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Economia

La criptovaluta Tether è un nuovo schema Ponzi che crollerà?

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Il sito Revolver News ha pubblicato un ampio articolo il 19 novembre sulla criptovaluta, Tether, che è apparentemente pronta a spostarsi nel vuoto creato dal crollo di FTX, ponendo la domanda su cosa stia esattamente sostenendo Tether.

 

Tether è stato avviato nel 2014 ed è quello che viene chiamato “stablecoin”, essendo legato a una valuta reale 1:1, senza oscillazioni di valore.

 

Tether è legato al dollaro USA e viene indicato come «USDT»; presumibilmente c’è un dollaro reale a sostegno di ogni dollaro Tether emesso. I valori della maggior parte delle criptovalute variano notevolmente, quindi questa è presumibilmente un investimento «più sicuro»; essendo più stabile, Tether è ora la terza criptovaluta più grande del mondo.

 

«Questi stablecoin in USD vengono utilizzate negli scambi di criptovalute per condurre operazioni sulla blockchain invece di utilizzare dollari USA effettivi. Senza stablecoin come Tether, l’attuale ecosistema crittografico semplicemente non esisterebbe. Esistono diversi stablecoin in USD, ma Tether è di gran lunga il  più popolare» scrive Revolver News.

 

Secondo Coinmarketcap.com, Tether ha la terza capitalizzazione di mercato più alta di qualsiasi criptovaluta, per un totale di 66 miliardi di dollari, dietro solo a Bitcoin ed Ethereum. Oggi, la metà di tutti gli scambi di bitcoin a livello globale vengono eseguiti utilizzando Tether».

 

Come ricorda EIRN, sebbene il suo sito web sostenga di credere nella «trasparenza», Tether non è mai stato effettivamente verificato per dimostrare se detiene riserve sufficienti per sostenere i token emessi.

 

«Invece di un audit completo, Tether, come altri importanti stablecoin, pubblica un “attestato” che mostra un’istantanea delle sue riserve e passività, firmato dalla sua società di contabilità» continua Revolver. «Un attestato del 2017 di Tether è stato preso dalla sua consociata, Bitfinex, trasferendo 382 milioni di dollari sul suo conto bancario, poche ore prima che i contabili controllassero i numeri, ha dichiarato l’anno scorso la Commodity Futures Trading Commission».

 

«Ciò chiarisce che se non ci sono riserve sufficienti per coprire l’emissione del nuovo Tether, la società è essenzialmente una stampa privata».

 

Il sito aggiunge dettagli oscuri: «c’è, ad esempio, la strana coincidenza che Tether sia una criptovaluta scelta dai ribelli sostenuti dal governo degli Stati Uniti in Myanmar». La testata piazza un link ad Al Jazeera che tratta la questione. Vi è poi linkato un articolo della testata economica Bloomberg («Qualcuno ha visto i miliardi di Tether?») che un anno fa dava conto anche di casi di cripto-riciclaggio.

 

Il Tether «ha infranto quasi ogni regola nel settore bancario. Le banche tengono traccia di tutti coloro che hanno un conto e dove inviano i loro soldi, consentendo alle forze dell’ordine di tenere traccia delle transazioni dei criminali» scriveva Bloomberg.« Tether Holdings controlla l’identità delle persone che acquistano monete direttamente dalla società, ma una volta che la valuta è uscita nel mondo, può essere trasferita in modo anonimo, semplicemente inviando un codice. Un signore della droga può tenere milioni di Tether in un portafoglio digitale e inviarlo a un terrorista senza che nessuno lo sappia».

 

«Quindi sembra che il finanziamento della resistenza paramilitare birmana sostenuto dagli Stati Uniti sia instradato attraverso Tether, inducendo gli esperti a chiedersi: le stablecoin possono finanziare la democrazia?» si chiede l’articolo, intitolato «FTX on steroids Is “Tether” the Biden World’s Crypto BCCI?» («FTX sugli steroidi: “Tether” è la Crypto BCCI del mondo Biden?»), dove BBCI sta per Banca di credito e commercio internazionale.

