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Satira

Carnevale e vaccino a Venezia: geniale mascherata di alcuni ragazzi

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Un gruppo di ragazzi ha inscenato una mascherata per il Carnevale di Venezia interamente dedicata alla politica vaccinale italiana.

 

Una processione di almeno una trentina di persone si è aggirata per calli e campi di Venezia agghindata come un corteo medievale, con un sottofondo di cornamusa e tamburo davvero notevole.

 

«Principe di Roma, duca di città della Pieve, veneto patrizio… largo al nostro re Mario Draghi!» Una portantina, dove era intronato un pupazzo del presidente del consiglio con parrucca secentesca, veniva sorretta dalle maschere di Berlusconi, Salvini, Letta, Conte.

 

 

Vi era un’ulteriore carro recante quella che chiamavano «sacra reliquia», ossia una siringa con il vaccino.  Il carro «sacro vaccino» era sorretto da alcuni frati tra i quali si potevano scorgere le maschere dei virologi televisivi Burioni, Bassetti, Pregliasco, Galli. Ad una certa distanza, vi era anche una maschera del Ricciardi e perfino del Sileri. Centrale anche il ruolo benedicente del vescovo Speranza.

 

 

«Credo in unum serum» scandivano a mo’ di litania i ragazzi della processione. «Credo in un solo siero». Ma anche: «Tachipirina ora pro nobis». Notevole la litania della terza dose.

 

 

Il ministro Brunetta, reso piuttosto bene, era dotato invece di una mazza ferrata, dietro ad una ridda di no vax incatenati che al collo recavano cartelli con su scritto «minaccio la salute pubblica», «parassita della società», «sono un assassino». «mani in alto o tossisco».

 

Ad ogni campo, si ripeteva la scena: i «criminali no vax» fuggivan per essere inseguiti ed acciuffati dagli alabardieri, i quali quindi facean ripartir il roteo, per poi, in alcuni ambiti, dare ordini allo stesso: «ondulate a destra! Ondulate a sinistra!»

 

 

 

 

 

«Signora lei ha fatto la quinta dose?» hanno scherzato varie volte i membri del corteo con delle malcapitate passanti. Le quali, a quanto si racconta, rispondevano con sincerità e serietà: «certo! Certo!»

 

 

Notevole anche la presenza del filosofo pentito, molto simile a quello che fu plurisindaco del capoluogo lagunare, messo ai ceppi e obbligato a urlare ai passanti «bevete la cicuta!» – quest’ultima è una scena, dobbiamo dire, di crudo realismo.

 

 

 

 

Si tratta, senza dubbio, della più divertente e fantasiosa protesta antivaccinista messa in piedi dal popolo dai tempi delle rivolte contro Jenner e Sacco.

 

 

 

 

 

 

Politica

October Surprise in Casa Pelosi. Le cose che non tornano

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La narrativa ufficiale dell’aggressione a Paul Pelosi, miliardario marito della Speaker della Camera USA Nancy Pelosi, è durata piuttosto poco.

 

Ricapitoliamo: Pelosi è stato aggredito con un martello in casa, ci viene detto. I chirurghi gli stanno ricomponendo le fratture al cranio. In America, ma anche in Italia, partono subito i giornaloni: è colpa del clima tossico creato dagli oppositori. Si lascia intendere che l’aggressore possa essere un sostenitore di Trump, un nazionalista bianco, un QAnonaro, un no-vax, etc.

 

Il presidente Biden ha immediatamente attribuito l’attacco ai 2020 election deniers, cioè coloro che negano la validità della sua elezione.

 

 

La Clinton ha detto che il responsabile è il Partito Repubblicano con le sue teorie del complotto.

 

La deputata somalo-americana Ilhan Omar parla di un tentativo di assassinio della Pelosi (che non era in casa) da parte di un «nazionalista bianco di estrema destra». Tanti altri esempi sono possibili. Insomma, una bella October Surprise, cioè uno di quegli eventi che avvengono stranamente subito prima delle elezioni americane che si tengono solitamente in novembre, con il potenziale di alterarne il risultato.

 

Poco dopo emerge però che il sospetto, il 42enne David DePape, non si attaglia alla categoria. Vive a Oakland, non lontanissimo dalla magione di San Francisco dei Pelosi, universalmente nota perché, in un segno di classismo intollerabile, anni fa Nancy mostrò ai media sottolineando la sua bellezza del suo immenso frigo-ghiacciaia, dove teneva i gelati di cui anche lei, come Biden va ghiotta.

 

Nella casetta del DePape, invece, si vendono solo bandiere LGBT, segni con la foglia di canapa e cartelloni fatti a mano inneggianti a Black Lives Matter. I vicini lo definiscono come una persona instabile, che ha chiamato la polizia contro tutto il vicinato, che pure è tutto sinistroide, anche se non zelotamente hippy come lui e la compagna (o moglie, non si capisce) con cui ha dei figli. La tizia viene infine sentita da Fox News è chiarisce una volta per tutte le inclinazioni domestiche «Quando l’ho incontrato aveva solo 20 anni, non aveva alcuna esperienza in politica, era molto in linea con le mie opinioni, e io sono sempre stato molto progressista». Aggiunge qualcosa di importante: «ammiro assolutamente Nancy Pelosi».

