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Geopolitica

«Ankara deporta in Cina i dissidenti uiguri»

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews

 

 

 

Erdogan li avrebbe svenduti per avere milioni di dosi del vaccino cinese contro il COVID. Proteste davanti all’ambasciata cinese. Problemi per la ratifica del trattato di estradizione con Pechino. Opposizione turca all’attacco del «sultano».

 

 

Gli uiguri che vivono in Turchia temono che l’amministrazione Erdogan sia pronta a deportarli in Cina in cambio di massicce forniture del vaccino anti-coronavirus cinese

«Abbiamo notizie di uiguri deportati dalla Turchia in Cina attraverso Paesi terzi». È quanto denuncia ad AsiaNews Abdürreşit Celil Karluk, sociologo uiguro dell’università Haci Bayram Veli di Ankara.

 

Da giorni l’intellettuale dissidente e decine di membri della sua comunità protestano davanti all’ambasciata cinese contro «il genocidio compiuto dal governo cinese nei confronti dei musulmani dello Xinjiang».

 

«Siamo di fronte all’ambasciata per chiedere dove sono in nostri familiari, di cui non abbiamo notizie da anni – dice Karluk – ma abbiamo problemi con la polizia».

 

Esponenti dell’opposizione turca hanno evidenziato che Pechino ha consegnato ad Ankara solo un terzo delle 30 milioni di dosi promesse

Le Forze dell’ordine hanno eretto barricate all’ingresso dell’edificio, ordinando ai manifestanti d’interrompere la protesta. I dimostranti, alcuni dei quali sono sopravvissuti ai campi di concentramento dello Xinjiang, denunciano le violenze subite per mano delle autorità cinesi.

 

Gli uiguri che vivono in Turchia temono che l’amministrazione Erdogan sia pronta a deportarli in Cina in cambio di massicce forniture del vaccino anti-coronavirus cinese. Citati nei giorni scorsi dall’Associated Press, esponenti dell’opposizione turca hanno evidenziato che Pechino ha consegnato ad Ankara solo un terzo delle 30 milioni di dosi promesse. I turchi devono ancora ratificare un accordo di estradizione firmato anni fa con la Cina (le autorità cinesi lo hanno fatto in dicembre).

 

Avvocati turchi hanno rivelato che negli ultimi mesi la polizia ha arrestato e trasferito in «centri di deportazione» una cinquantina di uiguri con l’accusa di terrorismo. È lo stesso motivo – insieme alla lotta contro il separatismo – con cui Pechino giustifica la repressione degli uiguri nello Xinjiang. Quelli che risiedono in Turchia sono circa 50mila: una manciata di loro si è unita all’ISIS in Siria.

Avvocati turchi hanno rivelato che negli ultimi mesi la polizia ha arrestato e trasferito in «centri di deportazione» una cinquantina di uiguri con l’accusa di terrorismo. È lo stesso motivo – insieme alla lotta contro il separatismo – con cui Pechino giustifica la repressione degli uiguri nello Xinjiang

 

Da più parti la Cina è accusata di aver organizzato un sistema di campi di concentramento per tenere sotto controllo la popolazione uigura e kazaka. Secondo dati degli esperti, confermati dalle Nazioni Unite, oltre un milione di uiguri e altre minoranze turcofone di fede islamica sono detenuti in modo arbitrario nello Xinjiang, che la locale popolazione chiama «Turkestan orientale».

 

Recenti rivelazioni di stampa hanno messo in luce anche l’esistenza di campi di lavoro nella regione autonoma cinese, dove centinaia di migliaia di musulmani sarebbero impiegati con la forza, soprattutto nella raccolta del cotone.

 

Secondo il ricercatore tedesco Adrian Zenz, il governo cinese sta conducendo anche una campagna di sterilizzazioni forzate per controllare la crescita della popolazione di origine uigura.

 

I cinesi negano ogni accusa, sostenendo che quelli nello Xinjiang sono centri di avviamento professionale e progetti per la riduzione della povertà. Le autorità turche e quelle di Pechino smentiscono poi che l’accordo di estradizione sarà usato per deportare in Cina dissidenti uiguri.

Secondo il ricercatore tedesco Adrian Zenz, il governo cinese sta conducendo anche una campagna di sterilizzazioni forzate per controllare la crescita della popolazione di origine uigura

 

«Data l’attuale situazione politica – sostiene Karluk – per il governo non sarà facile ottenere dal Parlamento la ratifica dell’accordo di estradizione con la Cina». La base religiosa e nazionalista di  Recep Tayyip Erdogan è sensibile alla causa degli uiguri, un fattore che l’opposizione sta sfruttando per indebolire il presidente.

