Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Bahrain, condanne a morte in processi farsa e con uso della tortura

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

L’accusa contenuta in un rapporto di 61 pagine redatto dagli esperti di Human Rights Watch e Bahrain Institute for Rights and Democracy. Agli imputati negato l’accesso alle prove, l’assistenza legale e il contro-interrogatorio di fonti «segrete». In un decennio aumentato del 600% il ricorso alla pena capitale.

 

 

 

I tribunali del Bahrain negli ultimi anni hanno condotto “processi farsa e vergognosi” con uso di tortura e coercizione, sfociati in condanne durissime compresa la pena capitale per otto uomini, violandone i diritti umani.

 

A lanciare l’accusa alla nazione del Golfo, che ai primi di novembre si appresta ad accogliere papa Francesco per un convegno sul dialogo interreligioso, sono due associazioni di primo piano: Human Rights Watch (Hrw) e Bahrain Institute for Rights and Democracy, all’interno di un rapporto di 61 pagine intitolato «The Court is Satisfied with the Confession’: Bahrain Death Sentences Follow Torture, Sham Trials».

 

Nello studio pubblicato ieri le due ONG riferiscono la vicenda di alcuni uomini che sono stati riconosciuti colpevoli in base a confessioni ottenute con la violenza fisica e psicologica.

 

Michael Page, vice direttore di HRW per il Medio oriente, sottolinea che «le molte violazioni dei diritti umani, che sono alla base di queste condanne a morte, non riflettono un sistema giudiziario, ma un modello di ingiustizia».

 

In alcuni casi gli imputati si sono visti negare l’accesso alle prove usate durante i dibattimento in aula e, in un caso, la persona si è vista negata la possibilità di contro-interrogatorio di una fonte «segreta» fondamentale per la condanna. E nessuno di questi ha potuto beneficiare del sostegno di un avvocato durante gli interrogatori.

 

Joshua Colangelo-Bryan, consulente di HRW e fra gli autori del rapporto, definisce “particolarmente sconcertante” il fatto di «condannare persone a morte fra accuse di torture e processi palesemente ingiusti». Da qui il suo appello alle autorità di Manama perché «commutino immediatamente tutte le pene capitali e… reintroducano la moratoria di fatto delle esecuzioni».

 

Lo scorso anno associazioni attiviste avevano parlato di «aumento drammatico» di pene capitali in Bahrain dalle rivolte legate alla Primavera araba del 2011, con una crescita del 600% e 51 persone finite fra le mani del boia.

 

Nei 10 anni precedenti il numero di persone giustiziate era di sette in totale. Circa l’88% delle condanne a morte comminate dal 2011 è legato ad accuse di «terrorismo» – spesso sfruttate per colpire oppositori – e il 100% dei condannati è stato vittima di tortura. «I funzionari del Bahrain – conclude Page – rivendicano il rispetto dei diritti umani da parte del governo, ma caso dopo caso emerge che i tribunali si basano su confessioni estorte con la forza”»

 

Il Bahrain è una monarchia del Golfo retta da una dinastia sunnita in una realtà in cui la maggioranza della popolazione (almeno il 60-70%) è sciita e da tempo chiede cambiamenti costituzionali, diritti sociali ed economici.

 

Nel 2011 sulla scia delle primavere arabe, vi sono state sommosse che il re del Bahrain – alleato di Washington e sostenuto da Riyadh – ha represso grazie al sostegno di truppe armate inviate dall’Arabia Saudita.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di Bahrain in pictures via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Continua a leggere

Geopolitica

Putin e Orban discutono di Iran, Ucraina e prigionieri di guerra ungheresi

Pubblicato

il

Da

Ieri  il presidente russo Vladimir Putin ha avuto una conversazione telefonica con il primo ministro ungherese Viktor Orban, durante la quale ha discusso del forte deterioramento della situazione in Iran, del conflitto in Ucraina e della sorte dei cittadini ungheresi catturati durante i combattimenti per Kiev.

 

Secondo quanto riportato dal Cremlino, i due leader hanno esaminato le questioni attuali relative alla cooperazione bilaterale e all’attuazione degli accordi raggiunti durante la visita di Orban a Mosca a novembre, incentrata sulla sicurezza energetica e sugli sforzi per la pace.

 

Putin e Orban hanno anche discusso del «forte deterioramento della situazione attorno all’Iran e in tutta la regione del Medio Oriente, anche in termini di possibili conseguenze per lo stato del mercato energetico globale».

Sostieni Renovatio 21

La discussione arriva mentre gli attacchi USA-Israele contro l’Iran sono entrati nel loro quarto giorno, uccidendo la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei e innescando attacchi di rappresaglia iraniani contro le basi statunitensi nel Golfo, interrompendo le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz e facendo impennare i prezzi del petrolio e del gas.