 

 

La Pelosi, per chi non lo sapesse, è l’eterno rappresentante politico del distretto di San Francisco, il più liberal – e gay – dell’intero Paese.

 

Il DePape, apprendiamo, è un nudista convinto. Chi conosce San Francisco sa che, per quanto sia una città dove la follia scorre sovrana, il numero di nudisti praticanti sia davvero esiguo, al punto che è possibile averli presente tutti. Il più famoso è Luis Andrew Martinez (1972-2006), che fu bandito per via del suo nudismo dal campus di Berkeley, e la sua insistenza era tale che lo stesso comune di Berkeley promanò una legge antinudisti (si presentava anche ad assistere il consiglio comunale senza vestiti). La sua storia, tristissima, passa per la vera malattia mentale e finisce in carcere con la testa dentro un sacchetto di plastica.

 

Tuttavia, il fenomeno nudista persiste anche nel quartiere di Castro, epicentro dell’omosessualismo mondiale, dove all’angolo con Market Street era possibile rimirare una sorta di cowboy nudo (cioè: aveva solo stivali e cappello) che si esponeva per la gioia dei passanti, che talvolta si fermavano a rimirarlo e financo a fotografarlo. Quasi mai l’uomo era solo: c’era un gruppo, scostante ma presente, di persone che si denudavano assieme a lui. Sono i cosiddetti «Castro-nudist».

 

 

Come dire: persone così eccentriche, persino a San Francisco, sono rare, e ben conosciute.

 

Non solo: potrebbe essere che il Pelosi, già noto alle cronache per un arresto per guida in stato di ubriachezza poche settimane fa, conoscesse la vittima? Secondo quanto emerge da un audio della polizia locale, sì. Il Pelosi, alle 2 e 30 della notte, chiama la polizia e dice che c’è un signore a casa sua, uno che non conosce, ma si chiama «David ed è un amico»…

 

 

Un’ulteriore dubbio: l’avvocato Harmeet Dhillon, attiva nelle cause riguardanti il primo emendamento, dice di aver portato documenti legali a tutte le case della zona dei Pelosi, che sono tutte pesantemente circondate da forze di sicurezza: Nancy Pelosi come speaker della Camera è ufficialmente terza  in linea di successione alla Casa Bianca – dovesse succedere qualcosa a Biden e alla vicepresidente Harris, la Pelosi diverrebbe presidente USA.

 

 

Come può infiltrarsi in un luogo simile un uomo, indisturbato e, secondo quanto riportato, con indosso solo le mutande?

 

Eppure, circolano foto di una porta-finestra rotta: DePape sarebbe entrato da lì. Chiaramente, dovrebbero esistere video dell’accaduto: le foto che ritraggono la presenza di telecamere del posto sono già condivise online, dove gli utenti aspettano la pubblicazioni dei video di sorveglianza, che però non arrivano, con qualcuno che parla, non si sa con quanta validità, di opposizione da parte dei Pelosi.

 

 

Inoltre, alcune voci in rete, come quella di un poliziotto con 11 anni di esperienza in rapine, sostengono come sia bizzarro che i vetri rotti, come si vede nella foto, siano caduti fuori dalla casa e non dentro, come avviene solitamente negli episodi di scasso.

 

 

Vi sarebbe, inoltre, un terzo uomo: secondo Politico, una delle testate più impegnate a ricostruire l’accaduto, «gli agenti sono arrivati ​​​​alla casa, hanno bussato alla porta d’ingresso e sono stati fatti entrare da uno sconosciuto». L’identità di quest’uomo è ancora da svelare. Come non è facile capire cosa facesse lì in quel momento: stava assistendo all’aggressione senza far nulla? Anche qui, in vari stanno chiedendo la pubblicazione del video delle body-cam, le telecamere montate su ogni agente di polizia. Tale pubblicazione toglierebbe ogni dubbio, ma anche quella tarda ad arrivare…

 

Gli agenti di Polizia arrivati in casa Pelosi, continua Politico, «hanno scoperto che DePape e Pelosi stavano lottando per un martello e, dopo aver ordinato loro di abbandonare l’arma (…) DePape ha preso il martello e “ha attaccato violentemente” Pelosi». Quindi l’aggressione è avvenuta sotto gli occhi della polizia?

Le stranezze non finiscono. Secondo quanto riportato sempre da Politico, il Pelosi avrebbe detto all’intruso  che «doveva andare in bagno» nel bel mezzo dell’irruzione da parte del malintenzionato nudista. Da lì, il Pelosi sarebbe stato apparentemente in grado di chiamare la polizia da un telefono che aveva lasciato in carica, bizzarramente, in bagno. Pelosi, dicendo che c’è uno sconosciuto in casa ma che è un amico che si chiama David,  parla in codice per cercare di far arrivare un messaggio all’operatore senza che il DePape capisca?

 

Ancora: Pelosi, che non è solo marito della terza carica politica più importante della superpotenza, ma anche investitore miliardario (e controverso, secondo alcuni, per possibili conflitti di interesse con la moglie, che va a Taiwan quando la famiglia comincia ad investire sui semiconduttori…)

 

Tutto è molto bizzarro, contorto.

 

Ad un certo punto su Twitter era entrato in campo anche il suo nuovo padrone, Elone Musk. Il quale non ha resistito rispondendo a Hillary che sbavava contro i Repubblicani linkandole un articolo e commentando che «c’è una piccola possibilità che ci possa essere di più in questa storia di quanto sembri».