 

«C’è motivo di credere che se questa criptovaluta è la truffa che sembra essere, sarà comunque autorizzata a continuare a causa dell’utilità di questa particolare criptovaluta per le agenzie di intelligence nell’incanalare denaro a gruppi ribelli stranieri e jihadisti con plausibile negabilità» accusa Revolver. «Da tutto ciò emerge una possibilità alternativa: Tether, nonostante sia una truffa, persiste perché almeno per una parte del governo degli Stati Uniti la sopravvivenza della truffa è utile, sia per l’Intelligence che per la geopolitica sotterranea».

 

Come riportato da Renovatio 21, anche FTX, il cripto-banco saltato nelle scorse settimane disintegrando diecine di miliardi di dollari di risparmiatori e abbattendo il valore delle criptovalute, pare essere collegato a politica (il Partito Democratico USA, di cui il CEO era secondo donatore dopo George Soros) e geopolitica (FTX è coinvolto in una non ancora chiarissima operazione in criptovalute per sostenere l’Ucraina).

 

Tuttavia, bisogna fare attenzione: il crollo a catena delle criptovalute può essere parte del piano per portarci direttamente alle criptovalute nazionali emesse dalle Banche Centrali, le CBDC, che ogni giorno trovano un leader pronto a dire che il suo Paese è pronto ad adottarle.

 

 

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Economia

Ci attendono ulteriori shock globali: parla il capo del FMI Georgieva

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Il mondo dovrà probabilmente affrontare ulteriori shock globali nel prossimo futuro, senza alcuna tregua all’orizzonte. È l’avvertimento di Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale

 

Intervenendo lunedì al podcast di Bloomberg «Leaders with Francine Lacqua», Georgieva ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che «non abbiamo ancora pienamente compreso che il mondo sarà così». «Non arriveremo mai a un punto in cui gli shock saranno scomparsi», ha aggiunto la bulgara.

 

«Collettivamente, non abbiamo apprezzato la reazione negativa contro la globalizzazione» ha dichiarato la direttrice del FMI, osservando che le comunità di tutto il mondo sono state «svuotate perché i loro posti di lavoro sono scomparsi e non hanno ricevuto sufficiente attenzione», avvertendo che la rapida introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e produttivi potrebbe esacerbare queste tendenze.

 

Nel suo World Economic Outlook pubblicato a metà aprile, il FMI ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026, portandole dal precedente 3,4% al 3,1%, a causa del forte aumento dei prezzi del petrolio provocato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

 

Il FMI ha dichiarato di prevedere una crescita più lenta sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona, con quest’ultima che dovrà affrontare «l’impatto negativo del conflitto in Medio Oriente» e gli «effetti persistenti» dell’aumento dei prezzi dell’energia a seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina.

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Al contrario, le previsioni per la Russia hanno subito una revisione al rialzo di 0,3 punti percentuali rispetto alla stima del FMI di gennaio.

 

La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e i successivi attacchi di rappresaglia del Paese in tutto il Medio Oriente hanno fatto impennare i prezzi globali del petrolio. Le ostilità nella regione hanno interrotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per le forniture globali di petrolio e gas.

 

Di fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, i funzionari di tutta l’UE hanno proposto di ripristinare i legami energetici con la Russia. Bruxelles, tuttavia, si è rifiutata di rinunciare al suo piano di eliminare completamente i combustibili fossili russi entro il 2027.

 

Come riportato da Renovatio 21, il FMI due mesi fa aveva dichiarato che la guerra in Medio Oriente avrebbe innescato uno shock energetico globale.

