Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Convertita all’Islam radicale, terrorista per gli Shabaab: la storia della “Vedova Bianca”, Samantha Lewthwaite

Pubblicato

il

 

 

Si convertì liberamente all’Islam radicale, sposò un terrorista, si fece fotografare ed intervistare dai media, andò in Kenya e in Somalia ad organizzare stragi terroriste per Shabaab: è incredibile come oggi con il caso della cooperante a tener banco praticamente nessuno abbia tirato fuori il caso di Samantha Lewthwaite, detta anche «la Vedova Bianca».

 

La Lewthwaite è stata la donna più ricercata al mondo, e non è un’iperbole, ma un fatto dell’Interpol. È sospettata di essere la mente della strage di almeno 400 persone: i massacri più cruenti in Africa, quelli degli Shebaab con cristiani trucidati a centinaia di cui oggi Facebook censura le foto, porterebbero la sua firma.

 

È incredibile come oggi non si ricordi il caso  di Samantha Lewthwaite, detta anche «la Vedova Bianca»

È certo un personaggio alla James Bond – ribadiamo che Ian Fleming è con evidenza uno scrittore realista – di quelli memorabili: la Bond girl cattiva, quella in grado di stritolare con la forza delle gambe, sedurre ed avvelenare senza pietà, divenendo parte di un piano diabolico e globale di morte massiva. La realtà supera la fantasia: in una sorta di desessualizzazione dell’immaginario di Fleming, la Bond girl jihadista ha il velo e porta con sé quattro figli, avuti da 3 uomini diversi.

 

Divenne per la prima volta vedova il 7 luglio 2005, l’indimenticabile 7/7 londinese: il suo primo marito fu Germaine Lindsay, uno degli attentatori suicidi che si fece esplodere sulla Piccadilly line della metropolitana di Londra tra King’s Cross e Russel Square. All’epoca, avevano già due figli. La ragazza aveva 23 anni, ma era convertita all’Islam già da un lustro.

 

Il suo primo marito fu Germaine Lindsay, uno degli attentatori suicidi che si fece esplodere nella metropolitana di Londra durante gli attacchi del 7 luglio 2005

 

Particolare molto rilevante, la Vedova non cercò di nascondersi all’attenzione pubblica, ma anzi vendette la sua storia ai media (incassò 30 mila sterline dal tabloid The Sun), asserendo che il marito era stato radicalizzato solo in tempi recenti, e fu presa sotto la protezione delle forze dell’ordine britanniche, perché la sua casa era minacciata da vandali e malintenzionati – come pare stia accadendo anche nel caso della nostra cooperante.

 

«Condanno totalmente e sono inorridita dalle atrocità. Sono la moglie di Germaine Lindsay e non ho mai previsto o immaginato di essere coinvolto in attività così orribili. Era un marito e un padre piendo di amore. Sto cercando di comprendere gli eventi recenti. Tutto il mio mondo è crollato e i miei pensieri sono rivolti alle famiglie delle vittime di questa incomprensibile devastazione».

La Vedova non cercò di nascondersi all’attenzione pubblica, ma anzi vendette la sua storia ai media

 

Il ruolo di vittima giocato dalla Lewthwaite fu al centro di ulteriori polemiche della stampa britannica inferocita. Lei si trasferì al Nord.

 

Di lì a poco, le inchieste sulle bombe londinesi portarono alla luce il fatto che la Lewthwaite aveva contatti con Mohammad Sidique Khan, l’uomo considerato come mente dell’attacco sincrono alla capitale inglese. Ma lei nel frattempo era già sparita.

«Condanno totalmente e sono inorridita dalle atrocità (…) Tutto il mio mondo è crollato e i miei pensieri sono rivolti alle famiglie delle vittime di questa incomprensibile devastazione»

 

La Vedova Bianca – chiamata così per la sua carnagione chiara o per distinguerla dalle «vedove nere», cioè le donne jihadiste cecene responsabili di tanta morte nella Russia dei primi anni 2000 – si era risposata.