 

L’articolo è interessante: è di un micrologico giornale locale, il Santa Monica Observer, che sostiene che il DePape sarebbe un «Castro-nudist», di quelli che si trovano all’angolino con il cowboy di cui vi abbiano ritrovato sopra. «Da anni a San Francisco si vociferava che Paul Pelosi fosse gay. Si dice che David DePape sia un nudista di Castro» si spinge a scrivere il giornalista, specificando di avere ricevuto questa teoria da una fonte: «i Castro Nudists sono un gruppo di prostituti gay ì davvero radicali che sfilano nudi con anelli al c**zo». Il giornalista si spinge a dire che non si trattava di una telefonata alla polizia, ma di una risposta ad un wellness check, cioè qualcuno li avrebbe chiamati per controllare se Pelosi stesse bene. Questa idea sembra negata dalla telefonata registrata dalla polizia.

 

Per riassumere, il Santa Monica Observer titola: «L’orribile verità: Paul Pelosi era di nuovo ubriaco e ha litigato con un prostituto venerdì mattina presto».

 

Su Twitter tutti si sono buttati contro il giornalino californiano, accusato di essere poco affidabile e destroide. Elon Musk, in una figura da cioccolataio non bella visto che siamo all’inizio della sua proprietà di Twitter, rimuove il link. Fake news?

 

 

La stampa mainstream non sembra voler fare domande su nessuna delle questioni sollevate: anche le più semplici, come i video di sorveglianza della casa e dei poliziotti.

 

Non ricevendo una versione credibile, il pubblico su internet si sta dando, oltre che a fantasiose teorie del complotto, anche alla satira più volgare ed inaccettabile.

 

 

Prendiamo le distanze da simili offensive volgarità.

 

Sapendo i suoi trascorsi col personaggio, immaginiamo tuttavia che una certa versione di un meme con Bill Gates che sta circolando in rete per un momento l’avrebbe voluta condividere anche Elon Musk.

 

 

 

 

Immagine di Nancy Pelosi via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Politica

Guida pratica al governo Addams

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Purtroppo non tutti i lettori conoscono l’antica serie TV, girata in bianco e nero, chiamata La famiglia Addams. Alcuni sono nati decisamente dopo che le TV italiane avevano smesso di mandare in onda le repliche, che servivano decisamente a coprire buchi di palinsesto. Forse qualche giovane può averne conosciuto i mosci remake tentati dal cinema e forse dal mondo dello streaming.

 

La storia era: una famiglia assortita in modo folle, con mostri e personaggi strambi di ogni sorta – una madre-strega nerovestita, un cugino peloso, una mano mozzata ambulante, un cameriere frankensteiniano, uno zio pelato con l’occhio spiritato, un padrone di casa con nome messicano – completamente inconsapevole della sua stranezza. Produceva Aaron Spelling, che era pure marito dell’attrice che faceva Morticia, noto alle generazioni successive come il papà di Tori Spelling, la ragazza brutta del serial ebete e classista Beverly Hills 90210.

 

Passano gli anni ma gli Addams riemergono spesso, specie quando si tira su la compagine di governo.

 

Ora, possiamo definire così anche la lista dei ministri del governo Meloni? Di certo, è una famiglia: c’è un cognato, un fratello…

 

C’è uno che le malelingue apostrofano come l’orco Shrek, ci sono figure riempite di botulino, un tempo patogeno letale, oggi invece creatura che cambia i connotati alle facce agée (lo chiaman Botox, e sembra il nome di un cattivo da fantascienza, in effetti).

 

Ci sono Ursi e Zangrilli, Calderoni e Calderoli… insomma verebbe voglia di dire che si tratta di un bestiario bello fitto, con la «f» minuscola, però.

 

Partiamo.

 

Abbiamo l’onorevole Antonio Tajani ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, anche vicepremier. Ricordate chi è? È un candidato a sindaco di Roma trombato (come la Meloni…), poi divenuto vice di Junker a Bruxelles, dover portò il suo capo Silvio a pochi giorni dalle elezioni 2018: bella foto di Berlusconi che stringe la mano all’eurotizio della sciatica, pensando di piacere all’elettorato moderato, che credevano esistesse ancora. Risultato elettorale: Forza Italia polverizzata, all’opposizione. Si era detto che dopo gli audio pro-Putin di Berlusconi, Forza Italia sarebbe stata tenuta lontana dagli Esteri: Giorgia ha invece pensato bene che l’occasione per de-ronzulizzare il partito, magari creando una scissione baby-gang stile Italia Viva, era troppo ghiotta.

 

 

Orazio Schillaci alla Salute ha fatto scartabellare per ore i no-vax per capire dove stava. Poi si è scoperto che non era un parente a caso del calciatore dei mondiali di Italia 90, ma  proprio quel rettore di Tor Vergata che aveva elogiato il «senso civico dei vaccini» andando in TV nel giorno del trapasso biologico nazionale, il 15 ottobre 2021. Per lui il green pass era «indispensabile».

