Spirito
Bergoglio «nemico della Chiesa»: mons. Viganò e il «vitium consensus» del papato
Renovatio 21 pubblica l’intervento di monsignor Carlo Maria Viganò per la Catholic Identity Conference Pittsburgh del 1 ottobre 2023. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
A fructibus eorum cognoscetis eos.
Numquid colligunt de spinis uvas aut de tribulis ficus?
Sic omnis arbor bona fructus bonos facit; mala autem arbor fructus malos facit.
Non potest arbor bona fructus malos facere, neque arbor mala fructus bonos facere.
Omnis arbor quæ non facit fructum bonum exciditur et in ignem mittitur.
Igitur ex fructibus eorum cognoscetis eos.
Mt 7, 16-20
Permettetemi di rivolgere un saluto e un ringraziamento agli organizzatori della Catholic Identity Conference e a tutti coloro che vi prendono parte. In un momento di grande confusione è importante fare chiarezza su quanto accade, anche confrontandosi su posizioni differenti. Ecco perché sono grato all’amico Michael Matt per avermi dato l’opportunità di condividere con voi alcune considerazioni.
In questo mio intervento non cercherò di dare risposte, ma di porre una questione ormai non più procrastinabile, affinché noi Vescovi, il Clero e i fedeli possiamo guardare alla gravissima apostasia presente come un fatto del tutto nuovo e che non può trovare soluzione, a mio parere, ricorrendo alle categorie di giudizio e di azione ordinarie.
L’evidenza del «problema Bergoglio»
Il moltiplicarsi di dichiarazioni e comportamenti del tutto estranei a ciò che ci si aspetta da un Papa ed anzi in contrasto con la Fede e la Morale di cui il Papato è custode, ha portato molti fedeli e un numero sempre più cospicuo di Vescovi a prendere atto di qualcosa che fino a qualche tempo fa appariva inaudito: il Soglio di Pietro è occupato da un personaggio che abusa del proprio potere per lo scopo opposto a quello per cui Nostro Signore lo ha istituito.
Alcuni ritengono Jorge Mario Bergoglio palesemente eretico nelle questioni dottrinali, altri tirannico nelle questioni di governo, altri ancora considerano la sua elezione invalida a causa delle molteplici anomalie della rinunzia di Benedetto XVI e dell’elezione di chi ha preso il suo posto.
Queste opinioni – più o meno suffragate da prove o frutto di speculazioni non sempre condivisibili – confermano tuttavia una realtà ormai incontestabile. Ed è questa realtà, a mio parere, che costituisce un punto di partenza comune nel cercare di porre rimedio alla sconcertante, scandalosa presenza di un Papa che si pone con ostentata arroganza come inimicus Ecclesiæ, e che come tale agisce e parla.
Un nemico che, proprio perché occupa il Soglio di Pietro e abusa dell’autorità papale, è in grado di infliggere un colpo terribile e disastroso, quale nessun nemico esterno in tutta la storia della Chiesa ha mai potuto arrecare. I peggiori persecutori dei Cristiani; i più feroci adepti delle Logge massoniche; i più scatenati eresiarchi non erano riusciti, in così poco tempo e con tale efficacia, a devastare la Vigna del Signore, scandalizzarne i fedeli, disgustarne i Ministri, screditarne dinanzi al mondo l’autorità e l’autorevolezza, demolirne il Magistero, la Fede, la Morale, la Liturgia, la disciplina.
Inimicus Ecclesiæ, non solo rispetto alle membra del Corpo Mistico – che egli disprezza, ridicolizza (contro cui non cessa di lanciare velenosi epiteti), perseguita e colpisce; ma anche rispetto al Capo del Corpo Mistico, Gesù Cristo: l’autorità del Quale è da Bergoglio esercitata non più in funzione vicaria e quindi in necessaria e doverosa coerenza con il Depositum Fidei, ma in modo autoreferenziale e quindi tirannico.
L’autorità del Romano Pontefice è infatti derivata dalla suprema autorità di Cristo, alla quale essa partecipa entro i confini e nell’ambito delle finalità che il divino Fondatore ha stabilito una volta per tutte, e che nessun potere umano può modificare.
L’evidenza dell’alienità di Bergoglio all’ufficio che ricopre è un fatto certamente doloroso e gravissimo; ma il prendere coscienza di questa realtà è la premessa indispensabile per porre un rimedio ad una situazione insostenibile e disastrosa.