 

Il nuovo marito si chiama Habib Saleh Ghani, detto anche Abu Usama al-Pakistani, nato nel 1985 a Londra e compagno al centro islamico di Asif Mohammed Hanif, noto per essere il primo terrorista suicida con passaporto del Regno Unito: si fece saltare in un locale di Tel Aviv del 2003. Ghani sarà trucidato dagli stessi Shabaab nel 2013 in quanto sostenitore di un leader Shabaab «scissionista», lo sceicco somalo Hassan Dahir Aweys.

 

La Vedova Bianca raggiunge Kenya e Somalia, dove sarà l’apoteosi della sua carriera terrorista. Avrebbe sposato Hassan Maalim Ibrahim, un comandante del gruppo militante di al Shabaab

Alcuni sostengono che il matrimonio con Ghani sia di facciata, e nei documenti di nascita del terzo figlio il nome del padre non c’è. Ghani, di madre kenyota, è con probabilità il canale con cui la Vedova Bianca raggiunge Kenya e Somalia, dove sarà l’apoteosi della sua carriera terrorista. Nel maggio 2014, riferisce il Daily Mirror, Lewthwaite avrebbe sposato Hassan Maalim Ibrahim, un comandante del gruppo militante di al Shabaab, esattamente quello a cui lo Stato Italiano ora ha pagato il riscatto milionario.

 

 

Nel dicembre 2011, la polizia keniota ha fatto irruzione in una appartamento di Mombasa e arresta Jermaine Grant, noto anche come Ali Mohammed Ibrahim, un convertito musulmano giamaicano-britannico di 29 anni. Interrogato, Grant indica nella Vedova Bianca come il leader della cellula terrorista di Mombasa, che stava pianificando attacchi a hotel e luoghi turistici. Misteriosamente, quando arriva il raid la Vedova, che si fa chiamare Natalie Webb, riesce a fuggire.

La Vedova Bianca  viene indicata come il leader della cellula terrorista di Mombasa, che stava pianificando attacchi a hotel e luoghi turistici

 

Emerge poi che, nonostante i computer vengano distrutti, si riesce a trovare una pennetta USB contenente il Manuale del Mujahidin per gli esplosivi e una sorprendente Ode a bin Laden, un poema dedicato al capo di al Qaeda scritto con molta probabilità dalla vedova Samantha.

 

Nel frattempo la vedova scala la classifica dei ricercati dell’Interpol, e l’islamista giamaicano continua a cantare, raccontando di attacchi ad hotel e centri commerciali.

2012: durante la partita di calcio Inghilterra-Italia degli Europei, qualcuno lancia una granata in un bar di Mobasa: 3 morti e 25 feriti; la polizia kenyota sospetta della Lewthwaite.

 

 

Nel 2012, il primo vero colpo: durante la partita di calcio Inghilterra-Italia degli Europei, qualcuno lancia una granata nell’affollato Jericho Bar di Mobasa: 3 morti e 25 feriti; la polizia kenyota sospetta della Lewthwaite.

 

Poi il salto di qualità: la strage del 2013. Il nome della Lewthwaite viene infatti fatto anche per l’attacco del settembre 2013 rivendicato dagli Shabaab nel centro commerciale Westgate a Nairobi, che causò 71 morti e circa 200 feriti. Si asserisce che il governo britannico sia meno sicuro della polizia kenyota sul coinvolgimento della Vedova, tuttavia le fonti dei giornali che se ne occupano dicono altrimenti.

 

Il nome della Lewthwaite viene infatti fatto anche per l’attacco del settembre 2013 rivendicato dagli Shabaab nel centro commerciale Westgate a Nairobi, che causò 71 morti e circa 200 feriti

La White Widow sparisce, dicono passi per lo Yemen, dove gli Shabaab, che ricordiamo sono affililiati ad al Qaeda, hanno basi e influenza.

 

La Lewthwaite diventa una sorta di babau globale. La accusano di preparare attacchi nelle spiagge mediterranee – Spagna, Grecia, Cipro, Canarie, etc. – sullo stile del massacro in spiaggia in Tunisia nel 2015. Annunciano di essere vicini alla cattura. Dicono che è stato approntato perfino uno scanner in grado di vedere il volto sotto il burqa, un’arma aeoportuale a loro dire straordinaria nella caccia alla Vedova.