 

 

Giancarlo Giorgetti, il leghista draghista, per alcuni l’anti-Salvini infrapartitico, va all’economia. Molti hanno sottolineato in questi giorni che non sa l’inglese. Renovatio 21 invece sottolinea che è cugino del banchiere e grand commis di Stato Massimo Ponzellini, a sua volta figlio d’arte (il padre era membro del consiglio della Banca d’Italia e abbiente sostenitore della nascita dell’editore bolognese Il Mulino) e allievo di Romano Prodi, con cui fonda la società Nomisma e con il quale lavora all’IRI dal 1983 al 1990. Ponzellini è stato presidente della grande società di appalti Impregilo nonché, nel 2009, della Banca Popolare di Milano. A fine 2021 Giorgetti cominciò a parlare pubblicamente di possibili blackout in arrivo.

 

Il MISE, ministero ambitissimo, va ad Adolfo Urso, quello del COPASIR, fresco di viaggi negli USA. Non sappiamo cosa aggiungere: noi tuttavia lo ricordiamo nel 2009 a Mosca durante la più grande missione fatta dall’Istituto del Commercio Estero (ICE) nella sua storia, dove il teatro dell’amicizia Berlusconi-Putin doveva attuarsi e fulminare qualsiasi cosa. Non accadde per il sisma dell’Aquila, per cui Silvio restò a casa, e Vladimir parlò di agromnaja tragedija, immane tragedia. Ad una conferenza Urso rivendicò una foto scattata pochi giorni prima al G20 di Londra (quello in cui la Regia rimproverò le urla di Silvio: «Mister Obamaaa»): si vedeva che, al momento della foto collettiva, Berlusconi era riuscito a prendere da parte il presidente russo Medvedev (quello che oggi parla di guerra atomica un giorno sì o uno anche) e l’appena insediato presidente USA Barack Obama (il mulatto della CIA), e a farsi fotografare dietro a loro mentre li spingeva l’uno vero l’altro, tutti sorridentissimi. Stando a quel che ricordiamo del suo discorso da quel palco a Mosca, a Urso quella foto piaceva. Piaceva anche a noi

 

 

L’ex magistrato veneziano Carlo Nordio, per anni riverito come rara avis della razza giudice-non-di-sinistra, è quello che si è distinto ultimamente per dichiarazioni di umiliazione a Putin: «l’aggressione del satrapo del Cremlino è contro ogni legge umana e divina». Leggero. «L’Ucraina va difesa con le armi perché le guerre si decidono sul campo di battaglia. Quando le guerre terminano con un negoziato è o perché uno dei due ha vinto sul campo o perché c’è stata una situazione di stallo». Ecco: il nuovo Guardasigilli sembrerebbe voler dare a Kiev armi sufficienti per mettere la prima superpotenza nucleare del pianeta KO, cosicché si possano evitare quelle brutte cose da perdenti che sono i negoziati.  Chiarissimo.

 

Guido Crosetto, gigante di origine DC finito nella cerchia più stretta di Giorgia – lo hanno definito lo Shrek della principessa Fiona Meloni – è chiacchierato per un possibile conflitto di interesse: ministro della Difesa, è uomo del settore aerospazio nonché a lungo presidente di AIAD, la Federazione, membro di Confindustria, che rappresenta le Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza. Lui minimizza.

 

Gennaro Sangiuliano, direttore del TG2 e grande biografo di Putin e pure di Xi Jinpingo, è ministro della Cultura: si era parlato di Giordano Bruno Guerri, l’attuale responsabile del Vittoriale. Diciamo che, rinunziando a D’Annunzio, non sono andati «verso la vita», come ebbe a dire quella volta in Parlamento il Vate quando si spostò a sinistra.

 

All’agricoltura e sovranità alimentare – nuovo conio che epperò è già usato dai governi macroniani – Giorgia ci ha messo Lollobrigida: che non è la diva amica di Fidel Castro, che pure era candidata a 91 anni con un partitino del dissenso. No, è Francesco Lollobrigida, suo cognato, il marito di quella sorella che il giorno della vittoria si è precipitata sui giornali per dichiarare che «non è vero che Giorgia è contro l’aborto». Ora: ci chiediamo semplicemente come, rimanendo sudditi di un’Europa che ci sta portando verso il consumo di insetti, si possa parlare di «sovranità alimentare». Ma forse è un problema nostro e non di chi dichiara che dalla prigione di Bruxelles mica vuol uscire.

 

Il neoministro dell’Università Annamaria Bernini, immarcescibile forzitalista, ha fatto dei video per i social in cui le immagini del suo giuramento scorrono con una canzone di Ambra Angiolini in sottofondo. Poi sembra che i video siano spariti. A noi tuttavia interessano le foto con il generale Figliuolo, che non capiamo perché sia divenuto ministro. Su Twitter il 19 luglio 2021 scriveva «Per contrastare la variante #Delta abbiamo 3 strade: nuovi lockdown, l’obbligo vaccinale o il green pass, perché è evidente che non ci sono ancora le condizioni per un “liberi tutti”. Fra queste tre opzioni credo che il #greenpass sia la soluzione più accettabile».

 

 

Ciriani, Abodi, Locatelli, i ministri che hanno perso il portafoglio, ammettiamo di non sapere chi siano, ma ci auguriamo che qualcuno lo trovi e glielo restituisca, magari con dentro tutto: soldi, documenti, carte, foto di famiglia, santino infilato dalla mamma.

