Bioetica
Come vengono utilizzati i bambini abortiti nella ricerca medica degli anni 2020
«A un livello fondamentale, la ricerca che salva le vite dovrebbe preservare la dignità umana».
Stacy Trasancos, nuova anima del gruppo americano Children of God for Life, lo scorso dicembra ha pubblicato un importante articolo per la testata USA National Catholic Register.
Quando si parla di feti utilizzati per la ricerca la questione delle linee cellulari da feto abortito presenti nei vaccini è solo la punta dell’iceberg
Per la signora Trasancos non è necessario andare a fare video in incognito per seguire i dipendenti della multinazionale dell’aborto Planned Parenthood per scoprire come i resti dei bambini abortiti vengono utilizzati nella ricerca. «Basta dare un’occhiata ai rapporti scientifici. I metodi sono descritti in dettaglio con le parole degli stessi scienziati che dipendono dagli aborti per progettare esperimenti».
Trasancos, che con il marito Jose ha preso il testimone dei COG for Life da Debi Vinnedge, è consapevole che quando si parla di feti utilizzati per la ricerca la questione delle linee cellulari da feto abortito presenti nei vaccini è solo la punta dell’iceberg.
«Negli ultimi decenni, la letteratura scientifica ha riportato nuove tecnologie come la trascrittomica unicellulare, topi umanizzati e organoidi, solo per citarne alcuni. Quello che segue è un riassunto di tre nuovi rapporti di ricerca pubblicati solo nell’ultima metà del 2020. Ce ne sono molti altri».
«Negli ultimi decenni, la letteratura scientifica ha riportato nuove tecnologie come la trascrittomica unicellulare, topi umanizzati e organoidi, solo per citarne alcuni. Quello che segue è un riassunto di tre nuovi rapporti di ricerca pubblicati solo nell’ultima metà del 2020. Ce ne sono molti altri»
Topi «umanizzati» con pelle di feto
Un esempio, di cui ha parlato poche settimane fa Renovatio 21, è quello dell’Università di Pittsburgh. I ricercatori hanno pubblicato il loro lavoro sullo sviluppo di topi e ratti umanizzati con «pelle umana intera».
«La pelle umana protegge un individuo dalle infezioni, ma non c’è modo di studiare gli effetti dei patogeni sugli individui senza sottoporli a malattie. La pelle umana intera dei feti è stata innestata sui roditori, e contemporaneamente si co-innestavano i tessuti linfoidi dello stesso feto e le cellule staminali ematopoietiche dal fegato, in modo che i modelli di roditori fossero umanizzati con organi e pelle dello stesso bambino. Questi modelli di topo e ratto con “pelle umana e sistema immunitario (hSIS) umanizzati” hanno lo scopo di aiutare lo studio del sistema immunitario quando la pelle è infetta».
«Per realizzare i modelli di roditori umanizzati con hSIS, la pelle fetale intera viene prelevata da esseri umani abortiti all’età gestazionale di 18-20 settimane di gravidanza presso il Magee-Women’s Hospital e l’Università di Pittsburgh Health Sciences Tissue Bank. Le madri hanno fornito il consenso scritto all’uso dei feti nella ricerca». I feti, a quanto pare, no.
«Per realizzare i modelli di roditori umanizzati, la pelle fetale intera viene prelevata da esseri umani abortiti all’età gestazionale di 18-20 settimane di gravidanza»
Dai feti abortiti, il timo, il fegato, la milza e la pelle intera sono stati trapiantati e innestati sui roditori e lasciati crescere. Quindi ai modelli di roditori è stata provocata un’infezione da stafilococco sulla pelle per studiare la risposta degli organi interni.
«La pelle umana è stata prelevata dal cuoio capelluto e dalla parte posteriore dei feti in modo da poter confrontare gli innesti con e senza peli nel modello di roditore. I tessuti adiposi in eccesso, attaccati allo strato sottocutaneo della pelle, sono stati tagliati e quindi la pelle fetale è stata innestata sulla gabbia toracica del roditore, dove era già stata rimossa la sua stessa pelle. Gli innesti sono durati fino a 10 settimane dopo il trapianto. Negli innesti sono stati osservati più strati di cheratinociti e fibroblasti umani e la pelle umana ha fatto crescere i vasi sanguigni e le cellule immunitarie».
