Elogio di Melania Trump

 

 

Nel tempo della post-verità e degli stereotipi invertiti, del carnevale permanente e della volgarità senza confini, una donna ha ricordato sommessamente al mondo cosa sia la femminilità.

 

Alla bellezza che madre natura, bontà sua, talvolta regala, Melania Trump ha saputo accompagnare motu proprio una grazia e una classe desuete, restituendo a una pubblica scena ormai deforme un’immagine ancor più potente della sua parte di moglie e di madre, in straordinaria dissonanza con tutto il panorama d’intorno.

 

Richiede molta più intelligenza tenere un profilo così, e affiancare con impeccabile ritrosia un uomo votato a vivere pericolosamente nell’era più buia della storia, che a esibire in parole e opere la propria pretesa emancipazione. Come una qualsiasi donnetta sarebbe stata in grado di fare (e i precedenti dimostrano)

Richiede molta più intelligenza tenere un profilo così, e affiancare con impeccabile ritrosia un uomo votato a vivere pericolosamente nell’era più buia della storia, che a esibire in parole e opere la propria pretesa emancipazione. Come una qualsiasi donnetta sarebbe stata in grado di fare (e i precedenti dimostrano).

 

In compenso, l’Italia si è distinta per aver dato spazio e voce a un ometto, uno per fortuna non autoctono ma importato per ragioni umanitarie, che si è sentito in dovere di offendere la prima signora d’America, proprio nel giorno del commiato e proprio per imbrattare quelle qualità così fuori moda, non organiche al sistema psicomediatico della propaganda permanente.

 

Per via comunque che anche la virilità ha fatto la fine che ha fatto, l’ometto dell’aia prodiana – già «escort» di Paul Manafort, un signore che affari ucraini hanno spedito in galera – non ha guadagnato in risposta nemmeno un insulto.

 

Lo hanno lasciato sproloquiare rabbioso e impunito, nel suo tronfio accento caricaturale. Le virago da esposizione hanno taciuto; gli pseudomaschi non ce la potevano fare.

 

La cavalleria da un pezzo è sparita dai radar, dai libri e dai ricordi. E la democrazia accarezza i giullari di corte, li nutre e li conserva pingui e bavosi nel suo corpo putrescente: non può permettersi invece di lasciar correre libere la bellezza, la ragione e la verità

La cavalleria da un pezzo è sparita dai radar, dai libri e dai ricordi. E la democrazia accarezza i giullari di corte, li nutre e li conserva pingui e bavosi nel suo corpo putrescente: non può permettersi invece di lasciar correre libere la bellezza, la ragione e la verità. 

 

C’è il rischio concreto che qualcuno le prenda a modello. 

 

 

Elisabetta Frezza