Spirito
«Squilibrati mentali», «mondani settari» col «fascino per l’occulto»: nuova caterva di accuse ed insulti di Bergoglio contro i fedeli della Messa antica
Nuova carica di insulti di Bergoglio contro i cattolici rimasti fedeli alla Santa Messa in tridentina, cioè la cosiddetta «Messa in latino», cioè la Messa di sempre – cioè l’unico vero rito della Chiesa cattolica nei secoli.
Il Bergoglio si è scagliato contro i devoti della Santa Messa essa tradizionale, accusandoli di praticare «indietrismo», «mondanità settaria» e perfino «fascino per l’occulto», nel suo recente, ennesimo libro di memorie, Spera, pubblicato ieri, con in copertina un primo piano orridamente photoshoppato del personaggio. Scritto in collaborazione con il giornalista italiano Carlo Musso nell’arco di diversi anni, il libro era originariamente previsto che venisse pubblicato solo post-mortem, ma il Francesco ha deciso di pubblicarlo durante questo Anno Giubilare della Speranza.
Le accuse e le offese ai fedeli e sacerdoti tradizionalisti appaiono, per una volta, pure molto argomentate, con allusioni ad esempi specifici e illazioni davvero inquietanti.
«È sociologicamente interessante il fenomeno del tradizionalismo, questo “indietrismo” che in ogni secolo regolarmente ritorna, questo riferimento a una presunta età perfetta che è però ogni volta un’altra», scrive Bergoglio, facendo capire, dai termini usati, di ritenere la fedeltà alla Santa Messa vetus ordo come un’aberrazione, un «fenomeno sociologico», una deviazione da guardare con curiosità, più che con rispetto – come si trattasse, sembra dire, di qualcosa di transeunte.
Per Bergoglio, comprendiamo, la Messa di sempre è un fenomeno transitorio, che prima o poi sarà chiuso per sempre, una difformità che sarà cancellata.
«Ora è stato sancito che la possibilità di celebrare secondo il messale preconciliare, in latino, debba essere espressamente autorizzata dal Dicastero per il culto, che la concederà solo in casi particolari», ha affermato Francesco, facendo pensare ad un riferimento Traditionis Custodes del 2021, il documento con cui di fatto seppelliva una volta per tutte le aperture alla Messa tradizionale operate da Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum.
«Perché non è sano che la liturgia si faccia ideologia» scrive ancora l’occupante del Soglio, che così tenta di spiegare il motivo per cui sono state introdotte restrizioni così radicali alla liturgia antica. Come un rito millenario sia per il gesuita «un’ideologia» non è subito chiaro a chi non conosce (o non riconosce) il processo in atto di demolizione della Chiesa dal suo interno, come prefigurato e programmato già a inizio Ottocento da grandi capi massonici come Nubius (cfr. il libro Il problema dell’ora presente di monsignor Delassus).
L’argentino ne ha ancora: «è curioso questo fascino per ciò che non si comprende, che appare un po’ occulto, e che a volte sembra interessare anche le generazioni più giovani».
La parola usata nel testo italiano è proprio questa: «occulto». Capiamo bene come può suonare: l’accusa di occultismo, per chiunque ami la Messa antica, è dietro l’angolo. Tale condanna viene, ricordiamo, dal papa che ha presenziato a rituali occultistico-pagani, come quelli che lo hanno visto coinvolto in mondovisione in Canada, che ha dato il via alla messa maya (che discende da un mondo fatto di dei crudeli e di sacrifici umani), che ha intronato la Pachamama in Vaticano.
Il vegliardo di Buenos Aires ha quindi usato un vecchio argomento contro i devoti della «Messa in Latino», dicendo che essi sarebbero interessati esclusivamente all’aspetto esteriore piuttosto che al contenuto della liturgia o alla pratica della devozione: «spesso questa rigidità si accompagna alle sartorie ricercate e costose, ai pizzi, ai merletti, ai rocchetti. Non gusto della tradizione, ma ostentazione di clericalismo, che poi altro non è che la versione ecclesiale dell’individualismo. Non ritorno al sacro, tutt’altro, ma mondanità settaria». È un peccato che il papa che pronunzia la parola «frociaggine» non riesca a mettere in relazione la passione che per pizzi e merletti che alligna tra i catto-sodomisti, che, come abbiamo scritto, si sospetta abbondino assai tra gli altissimi collaboratori del Sacro Palazzo.
