Terrorismo
Due giudici iraniani uccisi a colpi di arma da fuoco in Iran
Due giudici iraniani, Ali Razini e Mohammad Moghiseh, sono stati uccisi in una sparatoria presso la Corte Suprema iraniana a Teheran il 18 gennaio, hanno riferito i media statali iraniani. Lo riporta Iran Daily.
«Questa mattina, un uomo armato si è infiltrato nella Corte Suprema in un atto pianificato di assassinio di due giudici coraggiosi ed esperti. I due giudici sono stati martirizzati nell’atto», ha detto il portavoce della magistratura Asghar Jahangir, scrive la testata iraniana.
Jahangir ha detto che l’assalitore «si è ucciso» dopo le sparatorie, aggiungendo che anche una guardia del corpo dei giudici è rimasta ferita nell’attacco. Il movente dietro la loro uccisione non è stato immediatamente chiaro. Le autorità hanno avviato un’indagine sull’incidente.
«Speriamo di poter pubblicare rapidamente i risultati dei follow-up per arrestare i coinvolti» nell’incidente, ha detto Jahangir, il quale ha dichiarato alla televisione di Stato che «una persona armata di pistola è entrata nella stanza» dei due giudici e ha sparato loro, ha riferito il quotidiano britannico Guardian.
Entrambi i giudici erano a capo di sezioni della Corte Suprema e si occupavano di casi «che combattevano crimini contro la sicurezza nazionale, spionaggio e terrorismo».
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Uno dei giudici assassinati, il giudice Moghiseh, è stato sanzionato dall’Unione Europea nel 2011 e dagli Stati Uniti nel 2019, ha riferito la CNN. Il giudice Razini era già stato il bersaglio di un tentativo di assassinio nel gennaio 1998.
L’Iran è stato oggetto di uccisioni terroristiche di scienziati, ingegneri nucleari e politici nel corso degli anni. Nell’indagine sulle uccisioni di ieri, questo contesto deve essere preso in considerazione.
C’è una fazione anglo-americana-israeliana che sta cercando di bombardare l’Iran e i suoi impianti nucleari, forse precipitando un conflitto più ampio e crescente, che potrebbe portare, potenzialmente, a una guerra nucleare.
Gli assassinii, compresi gli «assassini derivati», assassinii indotti da agenzie di intelligence esterne che sembrano avere origine da premesse completamente diverse, potrebbero essere utilizzati in questo momento, in particolare dalle capacità di intelligence britanniche o israeliane ostili a qualsiasi cambiamento verso la pace nell’Asia sud-occidentale.
Il 17 gennaio, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente russo Vladimir Putin hanno firmato un accordo di partenariato strategico globale a Mosca. Come noto, il suo predecessore Ebrahim Raisi è stato ucciso in un incidente in elicottero.
Come riportato da Renovatio 21, un ayatollah era stato assassinato in pubblico due anni fa.
L’Iran era stato anche teatro della brutale uccisione seriale di scienziati atomici, ammazzati presumibilmente dal Mossad per fermare la corsa di Teheran al nucleare. In un caso, il massimo scienziato atomico di quel momento, Mohsen Fakrizadeh, è stato trucidato tramite un robot mitragliatore ad AI comandato via satellite.
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Terrorismo
Washington rimuove la Siria, incluso il Fronte al-Nusra, dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo
La Siria governata da jihadisti è stata rimossa definitivamente dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo da parte degli Stati Uniti.
Tale designazione risaliva a diversi decenni prima e rappresentava un ostacolo significativo agli investimenti internazionali, ma con la decisione del Dipartimento di Stato di lunedì molte delle sanzioni correlate sono state allentate.
«L’azione odierna contribuirà a promuovere ulteriori investimenti in Siria per favorire la stabilità politica ed economica», ha dichiarato il segretario del Tesoro Scott Bessent, segnalando i nuovi sforzi degli Stati Uniti per aiutare il Paese devastato dalla guerra a riprendersi.
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La rimozione segna il traguardo finalmente raggiunto della disintegrazione governo laico del partito Ba’ath di Bashar al-Assad, al quale va preferito, sembrerebbe, un governo fatto da terroristi che gli USA dicevano di voler combattere in Iraq (dove pure è stato liquidato il partito Ba’ath…) e soprattutto in Afghanistan, dove soldati americani sono stati sacrificati per combattere al-Qaeda, organizzazione dove militavano le figure apicali dell’attuale potere damasceno.
