Epidemie
Cronologia del coronavirus: le responsabilità del Partito Comunista Cinese
Renovatio 21 pubblica per gentile concessione questo articolo già apparso sul sito Bitter Winter – Libertà religiosa e diritti umani in Cina. scritto dallo studioso Massimo Introvigne.
Bitter Winter «funziona grazie a qualche centinaio di reporter cinesi, una cinquantina dei quali sono stati arrestati e una trentina ancora in prigione».
Renovatio 21 pubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Si tratta di una cronologia ancora parziale, poiché arriva sino a fine marzo, e moltissime altre cose nel frattempo sono accadute, specie riguardo all’influenza immane che il Partito Comunista Cinese pare avere sulle classe dirigenti del resto del mondo. Tuttavia molti degli episodi qui citati sono assolutamente sconosciuti all’opinione pubblica. E si tratta di racconti di gravità sconcertante.
Chi cercasse la pistola fumante l’ha trovata. Una successione di ritardi, insabbiamenti e fake news provano come il mondo debba incolpare il PCC dell’attuale epidemia mortale.
17 novembre 2019: a Wuhan viene individuato il primo caso di quello che sarebbe poi stato identificato come COVID-19
17 novembre 2019: a Wuhan viene individuato il primo caso di quello che sarebbe poi stato identificato come COVID-19
10 dicembre: il cinquantasettenne Wei Guixian, un commerciante nel reparto del pesce del mercato degli animali di Wuhan, risulta malato, accusando quelli poi identificati come sintomi di COVID-19
26 dicembre: i dati dei pazienti di Wuhan vengono inviati a diverse aziende cinesi che si occupano di genomica, aziende in grado di rilevare nuovi virus. A quanto sembra, almeno una di queste aziende ha ricevuto ordine di interrompere i test e di distruggere i materiali
27 dicembre: Zhang Jixian, medico nell’Ospedale provinciale di medicina integrata cinese e occidentale dell’Hubei, comunica alle autorità sanitarie cinesi di essere convinto che la malattia fosse causata da un nuovo coronavirus
31 dicembre: alcuni funzionari cinesi comunicano alla sede cinese dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che a Wuhan erano stati registrati casi di «una nuova forma di polmonite». Contemporaneamente la censura di Internet imposta dal PCC inizia a bloccare le ricerche per «polmonite ignota a Wuhan», «mutazione della SARS», «mercato degli animali di Wuhan» e simili
31 dicembre: alcuni funzionari cinesi comunicano alla sede cinese dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che a Wuhan erano stati registrati casi di «una nuova forma di polmonite». Contemporaneamente la censura di Internet imposta dal PCC inizia a bloccare le ricerche per «polmonite ignota a Wuhan», «mutazione della SARS», «mercato degli animali di Wuhan» e simili
1° gennaio 2020: otto medici che avevano lanciato l’allarme per un’epidemia causata da un nuovo coronavirus a Wuhan, fra cui il dottor Li Wenliang (1986-2020), poi morto a causa di questo morbo, vengono arrestati e interrogati dalla polizia del Partito per «aver diffuso dichiarazioni false». Li è stato costretto a firmare una lettera di scuse
1° gennaio: la Commissione per la sanità dell’Hubei impone a tutte le aziende che si occupano di genomica contattate il 26 dicembre di interrompere i test e di distruggere i materiali ricevuti (che avrebbero costituito la prova che dati sul virus erano disponibili già dalla fine di dicembre)
1° gennaio: le autorità chiudono il mercato degli animali di Wuhan, senza effettuare tamponi sui singoli animali e sulle gabbie, e senza prelevare il sangue a chi vi lavorasse né controllare in altro modo se quelle persone potessero essere state infettate
1° gennaio: le autorità chiudono il mercato degli animali di Wuhan, senza effettuare tamponi sui singoli animali e sulle gabbie, e senza prelevare il sangue a chi vi lavorasse né controllare in altro modo se quelle persone potessero essere state infettate
3 gennaio: la Commissione nazionale cinese per la sanità emette un ordine di non pubblicazione, impedendo così a tutte le istituzioni mediche del Paese di rivelare informazioni relative alla malattia
5 gennaio: il professor Zhang Yongzhen, del Centro clinico per la salute pubblica di Shanghai, fornisce alle autorità cinesi la sequenza genomica del virus