«Mondano settario» è allora un nuovo insulto che si aggiunge alla lista, già lunghissima, prodotta da Bergoglio contro i fedeli cattolici, magari solo per la loro attenzione per i paramenti, o per l’amore per il canto gregoriano.
Apparentemente non pago dell’attacco brutale a molti membri della Chiesa, tra cui vari giovani laici e consacrati, il Francesco ha rincarato la dose, suggerendo che la devozione alla Messa tridentina rivelerebbe la possibilità di uno «squilibrio mentale», nientemeno. «A volte questi travestimenti celano squilibri, deviazioni affettive, difficoltà comportamentali, un disagio personale che può venire strumentalizzato» scrive l’uomo le cui sfuriate sono talvolta finite sui giornali.
Poi il Bergoglio procede a specificare vicende particolari.
«Su questo problema nei miei anni di pontificato sono dovuto intervenire in quattro casi, tre in Italia e uno in Paraguay: diocesi che accettavano seminaristi spesso già allontanati da altri seminari, e quando questo succede di solito c’è qualcosa che non va, qualcosa che porta a celare la propria personalità in contesti chiusi o settari».
«Quando questo accade, di solito c’è qualcosa che non va, qualcosa che porta le persone a nascondere la propria personalità in ambienti chiusi o settari».
Il gesuita quindi avanza con la descrizione di un caso di ostruzione, se non di «punizione» di giovani sacerdoti che volevano celebrare vetus ordo.
«Un cardinale statunitense mi ha raccontato che un giorno si sono presentati da lui due sacerdoti appena ordinati, per chiedere l’autorizzazione a celebrare la Messa in latino. “Voi conoscete il latino?” ha chiesto quel cardinale. “No, ma lo studieremo” han risposto i due giovani preti. «Allora fate così» ha detto il cardinale. «Prima di imparare il latino, osservate la vostra diocesi e guardate quanti migranti vietnamiti ci sono: studiate il vietnamita, allora, in primo luogo. Ma quando avrete imparato il vietnamita, considerate anche la moltitudine di parrocchiani di lingua ispanica e capirete che imparare lo spagnolo vi sarà molto utile per il vostro servizio. Dopo il vietnamita e lo spagnolo tornate pure da me, e parleremo del latino…”».
L’insolenza intollerabile di Bergoglio (e del suo cardinale americano, che potrebbe essere stato nella pattuglia dei suoi elettori al conclave 2013, e che ora potrebbe essere stato vagliato dal papa a seconda della sua fedeltà al diktat LGBT) nasconde non solo rabbia e ignoranza – è davvero necessario sapere a perfezione il latino per celebrare la Santa Messa? – ma un pensiero molto preciso in termini politici e geopolitici: l’immigrazionismo oltranzista e non assimilante.
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Cioè: Bergoglio preme perché gli immigrati tengano la loro lingua, non che imparino quella del Paese ospite. Si tratta di una particolare attitudine che, lungi dall’essere casuale, è codificata in alcune situazione dell’accoglienza cattolica, dove si predica, distorcendo certo pensiero missiologico come quello di monsignor Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905), che conservando la lingua di origine l’immigrato conserva la sua religione – solo che nelle recenti ondate migratorie la religione da preservare non è quasi mai quella cattolica, ma musulmana, animista, etc.
Riassumiamo la nuova perla pontificia: ci sono gli immigrati, quindi Messa in latino. Al massimo, pare voler dire, messa in vietnamita, arabo, swahili, bengalese, cingalese, pidgin nigeriano. Venga Babele, ma crepi il latino della Santa Messa.
L’avversione di Bergoglio verso la Messa tradizionale è, come può vedere il lettore, invincibile, ammantate con le solite parole vuote che conosciamo della chiesa conciliare, con i suoi idoli sociologici da quattro soldi.
«La liturgia non può essere rito fine a se stesso, avulso dalla pastorale» conclude il Giorgio Mario. «Né esercizio di uno spiritualismo astratto, avvolto in un fumoso senso del mistero. La liturgia è incontro, ed è ripartenza verso gli altri».
Quindi arriva un atto di fede pontificale nel Progressismo.