I capelli umani erano evidenti entro le 12 settimane, ma solo negli innesti prelevati dal cuoio capelluto fetale.
Dai feti abortiti, il timo, il fegato, la milza e la pelle intera sono stati trapiantati e innestati sui roditori e lasciati crescere. Quindi ai modelli di roditori è stata provocata un’infezione da stafilococco sulla pelle per studiare la risposta degli organi interni
«Negli innesti del cuoio capelluto si possono vedere sottili capelli umani crescere lunghi e scuri circondati dai corti peli bianchi del topo. Le immagini mostrano letteralmente una chiazza dei peli del bambino che cresce sulla schiena di un topo .Il lavoro è stato finanziato dal National Institute of Health (NIH) e supportato dal National Institutes of Health (NIH) -National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), lo stesso ramo con cui Moderna collabora per il vaccino COVID-19».
Feti utilizzati per studiare le differenze razziali nell’esposizione a sostanze chimiche
A luglio, anche sulla rivista Scientific Reports , un team negli Stati Uniti ha pubblicato le proprie scoperte sulle differenze razziali nell’esposizione fetale ai prodotti antifiamma.
Gli eteri di difenile polibromurato (PBDE) sono ritardanti alla fiamma e rappresentano un problema per la salute pubblica perché interferiscono con l’attività ormonale, con la funzione immunitaria e con lo sviluppo del cervello fetale durante la gravidanza.
In Nord America gli standard di infiammabilità elevati sono correlati a un’elevata esposizione al PBDE, specialmente in California, dove le normative di sicurezza sono più elevate. Il feto viene esposto ai PBDE quando le sostanze chimiche si trasferiscono dalla madre attraverso la placenta, ma poiché il loro fegato non è in grado di metabolizzare prontamente le sostanze chimiche, i PBDE si accumulammo nel bambino in via di sviluppo e il processo continua nell’infanzia e nella fanciullezza, periodi critici per lo sviluppo del sistema endocrino, immunitario e neurale.
Per valutare l’esposizione nei bambini in gestazione, i ricercatori dell’Università della California e hanno condotto uno studio sugli eteri di difenile polibromurato (PBDE), dei ritardanti alla fiamma. Nelle quattro fasi dello studio hanno reclutato un totale di 249 donne per effettuare aborti programmati nel secondo trimestre
Per valutare l’esposizione nei bambini in gestazione, i ricercatori dell’Università della California e della California Environmental Protection Agency hanno condotto uno studio dal 2008 al 2016. Nelle quattro fasi dello studio hanno reclutato un totale di 249 donne per effettuare aborti programmati nel secondo trimestre.
«Le donne hanno dato il consenso scritto o verbale affinché il loro sangue, la placenta e il fegato dei feti venissero sezionati dal cadavere in modo che gli scienziati potessero fare confronti madre-figlio dei livelli di PBDE. Gli autori fanno notare che fino a questo studio, la raccolta dei campioni era stata “in gran parte limitata al travaglio e al parto piuttosto che prima e durante la gestazione”, quando le sostanze chimiche si trasferiscono e iniziano a formarsi durante le «”finestre prenatali critiche di vulnerabilità”».
Il lavoro è stato finanziato dalla US Environmental Protection Agency e dal National Institute of Environmental Health Services. Tutti i protocolli di studio sono stati approvati dal comitato di revisione istituzionale dell’Università della California-San Francisco (UCSF) prima del reclutamento delle donne programmate per gli aborti. I feti abortiti sono stati prelevati dal personale clinico presso il San Francisco General Hospital Women’s Option Center. Questo è il più grande studio del suo genere fatto fino ad oggi.
Come previsto, i livelli fetali di PBDE erano superiori a quelli delle madri. Le prove evidenziano anche che le donne di colore possono essere esposte in modo sproporzionato alle sostanze chimiche contenute nei ritardanti di fiamma. Il documento ha sottolineato la necessità di ulteriori studi sui feti in questo intervallo gestazionale.
Non è sbagliato che questi feti siano stati offerti come sacrificio umano all’idolo della Scienza e della Società
Non è sbagliato che questi feti siano stati offerti come sacrificio umano all’idolo della Scienza e della Società.