Agere sequitur esse
In questi dieci anni di «pontificato» abbiamo visto Bergoglio fare tutto quello che non ci si sarebbe mai aspettati da un Papa, e viceversa tutto quello che farebbe un eresiarca o un apostata. Vi sono state occasioni in cui queste azioni sono apparse palesemente provocatorie, come se con le sue esternazioni o con certi atti di governo egli volesse deliberatamente suscitare lo sdegno del corpo ecclesiale e spingere sacerdoti e fedeli a reagire dandogli il pretesto per dichiararli scismatici. Ma questa strategia tipica del peggiore gesuitismo è ormai scoperta, perché l’intera operazione è stata condotta con troppa arroganza e in ambiti su cui nemmeno i Cattolici moderati sono disposti a transigere.
Gli scandali sessuali del Clero, ed in particolare la risposta della Santa Sede alla piaga della corruzione morale di Cardinali e Vescovi, hanno mostrato una vergognosa disparità di trattamento tra coloro che appartengono al cosiddetto «cerchio magico» di Bergoglio e quanti invece egli considera avversari. (…)
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Si rompe il muro del silenzio
Il silenzio dell’Episcopato dinanzi alle enormità bergogliane conferma che l’autoritarismo autoreferenziale del gesuita Bergoglio ha trovato servile obbedienza nella quasi totalità dei Vescovi, terrorizzati dall’idea di essere fatti oggetto delle ritorsioni del vendicativo e dispotico satrapo di Santa Marta. Alcuni Vescovi diocesani iniziano a non sopportare più la sua azione devastatrice, che mina l’autorità e l’autorevolezza della Chiesa intera. Il Vescovo Joseph Strickland, ad esempio, ha lodevolmente ribadito verità dottrinali immutabili che il Sinodo sulla Sinodalità dei prossimi mesi si appresta a demolire. E il cardinal Gerhard Ludwig Müller ha giustamente ricordato che il Signore non ha conferito potere al Papa per «bullizzare» i buoni Vescovi.
Qualcosa quindi inizia a cambiare: gli schieramenti vanno delineandosi e vediamo da una parte la «chiesa sinodale» di Bergoglio – che chiama emblematicamente «nostra» – e dall’altra quel che resta della Chiesa Cattolica, verso la quale egli non manca di ribadire la propria assoluta estraneità.
La sanatio in radice delle irregolarità al Conclave
Mons. Athanasius Schneider sostiene che le eventuali irregolarità verificatesi nel Conclave del 2013 sarebbero comunque sanate in radice dal fatto che l’eletto Jorge Mario Bergoglio è stato riconosciuto come Papa dai Cardinali elettori, dall’Episcopato e dalla maggioranza dei fedeli. In pratica, a prescindere dalle vicende che possono aver portato all’elezione di un Papa – con o senza interventi esterni – la Chiesa si dà un lasso di tempo oltre il quale non sarebbe possibile impugnare un’elezione, se il nome dell’eletto è accettato dal popolo cristiano. Ma questa tesi è messa in discussione da un precedente storico.
All’epoca di Urbano VI – siamo nel 1378 – la maggioranza dei Cardinali, dei Prelati, dei Sovrani cattolici e del popolo riconobbe come Papa Clemente VII, in realtà antipapa. Tredici Cardinali su un totale di sedici mise in discussione la validità dell’elezione di papa Urbano, in ragione della minaccia di violenze del popolo romano al Sacro Collegio, e anche i pochi sostenitori di Urbano ben presto si pentirono di averlo eletto, convocando un Conclave a Fondi da cui uscì eletto l’antipapa Clemente VII.
Anche San Vincenzo Ferrer era convinto che il vero papa fosse Clemente, mentre Santa Caterina da Siena era schierata con Urbano. Se il consenso universale fosse stato un argomento indefettibilmente valido, si sarebbe dovuto considerare Papa Clemente e non Urbano. L’Antipapa Clemente, sconfitto dall’esercito di Urbano VI nella battaglia di Marino del 1379, trasferì la Sede ad Avignone, dando luogo allo Scisma d’Occidente che durò trentanove anni.
Vediamo quindi che il consenso universale è un argomento che non regge alla prova della Storia.
La via tutior di mons. Schneider
Mons. Athanasius Schneider ci ricorda che la via tutior consiste nel non obbedire a un Papa eretico, senza doverlo necessariamente considerare decaduto ipso facto dal suo ufficio in quanto separato dalla Chiesa e quindi non più capace di esservi a capo, come invece ritiene San Roberto Bellarmino. Ma anche questa soluzione – che se non altro riconosce che Bergoglio è eretico – non mi sembra risolutiva, dal momento che l’obbedienza che i fedeli possono negargli è solo marginale rispetto a tutti gli atti di governo e di magistero che costui ha compiuto e continua a compiere senza che i suoi sudditi possano fare alcunché.