«I cristiani non sono quelli che tornano indietro. Il flusso della storia e della grazia va dal basso verso l’alto come la linfa di un albero che dà frutto. Senza questo flusso ci si mummifica e andando indietro non si conserva la vita, mai. Se non procede, se non si muove, la vita, quella vegetale, quella animale, quella umana, muore. Camminare vuol dire cambiare, affrontare scenari nuovi, accettare sfide nuove».
Si tratta di una chiarissima professione di fede non nell’Essere, ma nel divenire, di sapore perfino panpsichista – la vita, prima che umana, è vegetale e animale, e si evolve. Di qui a Carlo Darwin, capite che si mette un secondo, e il tizio non avrebbe problemi a ripeterlo.
Quindi, un bizzarro riferimento all’arte, con piena giustificazione delle distorsioni dell’arte moderna: «la comprensione dell’uomo muta col tempo, e anche il modo di percepire ed esprimere se stesso muta: una cosa è l’umanità che si esprime scolpendo la Nike di Samotracia, un’altra quella del Caravaggio, un’altra ancora quella di Chagall e poi di Dalí. E così anche la coscienza degli uomini si approfondisce».
Per Bergoglio l’arte è essenzialmente quello che dicono gli odierni libri di storia e i galleristi con le case d’aste. Non gli viene in mente neanche per un secondo che Caravaggio, per motivi artistici ed extra-artistici, mai potrà stare sullo stesso piano del disegnatore di gatti e violini Chagall. Seduto sopra il più immenso deposito di beni artistici generati nei secoli, non gli viene in mente che l’arte ora è degenerata – perché incapace, forse, di discernere la cifra spirituale dell’opera artistica.
Quindi, la stoccata ulteriore alla tradizione, a cui va sostituito puntualmente il progresso.
«La tradizione è andare avanti. La Chiesa non può essere la congrega “dei bei tempi andati”, che, come ci rammenta un pensatore francese, Michel Serres, sono certamente andati e non erano necessariamente così belli in ogni loro aspetto. La nostra responsabilità è camminare il nostro tempo, continuare a crescere nell’arte di coglierne le esigenze e di provvedervi con la creatività dello Spirito, che sempre è discernimento in azione».
Impossibile, quindi, che l’argentino non suggellasse l’uccisione del cattolicesimo tradizionale con la citazione del Concilio Vaticano II, verità rivelata ma, attenzione, non ancora del tutto: altro probabilmente deve ancora saltare fuori, molto deve essere ricavato, in attesa del prossimo Concilio, che arriva a nominare.
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«Per molti versi, si può affermare che l’ultimo Concilio ecumenico non è stato ancora interamente compreso, vissuto e applicato. Siamo in cammino, e dobbiamo recuperare strada. Quando qualcuno mi chiede se i tempi sono maturi per un nuovo Concilio, un Vaticano III, rispondo che non solo non lo sono, ma ancora dobbiamo compiutamente attuare il Vaticano II. E pure spazzare via ancora più a fondo la cultura di corte, in Curia e ovunque. La Chiesa non è una corte, non è luogo per cordate, favoritismi, manovre, non è l’ultima corte europea di una monarchia assoluta. Con il Vaticano II, la Chiesa è segno e strumento dell’unità di tutto il genere umano».
Il Concilio è divinizzato e umanizzato al contempo: atto metafisico che mette insieme l’intera umanità – in sostituzione, forse, del sacrificio di Cristo?
Tuttavia, è improbabile che i suoi commenti suscitino particolare gioia o speranza tra il numero in costante crescita – e in gran parte giovane – di cattolici devoti alla messa latina per la sua sostanza.
C’è, chiaramente, da vergognarsi di aver letto cose del genere dalla penna di un papa, o dei suoi ghost writer. In verità, dovrebbe vergognarsi proprio lui, e i fedeli dovrebbero chiedergli di farlo, assieme alla richiesta di pentimento e di conversione.
Con ogni evidenza, il Bergoglio odia la tradizione, quindi odia la Chiesa stessa, fondata da Cristo e tramandata – Tradidi quod et accepi – al costo del sangue dei martiri nel corso di millenni.
Nonostante tutto, non usciamo scorati dalla lettura di queste parole. Perché, anzi, la chiarezza dell’avversione papale per la vera Chiesa, la vera Messa, il vero Dio, la Verità è sempre più slatentizzata, messa nera su bianco. Di questo, siate grati a Bergoglio.