«Questi feti al secondo trimestre hanno essenzialmente vissuto la loro breve vita in utero come macchine di analisi e poi sono stati utilizzati per fornire informazioni per mantenere i bambini, che vivono nella società, al sicuro».
165 bambini morti per studiare i linfociti B
A luglio, un team del Dipartimento di Immunologia della Yale University ha riferito sulla rivista Science sullo sviluppo delle immunità nei neonati.
«Questi feti al secondo trimestre hanno essenzialmente vissuto la loro breve vita in utero come macchine di analisi e poi sono stati utilizzati per fornire informazioni per mantenere i bambini, che vivono nella società, al sicuro»
«Quando i batteri e i virus attaccano, il corpo reagisce producendo tre tipi di globuli bianchi: i macrofagi, i linfociti B e i linfociti T. Si è ipotizzato, a causa dei meccanismi biochimici in competizione tra i linfociti, che la produzione degli anticorpi sia limitata all’inizio dello sviluppo fetale, lasciando i neonati vulnerabili alle infezioni. Tuttavia i campioni di sangue dei neonati mostrano una abbondanza di autoanticorpi».
Per indagare su questa inaspettata immunità, il team di Yale ha sezionato i corpi dei feti abortiti per rimuovere il fegato, il midollo osseo e la milza.
Quindi hanno raccolto le cellule dei linfociti B e prodotto centinaia di anticorpi. I 15 feti, tutti abortiti nel secondo trimestre di gravidanza, sono stati prelevati dal Birth Defects Research Laboratory dell’Università di Washington. Campioni di sangue, di midollo osseo e delle feci di adulti sani sono stati confrontati per analizzare il microbiota intestinale e la produzione di anticorpi.
Per indagare sul sistema immunitario dei bambini, il team di Yale ha sezionato i corpi dei feti abortiti per rimuovere il fegato, il midollo osseo e la milza.
Lo studio ha scoperto che meccanismi incompleti di tolleranza ai linfociti B nei feti favoriscono l’accumulo di cellule simili che hanno anche la proprietà di legare i batteri e di promuovere la colonizzazione nell’intestino, incoraggiando così un percorso di sviluppo alternativo per gli anticorpi nei neonati.
Questo lavoro è stato finanziato, ancora una volta, dal NIH, una borsa di studio alla Yale and Pew Charitable Trusts.
La ricerca biomedica distrugge la dignità umana
I 15 feti, tutti abortiti nel secondo trimestre di gravidanza, sono stati prelevati dal Birth Defects Research Laboratory dell’Università di Washington
Nella sua enciclica Evangelium Vitae , Giovanni Paolo II ha dichiarato che «l’uso di embrioni o di feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un crimine contro la loro dignità di esseri umani ed hanno il diritto allo stesso rispetto dovuto a un bambino una volta nato , proprio come per ogni persona»(63).
Tuttavia, l’uso di embrioni e feti umani per la ricerca oggi non spaventa più nessuno, nemmeno i cattolici, nemmeno i tradizionalisti. L’utilitarismo, la filosofia sociale britannica per cui è giusto sacrificare una parte della popolazione per la maggiore felicità di un’altra, è oramai penetrato nel sistema operativo di tutto il consorzio umano.
Il COVID, del resto, è servito esattamente a questo: il Grande Reset della mente globale, inclusa – soprattutto – quella cattolica, dove il tema della «dignità umana» (cioè, l’impossibilità di trattare i figli di Dio come meri strumenti da sfruttare ed uccidere a piacimento) trovava fondamento negli insegnamenti di Cristo e nella stessa realtà dell’Incarnazione.
Il COVID è servito esattamente a questo: il Grande Reset della mente globale, inclusa – soprattutto – quella cattolica, dove il tema della «dignità umana» (cioè, l’impossibilità di trattare i figli di Dio come meri strumenti da sfruttare ed uccidere a piacimento) trovava fondamento negli insegnamenti di Cristo e nella stessa realtà dell’Incarnazione
«I campioni fetali descritti in questi articoli scientifici (i bambini che sono stati uccisi e sezionati come i migliori ratti da laboratorio) meritavano tutti di essere nominati e enumerati nella famiglia umana» scrive Stacy Trasancos.