 

 

La accusano di preparare attacchi nelle spiagge mediterranee – Spagna, Grecia, Cipro, Canarie, etc. – sullo stile del massacro in spiaggia in Tunisia

La sua leggenda compare perfino in Donbass: nella nebbia della guerriglia russo-ucraina, un’agenzia di Mosca batte la notizia che un cecchino russo l’avrebbe uccisa. Che a combattere per Kiev assieme a nazisti finanziati da oligarchi ebrei (i famosi «giudeobanderisti») e probabili «istruttori» occidentali ci fosse anche qualche elemento jihadista non è una novità, e la vendetta contro la Russia vincitrice del wahabismo ceceno è da considerare un’agenda mai sopita del jihadismo globale.

 

In rete, alla notizia della morte, si sprecarono gli insulti. Alcuni si dicono convinti che si tratti in realtà di un agent provocateur agli ordini dell’Mi-6, il servizio segreto militare esterno del Regno Unito – sì, proprio quello di James Bond. La notizia della morte viene smentita.

«La Vedova Bianca odia la Gran Bretagna e tutto ciò che l’Occidente rappresenta. Ha completamente voltato le spalle al suo paese e alla sua vita precedente»

 

I giornali britannici hanno pubblicato dichiarazioni dei servizi d’intelligence somali secondo cui la White Widow sarebbe in qualche modo legata anche alle decapitazioni di James Foley – il giornalista americano che, invece che convertirsi all’Islam, pregò il rosario – di Steven Sotloff e del cooperante David Haines. L’esecutore, Mohammed Emwazi  detto «Jihadi John», avrebbe viaggiato per incontrarla presso gli Shabaab.

 

Nel 2018 il quotidiano Daily Star raccontò di una intercettazione di mail criptate da parte dei servizi britannici che dimostravano come la Vedova Bianca  avesse arruolato dozzine di donne, comprese convertite bianche  come lei – per colpire in tutta Europa. Si parlò di 30 reclute a cui è stato insegnato come costruire giubbotti suicidi e come scegliere i propri obiettivi di morte.

 

«La Vedova Bianca odia la Gran Bretagna e tutto ciò che l’Occidente rappresenta. Ha completamente voltato le spalle al suo paese e alla sua vita precedente» dice una fonte al giornale.

«Ha fatto da mentore a dozzine di donne terroriste e favorisce le convertite bianche all’Islam perché ritiene che attirino meno sospetti da parte dei servizi di sicurezza»

 

Le fonti dello scoop di due anni fa seguire rivelazioni che oggi potrebbero apparire ancora più inquietanti.

 

«Ha fatto da mentore a dozzine di donne terroriste e favorisce le convertite bianche all’Islam perché ritiene che attirino meno sospetti da parte dei servizi di sicurezza». È un vecchio tema del terrorismo jihadista, quello dell’uso di persone che non fanno scattare il profiling degli addetti alla sicurezza di aeroporti e luoghi pubblici.

 

«Ha convinto molte donne estremiste femmine che hanno bisogno di sacrificare la propria vita se vogliono essere vere servitrici dell’Islam. La Lewthwaite va a caccia di donne molto vulnerabili che possono essere facilmente manipolate»

Ma è la questione femminile che qui è primariamente da considerare: la White Widow, dice la fonte, «ha convinto molte donne estremiste femmine che hanno bisogno di sacrificare la propria vita se vogliono essere vere servitrici dell’Islam. La Lewthwaite va a caccia di donne molto vulnerabili che possono essere facilmente manipolate».

 

«Si circonda di guardie del corpo e si fida solo di una manciata di persone: sono quasi tutte donne, ed è per questo che catturarla e ucciderla si è rivelato così difficile».

 

Nella storia che vi stiamo raccontando ricorrono gli stessi ingredienti che oggi occupano le prime pagine dei giornali e i social media: giovani ragazze occidentali, Shabaab, conversione all’Islam radicale, Kenya, Somalia – e in più l’ombra di una reclutatrice senza scrupoli.