 

Una decina di anni fa Erdogan ha accusato Pechino di compiere un genocidio contro gli uiguri; dopo il fallito golpe del 2016 e il raffreddamento dei rapporti con USA ed Europa le cose sono cambiate. Egli ha cercato una sponda politica ed economica in Pechino, abbandonando l’approccio critico al gigante cinese.

 

 

 

 

 

 

 

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Contraccezione

l’Iran spinge per favorire le nascite con leggi pro-famiglia

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

La nuova «Legge sul sostegno alla famiglia e ai giovani» dell’Iran è un chiaro esempio di come le diverse prospettive possono variare la copertura delle notizie.

 

Il regime teocratico dell’Iran ha pochi amici a livello internazionale. Quindi i titoli globali riflettono una visione debole della nuova legislazione, che limita fortemente l’accesso all’aborto, alla contraccezione e alla sterilizzazione volontaria.

 

«Il governo iraniano sta adottando ulteriori misure per utilizzare il diritto penale per limitare i diritti delle donne, al fine di aumentare il numero di nascite, il che costringerà effettivamente molte donne e ragazze a portare a termine gravidanze indesiderate che sarebbero intrinsecamente discriminatorie», hanno dichiarato gli esperti delle Nazioni Unite.

 

Un titolo sul sito web curdo RUDAW diceva che si trattava di una «chiara violazione del diritto internazionale»; sul Times of Israel, scrivono che«esperti delle Nazioni Unite avvertono che limiterà i diritti delle donne»; in Radio Free Europe (un sito web del governo americano) «”È la mia scelta: la nuova legge sulla popolazione dell’Iran è stata fatta saltare per limitare l’accesso a contraccettivi e aborti».

 

I media ufficiali iraniani hanno esposto il motivo alla base della decisione del loro governo: un allarmante calo del tasso di natalità

Tuttavia, i media ufficiali iraniani hanno esposto il motivo alla base della decisione del loro governo: un allarmante calo del tasso di natalità.

 

In effetti, il Teheran Times non ha nemmeno menzionato l’aborto. Ecco alcuni degli incentivi previsti dalla normativa per avere più figli:

 

  • Assicurazione sanitaria per coppie infertili

 

  • Servizi per le donne che lavorano

 

  • Pacchetti di supporto per la salute e la nutrizione

 

  • Opportunità educative per le studentesse madri

 

  • Sostegno al sostentamento delle famiglie

 

  • Servizi medici per le donne incinte

 

  • Sconti per famiglie con tre o più bambini

 

  • Promozioni per dipendenti da tre a cinque figli

 

  • Congedo di maternità di 9 mesi a piena retribuzione

 

  • Trattamento gratuito dell’infertilità

 

  • Prestiti speciali per la casa per le giovani coppie per incoraggiare i giovani a sposarsi

 

Il governo iraniano è chiaramente spaventato da un calo di 550.000 nel numero di nascite annuali tra il 2016 e il 2021.

  • Uno sconto del 20% per il tutoraggio per le scolaresche

 

  • Parto naturale gratuito di qualità negli ospedali statali

 

  • Ci si aspetta che tutte le agenzie governative promuovano gli «aspetti positivi e preziosi del matrimonio»

 

  • Le pubblicità devono presentare famiglie con 3 o più bambini

 

  • Un «Premio Nazionale Giovani per la Popolazione» per le istituzioni che aiutano ad aumentare la natalità

 

  • I media governativi devono promuovere la gravidanza e denunciare il celibato, la contraccezione e l’aborto. Il dieci per cento della programmazione deve essere dedicato alla promozione dell’aumento della popolazione.

 

Il governo iraniano è chiaramente spaventato da un calo di 550.000 nel numero di nascite annuali tra il 2016 e il 2021.

 

Altri Paesi hanno tentato di aumentare la natalità con incentivi finanziari e sociali. Ma probabilmente nessuno di essi è arrivato ai livelli dell’Iran.

L’implosione demografica è iniziata dopo la guerra Iran-Iraq, negli anni ’90. Il governo ha incoraggiato le piccole famiglie perché gli esperti avevano avvertito di un’esplosione demografica. È riuscito fin troppo bene. Oggi il tasso di fertilità dell’Iran è di 1,6 figli per donna; nel 1986 era 6.5. Ha uno dei tassi di invecchiamento più rapidi al mondo.

 

Mohammad Esmaeil Akbari, consigliere anziano del ministro della salute, ha dichiarato al The Teheran Times che ttualmente, gli anziani costituiscono meno del 10% della popolazione e siamo considerati un paese giovane, ma invecchiamo ogni anno così che in nei prossimi 20 anni saremo uno dei paesi più antichi del mondo e il più antico entro i prossimi 30 anni».