Certo, ci si può organizzare per la celebrazione clandestina della Messa cattolica, ma cosa possono fare un sacerdote o un laico quando una cupola eversiva di Vescovi manovrati da Bergoglio si appresta a introdurre con il Sinodo sulla Sinodalità cambiamenti dottrinali inaccettabili? E cosa potranno fare quando nelle loro parrocchie una diaconessa benedirà le «nozze» di due sodomiti?
Certamente la disobbedienza a ordini illegittimi di un Superiore eretico o apostata è doverosa sub gravi, poiché l’obbedienza a Dio viene prima dell’obbedienza agli uomini, e perché la virtù dell’Obbedienza è gerarchicamente subordinata alla virtù teologale della Fede. Ma il danno che ne deriva per il corpo ecclesiale non è impedito con un’azione di semplice resistenza: occorre risolvere la questione alla radice.
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Il vizio di consenso nell’assunzione del Papato
Preso dunque atto che Bergoglio è eretico – e basterebbero Amoris Lætitia o la dichiarazione dell’immoralità intrinseca della pena capitale per averne la prova – dobbiamo chiederci se l’elezione del 2013 sia stata in qualche modo inficiata da un vizio di consenso; se cioè l’eletto abbia voluto diventare Papa della Chiesa Cattolica o piuttosto capo di quella che egli chiama la «nostra chiesa sinodale», che nulla ha a che vedere con la Chiesa di Cristo proprio perché si pone come altra rispetto ad essa.
Questo vizio di consenso si rileva a mio parere anche dal comportamento di Bergoglio, ostentatamente anticattolico ed eterogeneo rispetto all’essenza stessa del Papato. Non vi è azione di costui che non suoni palesemente di rottura rispetto alla prassi e al Magistero della Chiesa, e a ciò si aggiungono le prese di posizione tutt’altro che inclusive verso i fedeli che non intendono accettare arbitrarie innovazioni o peggio eresie conclamate.
La questione fondamentale verte sulla comprensione del piano eversivo della deep church, che con i metodi denunciati a suo tempo da San Pio X nei riguardi dei Modernisti si è organizzata per compiere un colpo di stato in seno alla Chiesa e portare sul Soglio di Pietro il profeta dell’Anticristo.
La mens rea nell’infiltrarsi nella Gerarchia e ascenderne i gradi è evidente, così come è evidente che i piani della fazione ultra-progressista non potevano arrestarsi dinanzi a Benedetto XVI, da essi considerato troppo conservatore e soprattutto odiatissimo per aver osato promulgare il Motu Proprio Summorum Pontificum.
E così ecco spinto Benedetto XVI a dimettersi, e subito pronto quello sconosciuto Arcivescovo di Buenos Aires che l’11 Ottobre 2013, in una conferenza alla Villanova University (qui), l’allora Card. McCarrick, suo amico di lunga data, rivelò essere stato fortemente voluto da un «very influential Italian gentleman», emissario del deep state presso la deep church.
Chi lavora nella Curia Romana sa bene chi è chiamato «il gentiluomo» per antonomasia e quali siano i suoi legami con il potere di qua e di là del Tevere, e ne conosce pure gli imbarazzanti penchant che spiegano la contiguità con la lobby omosessuale vaticana.
È altresì significativo che McCarrick si dica convinto che Bergoglio «cambierà il Papato nell’arco di quattro anni», confermando l’intenzione dolosa di manomettere l’istituzione divina e irriformabile della Chiesa.
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Vedere Bergoglio partecipare a un evento della Clinton Foundation, dopo altri non meno scandalosi endorsement dell’élite globalista, conferma il suo ruolo di liquidatore fallimentare della Chiesa, in vista della costituzione di quella Religione dell’Umanità che dovrà servire da ancella della sinarchia del Nuovo Ordine Mondiale. Ecumenismo, ecologismo, vaccinismo, immigrazionismo, ideologia LGBTQ+, gender e altre istanze della religione globalista sono fatti propri da Bergoglio non solo tramite un’azione di ostentato e orgoglioso sostegno ai fautori dell’Agenda 2030, ma anche con un’opera di sistematica demolizione di tutto ciò che nel Magistero vi si oppone e di spietata persecuzione di chi esprime anche prudenti perplessità.
Quindi: Bergoglio è eretico e palesemente ostile alla Chiesa di Cristo. Per svolgere il compito assegnatogli dalla deep church ha dissimulato le proprie posizioni più estreme, in modo da trovare un numero sufficiente di voti al Conclave.