Noi aggiungiamo: meritano di non essere morti in vano, meritano quella che in polemologia (lo studio della guerra) si dice per i soldati morte fertile: fertile non perché hanno trasmesso dati alla biofarmaceutica mengeliana che procede verso l’orrore più puro, ma perché devono spronare ad una battaglia per salvare migliaia di altri bambini dai sacrifici umani.
Bioetica
Aborto fino alla nascita. E dopo. Quale differenza?
Qualcuno, per tipo cinque minuti, è rimasto scioccato dalle notizie che arrivano dallo Stato statunitense del Massachussets, dove la governatrice – democratica, ovviamente, e cattolica, ovviamente – Maura Healey ha firmato una legge che abbatte il limite temporale dell’aborto massimo a 24 settimane (con i soliti «paletti» cripto-hitleristi: per gravi anomalie del feto l’aborto è sempre consentito).
Ora il Prioritizing Patient Access to Care Act permette in pratica di uccidere il bambino in grembo fino al limite della nascita.
«Abbiamo ascoltato le storie strazianti di donne e famiglie che si preparavano ad accogliere un bambino e che, in fase avanzata di gravidanza, hanno ricevuto notizie devastanti» ha confidato alla stampa la Healey. «Costringerle a viaggiare per centinaia di miglia e a pagare di tasca propria in un momento di enorme dolore è inaccettabile. In Massachussetts crediamo che le decisioni sanitarie debbano essere prese esclusivamente tra le donne, le loro famiglie e i loro medici, non dai politici».
Nella foto finita su tutti i giornali la governatrice appare sorridente attorniata da un sabba di donne ghignanti. L’effetto dell’immagine è impressionante: sì, queste femmine stanno rivendicando, e con la ridarella, l’uccisione di bimbi pronti a venire al mondo.
As long as I’m Governor, abortion will remain safe, legal and accessible in Massachusetts.
You have my word. pic.twitter.com/0PKw1ufQF5
— Governor Maura Healey (@MassGovernor) August 10, 2026
Sostieni Renovatio 21
Altrettanto impressionante è la foto della Healey che incontra papa Francesco. Anche quella sta circolando in rete. Così come circola la rabbia di quanti si chiedono perché nessuno, né dalla Conferenza Episcopale USA né dal Vaticano stesso, abbia detto qualcosa. Ecco che è stata avviata l’ennesima, inutile petizione per indurre il vescovo a scomunicare, come dovrebbe, la governatrice della legge feticida.
Invece, da Roma e dagli zucchetti è il silenzio. Il motivo, per chi davvero si stupisce ancora, è presto detto: il compromesso con l’aborto è stato fatto dalla Chiesa post-conciliare da un bel pezzo. Ricordiamo che in Italia la legge autogenocida 194/78, la firmò un governo democristiano. Tutte le successive mosse del papato wojtylano sembravano puntare ad un deciso compromesso sottocutaneo: in superficie proclami e soldoni dell’8 per mille ad enti pro-vita solo di nome, in profondità accettazione della legalizzazione dell’uccisione del bambino nel ventre materno – e questo in sprezzo assoluto della religione che, ai tempi del Credo della vecchia messa, ancora si inginocchiava al momento di dire Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine…
L’unica religione che festeggia Dio che si fa feto, la gravidanza e la maternità), accettava di scendere a patti con l’impero della Morte. Così dobbiamo leggere l’appoggio dato dal Sacro Palazzo nel 1981 al referendum sull’«aborto minimale» (eccolo lì, il maleminorismo: uccidiamo pure i bambini, ma con moderazione) e poi alla resistenza simbolica offerta contro il feticidio legalizzato dai buffoni politici longa manus dei vescovini.
Allo stesso modo va letta l’altra grande, catastrofica legge bioetica del tardo papato polacco, la 40/2004, quella che sdoganava i bambini prodotti in laboratorio, e di conseguenza, il loro spreco, cioè un aborto moltiplicato per enne volte. La «legge cattolica» sulla provetta fa ora, il lettore di Renovatio 21, più morti dell’aborto chirurgico e pure chimico – e in più inganna la popolazione piazzandoci la maschera della vita, del massacro che sta dietro il bimbo sintetico in braccio non interessa nulla a nessuno (se non a noi, poveri scemi).