 

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Immagine di Friends of Europe via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Economia

Le guerre finanziate in deficit potrebbero mandare in rovina il sistema finanziario occidentale

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Gli effetti della guerra iraniana in economia potrebbero avere carattere globale ed epocale.   Il Financial Times del 4 giugno ha pubblicato un importante articolo dal titolo «L’impero del debito di Trump. In questo secolo gli Stati Uniti si sono imbarcati in guerre di scelta e hanno contratto ulteriori debiti per finanziarle. La cosa potrebbe non finire bene». L’articolo presenta un’argomentazione molto simile a quella del Council on Foreign Relations di inizio settimana, concentrandosi in questo caso sull’espansione bellica degli Stati Uniti, senza però menzionare il riarmo europeo.   «Gli Stati Uniti stanno finalmente per soccombere all’eccesso di indebitamento imperiale?» esordisce l’articolo, che sottolinea l’abitudine imperiale «acquisita dagli Stati Uniti in questo secolo, di indebitarsi per finanziare le guerre di oggi» e indica come prova del problema il fatto che «il presidente Donald Trump ha presentato al Congresso una richiesta di bilancio per la difesa nazionale per il 2027 di ben 1.500 miliardi di dollari, il doppio rispetto alla cifra del 2020».   Questo ha contribuito all’indebolimento del dollaro come valuta di riserva mondiale, poiché ha generato una bolla del debito insostenibile, chiosa EIRN.

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«Tra il 2008 e il 2021, i responsabili delle riserve delle banche centrali hanno acquistato il 63% del debito aggiuntivo emesso dai governi del G7, secondo uno studio pubblicato quest’anno per il think tank finanziario Group of Thirty da Agustín Carstens, Klaas Knot e Stijn Claessens, rispettivamente ex presidenti delle banche centrali di Messico e Paesi Bassi ed ex alto funzionario del FMI» scrive FT.   «Tuttavia, di recente le banche centrali hanno iniziato a ridurre i propri bilanci, svalutando la componente in dollari delle loro riserve e cercando alternative, tra cui oro, materie prime e le valute più liquide dei paesi avanzati più piccoli. Alla fine dello scorso anno, i metalli preziosi rappresentavano il 27% di tutte le riserve delle banche centrali a livello globale, in aumento rispetto al 20% dell’anno precedente. I titoli di Stato sono scesi dal 25% al 22% nello stesso periodo.»   «Questo lascia un vuoto che è stato sostanzialmente colmato dagli hedge fund, perlopiù di proprietà americana ma spesso considerati investitori stranieri a causa delle loro sedi in paradisi fiscali come le Isole Cayman. Molti possiedono titoli del Tesoro nell’ambito di “operazioni di valore relativo” ad alta leva finanziaria, finanziate da prestiti a breve termine che devono essere costantemente rinnovati» avverte l’articolo.   William White, ex capo economista della Banca dei Regolamenti Internazionali, sottolinea che «questo sistema funziona bene, finché non smette di funzionare». Lo White sostiene che «l’acquisto di debito pubblico da parte di istituzioni non bancarie come gli hedge fund dipende a sua volta dal loro accesso a finanziamenti a breve termine come il mercato repo (…) Qualora una qualsiasi perturbazione interrompesse tale accesso (…) potrebbe facilmente seguire un’intensa spirale di deleveraging».   Il deleveraging (in italiano riduzione della leva finanziaria) è il processo attraverso il quale un’azienda, un privato o un intero Stato riduce il proprio livello di indebitamento complessivo.   «I recenti shock derivanti dalle richieste di margini e garanzie da parte degli hedge fund hanno reso il mercato dei titoli del Tesoro più fragile e una potenziale fonte di rischio sistemico» conclude FT. L’amministrazione Trump «potrebbe trovarsi ad affrontare una turbolenza del mercato del debito simile a quella che ha fatto cadere l’ex primo ministro britannico Liz Truss dopo il suo fallimento senza finanziamenti». Un «mini» bilancio di tagli fiscali nel 2022.