5 gennaio: la Commissione comunale per la sanità di Wuhan smette di pubblicare gli aggiornamenti quotidiani sui nuovi casi di malattia
9 gennaio: l’OMS rilascia una dichiarazione sulla situazione di Wuhan lasciando intendere che sia attivo un nuovo virus
3 gennaio: la Commissione nazionale cinese per la sanità emette un ordine di non pubblicazione, impedendo così a tutte le istituzioni mediche del Paese di rivelare informazioni relative alla malattia
10 gennaio: la Televisione Centrale Cinese trasmette una dichiarazione di Wang Guangfa, importante esperto del governo in materia di Sanità, che afferma che la «polmonite di Wuhan» è «sotto controllo» e presente per lo più «in forma lieve» (11 giorni più tardi, a quel che si dice, lo stesso esperto del governo risulta positivo al tampone)
11 gennaio: il laboratorio di Shanghai del professor Zhang Yongzhen, che aveva fornito la sequenza genomica del virus, viene chiuso per essere “rettificato” dalla Commissione per la sanità cittadina dopo che Zhang ha messo online i dati scoperti onde metterli a disposizione della comunità scientifica internazionale. Solo dopo questo atto (per il quale il professore è stato appunto punito) la Commissione nazionale per la sanità annuncia l’intenzione di condividere la sequenza (in quel momento già disponibile online) con l’OMS
1 gennaio: il laboratorio di Shanghai del professor Zhang Yongzhen, che aveva fornito la sequenza genomica del virus, viene chiuso per essere “rettificato” dalla Commissione per la sanità cittadina dopo che Zhang ha messo online i dati scoperti onde metterli a disposizione della comunità scientifica internazionale
12 gennaio: per la prima volta la Commissione nazionale per la sanità condivide le informazioni sulla genomica del virus con l’OMS. Le informazioni erano disponibili sin dal 5 gennaio
14 gennaio: l’OMS (e non le autorità cinesi) avanzano l’ipotesi che il virus si stia trasmettendo da uomo a uomo
14 gennaio: i giornalisti che cercano di realizzare un servizio sull’esplosione dell’epidemia nell’ospedale Jinyintan di Wuhan vengono bloccati dalla polizia del regime comunista, che sequestra loro videocamere e telefoni
15 gennaio: la Cina risponde all’OMS attraverso una dichiarazione del dottor Li Qun, responsabile del Centro cinese per il controllo delle malattie e del Centro d’emergenza per la prevenzione, il quale comunica che, secondo i rilevamenti, il rischio di trasmissione da uomo a uomo è «basso»
17 gennaio: la Commissione comunale per la sanità di Wuhan ripristina gli aggiornamenti quotidiani sui nuovi casi di coronavirus, interrotti il 5 gennaio
18 gennaio: nonostante l’esplosione del virus, la città di Wuhan ospita un banchetto dove ciascuno degli ospiti porta una pietanza. Partecipano più di 40mila famiglie per far concorrenza al Guinness dei primati per il maggior numero di piatti serviti a un evento
18 gennaio: nonostante l’esplosione del virus, la città di Wuhan ospita un banchetto dove ciascuno degli ospiti porta una pietanza. Partecipano più di 40mila famiglie per far concorrenza al Guinness dei primati per il maggior numero di piatti serviti a un evento. L’amministrazione cittadina ha annunciato di aver distribuito 200mila biglietti gratuiti agli abitanti per le celebrazioni della Festa del nuovo anno lunare
20 gennaio: il dottor Zhong Nanshan, autorevole esperto di SARS, afferma in un’intervista televisiva che la trasmissione da uomo a uomo è reale e che le autorità si sono dimostrate negligenti nel diffondere le informazioni sul virus
20 gennaio: il sindaco di Wuhan Zhou Xianwang ammette di non aver diffuso tutte le informazioni sul virus in possesso dell’amministrazione cittadina, aggiungendo però di avere seguito le «regole di Pechino»
20 gennaio: viene decretato l’isolamento di Wuhan, ma solo dopo che circa 5 milioni di persone hanno già lasciato la città senza essere state sottoposte al tampone
6 febbraio: il presidente Xi Jinping dà personalmente l’ordine di intensificare la censura su Internet per tutto ciò che riguarda il virus e di chiudere i profili WeChat di chiunque esprima critiche al regime
6 febbraio: il presidente Xi Jinping dà personalmente l’ordine di intensificare la censura su Internet per tutto ciò che riguarda il virus e di chiudere i profili WeChat di chiunque esprima critiche al regime