 

Gilberto Pichetto Fratin, il nome alla Transizione Ecologica, ci fa pensare a proteste ambientaliste in saio. Non lo conosciamo, non sappiamo. Tuttavia lo scandalo è che tale ministero esiste ancora. Dice tante cose.

 

Quando è uscita la lista con il nome di Zangrillo una porzione non indifferente del popolo italiano ha pensato che si trattasse del medico di Berlusconi, noto per le sue posizioni aperturiste: invece si tratta di Paolo Zangrillo, il fratello del dottore. Qui si è materializzato il momento più Addams di queste ore. La Meloni sbaglia e inverte i nomi nella lista dei ministeri: a Zangrillo, invece che la pubblica amministrazione, affida la Transizione Ecologica.

 

A Pichetto Fratin, viceversa, invece che la Transizione Ecologica dà la Pubblica amministrazione: il Pichetto, contrariamente alla sua nomea, pare non aver protestato. Succede: capitò anche all’Oscar di qualche anno fa, quando sbagliarono la busta del miglior film, e invece che far vincere il capolavoro La la land premiarono un film di ragazzini neri spacciatori omosessuali qualsiasi.

 

Lo Zangrillo l’aveva comunque presa bene: «una nomina inaspettata che mi riempie di orgoglio e, soprattutto, di senso di responsabilità» aveva dichiarato all’Adnkronos con parole simili a quelle del giocatore sostituito che ribadisce la sua fiducia nel mister. «Si tratta di una delega importante, su un tema, la transizione e sicurezza energetica, che oggi penso sia la priorità numero uno non solo per l’Italia, ma per l’Europa. Ce la metterò tutta come ho sempre fatto». Poi il quid pro quo si è risolto e ciascuno è tornato al suo posto. Tuttavia, il fatto suggerisce una realtà di ministri intercambiabili, come nemmeno i giocatori del calcio sovietico. SCB. Sono cose belle.

 

Raffaele Fitto, abbiam presente. Mettere un pugliese agli Affari Europei, Coesione territoriale e PNNR è una mossa geniale.

 

Il neoministro dell’Interno, che ha ruolo precipuo di tener Matteo Salvini lontano da quell’ufficio, si chiama Matteo Piantedosi, un nome che ad alcuni farà pensare vegetali illegali, ma che si era già fatto conoscere come Prefetto di Roma visitatore di hub vaccinali assieme allo Zingaretti. Il 17 febbraio 2021 all’hub di Fiumicino, avrebbe dichiarato: «col vaccino proteggiamo i nostri ragazzi (forze dell’ordine), che sono a contatto con la gente e quindi proteggiamo anche la gente. In più, vista l’alta adesione a questa campagna vaccinale tra le forze di polizia e i vigili del fuoco, diamo anche un esempio alla popolazione sull’importanza della campagna vaccinale»

 

C’è poi il caso del Cencelli latitudinario: Un inedito, poetico ministero del «Sud e del Mare» a Nello Musumeci, ex governatore della Sicilia, misteriosamente non ricandidatosi alle ultime elezioni regionali. La sua funzione ministeriale, vediamo dopo, è anche qui neutralizzare Salvini. Tuttavia, Giorgia salomonicamente dividendo il Paese, ha voluto creare chiralmente un ministero per il Nord: eccoti Roberto Calderoli agli Affari Regionali e Autonomie.

 

Le Riforme alla Elisabetta Casellati. Il Turismo alla socia inseparabile di Flavio Briatore, la Daniela Santanché, che ora si fa chiamare Garnero Santanché, e il perché non lo sappiamo.

 

Riguardo al nuovo ministro del Lavoro Marina Calderone il manifesto ha pubblicato un j’accuse su presunti conflitti di interessi. Apprendiamo dal quotidiano comunista che «all’INPS però c’è il marito Rosario De Luca che fa parte del Cda in quota centrodestra. E qui il conflitto di interesse sarebbe evidente: l’INPS è sottoposto alla vigilanza del ministero del Lavoro e se Marina Calderone diventasse ministro dovrebbe vigilare sulle «attività del marito», come denuncia l’Usb: “Non sappiamo se giuridicamente si possa parlare di conflitto d’interesse ma riteniamo evidentemente inopportuna la contemporaneità dei due incarichi”, sottolinea».

 

Di Eugenia Roccella, neoministro della Famiglia, Natalità e delle Pari opportunità questo sito vi ha già parlato diffusamente. La stampa mainstream e i sinceri democratici sono saltati su inorriditi e in allarme: è una ultracattolica contro l’aborto e la pillola RU486. La realtà, riteniamo noi, è un attimino diversa. La sintetizza bene questa notizia battuta dal Corriere poche ore fa: «la ministra della Famiglia Roccella: «L’aborto? Non è roba mia, chiedetelo al ministro della Salute». Sì, è proprio il ministro della Natalità. Caro lettore, lo sai bene, se alla fine torni qui a leggere Renovatio 21: le cose non sono quelle che sembrano.

 

C’è il video.

 

 

Il caso più eclatante, e politicamente e programmaticamente rilevante è tuttavia quello di Matteo Salvini.