 

Riguardo all’Ucraina, Putin ha sottolineato la «posizione di principio dell’Ungheria a sostegno di una soluzione politico-diplomatica del conflitto, nonché il suo desiderio generale di perseguire una linea equilibrata e sovrana negli affari internazionali».

 

Budapest è da tempo in disaccordo con l’UE a causa del rifiuto dell’Ungheria di inviare armi a Kiev e della sua opposizione alle sanzioni contro Mosca.

 

I leader hanno anche affrontato la questione dei cittadini ungheresi mobilitati nelle forze armate ucraine e catturati dalla Russia. L’Ungheria aveva già espresso preoccupazione per il fatto che gli ungheresi di etnia ucraina della Transcarpazia fossero stati arruolati e uccisi nel conflitto.

 

Putin e Orban hanno concordato di proseguire i contatti a vari livelli, ha affermato il Cremlino.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Continua a leggere

Geopolitica

Putin condanna il «cinico omicidio» del suo amico aiatollà Khamenei

Pubblicato

il

Da

Il presidente russo Vladimir Putin ha condannato duramente l’assassinio «cinico» aiatollà Khamenei da parte di Stati Uniti e Israele, avvenuto sabato durante l’operazione Epic Fury.   In un messaggio al presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha espresso condoglianze: «Vi prego di accettare le mie più sentite condoglianze in relazione all’assassinio del leader supremo della Repubblica islamica dell’Iran… commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale».   «Nel nostro Paese, l’aiatollà Khamenei sarà ricordato come uno statista eccezionale che ha dato un enorme contributo personale allo sviluppo di amichevoli relazioni russo-iraniane» ha aggiunto il presidente russo.

Sostieni Renovatio 21

Lunedì il Cremlino ha confermato contatti costanti con Teheran dopo la morte di decine di alti dirigenti iraniani nei bombardamenti. Il portavoce Dmitrij Peskov si è detto «profondamente deluso» dal fallimento dei negoziati nucleari mediati dall’Oman, che mostravano «progressi positivi» fino alla vigilia dell’attacco.   Mosca intende proseguire i colloqui con Washington su Iran e Ucraina, apprezzando gli sforzi di mediazione di Steve Witkoff e Jared Kushner. Peskov ha ribadito l’interesse russo a migliorare i rapporti con gli USA, nel contesto dell’operazione in Ucraina.   Putin aveva già commentato un mese fa: «Mi scuso se questo può sembrare un po’ scortese, ma a cosa diavolo dovrebbero conformarsi gli iraniani?»   Mosca sembra condividere la diffidenza iraniana verso gli Stati Uniti e potrebbe osservare con favore un prolungato impegno militare americano in Medio Oriente, simile al fallimento in Iraq.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International 
Continua a leggere

Geopolitica

Medvedev: le guerre per il cambio di regime di Trump potrebbero scatenare la Terza Guerra Mondiale

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe scatenare la Terza guerra mondiale con le sue operazioni «criminali» di cambio di regime, ha avvertito l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev.

 

In un’intervista con la TASS pubblicata lunedì, a Medvedev, che ora è vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, è stato chiesto se la terza guerra mondiale sia già iniziata.

 

«Tecnicamente no, ma se Trump continua con la sua folle corsa al cambio di regime criminale, senza dubbio avrà inizio. E qualsiasi evento potrebbe essere il fattore scatenante. Qualsiasi», ha detto l’ex vertice del Cremlino.

Sostieni Renovatio 21

L’attacco all’Iran fa parte di una guerra più ampia condotta dagli Stati Uniti e dai loro alleati «per mantenere il dominio globale», ha affermato. Secondo Medvedev, Trump ha commesso un «grave errore» assassinando la guida suprema iraniana, l’aiatollà Ali Khamenei, «mettendo a rischio tutti gli americani».

 

«Il defunto aiatollà era il padre spirituale di quasi 300 milioni di sciiti. E ora è anche un martire». Dopo la sua morte, «non c’è dubbio che l’Iran triplicherà i suoi sforzi per sviluppare armi nucleari», ha affermato il Medvedev.

 

Alla domanda se l’Iran possa resistere al conflitto e alla morte dei suoi leader, ha risposto che il costo della ricostruzione «sarà elevato», ma che la Repubblica islamica avrà successo.

 

«Richiede un alto grado di consolidamento sociale. E gli americani hanno fornito loro questo consolidamento», ha affermato.

 

Alla domanda se la Russia corresse il rischio di essere attaccata un giorno durante i negoziati, come è successo all’Iran, Medvedev ha risposto che c’è «una sola garanzia» che ciò non accadrà. «Gli Stati Uniti temono la Russia e conoscono il costo di un conflitto nucleare».

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Ministry of Foreign Affairs of the Republic of Poland via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0

Continua a leggere

Più popolari