Economia
Economista tedesco spiega come la Germania sta distruggendo la sua stessa industria con l’auto elettrica
In un’intervista di ieri al quotidiano economico svizzero Neue Zürcher Zeitung, Hans-Werner Sinn, presidente emerito dell’Istituto per la ricerca economica (IFO) con sede a Monaco di Baviera, ha denunciato la decisione dell’UE di imporre la sostituzione dei motori a combustione con le auto elettriche.
«Le auto elettriche non sono esenti da CO2, come sostiene l’UE» ha dichiarato il Sinn. «Insieme alla batteria, ogni auto trasporta una pesante zavorra di CO2 e, sebbene lo scarico non sia collegato all’auto, di solito si trova a pochi chilometri di distanza, in una centrale elettrica a carbone. Il divieto dei motori a combustione, insieme ad altri peccati di politica energetica, ha portato la Germania alla deindustrializzazione».
«La Germania sta distruggendo la propria industria. Altri paesi lo accoglieranno con favore, ma non lo copieranno», ha osservato Sinn, indicando la disastrosa strategia verde e non energetica.
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Come riportato da Renovatio 21, già un anno fa si registrava un calo considerevole delle auto elettriche vendute in Germania.
Una conseguenza del flop dell’elettromobilità può essere consideratata la crisi del produttore di batterie Varta, che ha registrato un calo dei ricavi dell’8,5% nel secondo trimestre 2023.
L’aumento di auto elettriche è una questione da non prendere alla leggera: la California, per esempio, annuncia orgogliosa la fine delle auto a combustibile per poi dire ai propri cittadini di non ricaricare l’auto perché potrebbe produrre blackout nello Stato.
Come riportato da Renovatio 21, il CEO della Formula 1 Stefano Domenicali a inizio anno aveva detto in un’intervista che la F1 mai diverrà elettrica.
Il tema della produzione delle batterie e dell’approvvigionamento di litio rimane una grande sfida politica che i nostri politici sembrano non aver capito.
La Cina nel frattempo si muove verso la nuova tecnologia delle batterie a ioni di sodio.
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Immagine di Avda / www.avda-foto.de via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Economia
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Economia
Le riserve petrolifere mondiali si stanno esaurendo a un ritmo record
Le scorte globali di petrolio si stanno riducendo al ritmo più rapido mai registrato a causa delle continue interruzioni nello Stretto di Ormuzzo. Lo riporta Bloomberg.
La testata ha citato sabato dati di Morgan Stanley che mostrano come le scorte globali di petrolio siano diminuite di circa 4,8 milioni di barili al giorno tra il 1° marzo e il 25 aprile. Questa cifra supera i precedenti record di riduzione delle scorte monitorati dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha aggiunto.
Lo Stretto ormusino, al largo delle coste iraniane, è normalmente attraversato da circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e GNL. Il traffico di petroliere attraverso questo stretto è rimasto fortemente interrotto a seguito della campagna militare israelo-americana contro l’Iran e delle ripetute accuse reciproche di violazione del fragile cessate il fuoco.
Venerdì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che Washington potrebbe rilanciare ed espandere il «Progetto Libertà», un’operazione navale nello Stretto ermisino, se non si raggiungerà un accordo di pace con l’Iran. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avvertito che le opzioni militari restano sul tavolo se la diplomazia fallirà.
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Se le interruzioni dovessero continuare, le scorte commerciali di petrolio potrebbero scendere a «livelli di stress operativo» entro giugno e raggiungere i livelli di «minimo operativo» entro settembre, il che significa che le scorte si avvicinerebbero ai volumi minimi necessari per mantenere efficienti oleodotti, terminali di esportazione e raffinerie, ha scritto Bloomberg.
Gli Stati Uniti, che hanno aumentato le esportazioni di petrolio greggio e carburanti per compensare le interruzioni delle forniture globali, hanno anche ridotto le proprie scorte interne, ha osservato la testata finanziaria neoeboracena. Secondo i dati dell’Energy Information Administration, le scorte di carburante statunitensi sono recentemente diminuite dell’11% rispetto alla media stagionale quinquennale. Nonostante le affermazioni del presidente Trump secondo cui gli Stati Uniti «non hanno bisogno» dello Stretto di Hormuz, il Paese continua a importare petrolio greggio dai produttori del Golfo Persico.
L’interruzione dei flussi petroliferi nel Golfo ha rafforzato l’importanza delle forniture energetiche russe, nonostante la spinta dell’UE a eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili dal Paese sanzionato. Secondo quanto riportato dalla stampa, Brusselle ha rinviato i piani per un divieto permanente sul petrolio russo, temendo che la rimozione di ulteriore greggio dal mercato possa ridurre l’offerta di carburante e far aumentare i prezzi dell’energia in tutta l’Unione.
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Economia
La guerra contro l’Iran potrebbe scatenare una carestia globale
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