 

La sua posizione – ministro delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili (e avanti con il gergo della Necrocultura ONU!) può tranquillamente dirsi di castigo, dietro la lavagna, ad un passo dall’essere messo in ginocchio sui ceci con il cappello da asino filorusso. Per Salvini, come avevamo detto sopra, Giorgia aveva un programma tanto esplicito da essere perfino volgare: tenerlo lontano dagli Interni, dove quattro anni fa aveva fatto sfracelli – cioè, semplicemente, aveva svolto ottimamente il suo lavoro – ottenendone una popolarità a Nord Centro Sud che gli garantiva bagni di folla che nemmeno il Duce.

 

Quindi, ecco: tenete lontano il più possibile il Capitano dai porti – ecco che scatta la grottesca rapina della delega al mare, che finisce inspiegabilmente al ministero meridionale di Musumeci (il mare c’è anche al Nord).

 

Tenete lontano Salvini dall’immigrazione, un problema che sta a cuore agli italiani e che il milanese è in grado di risolvere, riguadagnandosi chiaramente poi i voti finiti in FdI.

 

Oltre alla competizione elettorale infra-alleata, non volere Salvini all’Interno può avere solo altre due spiegazioni:

 

1) Giorgia vuole risolvere da sé il problema, sulla scia di quanto aveva iniziato a fare Salvini nel 2018, realizzando la sempiterna promessa della destra italiana e ricevendone in cambio quel jackpot di popolarità sfrenata che sappiamo.

 

Oppure:

 

2) Giorgia e i suoi non hanno alcuna intenzione di risolvere la questione immigrazione, che è un diktat della centrale globale contro cui neanche i cowboy texani posson far qualcosa. In questo, semplicemente si accoderebbero al compitino di maggiordomi a capo dei soliti Paesi desovranizzati: sieri genici, transizioni ecologiche, green pass, Ucraina, immigrazione massiva – in attesa che si aggiunga tutto il resto, l’euro digitale, gli insetti a pranzo, il microchip sovra o sottocutaneo.

 

Ecco, diciamolo pure: cosa farà nelle prossime settimane la Meloni con l’immigrazione sarà la cartina tornasole della natura del suo governo. Perché si tratta del problema tecnicamente più facile da risolvere, sopra il quale – in teoria – non ci sono pressioni diplomatiche dirette (come per le armi ucraine), un problema con il quale FdI, e prima ancora AN, e prima ancora il MSI avevano raccolto voti in competizione con la Lega giurando che l’avrebbero cancellato con maschia ed immediata risoluzione.

 

Cominciate, quindi, a prestare attenzione a quello: se vedete ancora per strada marcantoni africani vestiti meglio di voi, con telefonino e cuffiette wireless, monopattino elettrico, pasti caldi portati dalla cooperativa e niente da fare tutto il dì, significa pure che questo governo vi vaccinerà con ogni mRNA supplementare richiesto dalla centrale internazionale, vi renderà ancora più chiaramente obiettivi di una rappresaglia atomica russa, vi toglierà il riscaldamento, il lavoro, la casa e il cibo, e forse pure, come abbiamo ipotizzato su Renovatio 21, nelle piazze della prossima protesta vi manganellerà come non ci fosse un domani. O peggio.

 

Nonostante le intenzioni, anche la Famiglia Addams, a pensarci bene, non è che facesse proprio ridere.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

 

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Satira

Ho sognato che Klaus Schwab mi entrava in casa. Quando mi son svegliato c’era davvero

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Ho sognato che Klaus Schwab mi entrava in casa, e non capivo bene il perché. Era proprio lui: abito impeccabile, palpebra pesante, parlata tedesca caricaturale. Ma cosa ci faceva a casa mia? E cosa voleva?

 

Bisogna capire che una o due volte l’anno faccio sogni significativi, con i quali poi spesse volte tedio il lettore. A mia discolpa c’è il fatto che a volte pubblico pure i sogni delle lettrici di Renovatio 21. Perché i sogni sono importanti, e talvolta pieni di senso. Tutti lo sappiamo.

 

Non mi capita spessissimo un sogno come questo, un sogno VIP. Qualche anno fa, qualche tempo dopo la sua morte, sognai di George Bush senior, il quale mi passava due blister con un farmaco liquido verde e una puntina rossa. Mi ripeteva con che lui si era trovato bene, e sembrava sincero e onestissimo. Io portavo a casa il medicinale misterioso chiedendomi se fosse il caso di provarlo.

 

Una notte di fine estate 2019 sognai che incontravo Vladimir Putin, nel buio stellato del confine tra la Germania e la Russia, un confine che ovviamente nel mio sogno esisteva. Il presidente russo  era vestito con un giubbotto e stava appena fuori dalla dogana illuminata dai neon, per terra c’era nevischio e intorno a me sentivo i boschi e un’aria pungente ma non freddissima.

 

Era praticamente solo, non aveva guardie del corpo o altre persone nelle sue immediate vicinanze. Vedendolo, lo informavo subito delle mie intenzioni di fare una conferenza a Costabissara riguardo le sue supposte origini vicentine. Lui, che in qualche modo mi conosceva già (forse da sogni precedenti), diceva che era a conoscenza del mio progetto, e gli andava bene. Poi, con imbarazzo, gli facevo un’altra richiesta: in realtà, ero lì perché stavo facendo una potente maratona transnazionale, che finiva chissà dove in Siberia. Ero infatti in tenuta da corsa, e me ne rendevo conto lì per lì. Arrivato al confine d’Europa, mi rendevo conto di aver dimenticato il passaporto a casa (del problema del visto per la Russia, che tanto mi angustiava tutte le volte che vi sono andato, nel sogno non mi curavo).

