Express. «Corpi accatastati l’uno sull’altro, senza alcuna dignità e contrari a qualsiasi regola etica».

 

L’Ispettorato generale per gli affari sociali scrisse un rapporto in cui fiutò, anche qui, il traffico di cadaveri: «utilizzatori e potrebbero essere stati in grado di impegnarsi in un’attività redditizia all’interno del CDC [Centro di Donazione del Corpo, ndr]». In altre parole, anche lì vi poteva essere mercificazione delle parti dei cadaveri.

 

Come riportato da Renovatio 21, secondo varie testimonianze, in Nigeria è possibile acquistare resti umani al mercato, al fine di utilizzarli per fini esoterici.

 

«Le ricerche – scrive ancora il quotidiano nigeriano Vanguard – dimostrano che le parti femminili sono più richieste di quelle maschili. Ciò avviene a causa di quello che è descritta come la “potenza” di alcuni organi come i seni e i genitali all’interno di money ritual da parti di herbalist [erborista, sciamano, NdR] o gruppi occulti». Tanto per tenere a mente la storia della vagina sparita di Pamela.

 

«Abbiamo visto che una testa umana fresca può andare da 60.000 naira (circa 135 euro) in su, mentre un teschio è venduto per 20.000. Le gambe fresche sono vendute per 30.000 ciascuna, mentre una gamba decomposta viene venduta per 20.000. Un dito fresco viene venduto per 5.000, se decomposto o per 3.000. Gli intestini freschi sono venduti per 20.000 mentre quelli secchi sono venduti per 5000. Pezzi di ossa fresche sono venduti per 2.000 e oltre».

 

I traffici nigeriani di resti umani si sviluppa su due filoni: quello degli omicidi rituali (per i quali c’è stata addirittura una richiesta di stato di emergenza in Parlamento), e quello dei cimiteri, dove guardiani fanno affari riesumando i cadaveri poche ore dopo la sepoltura e sezionandone le parti che interessano a chi prepara le pozioni.

 

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Immagine di East Pennsboro Township Police Department, via Twitter, rielaborata per adattamento al formato.

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Sosia di Adolfo Hitler convocato in tribunale: oltre il cosplay, la grande lezione della storia

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Stefan Wijkamp, ritenuto sosia di Adolfo Hitler, è stato chiamato a presentarsi davanti a un tribunale tedesco con l’accusa di incitamento all’odio, secondo quanto riferito dal quotidiano germanico Bild.   Il Wijkamp, cittadino neerlandese, negli ultimi anni si era recato più volte in Germania per partecipare a manifestazioni di estrema destra.   Domenica, il Bild ha citato Matthias Bieling, vicepresidente del tribunale distrettuale di Monaco di Vestflaia (che per qualche ragione ora gli italiani chiamano col nome tedesco Münster), il quale ha confermato che la prima udienza del caso è fissata per venerdì prossimo, 24 luglio.

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Secondo il tabloide berlinese, le autorità tedesche hanno contestato un’intervista rilasciata da Wijkamp a uno YouTuber durante una manifestazione di estrema destra a Monaco di Vestflalia la scorsa estate. Nell’intervista, il Wijkamp avrebbe affermato che il suo «amore per la Germania si chiama Adolfo Hitler», che l’esponente olandese ha descritto come una «meraviglia mondiale senza eguali» e un «genio».   Nella Germania odierna, la glorificazione pubblica della Germania nazista e dei suoi leader non è considerata un’espressione protetta ed è punibile con una pena detentiva fino a tre anni o con una multa. L’apologia e la propaganda della Germania nazista non sono regolate da una singola «legge» isolata, ma da vari specifici articoli del Codice Penale Tedesco (Strafgesetzbuch o StGB), inseriti nel quadro della tutela dell’ordine democratico   Ad esempio, l’articolo 130 StGB («Volksverhetzung», cioè «Incitamento all’odio») punisce l’incitamento all’odio contro segmenti della popolazione, ma contiene commi specifici (introdotti e inaspriti nel tempo) per colpire il neonazismo; l’articolo 86a StGB («Uso di simboli di organizzazioni incostituzionali») vieta tassativamente l’esibizione in pubblico, la diffusione, la produzione o l’importazione di simboli legati al nazismo come le bandiere con la svastica, le rune delle SS, l’emblema del teschio (Totenkopf), il saluto nazista (braccio teso accompagnato dai classicissimi «Heil Hitler» o «Sieg Heil») e persino slogan ufficiali del regime. La pena prevista arriva a tre anni di reclusione.   Ancora: l’articolo 86 StGB («Diffusione di mezzi di propaganda di organizzazioni incostituzionali») vieta la diffusione, la produzione, l’importazione o l’esportazione di materiale cartaceo, digitale o audiovisivo che promuova gli obiettivi di partiti o organizzazioni dichiarate incostituzionali, inclusa l’ideologia nazionalsocialista. Renovatio 21 ipotizza che per decenni milioni di tedeschi si siano resi colpevoli dell’infrazione di tale articolo quando, in vacanza sulla costa adriatica (Lignano, Jesolo, Sottomarina, Riccione, etc,) hanno golosamente comperato copie del Mein Kampf, il libro-manifesto che lanciò la carriera dell’Hitlerro, simbolo del credo nazionalsocialista proibitissimo in patria.   Grandi serque di bancarelle e negozietti improvvisati nei lungomare della villeggiatura veneto-romagnola approntavano, tra i libri italiani a metà prezzo, anche moltissime copie del libro hitleriano in lingua tedesca, copertina con la svasticona sia in versione brossura che in copertina rigida in pelle. Va pure ricordato che quando ancora Amazon non era presente in Europa, il libro che sul sito americano i tedeschi acquistavano di più era… il lettore indovini.   Qualora Wijkamp non si presentasse in tribunale, potrebbe essere emesso un mandato di arresto a suo nome, ha riferito Bild-Zeituing, citando un avvocato specializzato in diritto penale e dell’immigrazione.   Secondo quanto riportato dalla stampa, il sosia dello Hitler avrebbe frequentato raduni di estrema destra nella vicina Germania almeno dal 2017. Si dice addirittura che si sia unito al partito «Die Rechte – Partei für Volksabstimmung, Souveränität und Heimatschutz» («La Destra – Partito per il Referendum, la Sovranità e la Sicurezza Nazionale»), ora dissolto, e che abbia fatto parte del suo consiglio direttivo per un certo periodo.