6 febbraio: scompare l’avvocato e “giornalista civico” Chen Qiushi, che ha postato su Internet un video in cui si vedono ospedali sovraffollati e famiglie in preda al panico
7 febbraio: il dottor Li Wenliang, il medico che aveva dato l’allarme sul nuovo coronavirus (e che per questo era stato arrestato), muore proprio di coronavirus. Si è discusso se Li, che aveva partecipato a una chat cristiana, si fosse veramente convertito al cristianesimo
6 febbraio: scompare l’avvocato e “giornalista civico” Chen Qiushi, che ha postato su Internet un video in cui si vedono ospedali sovraffollati e famiglie in preda al panico
9 febbraio: Fang Bin, un altro “giornalista civico” che aveva postato alcuni video sull’epidemia non autorizzati, “scompare” a Wuhan
9 febbraio: Fang Bin, un altro “giornalista civico” che aveva postato alcuni video sull’epidemia non autorizzati, “scompare” a Wuhan
15 febbraio: il presidente Xi Jinping inasprisce ulteriormente la censura su Internet per qualsiasi cosa riguardi il virus
15 febbraio: l’attivista per i diritti umani Xu Zhiyong, che aveva chiesto pubblicamente al presidente Xi Jinping di scusarsi per avere insabbiato le notizie sul virus e quindi di dimettersi, viene arrestato
16 febbraio: il docente universitario Xu Zhangrun viene posto agli arresti domiciliari con il divieto di usare Internet dopo che ha pubblicato un saggio in cui afferma che «l’epidemia di coronavirus ha rivelato il cuore marcio del regime cinese»
16 febbraio: un documento postato da due scienziati cinesi, il dottor Botao Xiao della South China University of Technology di Guangzhou, e il dottor Lei Xiao, della Wuhan University of Science and Technology, nel database internazionale per la ricerca ResearchGate, in cui suggeriscono che il virus possa essersi originato da alcuni pipistrelli provenienti da due laboratori di Wuhan (e non da pipistrelli selvatici), “scompare” da ResearchGate
4 marzo: il magnate cinese Ren Zhiqiang “scompare” a Pechino dopo aver postato commenti critici sulla gestione della crisi del coronavirus da parte del presidente Xi Jinping
19 febbraio: la Cina espelle tre giornalisti di The Wall Street Journal che stavano realizzando dei servizi sull’epidemia
26 febbraio: l’agenzia stampa statale Xinhua annuncia la pubblicazione di un libro del Dipartimento centrale per la propaganda del PCC che sarà tradotto in sei lingue e che spiega come «l’eccezionale leadership, propria di un capo grande e potente», del presidente Xi Jinping abbia sconfitto il virus
8 marzo: le ambasciate cinesi di tutto il mondo ricevono espressa istruzione di promuovere l’idea che il virus non abbia avuto origine in Cina
22 marzo: il Global Times, quotidiano controllato dal PCC, citando in maniera errata un’affermazione del farmacologo italiano Giuseppe Remuzzi, proclama che il virus non ha avuto origine in Cina (e neppure negli Stati Uniti), ma in Italia
12 marzo: il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian dichiara pubblicamente che il virus non ha avuto origine a Wuhan, né peraltro in Cina, bensì vi è giunto dagli Stati Uniti d’America attraverso i soldati che hanno preso parte ai Giochi militari di Wuhan a ottobre
14 marzo: il magnate cinese Ren Zhiqiang “scompare” a Pechino dopo aver postato commenti critici sulla gestione della crisi del coronavirus da parte del presidente Xi Jinping
18 marzo: il governo annuncia che saranno espulsi altri 13 giornalisti di The New York Times, The Washington Post e The Wall Street Journal
19 marzo: la Sicurezza pubblica di Wuhan si scusa con la famiglia del dottor Li Wenliang, ammettendo che la sua detenzione è stata «inappropriata» e dichiarando che i due agenti che «hanno gestito malamente» il caso sono stati sottoposti a provvedimento disciplinare
22 marzo: il Global Times, quotidiano controllato dal PCC, citando in maniera errata un’affermazione del farmacologo italiano Giuseppe Remuzzi, proclama che il virus non ha avuto origine in Cina (e neppure negli Stati Uniti), ma in Italia
Massimo Introvigne
Articolo apparso su Bitter Winter con il titolo «Cronologia del coronavirus: il responsabile è il Partito Comunista Cinese. Ecco le prove».
Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Epidemie
Nuovo virus incurabile compare tra le zecche
Sembra che non passi mese senza sentire notizie sempre più preoccupanti che arrivano dal mondo di una creatura di cui, fino a pochi anni fa, si parlava pochissimo: la zecca. Essa ora si sta, in maniera davvero inquietante, prendendosi la scena riguardo le questioni sanitarie e, per chi uniscono i puntini di questa strana ascesa, perfino politica.
I danni delle zecche sembrano sempre più consistentemente andare al di là della giù di per sé terrificante sindrome di Lyme, per la quale, ovviamente, Pfizer sta preparando il vaccino.
A Nuova York in questi giorni è stato confermato il primo caso di virus Bourbon, il che ha spinto i ricercatori a chiedere un’intensificazione della sorveglianza e dei test, in un contesto di avvertimenti secondo cui questa rara infezione trasmessa dalle zecche potrebbe essere più diffusa di quanto si pensi attualmente.
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Scoperto nel 2014 e chiamato così in onore della contea di Bourbon, in Kansas, dove è stato identificato per la prima volta, si ritiene che il virus venga trasmesso dalla zecca della stella solitaria. Non esiste un vaccino o una cura per prevenire o trattare la malattia. I sintomi includono febbre, affaticamento, eruzione cutanea, mal di testa, dolori muscolari, nausea e vomito.
Da quando il virus è stato identificato, sono stati segnalati solo sei casi umani, principalmente negli Stati Uniti centrali. Il primo paziente noto, a cui è stata diagnosticata la malattia in Kansas nel 2014, è deceduto.
Secondo uno studio della Stony Brook Medicine pubblicato il mese scorso, il virus Bourbon «potrebbe presto iniziare a complicare le diagnosi se dovesse diffondersi maggiormente quest’estate e nei prossimi anni».
Tra il 2019 e il 2024, i ricercatori hanno analizzato campioni di sangue prelevati da 107 pazienti che avevano sviluppato febbre e altri sintomi in seguito a recenti punture di zecca nella contea di Suffolk, scoprendo che due di loro presentavano anticorpi contro il virus Bourbon.
Uno dei pazienti, un uomo di 67 anni di Long Island, ha sviluppato sintomi gravi ed è stato ricoverato in ospedale dopo essere stato morso da una zecca della stella solitaria nel 2021. Inizialmente è stato trattato con doxiciclina per sospetta malattia di Lyme, ma la stanchezza e i forti mal di testa non sono migliorati. Alla fine è guarito completamente, ma una nuova analisi dei risultati ha mostrato un aumento di otto volte dei livelli di anticorpi contro il virus Bourbon in un mese, confermando l’infezione.
«A Nuova York e nel Nord-Est degli Stati Uniti sono presenti moltissime zecche della specie Amblyomma americanum. Le popolazioni sono dense e, quando una persona viene infettata dal virus Bourbon, i sintomi sono simili a quelli di altre infezioni trasmesse dalle zecche», ha affermato il dottor Luis Marcos, professore alla Stony Brook Medicine e direttore della clinica per le malattie trasmesse dalle zecche.
«Per questi motivi, è probabile che il virus Bourbon sia più diffuso di quanto pensiamo nella nostra regione, e che altri casi non vengano diagnosticati».
Al momento non è disponibile alcun test diagnostico commerciale e i campioni sospetti a Nuova York devono essere inviati al dipartimento della Salute dello Stato per analisi specializzate. I ricercatori hanno chiesto un ampliamento della sorveglianza e dei test, sostenendo che senza identificare la causa di un’infezione, le possibilità di sviluppare test diagnostici accurati o trattamenti efficaci «sono minime».
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Le zecche della stella solitaria sono aracnidi aggressivi, di colore bruno-rossastro, ematofagi. Le femmine adulte sono riconoscibili per una vistosa macchia bianca sul dorso, mentre le ninfe e le femmine adulte mordono più frequentemente gli esseri umani e diffondono malattie, secondo il CDC.