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Ora, va compreso che in America avanza da tempo questa cosa dell’aborto fino alla nascita, e oltre: non hanno un limite gestazionale legale sull’aborto Alaska, Colorado, Maryland, Michigan, Minnesota, Nuovo Jersey, Nuovo Messico, Oregon e Vermont, più Washington DC. Se andiamo fuori dagli USA, notiamo uno strano riflesso, che può dire moltissimo: Canada, Cina, Vietnam e Corea del Nord sono tra quelli in cui la legge non indica un limite gestazionale fisso.
Bizzarra coincidenza: il capitalismo occidentale avanzato collima, ma guarda, con il comunismo asiatico. Chi ci segue conosce un pezzo in più della storia: sappiamo come la legge del figlio unico fu iniettata nel governo di Deng Xiaoping da agenti dell’antiumanismo antinatalista del Club di Roma di Aurelio Peccei. Tuttavia, questa è un’altra questione.
Chi ha figli potrebbe sapere che il feto è con certezza definito con un calco anglicista «viabile», cioè «a termine» una volta arrivato ai sette mesi. Un’operazione che riguarda il piccolo viene rinviata, per quanto possibile, oltre quella data, oltre la quale il bambino può sopravvivere tranquillamente fuori dal ventre materno. La situazione è conosciuta dallo scrivente: la secondogenita non voleva girarsi, era podalica, non si metteva a testa in giù.
Le (brave) ginecologhe dell’ospedale ci dissero di aspettare la 36ª settimana per fare la versione, cioè una manovra di pressione sul feto per metterlo a testa in giù – una pratica che un tempo le levatrici di paese lo facevano senza preoccupazioni prima del parto, oggi invece, che l’arte maieutica (quella vera, letterale) è sparita, si è ritornati a praticare la manovra in punta dei piedi, con equipe medica pronta ad estrarre il bambino in caso di rischio.
E quindi, chiunque sa che abortire poco prima della nascita significa abortire un bambino in grado di sopravvivere fuori dal ventre materno da settimane. Questa semplice verità, conoscibile da qualsiasi donna, non sembra toccare nessuno.
Perché siamo andati molto oltre l’idea dell’aborto come rimozione di un «grumo di cellule» che non sarebbe in grado di vivere da sé (e quindi, sempre per la legge nazista del più forte, da eliminare a piacimento). Tale concezione, tipica della filosofia utilitarista, era già stata portata a conseguenze terrificanti dal celebratissimo filosofo animalista Peter Singer basandosi sul concetto, tutto goscista e abortista, dell’autonomia.
Definendo «persona» un essere capace di autocoscienza, di concepire se stesso come esistente nel tempo, di avere preferenze sul futuro (razionalità, autonomia), il Singer, ebreo australiano, aveva sostenuto che neonati umani (anche sani…) non hanno ancora queste capacità: non sono “persone” nel senso tecnico che usa lui.
Uccidere un neonato non è quindi moralmente equivalente a uccidere un adulto umano o, eccoci, un essere autocosciente – cuccioli di animale che sono più «autonomi» rispetto ai neonati non meritano di morire quanto i cuccioli umani. L’utilitarismo – filosofia che segretamente si è incistata nello Stato moderno tutto – con Singer era già andato oltre: dall’aborto si vola verso l’eutanasia.
Il Singer ha sostenuto che, in casi di gravi disabilità, i genitori dovrebbero poter scegliere di porre fine alla vita del neonato (anche in modo attivo), se ciò porta a maggiore benessere complessivo, il grande fine dell’utilitarismo, che vede la massimizzazione matematica del piacere contro il dolore come fine ultimo, anche a costo della morte di minoranze o maggioranze.