 

Altri Paesi hanno tentato di aumentare la natalità con incentivi finanziari e sociali. Ma probabilmente nessuno di essi è arrivato ai livelli dell’Iran.

 

 

 

 

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Geopolitica

Soldati birmani attaccano una clinica cattolica e rapiscono cinque suore

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.

 

 

I militari hanno preso d’assalto la struttura sanitaria di Karuna, rubato il materiale sanitario e fermato 18 tra medici e personale sanitario. Nella stessa diocesi di Loikaw anche cinque suore di Maria Bambina sono state sequestrate dalla polizia insieme a un parroco e al personale sanitario volontario. Tuttora non è noto di dove si trovino.

 

 

I soldati dell’esercito birmano hanno fatto chiudere ieri un centro sanitario gestito dalla Chiesa locale nella provincia a maggioranza cristiana di Loikaw, nello Stato Kayah.

 

Circa 200 soldati hanno fatto irruzione nel complesso della chiesa cattolica di Loikaw «con ogni sorta di armi mortali» e «hanno trascorso l’intera giornata perquisendo ogni stanza, arrestando chi volevano, rubando tutto ciò che volevano e mandando i pazienti gravemente malati dove volevano loro»

La denuncia viene da padre Wilbert Mireh, un sacerdote gesuita che su Facebook ha raccontato l’ennesimo attacco della giunta militare contro i più vulnerabili. I militari hanno preso d’assalto la clinica di Karuna, rubato il materiale sanitario e fermato 18 tra medici e personale sanitario.

 

«Siamo molto preoccupati per coloro che sono stati arrestati ingiustamente e per tutti i pazienti che sono stati trasferiti con la forza nonostante le loro gravi condizioni di salute, ma siamo anche molto avviliti per la perdita di preziose attrezzature medicali rubate dai militari», ha scritto il missionario sulla propria bacheca sul social.

 

«Queste preziose attrezzature sono frutto della generosità e l’amore della gente e la loro perdita influenzerà in modo negativo coloro che hanno bisogno di aiuto medico, soprattutto in questo Paese dove il sistema sanitario è collassato».

 

«Non ci piegheremo mai a loro per paura. In accordo con la nostra fede, continueremo a vivere per il bene, la verità e la giustizia»

In base alle ricostruzioni della vicenda, verso le 10 del mattino circa 200 soldati hanno fatto irruzione nel complesso della chiesa cattolica di Loikaw «con ogni sorta di armi mortali» e «hanno trascorso l’intera giornata perquisendo ogni stanza, arrestando chi volevano, rubando tutto ciò che volevano e mandando i pazienti gravemente malati dove volevano loro», prosegue padre Mireh.

 

«L’obiettivo principale dei teppisti (i soldati) era quello di fermare completamente l’assistenza sanitaria inclusiva e caritatevole da cui tanta gente dello Stato di Kayah dipende. Si è trattato di un attacco deliberato e violento contro gli operatori volontari, i pazienti di ogni estrazione religiosa e sociale e la minoranza cattolica del Paese».

 

La clinica di Karuna è infatti gestita dalla Chiesa ma accoglie pazienti di ogni fede e ceto sociale. Padre Mireh ha poi precisato che non è la prima volta che si registra un attacco del genere: i soldati hanno infatti già assaltato e anche bombardato più volte le strutture cattoliche nel Kayah, «ma – precisa il gesuita – non ci piegheremo mai a loro per paura. In accordo con la nostra fede, continueremo a vivere per il bene, la verità e la giustizia».

 

Cinque suore delle Suore di Maria Bambina sono state sequestrate dalla polizia insieme a un parroco e al personale sanitario volontario

AsiaNews ha inoltre appreso da fonti sul luogo che nei giorni scorsi sempre a Loikaw cinque suore delle Suore di Maria Bambina sono state sequestrate dalla polizia insieme a un parroco e al personale sanitario volontario.

 

Tuttora non è noto di dove si trovino.

 

 

 

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Immagine di OneNews via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)

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Geopolitica

Yemen, gli Houthi prendono il porto di Hodeida

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I ribelli Houthi hanno preso il controllo del porto di Hodeida, da cui transita il 90% dei rifornimenti del Paese.

 

Detengono ormai tutti i punti strategici del Paese, a eccezione di Aden.

 

Il governo fantoccio riconosciuto dalle Nazioni Unite non ha più alcun potere.

 

Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti cercano una via d’uscita dal conflitto che gli permetta di tutelare i propri interessi, al di là della disfatta militare.

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

Fonte: «Yemen: gli Houthi prendono il porto di Hodeida», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 17 novembre 2021.

 

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