Cina
Cina, Scomparsi nelle mani della polizia 10 sacerdoti della Chiesa sotterranea di Baoding
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Costretti alla «guanzhi», una restrizione di movimenti e attività. Sottoposti a sessioni politiche per aderire alla Chiesa ufficiale e quindi al Partito comunista cinese. Diversi religiosi, ancora a piede libero, temono di essere arrestati a breve. L’accordo sino-vaticano non ha fermato la persecuzione contro la comunità sotterranea.
Almeno 10 sacerdoti, tutti appartenenti alla comunità sotterranea (non ufficiale) di Baoding (Hebei), sono scomparsi nelle mani della polizia in un periodo che va da gennaio 2022 fino ad oggi. Quattro di loro sono scomparsi il 29 e il 30 aprile scorso, pochi giorni fa.
I sacerdoti e i fedeli della comunità di Baoding domandano preghiere per loro e notizie. Molti familiari dei sacerdoti scomparsi si sono rivolti ai poliziotti del loro villaggio per avere informazioni, o trovare il modo di aprire un canale di comunicazione, ma invano.
Diversi sacerdoti, ancora a piede libero, temono di poter essere arrestati a breve.
La detenzione a cui questi religiosi sono costretti è definita «guanzhi»: non una vera e propria prigione, ma una restrizione di movimenti e attività, in cui sono sottomessi a sessioni politiche e costrizioni per aderire alla Chiesa ufficiale. Ma entrare nella Chiesa ufficiale comporta l’adesione e la sottomissione al Partito comunista cinese.
La legge cinese permette la «guanzhi» fino a tre anni, senza che sia formulata alcuna accusa. I fedeli temono però che ai sacerdoti possa succedere qualcosa. In passato, sacerdoti e vescovi sequestrati, sono stati poi ritrovati in fin di vita o morti.
Ecco i nomi degli arrestati finora:
Padre Chen Hechao, portato via da rappresentanti del governo lo scorso gennaio;
Padre Ji Fu Hou;
Padre Maligang;
Padre Yang Guanglin;
Padre Shang Mancang è stato portato via in aprile;
Padre Yang Jianwei e Padre Zhang Chunguang, entrambi scomparsi il 29 aprile, verso le 4 del pomeriggio, entrambi nel villaggio di Xushui (Baoding). Fino a ora non si è riusciti a sapere nulla, né vi è alcun segnale da parte loro;
Padre Zhang Zhenquan (v. foto 2) è anch’egli scomparso il 29 aprile dal villaggio di Xushui, verso le 3 del pomeriggio;
Padre Yin Shuangxi (v. foto 3), scomparso nello stesso giorno a Xushui;
Padre Zhang Shouxin, scomparso il 30 aprile a Baoding.
La comunità sotterranea di Baoding è una delle più antiche e più numerose nella Chiesa in Cina. Il loro vescovo, mons. Giacomo Su Zhimin, è nelle mani della polizia da almeno 25 anni, dopo averne già passati più di 40 ai lavori forzati sotto Mao Zedong. I fedeli di Baoding chiedono preghiere anche per mons. Su Zhimin e per un altro sacerdote, Liu Honggeng, anch’egli in prigione da 7 anni.
La comunità non ufficiale di Baoding si è spaccata dopo che il vicario di mons. Su, Francesco An Shuxin ha deciso di passare alla Chiesa ufficiale (qualcuno dice che egli lo avrebbe fatto su suggerimento del Vaticano): in precedenza aveva passato decenni in prigione. Da allora la comunità e i sacerdoti si sono divisi.
L’accordo sino-vaticano ha dato un altro colpo alla comunità sotterranea.
Di per sé, l’accordo tratta solo delle ordinazioni di nuovi vescovi, ma è stato usato dal governo cinese e dal Fronte unito come «prova» che il Vaticano avrebbe sposato la linea del Partito di controllo totale sulla Chiesa.
Dalla firma dell’intesa in poi, il Fronte unito sta obbligando tutti i sacerdoti a professare la loro adesione al Partito e l’iscrizione alla Chiesa ufficiale. Chi non lo fa viene allontanato dalla parrocchia o comunità e subisce queste detenzioni senza alcuna accusa, le guangzhi.
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Immagine da AsiaNews
Cina
I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore
La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.
Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.
Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.
Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.
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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.
I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.
Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.
Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.
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Immagine generata artificialmente
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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