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Geopolitica

Birmania, la giunta golpista sospende l’accesso agli aiuti umanitari allo Stato di Rakhine

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il conflitto civile si sta riversando nello Stato Rakhine dove nel 2020 l’Arakan Army, la milizia etnica locale, aveva siglato una tregua con l’esercito. Ad essere presa in mezzo è ancora una volta la popolazione civile: nell’ultimo mese sono aumentati gli sfollati e le persone che necessitano assistenza.

 

 

La giunta golpista birmana ha ordinato alle agenzie umanitarie internazionali di interrompere le loro attività nello Stato Rakhine perché l’accesso al momento è bloccato dagli scontri tra le truppe del Tatmadaw  – l’esercito birmano che l’anno scorso con un colpo di Stato ha spodestato il governo civile guidato da Aung San Suu Kyi – e l’Esercito Arakan (Arakan Army, AA).

 

A dare la notizia è stato un promemoria interno inviato a un’organizzazione che lavora nel Rakhine: la nota dice che l’accesso alle municipalità di Buthidaung, Maungdaw, Rathedaung, Mrauk-U, Minbya e Myebon è stato bloccato a partire da ieri «fino a nuovo avviso».

 

Dal mese scorso c’è stata una recrudescenza degli scontri nello Stato birmano occidentale e nella municipalità di Paletwa, nel vicino Stato Chin, nonostante l’Arakan Army avesse firmato una tregua con l’esercito birmano nel novembre 2020.

 

L’attuale conflitto civile vede schierate contro il Tatmadaw le Forze di difesa del popolo – il braccio armato del Governo di unità nazionale in esilio – e le milizie etniche del Myanmar che in alcuni Stati hanno una presenza storica. Nell’ultimo periodo il coinvolgimento dell’AA è andato crescendo.

 

Il blocco alla circolazione e alla distribuzione di aiuti è arrivato dopo che l’Esercito Arakan ha annunciato che avrebbe controllato tutti i veicoli per ragioni di sicurezza, nel tentativo, cioè, di contrastare l’infiltrazione delle truppe golpiste: «Dobbiamo effettuare questi controlli poiché esiste la possibilità di combattimenti più pesanti in tutto il Rakhine, data la crescente intensità degli scontri nel Rakhine e a Paletwa», ha fatto sapere l’AA.

 

A inizio mese anche le Nazioni unite avevano segnalato la possibilità di una tale escalation: secondo l’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) i recenti scontri stanno determinando un aumento degli sfollati: in base a dati aggiornati al 5 settembre, almeno 2.270 famiglie (circa 9.600 persone) hanno abbandonato le loro case a causa della guerra, portando a 84mila gli sfollati nella regione che necessitano di assistenza umanitaria.

 

La maggior parte di essi si trova in questa condizione dal periodo di scontri che si è registrato nel Rakhine tra l’Aa e l’esercito tra il 2018 e il 2020.

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine da AsiaNews

 

 

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Bizzarria

Presidente sudcoreano insulta i parlamentari USA in un fuorionda

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È divenuto virale un fuorionda catturato a margine della riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York questa settimana dove è possibile udire il neopresidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol insultare i membri del Congresso USA.

 

«Come potrebbe Biden non perdere la dannata faccia se questi stronzi non lo approvano al Congresso?» avrebbe detto il leader sucoreano.

 

Prima di queste osservazioni offensive, Biden, presente sul palco con Yoon, aveva promesso 6 miliardi di dollari per combattere l’HIV e la tubercolosi. L’aiuto tuttavia avrebbe bisogno dell’approvazione del Congresso.

 

La parola inglese con cui è stato tradotto l’insulto di Yoon, «fuckers» (che è possibile tradurre in «stronzi» o anche «pezzi di merda») è divenuta un trend su Twitter.

 

La clip, ancora visibile su YouTube, è stata pubblicata da un’emittente sudcoreana.

 

 

Il presidente Yoon è in carica da maggio, ma ha già fatto parlare di sé per i suoi modo decisi e le politiche divergenti rispetto al passato.

 

Come riportato da Renovatio 21, Yoon ha dichiarato la volontà di far entrare Seul nella «NATO globale», di fatto già unendosi agli atlantici per quanto riguarda le armi cibernetiche.

 

Tre mesi fa è emerso che l’esercito sudcoreano è tornato a descrivere nelle sue pubblicazioni la Corea del Nord come «nemico».

 

Nel nuovo corso politico di Yoon, Seul inoltre ha fatto sapere di star tornando all’energia nucleare.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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Geopolitica

Il Cremlino: risponderemo agli attacchi nuovi territori del referendum come ad attacchi contro la Russia

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Ogni attacco contro i territori annessi dal referendum potrebbe ingenerare un’escalation bellica massiva.