Precedentemente concentrata nel Sud degli Stati Uniti, questa specie si è diffusa in gran parte della costa orientale e ora si può trovare fino al Maine. I suoi morsi possono trasmettere l’ehrlichiosi, la malattia da virus Heartland e la tularemia.
Tale tipo di zecca è stato anche collegato alla sindrome allergica alle zecche (SAMS) e – significativamente – alla sindrome alfa-gal, un’allergia alla carne rossa.
Qui si innesta un discorso vertiginoso sul possibile uso di aracnidi bioingegnerizzati per far decrementare il consumo di carne, ritenuto dalle élite mondialiste come un grande problema ambientale.
Come riportato da Renovatio 21, anni fa aveva destato scalpore la proposta di un bioeticista legato al WEF di bioingegnerizzare esseri umani con intolleranza alla carne in nome della lotta al cambiamento climatico. Nella sua proposta il dottor Matthew Liao, direttore del Centro per la bioetica del College of Global Public Health presso la New York University, nominava specificatamente la zecca della stella solitaria.
«La gente mangia troppa carne. E se dovessero ridurre il loro consumo di carne, allora aiuterebbe davvero il pianeta», aveva dichiarato il professor Liao. «Quindi ecco un pensiero. Quindi si scopre che ne sappiamo molto: abbiamo queste intolleranze», ha continuato il Liao. «Per esempio ho un’intolleranza al latte. E alcune persone sono intolleranti ai gamberi. Quindi forse possiamo usare l’ingegneria umana per dimostrare che siamo intolleranti a certi tipi di carne, a certi tipi di proteine bovine».
«C’è questa cosa chiamata zecca della stella solitaria che se ti morde diventerai allergico alla carne. Quindi è qualcosa che possiamo fare attraverso l’ingegneria umana. Possiamo forse affrontare problemi mondiali davvero grandi attraverso l’ingegneria umana».
Indurre l’intolleranza alla carne con la bioingegneria umana. Per il bene dell’ambiente
Parola del dottor Matthew Liao, bioeticista legato al World Economic Forum
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— Renovatio 21 (@21_renovatio) August 23, 2023
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La sindrome alfa-gal è stata indicata come causa din un caso degli anni scorsi. La saliva della zecca contiene una molecola di zucchero chiamata alfa-gal. Questa stessa molecola si trova nella carne di molti mammiferi, tra cui maiali e bovini. Il morso della zecca può scatenare una risposta immunitaria eccessiva, che porta a reazioni allergiche quando l’alfa-gal viene nuovamente a contatto con l’organismo. Alcune persone sviluppano orticaria, diarrea o vomito dopo aver mangiato un hamburger o della pancetta, o dopo aver consumato latticini.
Le zecche insomma, come le zanzare, potrebbero rientrare in un vasto programma eugenetico mondiale.
Le inquietanti dichiarazioni del bioeticista legato al WEF sono da collegarsi con recenti rivelazioni, sempre più credibili, di programmi di guerra biologica tramite le zecche: secondo alcuni, la malattia di Lyme potrebbe quindi essere uscita da un laboratorio americano che utilizzava le zecche come vettore epidemico-militare.
Va notato come le zecche, e la malattia di Lyme, si stiano diffondendo ora in tutta Europa, Italia compresa, così come ossessivi programmi vaccinali portati innanzi dalla regioni – si tratta, tuttavia, dell’encefalopatia, non del Lyme, per cui la protezione offerta è quantomeno limitata.
Lo scorso anno, un po’ a scoppio ritardato, il governatore della Florida Ron DeSantis ha pubblicamente respinto l’idea che gli esseri umani possano essere modificati geneticamente per sviluppare un’allergia alla carne rossa come un modo per limitare il consumo di carne e proteggere l’ambiente.
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Immagine di Robert Webster via Wikimedia pubblicata su licenza CC-BY-SA-4.0
Epidemie
Ciclosporiasi, l’epidemia di «diarrea esplosiva» uccide due michiganoani
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Epidemie
I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio
Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.
La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.
Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.
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I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.
Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.
Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.
Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.
Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».
La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.
Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.
La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».
Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.
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Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.
Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.
Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.
Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.
Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.
In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.
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