 

Chiedevo quindi mestamente al presidente Putin se poteva fare qualcosa. Lui in silenzio fa un cenno di assenso, si alza e fa una telefonata con un telefono fisso qualche passo più in là. Torna indietro e mi dà in mano un tubetto di gomma, di quelli che si usano per alzare la macchina fotografica dal cavalletto: «Tieni questo». Con in mano questo oggetto miracoloso che era un lasciapassare per correre attraverso tutte le Russie e finire la maratona, ringraziavo e mi avviavo oltre il confine pensando che non avevo nemmeno dovuto sforzarmi di parlare in russo, in quanto il mio interlocutore parlava un italiano perfetto, e comunque, sentivo, già sapeva tante cose.

 

Ovviamente, la conferenza sul Putin costabissarese è un sogno che ora mai diverrà realtà: non voglio nemmeno pensare a cosa deve essere chiedere il permesso per un incontro del genere, sia pur nella cittadina dove diecine e diecine di famiglie si chiamano Putìn e non vedono l’ora che si sdogani una volta per tutte la loro parentela con lo Zar. Non voglio pensare alla quantità di forze dell’ordine, questura, celerini, DIGOS, SISDE, SISMI, COPASIR, CIA, FBI necessaria per una innocua baraccata come questa: e poi, le polemiche sui giornali, i lanci dei politici, le orde di badanti inferocite, o ancora peggio i loro nipoti tatuati-svasticati venuti dritti da Azovlandia peraltro senza pagare il pedaggio in autostrada.

 

Vi dirò di più: c’è un sottopassaggio che da Vicenza porta al Comune dei Putìn, funzionante da pochi mesi – ma lo hanno già imbrattato di insulti ebeti contro Putin e contro i russi in generale.

 

Ma vabbè, quelli sono altri sogni – dove, tuttavia, è bizzarro sia il comportamento dei VIP onirici, così come anche il mio, che non è quello che avrei nelle circostanze della veglia.

 

Eccomi quindi alle prese con il Klaus Schwab che mi entra in casa. È lì, in piedi che va avanti e indietro e si lamenta. Ha un completo blu impeccabile, che gli stringe un po’ il collo, la testa che gli esce fuori come un palloncino di carne fiappa, gli occhialini, il mento tecnicamente assente, la voce roca di un tedesco delle barzellette tipo fantasma formaggino. È proprio lui, mi dico: e mi rendo conto che per il sogno era perfettamente normale che fosse lì, anzi forse eravamo pure d’accordo. Ma mica mi ricordo perché: anzi, sono disturbato da questa invasione: insomma, il capo del World Economic Forum mi è entrato in casa! Ma che roba è?

 

Lo Schwabbo sembra sicuro di sé ma in realtà è nervosissimo, zompetta, si volta di scatto, parla e parla, si lamenta tantissimo: perché dicono che è svizzero quando invece lui è di Friburgo, ma in realtà è svizzero… E poi tutta ‘sta storia delle armi atomiche del Sudafrica dell’apartheid… le balle su sua madre, che di fatto con i Rothschild non c’entra proprio nulla… lui ha da fare, perché gli remano tutti contro? In realtà è come se stesse parlando fra sé, borbotta, si ringhia da solo.

 

Io son lì che lo guardo: ha la pelle più chiara del previsto, è come unta, madida di una sostanza riflettente. Il lucore epidermico emanato dal personaggio stride con il salotto buio, ma io sono assalito da un altro pensiero: e adesso, non è che mi tocca dargli da mangiare? Mi tocca davvero offrirgli qualcosa, chessò, un tè? Ma come è possibile che non sappia che detesto tutto quello che rappresenta? Com’è possibile che io debba rimanere calmo, anzi addirittura civile ed ospitale, quando ho Klaus Schwab che mi è entrato in casa? Ma che razza di sogno è?

 

Qui mi sveglio.

 

Grazie al cielo, lo Schwab in casa non c’è. O almeno, ad una prima occhiata sembra non esserci.

 

Ho di fianco a me mio figlio, che nel suo modo sonnambolico è sgattaiolato sotto le mie coperte nelle prime ore del mattino. Scatta il sospiro di sollievo. Per fortuna sono qui con la mia famiglia, e non con un petulante distruggitore della Civiltà umana. Fiuuu.

 

Quando è ora di far la colazione al bambino, mi viene in mente il primo flash: è il video che abbiamo pubblicato ieri con gli scolari olandesi che mangiano larve. Mio figlio mangia i cereali, per un momento posso allucinare che invece dei fiocchi tostati nel suo cucchiaio, con il latte, ci sono vermi e insetti – proprio come vuole il World Economic Forum.

 

Pizzicotto. Tranquillo. Sei a casa tua. Klaus non c’è: è solo un sogno. Fatti un caffè che ti passa.

 

Ecco, ho la mia bella tazza fumante, nel mio mug preferito, quello con il teschio de Il Punitore. Guardo fuori dal balcone le prime luci dell’alba, e vedo la mia macchina parcheggiata fuori. Penso che devo far benzina.