 

Alla domanda se i tentativi dell’Ucraina di riconquistare i territori del Donbass dopo che quei territori hanno votato per entrare a far parte della Russia, saranno considerati un attacco alla Russia, l’addetto stampa presidenziale Dmitrij Peskov ha dichiarato :

 

«Certamente. Immediatamente entrerà in vigore la Costituzione della Federazione Russa in relazione a questi territori, dove tutto è affermato molto chiaramente su questo punto».

 

Quindi, considerando i nuovi territori come parte della Federazione a tutti gli effetti, le disposizioni pertinenti della Costituzione russa entreranno in vigore dal momento in cui le Repubbliche ex ucraine si uniranno alla Russia.

 

Per quanto riguarda i tempi di tale processo, Peskov ha affermato durante la sua conferenza stampa di oggi che se i referendum nel Donbass decideranno che dovrebbero entrare a far parte della Russia, il processo di adesione si svolgerà abbastanza rapidamente e nel pieno rispetto della legge russa.

 

Sia l’Assemblea Federale che il Presidente devono accettare la decisione e sono necessarie una serie di procedure per la firma dei documenti necessari.

 

Peskov ha riconosciuto, tuttavia, di non essere sicuro di quanto tempo possa durare il processo di riconoscimento. «Sono davvero convinto che sarà abbastanza veloce», ha osservato Peskov.

 

Le parole di Peskov, ripetute anche da altri ufficiali russi, non fanno che ribadire come l’escalation sia dietro l’angolo. Gli attacchi ucraini ai territori annessi cagionerebbero una risposta bellica russa totale – e l’operazione militare speciale diventerebbe guerra a tutti gli effetti.

 

A quel punto, l’intervento NATO su suolo ucraino potrebbe realizzarsi.

 

Forse anche in previsione di questo – cioè, della prima vera battaglia della Terza Guerra Mondiale – Putin ha iniziato le procedure di mobilitazione militare della popolazione russa, cioè una nuova fase della guerra che coinvolga il territorio stesso della Federazione Russa.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier servo Alexander Vucic ha recentemente dichiarato a latere della plenaria ONU a Nuova York che un «grande conflitto mondiale» potrebbe arrivare entro due mesi.

 

 

 

 

Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

 

 

 

 

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Geopolitica

La nuova fase della guerra per la Russia: la difesa della Madrepatria

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La guerra di Mosca ha cambiato fase.

 

L’ex ispettore delle armi ONU Scott Ritter ha afferma in un post sul suo canale Telegram che la «mobilitazione parziale» ordinata dal presidente russo Vladimir Putin «rappresenta una nuova fase del conflitto russo-ucraino, ovvero il fatto che la Russia sta combattendo la NATO alleanza rispetto alla sola Ucraina».

 

«Per rispondere a questa minaccia, la Russia sta creando una nuova realtà, vale a dire la transizione da una lotta in cui la Russia lavorava con alleati e operava su suolo straniero, alla Russia che difendeva la madrepatria».

 

L’assorbimento delle quattro regioni, Lugansk, Donetsk, Zaporiggia e Kherson, «altererà radicalmente le basi giuridiche del conflitto».

 

«Mentre i referendum attualmente sono considerati solo un impatto sulle terre sotto l’attuale occupazione russa, Putin ha parlato della necessità di liberare tutta la Novorossija dal giogo della tirannia ucraina», continua Ritter.  «Credo che l’assorbimento del territorio ucraino sarà ampliato a un certo punto per includere Odessa e Kharkov».

 

«Credo che assisteremo a una pausa strategica mentre la Russia completerà la sua mobilitazione parziale. Questa pausa sarà contrassegnata da pesanti combattimenti poiché l’Ucraina cercherà di interrompere i referendum e alterare la geografia del campo di battaglia. Ma una volta che la Russia consoliderà politicamente il nuovo territorio e acquisirà la capacità militare necessaria, credo che vedremo la distruzione fisica della nazione ucraina come la fine di questo conflitto», conclude.

 

«Credo anche che non ci sia nulla che la NATO possa fare per alterare questa realtà».

 

Le parole di Ritter trovano una eco in dichiarazioni di Dimitrij Suslov direttore Centro di studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia di Mosca, che il Corriere della Sera ha intervistato presentandolo come «uno dei più importanti istituti russi dove viene pensata la politica estera del Cremlino».

 

«Dopo i referendum, il rischio di una Terza guerra mondiale aumenterà in modo esponenziale. Una volta annessi i quattro territori, ogni missile occidentale che li colpisce verrà considerato una dichiarazione di guerra» ha dichiarato Suslov nell’intervista.

 

«Mi chiedo se l’Occidente accetterà il rischio di un conflitto mondiale, continuando l’attuale massiccia fornitura di armi a Kiev, oppure se accetterà di ridimensionarla».

 

 

 

 

Immagine di Vitaly V. Kuzmin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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