Per garantirsi obbedienza totale, chi ha ordito il piano si è assicurato che fosse ampiamente ricattabile, come sempre avviene. E una volta eletto, Bergoglio ha potuto mostrarsi per quello che è e dare inizio alla demolizione della Chiesa e del Papato.
Ma può un Papa distruggere il Papato che egli incarna e rappresenta?
Può un Papa devastare la Chiesa che il Signore gli ha affidato per difenderla?
E ancora: se la partecipazione al Conclave di un Cardinale ha come scopo un’azione dolosa, un atto eversivo ai danni della Chiesa, se lo scopo è compiere un crimine, anche se si rispettano apparentemente le procedure e le norme dell’elezione, vi è incontestabilmente una mens rea. E questa intenzione criminale emerge dall’astuzia con cui è stato consumato un inganno degli Elettori in buona fede, con la collaborazione di quelli complici.
Mi chiedo allora: non siamo in presenza di un vizio di consenso che inficia la validità dell’elezione?
Senza dire che la stessa compresenza di un Papa rinunciatario e di un Papa regnante è già di per sé un elemento che induce a credere che costoro avessero un falso concetto dell’essenza del Papato, considerato come un ruolo condivisibile con altri. Non dimentichiamo che la distinzione tra munus e ministerium è arbitraria e che non può esserci un Papa che si dedica al «ministero orante» e uno che governa.
Cristo è uno, una la Chiesa, uno solo il Successore di Pietro: un corpo con due teste è un monstrum che ripugna alla natura ancor prima che alla costituzione divina della Chiesa.
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Possibili obiezioni
Qualcuno potrà obiettare: Ma anche se Bergoglio ha agito con il dolo, ha comunque accettato ciò che i Cardinali gli offrivano: l’elezione a Vescovo di Roma e quindi a Pontefice Romano. Quindi ha assunto l’ufficio e va considerato Papa.
Io credo invece che l’accettazione del Papato sia viziata perché egli considera il Papato altra cosa rispetto a ciò che è, come il coniuge che si sposa in chiesa escludendo i fini specifici del Matrimonio e rendendo quindi nullo il Matrimonio per vizio di consenso, appunto.
Non solo: quale congiurato che agisce dolosamente per ascendere a una carica sarebbe così sprovveduto da spiegare a chi deve eleggerlo di avere intenzione di diventare Papa per dare esecuzione agli ordini dei nemici di Dio e della Chiesa? Buongiorno. Sono Jorge Mario Bergoglio e ho intenzione di distruggere la Chiesa facendomi eleggere Papa. Mi date il vostro voto?
La mens rea sta proprio nel ricorso all’inganno, alla dissimulazione, alla menzogna, alla delegittimazione degli avversari fastidiosi e all’eliminazione di quelli pericolosi. E che volesse compiere il piano criminale dell’élite globalista l’abbiamo sotto gli occhi: tutti i desiderata delle mail di John Podesta, braccio destro di Hillary Clinton, hanno trovato o stanno trovando esecuzione, dall’adozione della parità di genere come premessa al sacerdozio femminile all’inclusione LGBTQ+, dall’accettazione della teoria gender alla partecipazione all’Agenda 2030 in materia di cambiamento climatico, dalla colpevolizzazione del «proselitismo» all’esaltazione dell’immigrazionismo come metodo di sostituzione etnica.
E parallelamente, vi è la rimozione e la condanna dell’altra Chiesa, quella «preconciliare», fatta di rigidi intolleranti, a partire da Nostro Signore, come ha blasfemamente scritto Antonio Spadaro. E con la cancel culture applicata a Fede e Morale, anche l’eliminazione della Messa che a quella Chiesa appartiene intrinsecamente, e che Bergoglio considera in conflitto con la «nuova ecclesiologia» al punto da proibirla come incompatibile con la «chiesa sinodale».
Ecco dunque lanciato il sasso nello stagno. Vorrei che prendessimo in seria, serissima considerazione l’eventualità che Bergoglio abbia voluto ottenere l’elezione con il dolo, e che si prefiggesse di abusare dell’autorità di Romano Pontefice per fare l’esatto contrario di ciò che Gesù Cristo ha dato mandato a San Pietro e ai suoi Successori di fare: confermare i fedeli nella Fede cattolica, pascere e governare il Gregge del Signore, predicare il Vangelo a tutte le genti.