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La storia dello Wijkamp, tuttavia, ci porta molto oltre il cosplay.   Secondo l’enciclopedia online all’inizio degli anni ’90, lo Wijkamp era coinvolto nel movimento Centrum Democraten, ma in seguito passò al Nederlandse Volks-Unie. L’uomo, nato nel 1967, cominciò ad acquisire notorietà nei Paesi Bassi nel 2001 quando partecipò a una manifestazione di estrema destra a Kerkrade vestito dallo Hitler. Alle elezioni comunali del 2002, divenne il candidato principale del partito a Landgraaf. Dopo che il partito ottenne appena lo 0,2% dei voti, fu espulso dal partito – tuttavia, secondo un comunicato stampa sul sito web dell’NVU, Wijkamp si dimise personalmente.   Nel novembre 2008 lo Wijkamp furono condannati per aver fatto il saluto nazista durante una manifestazione neonazista a Lommel, in Belgio, l’anno precedente. Nell’estate del 2010, fu arrestato a una manifestazione nazista a Nieuw-Scheemda dopo essersi rifiutato di andarsene su ordine del sindaco.   Non si tratta dell’unico caso di sosia del pittore austriaco. Proprio nel luogo di nascita del cancelliere tedesco, a Branau, in Austria, nel 2017 fu arrestato un venticinquenne sosia che si faceva chiamare Harald Hitler.  

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La faccenda si complica quando si pensa alla fotografia del 1954 circa, resa pubblica dalla CIA, raffigurante un ex ufficiale delle SS in compagnia di quello che sembra essere decisamente Adolfo Hitler, ma che ci dicono essere il sosia Adolf Schüttelmayor, all’epoca ritenuto dagli americani un possibile alias di Hitler in persona sopravvissuto.     La foto scattata in Colombia nel dopoguerra dall’agente Phillip Citroen, e alimenta ancora oggi le teorie per cui Hitler sarebbe sopravvissuto e fuggito in Sudamerica (da cui la famosa barzelletta dove Merz lo va a trovare in un villaggio della foresta amazzonica per chiedergli di tornare e risolvere i problemi del Paese ma il vecchio Hitler accetta solo ad una condizione: «cattivi, stavolta!»)   Ora, è chiaro al lettore che in realtà nessuno di costoro assomiglia davvero allo Hitler, perché – esattamente come Trump per la chioma bionda irrealistica – egli ha saputo trasformare un tratto unico, il baffetto (cui volendo si può aggiungere il capello col riportino), in un brand di potenza devastante: se mettete il baffetto quadrato sotto non solo a qualsiasi persona, ma a quasliasi cosa, essa diventa magicamente «Hitler»   Ne sa qualcosa Amazon, che anni fa dovette cambiare un logo di una sua app perché varie persone avevano iniziato a sostenere che esso ricordava la faccia del Fuhrer.   Ricordiamo al lettore di Renovatio 21, ancora una volta, la legge di Godwin. Mike Godwin, informatico pioniere delle prime reti tra computer (quella che utilizzava lui si chiamava Usenet, antesignana di Internet) ebbe a formulare una inviolabile legge per cui «mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1».   È come dire: Hitler è una maledizione semiotica da cui il mondo potrebbe non guarire mai. A meno che i giornali ed alcuni committenti, che chissà perché vogliono che ci ricordiamo di lui (con giorni specifici ad inizio anno dedicati alla sua demonizzazione), non la piantino – oppure, la buttiamo là, potrebbero commettere l’errore di iniziare a fare loro stessi quello che ha fatto Hitler, in modo da far uscire tutti dall’incantesimo del baffetto che appare ubiquamente.   Sappiamo bene che ciò non succederà: ma quando mai le vittime poi diventano carnefici? Quando mai chi subisce un genocidio, poi lo perpetra a sua volta? Quando mai chi viene schiacciato dal suprematismo razziale, poi si mette a praticarlo su piano genetico-religioso?   Per fortuna, l’umanità impara sempre dalla sua storia.  