Ecco che il filosofo, che nei dibattiti accademici americani viene salutato da scroscianti applausi degli studenti vegani e non, aveva proposto un periodo di circa 28 giorni dopo la nascita prima di riconoscere pieno diritto alla vita. L’idea è contenuta nel libro Should the Baby Live? The Problem of Handicapped Infants (1985), cioè «Il bambino dovrebbe vivere? Il problema dei neonati disabili». Bel titolo: come vedete, ancora quaranta anni fa la finestra di Overton sull’infanticidio legalizzato si muoveva con scioltezza.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Siamo giunti quindi alla questione dell’aborto post-natale, finito in bocca in queste ore ai tanti ebeti con canale Telegram o raccolte firme a pagamento. Il termine (in inglese after-birth abortion) è un’espressione coniata in un articolo accademico del 2012, intitolato «After-birth abortion: why should the baby live?» («Aborto dopo la nascita: perché il bambino dovrebbe vivere?»), pubblicato sul Journal of Medical Ethics dai bioeticisti italiani ma di stanza all’Estero Alberto Giubilini e Francesca Minerva, affiliati a centri australiani di bioetica fortemente legati alla tradizione utilitarista-singeriana.
Nel testo i due sostenevano che, dal punto di vista etico, non ci sia una differenza rilevante tra un feto e un neonato – nessuno dei due, secondo la loro tesi, possiederebbe ancora lo status morale di «persona», concetto legato, nel solco del Singer, a caratteristiche come autoconsapevolezza, capacità di attribuire valore alla propria esistenza, progettualità futura.
Di conseguenza, sostenevano che le stesse ragioni che possono giustificare moralmente l’aborto, ad esempio situazioni in cui il bambino comporterebbe un peso serio per la famiglia, anche non necessariamente per malformazioni dovrebbero poter giustificare, in linea di principio, anche la soppressione di un neonato appena nato — da qui il termine «aborto post-natale», cioè dopo la nascita anziché prima.
Ictu oculi, si tratta di pura e semplice sostituzione del termine «infanticidio», così da connetterlo al dibattito sull’aborto (stravinto nei decenni dai necrocultisti contro pavidi democristiani di ogni latitudine) e fargli quindi guadagnare terreno.
Mentre i sapientoni dibattono, e le verginelle strillano scandalizzate, il mondo moderno va avanti secondo la pista preparatagli dalla Necrocultura. Nel gennaio 2019, la questione dell’infanticidio legale arriva nelle cronache grazie alle dichiarazioni di un alto ufficiale del potere americano, il governatore della Virginia Ralph Northam, che parlò con una certa franchezza ad una trasmissione radio locale.
Commentando un disegno di legge proposto dalla delegata democratica Kathy Tran – che aveva detto che l’aborto sarebbe stato possibile anche se la donna fosse in travaglio – atto ad allentare le restrizioni sugli aborti nel secondo e terzo trimestre in Virginia, il governatore disse:
«La prima cosa che vorrei dire è che decisioni come questa dovrebbero essere prese dagli operatori sanitari, dai medici e dalle madri e dai padri coinvolti. Quando parliamo di aborti nel terzo trimestre, questi vengono eseguiti con il consenso, ovviamente, della madre e dei medici – più di un medico, tra l’altro. E vengono eseguiti in casi in cui potrebbero esserci gravi malformazioni. Potrebbe esserci un feto non vitale. Quindi, in questo particolare esempio, se una madre è in travaglio, posso dirvi esattamente cosa succederebbe. Il bambino verrebbe fatto nascere. Il neonato verrebbe tenuto in condizioni confortevoli. Il neonato verrebbe rianimato se questo fosse ciò che la madre e la famiglia desiderassero, e poi seguirebbe una discussione tra i medici e la madre».
Former Virginia Governor Ralph Northam in 2024 when Democrats first tried to legalize abortion through birth: “The infant would be delivered. The infant would be kept comfortable… Then a discussion would ensue between the physician and the mother [about whether to end the… pic.twitter.com/3z4cwIumRl
— Wall Street Mav (@WallStreetMav) January 21, 2026
Aiuta Renovatio 21
Se il bambino nato vivo può continuare a vivere lo decidono la madre e i dottori. Il potere di vita e di morte, come nemmeno in un lager, ce lo hanno i più forti. Tutto questo detto pacificamente da un progressista, un democratico – perché la democrazia, crediamo di capire, a questo porta, al suo esatto contrario, al democidio.
Siamo alla negazione non solo di Ippocrate, e degli istinti materni, della legge naturale. Siamo alla negazione della civiltà cristiana tutta – siamo all’instaurazione incipiente del Regno Sociale di Satana.