Tutta l’azione di governo e di magistero di Bergoglio – sin dalla sua prima apparizione alla Loggia vaticana presentandosi con quell’inquietante «Buonasera» – si è dipanata in senso diametralmente opposto al mandato petrino: ha adulterato e continua ad adulterare il Depositum Fidei, ha creato confusione e indotto in errore i fedeli, ha disperso il Gregge, ha dichiarato di ritenere l’evangelizzazione dei popoli «una solenne sciocchezza» e abusa sistematicamente del potere delle Sante Chiavi per sciogliere quel che non può essere sciolto e legare ciò che non può essere legato.
Questa situazione è umanamente insanabile, perché le forze in gioco sono immani e perché la corruzione dell’Autorità non può essere sanata da chi ad essa è sottoposto. Dobbiamo prendere atto che la metastasi di questo “pontificato” origina dal cancro conciliare, da quel Vaticano II che ha creato le basi ideologiche, dottrinali e disciplinari che dovevano condurre inevitabilmente a questo punto.
Ma quanti dei miei Confratelli, che pure riconoscono la gravità della crisi attuale, hanno la capacità di riconoscere questo legame di causalità tra la rivoluzione conciliare e le sue estreme conseguenze con Bergoglio?
Conclusione
Se questa passio Ecclesiæ prelude alla fine dei tempi, è nostro dovere prepararci spiritualmente a momenti di grande tribolazione e di vera e propria persecuzione. Ma sarà proprio ripercorrendo la via dolorosa della Croce che il corpo ecclesiale potrà purificarsi dalle sozzure che lo deturpano e meritare gli aiuti soprannaturali che la Provvidenza riserva alla Chiesa nei tempi della prova: dove abbonda il peccato, sovrabbonda la Grazia.
Permettetemi infine di ricordarvi che l’Associazione Exsurge Domine da me fondata ha come scopo dare un aiuto spirituale e materiale ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose perseguitati dalla chiesa bergogliana a causa della loro fedeltà alla Tradizione.
Se volete contribuire con una donazione alla realizzazione dei nostri progetti, potete farlo dal sito dell’Associazione.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
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Renovatio 21 offre questo testo di Monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Immagine generata al computer
Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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Spirito
L’allenatore della Spagna è cattolico e prega ogni giorno
Luis de la Fuente, allenatore della nazionale di calcio spagnola, è un cattolico devoto.
Il mister spagnuolo ha dichiarato lunedì, al termine di una conferenza stampa il giorno prima della vittoria contro la Francia che ha garantito l’accesso alla finale dei Mondiali FIFA 2026, di pregare ogni giorno in segno di ringraziamento e per chiedere l’aiuto di Dio, ma non per la vittoria sugli avversari.
Durante una conferenza stampa del 13 luglio, un giornalista ha accennato alla fede dell’allenatore e gli ha chiesto per cosa stesse pregando in vista della semifinale contro la Francia. De la Fuente ha sottolineato di pregare ogni giorno, non per ottenere aiuto nella vittoria contro gli avversari ai Mondiali, ma per ringraziare di avere un altro giorno da vivere, per la salute e per altre ragioni non legate al calcio.
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«Prego ogni giorno, ma non perché sono a un Mondiale o perché sto cercando di ottenere un determinato risultato», ha detto l’allenatore. «Lo ringrazio ogni giorno, ogni giorno quando mi sveglio, per il fatto che sto bene. Per il fatto che posso guardarmi allo specchio e dire: «Un altro giorno in cui posso godermi la vita». Sono grato per queste piccole cose».
«E prego ogni giorno, non per chiedere ulteriore aiuto… sarebbe ingiusto chiedergli di aiutare me e non il mio avversario», ha aggiunto. «Chiedo altre cose, soprattutto buona salute, e qualsiasi altra cosa mi dia la possibilità di continuare a combattere».
Martedì la Spagna ha battuto la Francia per 2-0, qualificandosi per la finale dei Mondiali contro l’Argentina, in programma domenica 19 luglio. La nazionale spagnola, allenata da De la Fuente, aveva già vinto il campionato europeo UEFA del 2024.
De la Fuente ha professato apertamente la sua fede cattolica in numerose occasioni. Nel 2024, durante gli Europei, l’allenatore ha dichiarato che la sua decisione di farsi il segno della croce prima di ogni partita «non è superstizione, è fede».
Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2023 al quotidiano spagnolo El Mundo, De la Fuente ha approfondito ulteriormente la sua fede, affermando che ci sono «mille ragioni per credere in Dio» e che senza di Lui «nulla nella vita ha senso».