Non sappiamo spiegare perché, ma in noi alberga negli ultimi tempi una certa speranza: questo papato malvagio sta per finire. E non credendo nella tradizione – cioè, nella continuazione in custodia del Vero – nemmeno i cardinali perversi che occuperanno il prossimo Conclave potranno fermare il processo di rigenerazione della Chiesa che si prepara, quello sì, dalle radici celesti sino alle foglie terrestri.
Stai a vedere, Bergoglio. Gli «squilibrati» hanno appena iniziato a riportare l’equilibrio.
Roberto Dal Bosco
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Immagine generata artificialmente e rilavorata.
Gender
Un «gruppo di studio» vaticano sta disgregando la fede e la morale
Una lezione sulle cose
Dopo aver delineato la loro metodologia – che verrà analizzata in seguito – gli autori del rapporto del gruppo di studio n. 9 forniranno due esempi di applicazione del loro metodo: il caso di persone religiose che provano attrazione per persone dello stesso sesso e quello della «nonviolenza attiva». È il primo di questi che ci interessa. Il principio guida degli autori è così formulato: «Offrire una riflessione puramente “astratta” e/o “generale'” avrebbe portato il documento a ricadere in una prospettiva di risoluzione dei problemi , o in quella di coloro che pretendono di dedurre le azioni dalla semplice applicazione delle norme, o addirittura in quella di coloro che prendono posizione in una controversia – precisamente le prospettive che il nostro documento intende trascendere». Di cosa si tratta, dunque? «Il nostro obiettivo è condurre un esercizio di discernimento sulle narrazioni – nonostante il limite di non avere le persone presenti come interlocutori diretti – identificando le fasi di sviluppo all’interno di queste narrazioni».Le storie scelte dagli autori
Si tratta di due testimonianze «selezionate tra i numerosi contributi ricevuti in merito a questa problematica emergente», spiega il rapporto. Prima di considerare come affrontarle, analizziamo le narrazioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Testimonianza dal Portogallo
Quest’uomo, di cui non viene specificata l’età, descrive un difficile percorso nella sua giovinezza, dovuto al suo ripiegamento su se stesso, legato a un’omosessualità vissuta in solitudine, ma inizia a sentire «l’intensa e amorevole chiamata di Cristo» verso la sua integrità e pienezza, verso l’integrazione di ogni parte di sé nello sguardo amorevole di Dio. Prosegue: «incontrare l’uomo che ora è mio marito 20 anni fa, all’età di 19 anni, è stata un’esperienza trasformativa», perché può condividere i suoi «valori fondamentali». Spiega: «La mia sessualità non definisce la mia vita, ma ne è parte integrante; senza riconoscerla, non posso essere completo». Da allora, il testimone vive la sua vita «in profonda pace con Dio, che mi conosce fin dal grembo di mia madre». L’uomo racconta le sue passate difficoltà: «ho assistito agli effetti devastanti delle “terapie di conversione” e alla disgregazione delle famiglie, che mi sono sembrati un attacco alla creazione sensibile e innocente di Dio. Queste esperienze sono profondamente dolorose perché offendono la dignità intrinseca di chiunque provi semplicemente amore per un’altra persona dello stesso sesso». La logica deriva da queste false premesse: «il vero peccato non è stato il mio amore, ma la mia mancanza di fiducia nel Suo [di Cristo] desiderio che io conduca una vita appagante», osserva. E ancora: «sebbene io sia in una relazione omosessuale, credo sinceramente che il segno di Dio nella mia vita risieda nei doni che mi ha dato: fedeltà e coraggio, essenziali per costruire una vita di fede e servizio condivisa con mio marito».Sostieni Renovatio 21
Testimonianza dagli Stati Uniti