«Si circonda di guardie del corpo e si fida solo di una manciata di persone: sono quasi tutte donne, ed è per questo che catturarla e ucciderla si è rivelato così difficile»

 

Abbiamo presentato dei fatti che non commentiamo in alcun modo, e, sottolineamolo, non lanciamo accuse di nessun genere: confidiamo nella saggezza dei nostri servizi segreti, e nel fatto che se il cittadino italiano è in quarantena pandemica, una cautela di qualche tipo sia presa anche di fronte alle brutte fantasie alla Homeland, la fortunata serie TV USA (ma in origine scritta da israeliani) dove un marine tenuto prigioniero dagli islamisti per anni si convertiva al loro credo e tornato in patria da eroe si lanciava nell’adempimento di una cruenta missione terrorista atta a colpire il cuore dello Stato americano.

 

 

Samantha divenne islamica a 17 anni, di dice a seguito di un evento particolarmente drammatico: il divorzio dei suoi genitori. «Cercò conforto dai vicini musulmani che credeva avessero una rete familiare più forte»

Vogliamo invece spendere due parole ancora sulla Vedova Bianca. Tutto nella sua vita – matrimonio, figli – è precoce, e anche la sua conversione lo è. Samantha divenne islamica a 17 anni, di dice a seguito di un evento particolarmente drammatico: il divorzio dei suoi genitori.  Aveva 11 anni, e testimonianze riportano che fu «gravemente colpita dalla rottura» e che consequenzialmente «cercò conforto dai vicini musulmani che credeva avessero una rete familiare più forte».

 

Questo fatto è di importanza straordinaria, perché riflette in modo ultra-lucido la radice del male: la decadenza morale dell’Occidente, l’abbandono della legge naturale, l’esistenza di leggi inique e distruttive come quella del divorzio, generano non solo la conversione a credenze lontane ma forti, ma anche veri e propri mostri che, come Erinni del Tramonto dell’Occidente, tornano a tormentare il cosiddetto «mondo libero», talvolta facendo piovere su di esso una pioggia di sangue.

La decadenza morale dell’Occidente, l’abbandono della legge naturale, l’esistenza di leggi inique e distruttive come quella del divorzio generano mostri

 

In ultima analisi, la morte della famiglia in Occidente ha come suo effetto la jihad.

 

Se pensate alla quantità di ragazzi nati e cresciuti in Europa e America e finiti nell’ISIS, vi rendete conto di quanto ciò sia vero. La colpa è dello Stato moderno e delle sue leggi, certo; dell’antropologia moderna e della sua licenziosità, certo. Ma anche della religione: il Cristianesimo istituzionale (Samantha fu cresciuta cristiana, dicono, presumibilmente dentro la Chiesa Anglicana) ha perso totalmente la capacità di parlare al profondo della persona, di fornire all’uomo, che ne ha un bisogno estremo, il senso del sacro, e quindi anche il senso del sacrificio.

La morte della famiglia in Occidente ha come suo effetto la jihad

 

Un tema su cui ritorneremo quando parleremo di un altro caso simile che pare ora dimenticato, quello di «Lady Jihad», la ragazza dell’ISIS Giulia Sergio.

 

Tolto il sacro dal mondo, molti di coloro che vanno alla sua cerca finiscono con il suo abbaglio oscuro, che la Necrocultura offre in quantità alla società moderna: il sacrificio umano.

Tolto il sacro dal mondo, molti di coloro che vanno alla sua cerca finiscono con il suo abbaglio oscuro: il sacrificio umano. La spiegazione del terrorismo potrebbe essere tutta qua

 

La spiegazione del terrorismo potrebbe essere tutta qua.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

La Danimarca istituisce una «guardia notturna» per monitorare Trump

Pubblicato

il

Da

La Danimarca ha creato, stando alle indiscrezioni, un’apposita «guardia notturna» per tenere d’occhio le uscite del presidente statunitense Donald Trump, in seguito alle sue reiterate pretese espresse nei primi mesi di quest’anno sull’annessione della Groenlandia, territorio autonomo del regno.

 

Trump aveva ventilato per la prima volta l’idea di acquisire l’isola nel 2019, suggestionata prontamente da Copenaghen e dal governo locale groenlandese. Ritornato alla Casa Bianca, ha ripreso l’argomento con veemenza, qualificando la Groenlandia come essenziale per la difesa nazionale americana e non scartando l’opzione di un intervento armato per imporne il dominio.

 

Copenaghen, che interpreta questa insistenza come un’aggressione esplicita alla propria integrità territoriale, ha replicato potenziando le difese artiche e incrementando la sorveglianza sia militare che civile sull’isola.