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Passeggero di un Boeing Ryanair parzialmente risucchiato fuori dall’oblò

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Un passeggero sarebbe stato parzialmente risucchiato fuori da un Boeing 737 della Ryanair dopo che un finestrino è esploso in circostanze non chiare poco dopo il decollo. La notizia sta facendo il giro del mondo.

 

L’incidente è avvenuto venerdì a bordo del volo FR1879 dalla Grecia alla Germania, operato da Malta Air, compagnia sussidiaria di Ryanair. Secondo diverse fonti giornalistiche, uno dei motori dell’aereo ha avuto un malfunzionamento, proiettando detriti nella fusoliera. Un frammento avrebbe mandato in frantumi un oblàdella cabina, causando il parziale risucchio all’esterno del passeggero seduto accanto.

 

Il cittadino serbo di 61 anni ha riportato contusioni e ustioni da attrito causate dall’aria gelida ed è stato ricoverato in ospedale in istato di shock dopo l’atterraggio dell’aereo. Secondo le ricostruzioni, è riuscito a evitare di essere estratto dall’aereo perché indossava la cintura di sicurezza, mentre la moglie gli avrebbe afferrato le gambe e altri passeggeri lo avrebbero aiutato a rientrare.

 

 

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Un filmato girato poco dopo l’incidente e diffuso online mostra il finestrino completamente distrutto e parzialmente ostruito da una scatola. Secondo quanto riportato, l’incidente ha scatenato il panico a bordo, con l’attivazione delle maschere d’ossigeno a causa della depressurizzazione.

 

Ryanair ha confermato l’incidente, dichiarando che l’aereo è riuscito a tornare all’aeroporto in sicurezza e che è stato predisposto un aereo sostitutivo per i passeggeri rimasti a terra. La compagnia aerea non ha fornito dettagli su cosa abbia esattamente causato il malfunzionamento del finestrino.

 

«Un volo Ryanair da Salonicco a Memmingen, partito venerdì mattina, è tornato a Salonicco poco dopo il decollo a causa del distacco di un finestrino durante il volo», ha dichiarato la compagnia.

 

Boeing ha dichiarato di essere a conoscenza dell’incidente e di essere «in contatto con Ryanair».

 

Se un oblò esplode o si rompe durante un volo di linea, si verifica una depressurizzazione rapida o esplosiva della cabina a causa dell’enorme differenza di pressione tra l’interno pressurizzato dell’aereo e l’aria rarefatta dell’alta quota. L’evento è violento, tuttavia i piloti, in teoria, sono addestrati a gestirlo in sicurezza. La cintura di sicurezza allacciata evita che i passeggeri vengano scagliati fuori dall’aereo.

 

Al momento della distruzione del finestrino, si avverte un rumore assordante generato dal vento e dal flusso d’aria. Contemporaneamente, l’improvviso calo di pressione e temperatura causa la condensazione istantanea dell’umidità, riempiendo la cabina di una fitta nebbia bianca. La temperatura crolla in pochi istanti a livelli estremi (anche fino a -40 °C o -50 °C se l’aereo si trova a quota di crociera), accompagnata da correnti d’aria violentissime.

 

I piloti attivano immediatamente una procedura standard che prevede una discesa picchiata controllata ma estremamente ripida. L’obiettivo è portare l’aereo sotto i 10.000 piedi (circa 3.000 metri) di quota nel minor tempo possibile. A questa altitudine l’aria esterna è respirabile e le maschere d’ossigeno non sono più necessarie.

 

Una volta raggiunta una quota sicura e stabilizzata la situazione a bordo, i piloti dichiarano lo stato di emergenza alle torri di controllo e dirigono l’aeromobile verso l’aeroporto più vicino per effettuare un atterraggio immediato.