Questa seconda testimonianza è ancora più sconvolgente e mostra la progressiva scomparsa, tra i cattolici, di una corretta valutazione del peccato di omosessualità. Il testimone inizia affermando: «La mia sessualità non è né una perversione, né un disordine, né una croce da portare; è un dono di Dio. Vivo un matrimonio felice e appagante e prospero pienamente come cattolico apertamente gay», afferma questo nuovo testimone. E non esita ad aggiungere: «Ringrazio Dio per la mia sessualità e per il mio posto nella vita. Se potessi scegliere di essere gay, lo farei, perché è un modo potente e meraviglioso per riflettere l’immagine di Dio nel mondo». Il resto è altrettanto spaventoso e doloroso: «oggi ringrazio Dio per mio marito, che ho conosciuto cinque anni fa. È stato la più grande fonte di apprendimento e grazia nella mia vita. (…) Siamo orgogliosi di costruire la nostra famiglia insieme». Il testimone spiega il forte sostegno ricevuto alla Fordham University, un’università «cattolica» legata ai gesuiti: «professori, amici e colleghi sostenevano in modo schiacciante le persone LGBTQ, e il dipartimento stesso contava circa un terzo di persone LGBTQ. (…) Leggere la Bibbia nel suo contesto mi ha fatto capire che le interpretazioni tradizionaliste hanno poco da dire sulle relazioni omosessuali contemporanee e che affermano la vita». L’uomo iniziò quindi a frequentare parrocchie «con ministeri LGBTQ, dove gli omosessuali sono accolti come membri a pieno titolo, ma possono anche cantare nel coro, servire come ministri durante la Messa o insegnare catechismo». Questo lo portò «a considerare la mia sessualità come una benedizione, non come un peso». Concluse questa sezione affermando che «il Corpo di Cristo è incompleto senza i suoi membri LGBTQ». La persona in questione ammette di frequentare una chiesa episcopale (protestante), ma di partecipare anche alla messa cattolica: «la mia parrocchia mi accetta per come sono. Quando mio marito mi accompagna, ci sediamo insieme come marito e marito e ci sentiamo a casa. Sono coinvolta nella vita parrocchiale e i sacerdoti, così come gli altri parrocchiani, mi rispettano».Il discernimento sinodale del gruppo di studio n. 9
Ascoltando le due testimonianze
Occorre tenere presente che i membri del gruppo di studio volevano fornire un modello per l’intera Chiesa. La lettura rivela un dossier interamente orientato all’errore. Il rapporto sottolinea che «in questo contesto, risulta decisivo il rapporto personale con Cristo, che ci ama tutti nella nostra totalità e integrità », un’affermazione molto ambigua, poiché è necessario distinguere tra tendenze e atti peccaminosi. Il testo osserva che «la storia testimonia la scoperta che il peccato, alla sua radice, non risiede nella relazione di coppia (omosessuale), ma nella mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione». La testimonianza, commenta il rapporto, «mostra come lo studio della teologia abbia aperto nuovi orizzonti per un’interpretazione contestuale della Bibbia, andando oltre le letture tradizionaliste, o persino fondamentaliste». Ricordiamo che il Catechismo della Chiesa Cattolica , che dovrebbe essere normativo per gli autori, afferma: «Basandosi sulla Sacra Scrittura, che li presenta come gravi depravazioni (cfr. Gen 19,1-29; Rom 1,24-27; 1 Cor 6,10; 1 Tim 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”». Saranno condannati per questa descrizione completamente eterodossa? E per concludere questo paragrafo: «in definitiva, questa testimonianza sottolinea come la comunità cristiana, a tutti i livelli – locale e universale – possa rappresentare un luogo decisivo di ‘guarigione e inclusione’ attraverso pratiche di accoglienza e ospitalità».Iscriviti al canale Telegram ![]()
La sfida: esperienze, pratiche e know-how
Gli autori individuano «resistenze e difficoltà legate alla perpetuazione di schemi preesistenti e riduttivi» – riferendosi all’immutabile dottrina rivelata – ma anche «segni di inizio di sviluppo e cambiamento», capaci di stabilire prospettive del tutto nuove, per un discernimento più profondo dell’esperienza di fede delle persone omosessuali. Questa osservazione solleva interrogativi sulle radici di atteggiamenti che si rifiutano di riconoscere la condizione degli individui (solitudine, mancanza di speranza, persino depressione), nonché sulla «disgregazione della separazione tra fede e sessualità». Tra gli aspetti positivi, occorre sottolineare «la stabilità di una sana relazione affettiva»; «il potere liberatorio di un incontro personale con Cristo, che ci ama così come siamo»; «il contributo specifico di una teologia capace di aprire una lettura contestuale ed ermeneutica della Bibbia». Il punto successivo