Aiuta Renovatio 21

Come rivelato da Politiken mercoledì, il dicastero degli Affari Esteri danese ha varato un’ulteriore misura, affidando a una «guardia notturna» il compito di scrutare ogni sera le parole di Trump, per compensare il fuso orario di sei ore tra Washington e la capitale danese.

 

Il servizio parte alle 17:00 ora locale e si conclude alle 7:00 del mattino seguente, allorché va compilato un resoconto sulle affermazioni presidenziali, da diffondere tra i vertici governativi. Tale squadra, a quanto si apprende, si concentra in modo specifico sulla dialettica trumpiana relativa a Danimarca e Groenlandia.

 

Fonti vicine al quotidiano hanno confidato che l’incarico mira a sgravare i funzionari dall’obbligo di «correre ai ripari all’istante» in caso di annunci trumpiani, con la guardia che assicura un flusso costante di aggiornamenti al governo.

 

Sempre secondo il giornale, questa «guardia notturna» rappresenta una delle tante trasformazioni introdotte dalle autorità danesi nel corso del secondo quadriennio trumpiano: tra le altre innovazioni, il team dedicato alla diplomazia pubblica all’ambasciata di Washington è stato duplicato, mentre la presenza groenlandese nello stesso stabile è stata potenziata.

 

Jacob Kaarsbo, già capo analista del Servizio di intelligence della difesa danese, ha commentato che l’episodio evidenzia come l’assunto degli Stati Uniti quale alleato leale e imprescindibile della Danimarca sia definitivamente tramontato.

 

«Le alleanze poggiano su principi condivisi e su una visione comune dei pericoli», ha osservato Kaarsbo. «Trump non ne condivide alcuno con noi».

 

Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Trump, con a fianco il segretario NATO Mark Rutte nello Studio Ovale, aveva dichiarato che l’annessione della Groenlandia avverrà e l’Alleanza Atlantica potrebbe perfino essere coinvolta.

 

La presenza nell’ultima uscita di Trump della parola «destino» appare come un riferimento esplicito alla teoria del «Destino Manifesto» degli USA, ossia la logica per cui il Paese egemone dovrebbe spingere emisfericamente la sua espansione in tutto il continente.

Iscriviti al canale Telegram

La ridefinizione del Golfo del Messico come «Golfo d’America», i discorsi di annessione del Canada come ulteriore Stato dell’Unione e la manovra su Panama – canale costruito dagli USA proprio a partire da ideali non dissimili – vanno in questo senso di profonda riformulazione geopolitica della politica Estera della superpotenza.

 

Trump ha ripetutamente affermato che la proprietà dell’isola artica danese ricca di minerali sarebbe necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ex colonia danese, la Groenlandia ha ottenuto l’autogoverno da Copenaghen nel 1979.

 

Come riportato da Renovatio 21, Trump a marzo aveva dichiarato che gli USA conquisteranno la Groenlandia al 100%.

 

Come riportato da Renovatio 21, parlamentare danese e presidente del comitato di difesa Rasmus Jarlov ha avvertito a metà marzo che le aspirazioni degli Stati Uniti di annettere l’isola potrebbero portare a una guerra tra le nazioni della NATO. L’eurodeputato danese, Anders Vistisen, durante un discorso al Parlamento europeo a Strasburgo si era spinto a dire: «mi lasci dire le cose in parole che può capire… Signor Trump, vada a fanculo».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Geopolitica

Trump: il Sudafrica è indegno di essere parte membro di «qualsiasi cosa»