Tuttavia qui voglio spezzare una lancia a favore dei mostri – bisogna farlo, per la logica, e per rifiutare una volta per tutte il compromesso democristiano con essi, e chiamare la battaglia.
Gli utilitaristi, i servitori della Morte, filosofi o governatori, hanno ragione: che differenza c’è tra un neonato e un feto? Solo una questione di tempo, forse nemmeno quello (un neonato può essere settimino, o ancora più prematuro: ho visto bambini usciti tanto prima pesare un chilo e ora essere campioncini sportivi) e di spazio, cioè sei dentro o fuori il grembo materno.
Se per loro ciò indica che il bambino è continuativamente una non-persona, per noi vale l’esatto contrario: è una persona quanto lo è Dio stesso, è Imago Dei, è un essere perfettamente formato dal logos creatore, è figlio della Divinità , è fatto a sua immagine, è ciò che naturalmente è chiamato ad esistere, consistere e moltiplicarsi, è un pezzo unico e insostituibile del disegno dell’umanità e del cosmo.
E quindi no, non c’è differenza tra un uomo ed un feto, tra l’aborto e l’aborto post-natale.
Potete capire dove stiamo andando a parare: non lo chiamiamo «aborto», ma ogni procedimento della Necrocultura, che umilia e uccide l’essere umano, svolge la medesima funzione.
L’eutanasia è un aborto applicato in vecchiaia o in malattia.
La predazione degli organi è un aborto su chi ha avuto un incidente, ma il cuore gli batte ancora.
Il suicidio – magari con l’aiutino delle droghe psichiatriche – è l’aborto delle persone tristi.
La riproduzione artificiale è l’aborto di un numero immane di embrioni, morti nell’impianto o nella crioconservazione, oppure fusisi mostruosamente nelle chimere umane.
Spingiamoci fino a parlare delle bestie feroci scagliateci contro: lupi, orsi, orche lasciati liberi di assalirci sono strumenti della Necrocultura, agenti animali dell’aborto della specie.
E la guerra, cosa è se non il modo con cui si abortiscono le nazioni, con la guerra nucleare che si dà come aborto globale definitivo, come finale trionfo della morte sull’umanità.
Tutta l’umanità deve essere abortita: questo è quanto ci sta dicendo il progresso, questo è quanto lo Stato moderno si prepara a fare in modo meccanico: un sacrificio umano massivo, più grande e terrificante di quello che chiedevano gli dèi pagani.
E quindi, non facciamo gli sconvolti. Sappiamo con cosa abbiamo a che fare.
L’aborto è solo una maschera di una lotta contro l’inferno che coinvolge ogni aspetto del nostro tempo. Fortunato chi ha capito, è uscito dal recinto pro-life (fatto dal potere politico-ecclesiastico per pastorizzare gli animi caldi) e medita sulle dimensioni spaventose della guerra spirituale necessaria oggi.
Questo è ciò che siamo chiamati a fare ora: combattere la Morte, combattere il Male che ha messo radici nel nostro mondo.
Se leggete queste pagine, è probabile che in cuor vostro abbiate già iniziato a farlo. Siete, lo vogliate o no, protagonista della battaglia contro le forze del Male – come in un film, solo sul serio.
Questo ruolo onora la vostra anima come niente altro.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immmagine screenshot da Twitter
Bioetica
Il corpo scomposto: quando l’uomo diventa mero contenitore di organi
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Bioetica
Il principe Luigi del Lichtenstein si oppone ancora alla legalizzazione dell’aborto
Un gruppo di associazioni favorevoli alla legalizzazione dell’aborto ha lanciato una nuova iniziativa referendaria in Liechtenstein, il piccolo principato di lingua tedesca incastonato tra Svizzera e Austria. Lo riporta LifeSite.
Il Paese, sesto Stato più piccolo al mondo e tra i più ricchi d’Europa, mantiene una delle legislazioni più restrittive del continente in materia di interruzione di gravidanza. Nel principato l’aborto è vietato nella quasi totalità dei casi, con eccezioni limitate a grave pericolo per la vita della donna o violenza sessuale subita. Anche la diffusione di informazioni sull’aborto è soggetta a restrizioni legali. Secondo i dati citati dagli organizzatori dell’iniziativa, circa 40 donne all’anno si recano in Svizzera o in Austria per sottoporsi all’intervento.