Assad, ultimo rappresentante della possibilità di un Medio Oriente storicamente laico è fuggito dal Paese nel dicembre 2024, quando il gruppo militante Hayat Tahrir al-Sham, legato ad al-Qaeda e guidato da Jolani, è entrato a Damasco, e da allora si sono susseguite numerose segnalazioni di un’«islamizzazione» della capitale e di diverse altre città e paesi.
Il primo anno di governo di Jolani ha visto migliaia di minoranze religiose rapite o massacrate, con alawiti e drusi particolarmente presi di mira, ma anche – come riportato da Renovatio 21 – molti cristiani.
L’intera popolazione è stata messa in ginocchio dalle sanzioni prolungate, con conseguente inflazione galoppante e prezzi dei generi alimentari alle stelle, mentre i salari rimanevano stagnanti, e anche a causa della crescente scarsità di benzina (e dell’occupazione da parte dei soldati statunitensi dei giacimenti petroliferi e di gas della Siria orientale, che in precedenza soddisfacevano il fabbisogno interno di carburante).
La rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche rivela una realtà estremamente ironica e profondamente imbarazzante: il Fronte Al Nusra, che altro non è che la versione siriana di Al Qaeda (fondata proprio dall’attual presidente Ahmed al-Sharaa, alias Jolani), non è più considerato un’organizzazione terroristica.
Ciò evidenzia ancora una volta che, quando Trump ha incontrato più volte il presidente Sharaa, si trovava letteralmente in compagnia di una persona ufficialmente designata come terrorista (e sulla cui testa, fino a poco tempo fa, pendeva una taglia di 10 milioni di dollari offerta dall’FBI).
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Non sono stati solo gli Stati Uniti a sostenere i gruppi jihadisti che miravano al rovesciamento di Assad, ma anche la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno svolto un ruolo importante – e anche Israele, a volte, ha ammesso il proprio sostegno).
L’Arabia Saudita è tra i Paesi che hanno accolto con favore la notizia dell’allentamento delle sanzioni, annunciata martedì. Il suo ministero degli Esteri si è congratulato con il governo e il popolo siriano, esprimendo la speranza di sicurezza, stabilità e prosperità.
La Siria era stata inserita nella lista degli Stati sponsor del terrorismo per 47 anni. In sostanza, gli Stati Uniti hanno condotto una «guerra lunga» durata quasi mezzo secolo per il cambio di regime contro Bashar e, prima di lui, contro suo padre Hafez al-Assad.
La manovra, tuttavia, potrebbe aver un fine nemmeno troppo recondito: quello di spingere la Siria a guida jihadista sunnita ad attaccare il Libano degli Hezbollah sciiti, operazione per la quale, aveva fatto sapere Damasco a giugno, non erano «disposti né preparati». Forse qualcosa è cambiato.
In pratica, un quid pro quo: eccoti il danaro, ora fai il proxy.
Al di là delle fruste logiche geopolitiche, della questione siriana colpisce soprattutto la spudoratezza da parte di tutti – tutti! – gli attori in gioco. Ahmed al-Sharaa, meglio conosciuto con il nom de plume terrorista al-Jolani («l’uomo del Golan») è ricevuto da tutto il mondo con gli onori di un capo di Stato, quasi che la narrativa antiterrorista del primo ventennio del ventesimo secolo non fosse esistite, cancellata con un colpo di bianchetto orwelliano.
Il presidente jihadista damasceno era al G7 in Francia del mese scorso, con tanto di delegazione. Nei primi mesi della presa di potere aveva ricevuto le visite di tanti leader dell’Europa «laica», che per qualche ragione non accettavano il «laico» Assad: è celebre la scena in cui Jolani incontrato il ministro degli Esteri Tedesco Annalena Baerbock le nega una stretta di mano, non una, ma due volte.
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A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana. L’ex islamista radicale al-Qaeda-ISIS ha inoltre visitato Putin a Mosca ben due volte in quattro mesi.
Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA (l’immagine che vedete sopra è quella fatta circolare dal dipartimento di Stato USA), è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.
Notiamo l’afflato simbolico: all’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.
Nelle ultime ore si è diffusa l’immagine, altrettanto simbolica, di Assad che avrebbe festeggiato la fine delle sanzioni pagando un caffè preso in un bar della capitale siriana con una carta di credito Visa. Anche qui, un’immagine su cui è lecito meditare, molto.
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Terrorismo
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