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Immagine di Junta de Andalucía via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Spirito
«Il concilio è rivoluzione»: omelia della prima messa pontificale del vescovo Michel de Sivry
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Sacramenti per custodire intatto il deposito della fede
Miei cari fratelli, queste consacrazioni episcopali non sono in alcun modo un atto «della natura» o un atto veramente «scismatico». Queste consacrazioni sono tutt’altro che «scismatiche». I nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X non hanno giurisdizione territoriale. Non siamo scismatici perché riconosciamo che papa Leone XIV è effettivamente il capo visibile della Chiesa. E preghiamo per lui ogni giorno, e continueremo a pregare per lui ogni giorno al momento del Santo Sacrificio della Messa. Non siamo scismatici perché crediamo con tutto il cuore in tutte le verità che la Chiesa ha insegnato, in tutte le verità che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha trasmesso. E siamo pronti a suggellarle con il nostro sangue. Non siamo scismatici perché accettiamo, professiamo e riceviamo i sette sacramenti che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato per santificarci e andare in Paradiso. Miei cari fratelli, come sapete, dobbiamo tutti andare in Cielo. Questo è il nostro scopo qui sulla terra. Tutto il nostro essere, la nostra anima, il nostro corpo, ogni cosa ci chiama al Cielo. Siamo fatti per il Cielo. È nostro dovere. È nostro dovere lavorare ogni giorno alla nostra santificazione, alla nostra santità. È nostro dovere! Ma se abbiamo questo dovere, abbiamo anche dei diritti: il diritto di ricevere i mezzi appropriati per raggiungere il nostro scopo. Questi mezzi sono la fede, i sacramenti, la disciplina e la legge della Chiesa. Questi sono mezzi ordinari e sufficienti per santificarci e diventare santi. E questi metodi sono stati usati per duemila anni di Tradizione, dagli apostoli, dai martiri, dai confessori, dalle vergini. Ebbene, noi vogliamo conservarli. Vogliamo conservare questa fede degli apostoli. Vogliamo conservare questi stessi sacramenti. Vogliamo conservare questa stessa disciplina.Sostieni Renovatio 21
Concilio Vaticano II: La rottura nel cuore della crisi
Purtroppo, come abbiamo visto dal Concilio Vaticano II in poi, questa fede, questi sacramenti, questa disciplina sono stati annacquati e profondamente alterati. A tal punto che, tristemente, ci distolgono dal nostro scopo e ci impediscono di essere santificati come i membri della Chiesa sono sempre stati santificati attraverso duemila anni di Tradizione. Come sapete, il cardinale Suenens, che conosciamo bene, disse del Concilio: «Il Concilio è il 1789 nella Chiesa». In altre parole, questo Concilio è una rivoluzione. È una rivoluzione. Yves Congar, il teologo, in particolare esperto di libertà religiosa, disse che il Concilio è la Rivoluzione d’Ottobre nella Chiesa. La Chiesa ha avuto la sua Rivoluzione d’Ottobre con il Concilio Vaticano II. E in effetti, quando esaminiamo questi testi in modo sintetico, non possiamo fare a meno di notare che essi sono in contrasto con il costante insegnamento della Chiesa. La Gaudium et Spes, ad esempio, la costituzione che regola i rapporti tra la Chiesa e il mondo: il cardinale Ratzinger definì questo testo un «contro-sillabo». Il Sillabo , scritto nel 1864 da papa Pio IX, era un catalogo che condannava gli errori moderni: liberalismo, naturalismo, separazione tra Chiesa e Stato e secolarismo. Definendo la Gaudium et Spes un contro-sillabo, il cardinale Ratzinger affermò una rottura con gli insegnamenti di Pio IX e, con essi, con l’intera Tradizione. Dignitatis Humanae, libertà religiosa. Questo testo conciliare ci dice che per legge naturale, per volontà di Dio, nessuno può essere impedito dallo Stato di confessare, di manifestare la propria fede o religione, qualunque essa sia, non solo in privato ma anche in pubblico. In altre parole, la Chiesa dice allo Stato che deve accettare l’errore anche al suo interno. E così, paesi come l’Italia, la Spagna e la Colombia sono stati costretti da Roma a rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni. Ai capi di Stato cattolici è stato chiesto di rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni per essere coerenti con questa libertà religiosa. Questo testo, Dignitatis Humanae, rappresenta una netta rottura con Mirari Vos di