Pubblicato

il

Da

Il Sudafrica non otterrà un invito al summit del G20 del prossimo anno in Florida, in quanto ritenuto «non degno» di figurare come membro «in alcun contesto», ha asserito il presidente statunitense Donald Trump, richiamando presunti maltrattamenti nei confronti degli agricoltori bianchi e un contenzioso sul trasferimento della guida del consesso. Le autorità di Pretoria hanno bollato l’iniziativa come «deplorevole» e fondata su «disinformazione e falsazioni».   Tale decisione fa seguito al vertice del G20 del 2025 svoltosi a Johannesburg, il primo ospitato sul suolo africano, che ha avuto luogo malgrado il boicottaggio imposto da Washington. I vertici delle principali economie mondiali hanno sottoscritto un comunicato che pone l’accento su interventi per il contrasto al cambiamento climatico, alleggerimento del debito per i Paesi più svantaggiati e disparità globali: obiettivi delineati da Pretoria nel corso del suo mandato presidenziale.   L’assemblea si è archiviata con il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa che ha calato il martelletto, dopo aver rigettato la mozione americana di delegare a un emissario statunitense la consegna del testimone. Martedì successivo, Pretoria ha ceduto la presidenza a Washington attraverso un rito formale e contenuto.   In un messaggio divulgato mercoledì su Truth Social, Trump ha aspramente censurato Pretoria per aver declinato di affidare la guida del G20 a un delegato dell’ambasciata statunitense intervenuto alla sessione conclusiva di domenica.

Aiuta Renovatio 21

«Pertanto, su mia direttiva, il Sudafrica NON otterrà un invito al G20 del 2026, che si svolgerà nella magnifica città di Miami, in Florida, il prossimo anno», ha sentenziato.   Trump ha reiterato le vecchie doglianze sul presunto consenso governativo sudafricano a sevizie «terrificanti» contro «gli afrikaner e altri eredi dei coloni olandesi, francesi e tedeschi», asserendo che «stanno massacrando i bianchi e consentendo che le loro tenute agricole vengano espropriate senza criterio».   Il presidente USA ha annunciato che Washington sospenderà «ogni forma di versamenti e sovvenzioni» all’economia più avanzata del continente africano, con decorrenza immediata.   «Il Sudafrica ha palesato al globo di non meritare l’ammissione in nessuna nazione», ha concluso Trump.   Il presidente sudafricano ha replicato, rigettando gli sforzi per emarginare il proprio Paese dal consesso, e sottolineando che Pretoria «non tollera offese da parte di un’altra nazione riguardo alla sua partecipazione e al suo ruolo in sedi multilaterali».   Il Ramaphosa rammentato che gli Stati Uniti hanno optato «volontariamente» per disertare il summit del G20, acclamato dagli altri leader come uno dei «più fruttuosi».   «Il Sudafrica proseguirà il suo impegno come membro a pieno titolo, dinamico e propositivo del G20», ha chiosato Ramaphosa.   Come riportato da Renovatio 21, l’imbarazzante incontro nello studio ovale tra Trump e il presidente sudafricano Ramaphosa, dove il primo mostrò al secondo le immagini del massacro dei bianchi nel Paese, avvenne pochi giorni dopo che Trump aveva pubblicamente accolto decine di rifugiati afrikaner.   A inizio mese l’amministrazione Trump ha dichiarato che le ammissioni di rifugiati per l’anno fiscale 2026 saranno limitate a sole 7.500 unità, il numero più basso di sempre, con priorità per i sudafricani bianchi in fuga dalle persecuzioni.   L’Ordine Esecutivo è stato emesso dopo che l’amministrazione Trump ha duramente criticato il governo sudafricano per le nuove misure di riforma agraria che consentono l’appropriazione di terreni privati senza indennizzo. L’amministrazione Trump ha affermato che le misure sarebbero state utilizzate per colpire i proprietari terrieri bianchi, come misure simili erano state adottate in altri paesi africani, in particolare lo Zimbabwe.

Iscriviti al canale Telegram

I primi sudafricani bianchi ammessi negli Stati Uniti con questa nuova designazione, 59 in totale, sono sbarcati negli Stati Uniti a maggio.   La scena di scontro nello Studio Ovale ha ricordato ad alcuni osservatori quella del presidente ucraino Volodymyro Zelens’kyj all’inizio di quest’anno, quando quest’ultimo fu cacciato dalla Casa Bianca. Lo Studio Ovale sta divenendo de facto un luogo della verità detta fuori dai denti, dove le maschere diplomatiche cadono, e i leader internazionali possono venire castigati per la loro inadeguatezza o i loro crimini veri e propri.   Come riportato da Renovatio 21, vari gruppi boeri da anni ritengono di essere oggetti di una vera persecuzione se non di una pulizia etnica, con abbondanza disperante episodi di crimine, torture e violenza efferata di ogni sorta. I boeri hanno cercato, e trovato, anche l’aiuto della Russia di Vladimiro Putin.   Come riportato da Renovatio 21, Ernst Roets, responsabile politico del Solidarity («Movimento di Solidarietà»), un network di organizzazioni comunitarie sudafricane che conta più di 500.000 membri, ha dichiarato che, nonostante le indicibili violenze e torture subite dalle comunità bianche in Sud Africa, nel prossimo futuro «l’Europa sarà peggio».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
 