ci svela un trucco di magia: la completa scomparsa di una dottrina ancora insegnata dalla Chiesa. Il testo inizia «individuando una difficoltà nel coordinare la pratica pastorale e l’approccio dottrinale», una difficoltà che esiste solo per coloro che hanno già rinnegato la dottrina . «Queste posizioni polarizzate (…) causano profonde sofferenze (…) e scatenano conflitti all’interno della Chiesa». «La sfida (…) è quella di andare oltre il modello teorico che deriva la prassi da una dottrina “preconfezionata”» – immutabilmente rivelato . «Il compito consiste nel riscoprire una feconda circolarità tra teoria e prassi, riconoscendo che la riflessione teologica stessa procede dalle esperienze del “bene” iscritto nel sensus fidei fidelium».Possibili vie per il discernimento sinodale
Il culmine di tutti questi sforzi saranno le vie tracciate per travisare ulteriormente la dottrina e la morale nelle sabbie mobili del personalismo, una nuova ermeneutica delle Sacre Scritture e dello storicismo che mostra l’umanità – redenta in questo caso – lanciata verso il progresso. «Consapevoli del ruolo centrale della Parola di Dio nella vita della Chiesa, è essenziale dedicare del tempo ad approfondire la nostra comprensione dei passi biblici che – direttamente o indirettamente – vengono invocati per interpretare il significato dell’omosessualità nella prospettiva dell’antropologia biblica. È necessario andare oltre la mera ripetizione della loro presentazione attuale e tenere conto delle intuizioni derivanti da diverse letture esegetiche». Mosè, San Paolo, l’intera Tradizione e persino il Catechismo , sono tutti in errore. Devono essere reinterpretati per i credenti di oggi, anche se ciò significa far loro dire l’opposto di ciò che pensavano e dicevano. Attingendo a una distinzione insegnata ovunque ma riscoperta « tra atti omosessuali e condizione o tendenza omosessuale », combinata con « una prospettiva proveniente dalle scienze psicologiche», la comunità cristiana deve chiedersi: «Come possiamo comprendere meglio l’esperienza umana e morale dei credenti che provano attrazione per persone dello stesso sesso, basandoci (…) anche su un approccio transdisciplinare?» Poiché la Sacra Scrittura è chiaramente incompleta, le scienze psicologiche devono venirle in aiuto, e di fatto sostituirla, al fine di «progettare e gestire un ministero pastorale che si lasci mettere in discussione da questa testimonianza». Infine, ultimo ma non meno importante , «è necessario affrontare con parrhesia la questione che si ripropone costantemente: possiamo parlare di ‘matrimonio’ in riferimento a persone con attrazioni omosessuali, assimilando la loro relazione all’unione matrimoniale eterosessuale senza riconoscerne le differenze?» Introdurre il concetto di matrimonio per gli omosessuali è il penultimo tocco distruttivo alla morale, prima dell’ultimo che si propone di chiedersi «come la comunità cristiana è chiamata a interpretare e affrontare le questioni relative agli impegni educativi nei confronti dei bambini nella vita familiare, ecclesiale e sociale, riguardo alle unioni di fatto tra credenti dello stesso sesso». In altre parole, queste unioni di fatto non vengono messe in discussione e l’educazione di bambini poveri all’interno di tali «unioni» è pienamente accettata. Basta solo interpretarla… Il titolo preannunciava una disgregazione della fede e della morale: a quanto pare, non esagerava. Per i lettori interessati, le basi di questa annientamento, esposte nelle prime due parti del testo, vengono analizzate di seguito.La metodologia
Questa relazione inizia descrivendo la metodologia utilizzata. Il punto di partenza è l’osservazione dell’inadeguatezza dei «nostri attuali paradigmi operativi», ovvero del nostro modo di praticare la fede cattolica. Il documento si propone di indicare il percorso per superare tale inadeguatezza. Il processo viene brevemente descritto prima di essere spiegato in dettaglio: «Il riconoscimento di questioni che oggi consideriamo “controverse” può rappresentare, in una prospettiva positiva, l’emergere di esperienze che spingono la Chiesa a cogliere ed esprimere, a un livello inedito e più profondo, la propria appropriazione e articolazione, nel presente momento storico e nella diversità di contesti e situazioni, del messaggio senza tempo del Vangelo destinato a tutti». Ma «per essere autentico e fruttuoso, l’ascolto di queste esperienze richiede un’attenta integrazione e valorizzazione di ciò che possiamo imparare da esse attraverso il contributo delle discipline umanistiche, delle scienze sociali e delle scienze naturali», rendendo queste ultime uno spazio teologico…Conversione relazionale e dinamiche sociali