Gregorio XVI , Libertas di Leone XIII e Quas Primas di papa Pio XI . C’è una rottura. La Chiesa ha sostenuto la secolarizzazione degli Stati. Abbiamo anche Unitatis Redintegratio e Nostra Aetate, riguardanti l’ecumenismo, che insegnano che in ogni religione, qualunque essa sia, vi sono elementi di santificazione che, nella misura in cui vi aderiamo sinceramente, conducono alla salvezza. Tutte le religioni, quindi, attraverso questi elementi di santificazione, possono condurre alla salvezza. Perciò non possiamo più condannare queste false religioni perché contengono elementi di salvezza. Ci impegneremo nel dialogo per arricchirci a vicenda. Non parliamo più di conversione, ma di dialogo. Ebbene, questo testo contraddice l’insegnamento di papa Pio XI nella sua enciclica Mortalium Animos. Pio XI afferma esattamente il contrario, e con lui, l’intera Tradizione Cattolica. Un esempio recente di ecumenismo è la dichiarazione di papa Francesco sulla fraternità umana ad Abu Dhabi, in cui afferma che le false religioni sono state volute da Dio. Infine, abbiamo la Lumen Gentium, al capitolo 3, che afferma che nella Chiesa ci sono due soggetti di potere universale: il papa e il collegio episcopale, unito al papa. Ma il papa, in quest’ultimo caso, è solo primum inter pares, un’autorità morale. Questo testo è chiaramente in contrasto con la Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I. E poiché il potere può essere condiviso, oggi stiamo vivendo questa sinodalità, questo cammino sinodale, in cui ci viene insegnato che il popolo di Dio è un’entità teologica, il che significa che di solito può essere illuminato dallo Spirito Santo, e che l’autorità deve ascoltare questo popolo di Dio ed esserne portavoce. E poiché il popolo di Dio evolve nel suo pensiero, nel suo comportamento e nella sua moralità, l’autorità deve adattarsi. Così, la verità si evolve. Abbiamo questo cammino sinodale tedesco, ad esempio, che sostiene l’ordinazione delle donne al diaconato, il matrimonio dei sacerdoti ed è estremamente aperto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Infine, di recente, il cardinale Fernandez, nella Mater Populi Fidelis, minimizza significativamente la mediazione universale di Maria e chiede alla Chiesa di non usare mai più il termine «corredentrice» per riferirsi a Maria, sebbene papa San Pio X abbia autorizzato questo termine e Pio XI lo usi esplicitamente. Benedetto XV ha spiegato questa corredenzione, l’ha insegnata, e ora ci viene chiesto di smettere di usarla. Cari fratelli, ci troviamo dunque di fronte a una questione di coscienza, come disse l’arcivescovo Lefebvre. Chi dobbiamo seguire? Dobbiamo seguire questi nuovi sviluppi, questa rottura, oppure dobbiamo, con prudenza, seguire ciò che la Santa Chiesa Cattolica ha sempre creduto, insegnato e praticato? Noi scegliamo questa prudenza, la fedeltà alla Tradizione Cattolica.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Perché la Fraternità non si definisce scismatica
Certo, purtroppo, siamo stati scomunicati, come sapete, con un decreto del 2 luglio. Ma, in realtà, miei cari fratelli, non sono stati scomunicati i singoli individui, bensì la Tradizione cattolica, ciò che insegniamo. Siamo stati scomunicati da uomini di Chiesa le cui idee sono state condannate – e continuano ad essere condannate – da duemila anni di Tradizione. Inoltre, questa scomunica non è legalmente giustificata. La legge non può essere ignorata. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 stabilisce, al canone 1323 § 4, che una persona che agisce per necessità non può incorrere in sanzioni canoniche. Questo canone afferma inoltre che se tale stato di necessità non esiste oggettivamente, ma la persona che ha agito credeva veramente di trovarsi in uno stato di necessità, allora non possono essere imposte sanzioni. Ora, miei cari fratelli, come abbiamo detto, è lo stato di necessità che ci obbliga a ricevere i sacramenti. È per la salvezza delle nostre anime. È per la salvezza delle vostre anime. Perché desiderate ricevere – e questo è legittimo, è un vostro diritto – tutto ciò che hanno ricevuto i vostri padri, tutto ciò che hanno ricevuto gli apostoli, tutto ciò che hanno ricevuto i confessori e le vergini, voi desiderate riceverlo. E avete il diritto di farlo. Avete tutto il diritto di farlo. Naturalmente, questa sanzione ci ferisce profondamente perché siamo cattolici, perché siamo devoti al Santo Padre, perché siamo devoti ai vescovi, perché siamo devoti ai sacerdoti. Siamo toccati nel nostro cuore di bambini da queste sanzioni. Ma le sopportiamo. Le sopportiamo come una croce per la Santa Chiesa Cattolica. Miei cari fratelli, soprattutto, non nutrite rancore. Al contrario, custodite questa profonda carità nei vostri cuori e, soprattutto, rimanete in pace. Dobbiamo rimanere in pace. Ne abbiamo il diritto. Siamo obbligati a compiere un atto grave e straordinario perché siamo costretti a farlo. Non abbiamo scelta.Aiuta Renovatio 21