Continua a leggere

Geopolitica

Mearsheimer: l’Europa occidentale si trova di fronte a un «futuro desolante»

Pubblicato

il

Da

Secondo il politologo statunitense John Mearsheimer, capofila della scuola realista nello studio delle relazioni internazionali, l’Europa occidentale è destinata a un «futuro tetro» a causa del conflitto ucraino, provocato – a suo avviso – dall’Occidente e in particolare dagli Stati Uniti.

 

In un’intervista concessa al politologo Glenn Diesen e diffusa martedì, Mearsheimer ha spiegato che la guerra ha generato un’insicurezza profonda nel Vecchio Continente e ha creato «enormi difficoltà» nelle relazioni tra Washington e gli alleati europei.

 

Il professore di scienze politiche all’Università di Chicago ha osservato che la collaborazione su piani politici, militari ed economici si è complicata, citando i recenti negoziati come esempio di come gli europei stiano «litigando con gli USA su come gestire l’Ucraina».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’Europa, ha proseguito Mearsheimer, è «in guai seri» per due motivi principali legati al declino dell’impegno americano nel continente, che attribuisce in gran parte alla «presenza storica di una robusta forza militare statunitense in Europa».

 

Dopo la Guerra Fredda, governi di Washington e Bruxelles hanno esteso la NATO proprio per «collocare l’ombrello di sicurezza americano sulle teste degli europei orientali e occidentali», ha ricordato.

 

Tuttavia, questo equilibrio è ora minacciato da un «profondo mutamento nella distribuzione del potere» a livello globale. Negli anni Novanta e nei primi 2000 gli USA potevano mantenere massicci contingenti in Europa, ma l’ascesa della multipolarità li ha spinti a «rivolgere l’attenzione all’Asia».

 

Le sue parole riecheggiano il discorso tenuto da Mearsheimer al Parlamento europeo all’inizio di novembre, dove ha proclamato la fine dell’era unipolare con l’emergere di Cina e Russia come superpotenze. «Gli Stati Uniti non sono più l’unica grande potenza mondiale», ha concluso il professore statunitense a Brusselle.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva sostenuto in un’intervista che i governi occidentali continuano a perseguire politiche mirate a indebolire la Russia fino a privarla definitivamente del suo status di grande potenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Mearsheimer aveva preconizzato ancora nel 2015 lo sfascio dell’Ucraina, accusando, già all’ora, l’Occidente di portare Kiev verso la sua distruzione invece che verso un’era florida che sarebbe seguita alla neutralità dichiarata dagli ucraini.

 

Iscriviti al canale Telegram

Il politologo appartiene alla schiera delle grandi figure politiche americane che hanno rifiutato la NATO, talvolta prima ancora che nascesse. Uno è George Frost Kennan (1904-2005), ex ambasciatore USA in URSS, lucido, geniale mente capofila della scuola «realista» delle Relazioni Estere (quella oggi portata avanti accademicamente proprio da Mearsheimer) e funzionario di governo considerato «il padre della guerra fredda».

 

Mearsheimer è noto altresì per il controverso libro La Israel lobby e la politica estera americana, tradotto in Italia da Mondadori. Il libro contiene una disamina dell’influenza di Tel Aviv sulla politica americana, e identifica vari gruppi di pressione tra cui i Cristiani sionisti e soprattutto i neocon.

 

Il cattedratico statunitense ha anche recentemente toccato la questione israeliana dichiarando che le intenzioni dello Stato Ebraico sarebbero quelle di allargare il più possibile il conflitto nell’area di modo da poter svuotare i territori dai palestinesi: «più grande è la guerra, maggiore è la possibilità di pulizia etnica».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Maarten via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

Continua a leggere

Più popolari