I precedenti tentativi di riforma si sono scontrati con la posizione della famiglia regnante, che governa il paese ininterrottamente dal 1806, anno della dissoluzione del Sacro Romano Impero.
Nel 2011 fu indetto un referendum per legalizzare l’aborto entro la dodicesima settimana di gestazione e in caso di malformazioni fetali. Poco prima del voto, il principe ereditario Luigi — cattolico praticante — annunciò l’intenzione di esercitare il diritto di veto riconosciutogli dalla Costituzione qualora la proposta fosse stata approvata. La consultazione si chiuse con il 51,5% dei voti favorevoli alla legalizzazione contro il 48,5% contrario: un margine che gli attivisti pro-aborto attribuirono proprio all’annuncio del principe.
Nel sistema costituzionale del Liechtenstein, il monarca regnante dispone del potere di veto sulle leggi approvate dal Parlamento, oltre ad altre prerogative come la facoltà di sciogliere o aggiornare l’assemblea legislativa. Un referendum del 2003 aveva già confermato e ampliato questi poteri in seguito a tensioni istituzionali tra la Corona e il Parlamento.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Nel 2013 i movimenti pro-aborto risposero con un’iniziativa popolare volta a limitare il potere di veto del principe sui referendum futuri. Attraverso la sua portavoce, Alois definì il proprio precedente intervento «un segnale chiaro che l’aborto non rappresenta una soluzione accettabile a una gravidanza indesiderata», aggiungendo che, in caso di approvazione della misura, avrebbe rinunciato alle proprie funzioni istituzionali lasciando il paese. Il referendum si concluse con una netta sconfitta per i promotori: il 76% degli elettori confermò il potere di veto della Corona.
A distanza di oltre dieci anni, un nuovo tentativo è ora in corso. L’iniziativa, denominata «Fristenlösung für Liechtenstein» («Soluzione del limite temporale per il Liechtenstein»), è sostenuta da organizzazioni femministe, con un testo propone la depenalizzazione dell’aborto entro la dodicesima settimana di gravidanza, l’abolizione del divieto di informazione sul tema e l’inclusione dell’interruzione di gravidanza nella copertura assicurativa sanitaria. Il 31 luglio gli organizzatori hanno depositato 4.970 firme, ampiamente superiori alla soglia minima di 1.000 richiesta per l’avvio della procedura referendaria.
Gli organizzatori sostengono di godere del sostegno della maggioranza della popolazione, ma segnalano nell’ostacolo istituzionale rappresentato dal principe ereditario il nodo principale della vicenda. In un articolo pubblicato il 3 agosto sul Guardian, l’attivista Gabriella Alvarez-Hummel ha scritto che Luigi avrebbe già anticipato l’intenzione di porre il veto a qualsiasi modifica legislativa, ancor prima dello svolgimento del voto.
Secondo quanto riportato, il principe avrebbe minacciato di ricorrere al veto reale in due occasioni: nel 2011, in occasione del precedente referendum, e a giugno di quest’anno, in relazione alla nuova iniziativa.
Resta da vedere se il nuovo tentativo referendario riuscirà a superare l’ostacolo istituzionale che ha bloccato i precedenti percorsi di riforma.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di IKR/Eddy Risch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International ; immagine tagliata
-



Arte2 settimane faPerché a San Lorenzo dobbiamo ricordarci l’oscena poesia massonica?
-



Internet1 settimana faLa figlia di Bill Gates accusata di frode: rischierebbe 20 anni in galera
-



Storia1 settimana faIncontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…
-



Catastrofi1 settimana faTerremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione
-



Morte cerebrale2 settimane faMorte cerebrale, mons. Viganò parla del libro del nostro Alfredo De Matteo
-



Epidemie1 settimana faLettera di mons. Viganò all’avvocato antipandemico in carcere
-



Pensiero2 settimane faMaresciallo, io confesso
-



Salute2 settimane faI malori della 32ª settimana 2026