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A quel punto la Federal Reserve potrebbe essere obbligata ad acquistare titoli del Tesoro per sostenere il mercato. Se la banca centrale viene obbligata ad acquistare titoli del Tesoro per sostenere il mercato, l’economia subisce una monetizzazione del debito. Questo scenario cancella l’indipendenza della banca centrale e avvia un meccanismo di allentamento quantitativo (QE) forzato.   La Fed creerebbe così nuova moneta per comprare i titoli. Questo denaro entrerebbe direttamente nel sistema bancario privato, con conseguente crollo dei tassi d’interesse: l’acquisto massiccio farebbe salire il prezzo dei titoli di Stato. Di conseguenza, il loro rendimento finanziario diminuisce, ed eccoci alla fase più critica: la svalutazione del dollaro: l’enorme immissione di nuova valuta sul mercato riduce il potere d’acquisto e il valore del dollaro rispetto ad altre monete.   Siamo quindi di fronte ad un nuovo capitolo della catastrofica saga della de-dollarizzazione?

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Economia

Putin insiste sul fatto che il gas russo potrebbe tornare a fluire in Germania «domani»

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Nel suo ampio dialogo con i capi delle principali agenzie di stampa mondiali presenti all’incontro SPIEF, il presidente russo Vladimir Putin ha discusso delle relazioni con la Germania, della guerra in Ucraina e del ruolo degli Stati Uniti negli sforzi per raggiungere una soluzione negoziata del conflitto.

 

«Come sapete, i gasdotti Nord Stream sono stati distrutti, giusto? Ma un tratto del Nord Stream 2 è rimasto intatto e integro. Attraverso di esso, il gas russo potrebbe essere pompato nella Repubblica Federale di Germania già a partire da domani. Basterebbe – e non sto scherzando – premere un pulsante e il gas inizierà a fluire» ha dichiarato Putin rispondendo a una domanda del capo dell’agenzia germanica Deutsche Presse-Agentur (DPA), Martin Romanczyk.

 

«Tuttavia questo richiede una decisione del governo della Repubblica Federale (…) Ed è qui che arriviamo al punto cruciale: una questione politica, una questione di sovranità. Perché questo sistema non solo è stato distrutto – lo considero un atto di terrorismo di Stato, e credo che siate d’accordo – ma, anche se un tratto è rimasto intatto e operativo, è comunque soggetto alle sanzioni statunitensi. Se il governo tedesco raggiungerà un accordo con i suoi partner, le sanzioni saranno revocate, premeremo il pulsante e il gas inizierà a fluire – anche domani, se necessario».

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«Gli alti prezzi dell’energia stanno minando la competitività dell’economia tedesca e danneggiando l’Unione Europea nel suo complesso… Con un aumento della capacità, potremmo fornire fino a 25, e potenzialmente 28 miliardi di metri cubi di gas all’anno, a partire da domani… Altrimenti, lo reindirizzeremo verso altri mercati e lo venderemo ad altri partner» ha ribadito il presidente della Federazione Russa.

 

Interrogato sulla possibilità che la Germania o l’UE potessero svolgere un ruolo di mediatori nel conflitto ucraino, Putin è stato categorico: «come può l’Unione Europea o i singoli Paesi membri dell’Unione Europea essere un mediatore se assecondano direttamente gli sforzi del Paese con cui siamo in conflitto armato? Che tipo di mediatori possono essere? Se si vuole essere un mediatore, bisogna essere neutrali (…) Francamente, trovo difficile capire come la Russia possa fidarsi di persone che, per anni, hanno parlato della necessità di infliggere una sconfitta strategica alla Russia».

 

«Credo che l’UE potrebbe effettivamente contribuire a trovare una soluzione. A mio avviso, una soluzione dovrebbe essere raggiunta nell’ambito degli accordi presi ad Anchorage, e la parte ucraina ne è pienamente consapevole» ha aggiunto in risposta ad un’altra domanda.

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

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