 

Non si tratta del primo problema in cui l’industria aerospaziale Boeing è incorsa in questi anni. Un mese fa il carrello di atterraggio anteriore di un Boeing 787 è collassato improvvisamente mentre l’aereo era parcheggiato a un gate dell’aeroporto di Francoforte.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa la Federal Aviation Administration (FAA), l’ente di controllo del volo degli Stati Uniti, aveva emesso una direttiva all’inizio di quest’anno avvertendo che un difetto negli aerei Boeing 777 potrebbe causare «incendio o esplosione» se non risolto.

 

Come riportato da Renovatio 21, in quel periodo due ex lavoratori della Boeing, divenuti informatori sui problemi dell’azienda, erano stati trovati morti. settimane.

 

Problemi anche per un satellite Boeing Intelsat-33 che due anni fa aveva lasciato pensare che avrebbe potuto scatenare un processo di distruzione orbitale.

 

 

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Immagine di Michael Oldfield via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

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Donna di colore vince concorso per sosia di Beniamino Franklin

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Una donna di colore è stata proclamata vincitrice di un concorso per sosia di Beniamino Franklin, tenutosi venerdì a Filadelfia. Lo riportano i mezzi di informazione locali.   Alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza, decine di partecipanti vestiti come i Padri Fondatori si sono radunati all’Independence Mall, sfoggiando parrucche incipriate, occhiali bifocali e abiti in stile settecentesco. Ogni concorrente ha pagato 1 dollaro per iscriversi, e il vincitore ha ricevuto il montepremi.   «C’è qualcosa nell’essere paffuti e calvi che, non so, piace ai francesi e a quanto pare piace anche ai filadelfiani», ha detto Mitchell Kramer, che ha contribuito a incoronare il vincitore del concorso, secondo quanto riportato da KYW News Radio.   La gara è stata vinta da Kiya Burgess, residente a Filadelfia, che ha ritirato il premio circondata dagli altri concorrenti in abiti dallo statista, diplomatico ed inventore protoamericano Beniamino Franklin. Con un aquilone in mano, è stata dichiarata vincitrice.    

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  «Adoro il cosplay. Mi piace travestirmi e avevo già questo costume, quindi volevo solo venire a mostrare a tutti cosa ho realizzato perché mi piace cucire e questo è uno dei miei primi costumi», ha detto Burgess alla testata giornalistica.   L’evento è stato organizzato da Elena Jackendoff, che ha distribuito volantini in tutta la città e non si aspettava una partecipazione così ampia. «Chiaramente avevo preparato solo 10 numeri e poi, oh, ecco una folla di persone pronte, disponibili ed entusiaste di partecipare. E quindi ha davvero superato tutte le aspettative che avrei potuto avere», ha detto Jackendoff.   La vittoria ha suscitato perplessità tra gli utenti dei social media, i quali hanno sottolineato l’evidente mancanza di somiglianza con il padre fondatore e hanno interpretato la scelta come frutto di un compromesso tra umorismo e correttezza politica.   I concorsi per sosia celebrano la straordinaria somiglianza fisica con celebrità o icone storiche, trasformandosi in veri e propri raduni culturali. Tra le competizioni più famose al mondo spicca l’Hemingway Look-Alike Contest che si tiene ogni anno in Florida, dove decine di uomini barbuti si sfidano per vincere il titolo.   Un altro evento leggendario è il raduno dedicato a Elvis Presley a Memphis, capace di attirare migliaia di sosia del Re del Rock in una gigantesca celebrazione collettiva. Negli ultimi tempi sono diventati popolarissimi anche i contest improvvisati e virali dedicati a star del cinema attuale, come quelli organizzati per i sosia di Timothée Chalamet o Pedro Pascal. Come da aneddoto notissimo, non sempre i concorsi di sosia proderebbero risultati non sempre congrui: secondo una leggenda metropolitana Charlie Chaplin si classificò terzo, o ventesimo, a un concorso di sosia di se stesso è uno degli aneddoti più famosi del cinema. Tuttavia si trattarebbe un falso storico ampiamente smentito dalle ricerche biografiche ufficiali . La storia, nata come una satira sui giornali degli anni ’10 e ’20, è tornata ciclicamente popolare per sottolineare l’ironia della fama, ma lo stesso Chaplin smentì ufficialmente la vicenda in un’intervista del 1966 .   Va chiarito qui che vi è una confusione di fondo: i concorsi per sosia nulla hanno a che fare con il cosplay, drammatico fenomeno del nostro tempo contro il quale Renovatio 21 da anni chiede l’istituzione di leggi ad hoc che lo proibiscano con pene severissime per i trasgressori.  Tre anni fa, in una grande lezione di civiltà data al mondo, la Repubblica Popolare Cinese aveva lasciato capire che avrebbe emesso un bando al cosplaying.   Secondo voci raccolte da Renovatio 21, la Tabarrata Nazionale 2026, organizzata per il prossimo gennaio-febbraio dalla Civiltà del Tabarro, potrebbe prevedere un concorso per sosia di Giuseppe Verdi.  

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