 

Bum, secondo flash: il WEF che vuole alzare ancora di più i prezzi del carburante per salvare la democrazia. Cambia canale, subito. Pensa a qualcos’altro, magari ad un’altra macchina. Ecco: inizio col dipingermi nella mente una bella Mustang nera, tuttavia poco dopo, non so come scivolo a pensare che è arduo oramai permettersi un’auto di per sé.

 

Bum, flash: «il World Economic Forum chiede l’abolizione della proprietà private della auto».

 

Pizzicotto. Pizzicotto. Non serve a niente: guardo l’ora sul telefono ma vedo sullo schermo i codici QR per le pompe di benzina in Sri Lanka. Mi torna su, come qualcosa di mal digerito, anche il discorso di Davos del premier Weckremesinghe, «come arricchirò il mio Paese entro il 2025».

 

Oramai la mente è difficile fermarla. Guardo le luci ma penso ai blackout, quelli che ci hanno promesso a Davos. Guardo il termostato sulla parete ma vedo i discorsi sul carbon tracking al World Economic Forum. Penso ad uscire a prendere una boccata d’aria, ma mi torna in mente l’articolo WEF in ode ai lockdown rispettati ubbidientemente da milioni di persone.

 

Bum. Bum. Bum.

 

Cosa vuoi fare, occupare la mente magari leggendo qualche notizia? Eccoti lo Schwab che ti parla di fusione di intelligenza umana e artificiale per censurare preventivamente la disinformazione.

 

Niente: Klaus è ovunque. Klaus c’è. Dappertutto.

 

Bisogna staccare: vai al PC, dai una prima occhiata rapida alla posta, guarda il meteo, ché devi capire se prendere o non l’ombrello per portare i bambini a scuola. Il computer si accende, tra le mille lucette delle ventole ignoranti con cui lo ho agghindato. Ecco, compare un logo… è quello di Windows. Microsoft. Bill Gates…

 

A questo punto non inizio neanche, è il caso di arrendersi. Parte della mia vita sta per passare attraverso i progetti di un comitato mondialista svizzero, e vabbè. Ma un’altra porzione non indifferente della mia esistenza arriva attraverso un software del grande nemico dell’umanità, il Billo – ed è così da decenni, da quando ancora faceva pubblicità di Windows 95 con la canzone Start me Up dei Rolling Stones. L’uomo che vaccina il mondo ha creato l’unico sistema operativo massacrato dai virus, per i quali – a questo punto ricordiamolo – la principale cura è un antivirus… russo. Il Kaspersky, che è, si dice, anche lui, come lo Zar di Costabissara, proveniente dal KGB

 

Resta il fatto che se vuoi lavorare devi pagare Gates. Accendi il tuo calcolatore personale, ti appare il magnate universale.

 

Siamo fottuti.

 

Vabbè, sapevamo già anche questo: ma che te lo dicano pure i sogni è un passo avanti che mica mi immaginavo.

 

Quel che voglio dire è che lo Schwabbo – come Gates – non è che se ne sta solo a Davos, e cala magari a Roma per incontrare in modo riservato il premier Draghi: Klaus Schwab ci è entrato in casa.

 

Proprio così: Klaus Schwab vi è entrato in casa. Anche a voi.

 

Datevi pure i pizzicotti: non è un sogno, non è un incubo, è l’amara realtà.

 

C’è qualcuno che vuole mettersi con noi a capire in quale modo possiamo mandarlo via? In campagna elettorale, i politici non ne hanno fatto parola. E sì che Klaus Schwab è entrato in casa anche a loro, alcuni anzi sono stati pure ospiti suoi, e la lista, dicono quelli che vorrebbero pubblicarla, sarebbe pazzesca, con migliaia e migliaia di nomi da tutto il mondo. Sono coloro che per conto di Klaus «penetrano» i governi (parole sue), perché probabilmente già penetrati dalle idee WEF.

 

Volevo chiudere l’articolo mostrando quel video satirico fatto l’anno scorso, quello con Schwab che sognava il futuro per tutti noi. C’è ancora l’articolo su Renovatio 21, ma non c’è il video, sparito da YouTube e dai social. Forse il Klaus se l’è presa e lo ha fatto togliere. Però anche lui: la prossima volta che deve entrarmi in casa, almeno abbia la decenza di telefonare, bussare, mettersi d’accordo. Magari darci pure qualcosa in cambio. Anzi, che idea: per ripagarci del disturbo domestico, che venga a fare da relatore alla grande conferenza sulle origini vicentine di Putin a Costabissara – visto che peraltro lo conosce bene.

 

Devo dire che, qualora accettasse e – nel mondo della veglia – me lo trovassi lì davanti all’auditorium comunale tra ucronazisti, piddini, badanti, e schiere di polizia antisommossa, non saprei quanto riuscire ad essere ospitale con lui.

 

Anche perché come organizzatore dell’evento, a differenza sua, mi rifiuterei di piazzare chip cerebrali al pubblico per capire cosa stanno pensando, che a lui son cose che piaccion tantissimo.

 

Al massimo mi darei ancora qualche pizzicotto, perché davvero la realtà che ha programmato per noi, e che stiamo già vivendo,  è un incubo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

PS Fermi tutti ho ritrovato il vecchio video satirico sullo Schwab e il 2030. C’è poco da dire, è proprio un incubo. Il nostro incubo.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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