L’Immacolata Concezione, un modello di fedeltà nelle avversità
Carissimi fratelli, oggi vi ho chiesto di celebrare la Messa dell’Immacolata Concezione, perché mi sembra che la Beata Vergine Maria riassuma in sé questa vittoria di Nostro Signore Gesù Cristo sul mondo, su Satana e sul peccato. E proprio questo mistero dell’Immacolata Concezione dovrebbe custodire le nostre anime in questa ferma speranza, in una grande gioia interiore. Maria, come sappiamo, ha vinto il peccato perché è immacolata. Papa San Pio X disse: «O Vergine, immacolata nel corpo e nell’anima». La Vergine Maria è immacolata nell’anima perché, come sappiamo, non ha mai contratto il peccato originale, né alcuna imperfezione. La Vergine Maria possiede questa pienezza di sovrabbondanza attraverso la quale è mediatrice di tutte le grazie. Maria è santa nel suo corpo, vergine nel suo corpo. Il suo corpo è veramente il Tempio dello Spirito Santo, la nuova Arca dell’Alleanza che racchiude in sé nostro Signore Gesù Cristo, il Verbo fatto carne. Maria, per ciò che è e per le sue opere, ha vinto il peccato. E poi San Pio X aggiunge che Maria è vergine nella fede, immacolata nella fede. La Vergine Maria ha avuto una vita difficile. Tuttavia, nonostante le circostanze avverse in cui ha vissuto, Maria non ha mai dubitato per un solo istante della divinità, dell’umanità e della regalità di suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo. Fin dal momento dell’Annunciazione – e sua cugina Elisabetta lo avrebbe poi proclamato – credette alle parole dell’Angelo. Credette di essere stata concepita immacolata. Credette che il Verbo fosse il Figlio di Dio. Credette che anche suo figlio sarebbe stato Re. La Vergine Maria credette. Credette per tutta la vita nella divinità di nostro Signore Gesù Cristo. Ai piedi della croce, la Beata Vergine Maria non dubitò mai, nemmeno per un istante, che questa fosse la via per compiere l’opera della Redenzione. E questa fede della Vergine Maria la sostenne, permettendole di rimanere in grande pace interiore. Imitiamo la Beata Vergine Maria nella nostra fede, affinché questa fede ci mantenga saldi e in pace interiore, perché ne abbiamo bisogno. E poi, la Vergine Maria è immacolata nel suo cuore, nel suo amore, dice San Pio X. Maria ha amato Dio tre volte Santo. Ha amato Dio Padre perché è una creatura così santa e bella. Ha amato Dio Padre con tutto il suo cuore come una creatura. Ha amato Dio Figlio, Dio suo Figlio, come una madre. Ha amato suo figlio con una perfezione di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altra madre, poiché nulla ha ostacolato l’amore che provava per suo figlio, vero Dio, vero uomo. E poi ha amato Dio Spirito Santo perché era la sua sposa. La Beata Vergine Maria ha mantenuto questa grande serenità attraverso la sua santità. In conclusione, ascoltiamo ciò che ci dice san Pietro nella sua seconda epistola: «Coloro che vi calunniano, i pagani, vedendo le vostre buone opere, glorifichino Dio che è nei cieli». La migliore risposta che possiamo dare a questa difficile situazione, allo shock delle sanzioni, sarà quella di rispondere con la santità della nostra vita, imitando la Beata Vergine Maria. La santità della nostra vita sarà la migliore testimonianza della vitalità e della verità della Tradizione Cattolica. E così, quando il Santo Padre deciderà di ristabilire ogni cosa in Cristo, potremo umilmente affidargli questa Tradizione che abbiamo scelto di preservare. Perché questa Tradizione è il rimedio, la risposta ai mali moderni. Ebbene, la conserviamo per il Santo Padre. La conserviamo per la Santa Chiesa Cattolica. Custodiamola nei nostri cuori affinché un giorno possiamo far parte di quelle schiere di confessori e forse di martiri. Chiediamo questa grazia alla Beata Vergine Maria Immacolata e al nostro caro fondatore, l’Arcivescovo Lefebvre. Amen. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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