La prima parte descrive in dettaglio le basi di questo cambio di paradigma in termini di filosofia personalista. Si possono individuare altre influenze: la fenomenologia, attraverso l’importanza del «corpo vissuto» e del «volto dell’altro»; la filosofia del linguaggio e della relazione (Martin Buber); e anche l’ermeneutica e la storicità: «la verità universale dell’umano (…) si trova nelle forme concrete delle diverse culture». Il processo sinodale come implementazione di 3 dinamiche che favoriscono un cambio di paradigma Questo sviluppo si basa su diversi modelli provenienti dalle scienze dell’educazione e dalla filosofia sociale, come le «comunità di pratica» di Étienne Wenger e l’apprendimento situato di Jean Lave; il legame tra teoria e pratica – sottolineato più volte – rimanda a John Dewey; infine, l’interdisciplinarità e la transdisciplinarità richiamano alla mente Edgar Morin. Ci troviamo di fronte a un quadro concettuale connesso alle scienze dell’educazione, alla filosofia personalista e alla dottrina sociale.Conversione relazionale
Anche in questo caso, le fonti sono facilmente identificabili. Il metodo di questa conversione fonde l’etica delle relazioni e della responsabilità (Emmanuel Levinas, Martin Buber). Il testo evoca inoltre il «mezzo» o la comunicazione nel tempo, riecheggiando Jürgen Habermas. Per quanto riguarda il «tempo intermedio», il «tempo prospettico» e la continuità delle relazioni nella storia, questi concetti rimandano a Paul Ricoeur. Il legame circolare tra teoria e pratica riflette il pragmatismo di John Dewey e la sua co-costruzione del significato: «concepire insieme la struttura… entro la quale possono emergere i problemi».Aiuta Renovatio 21
Principi pastorali e cambio di paradigma
Principio della cura pastorale
Il documento afferma che questo principio pastorale è la chiave del cambiamento in atto nella Chiesa: l’annuncio del Vangelo non è solo dottrinale, ma anche relazionale. Il testo si rifà a Dei Verbum (l’annuncio della Parola), Gaudium et Spes (la necessità di comprendere i segni dei tempi), Ad Gentes (contestualizzazione e inculturazione) e Lumen Gentium, che definisce la Chiesa come Popolo di Dio in missione.Cambio di paradigma
L’espressione si ripete circa quindici volte. Per aiutare il lettore, è necessario spiegarla. Si riferisce al desiderio di allontanarsi dal metodo «preconciliare» che separava la teologia dalla vita. Pertanto, in una Chiesa sinodale missionaria, è essenziale comprendere l’importanza delle relazioni, della storia delle persone, dell’esperienza e dell’azione concreta. – Una grande scoperta! Infine, non dobbiamo dimenticare un punto centrale: la fede è comunitaria, la relazione con Dio costruisce un «noi» ecclesiale. Il testo appare profondamente personalista, intriso di fonti filosofiche discutibili, zeppo di riferimenti a dottrine pedagogiche, formando un insieme alquanto indigesto, in cui gli elementi cattolici appaiono quasi come corpi estranei, e si propone come una guida al corretto utilizzo della sinodalità per risolvere le «questioni emergenti». L’obiettivo, in realtà, non è risolvere il problema, bensì sfidare la dottrina e adattarsi francamente al mondo. Ciò ha richiesto il passaggio attraverso le Assemblee sinodali, che hanno fornito a teologi e prelati rivoluzionari le basi per le loro speculazioni: l’omosessualità, presente nella società contemporanea e vissuta da alcuni fedeli. Attraverso il processo sinodale in corso, essa deve ora essere accettata e riconosciuta come un dono di Dio. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Padre Unterhalt: la promozione dell’agenda LGBT da parte del cardinale Marx «tradisce sia il Signore che l’umanità»
Renovatio 21 pubblica questo commendo di padre Frank Unterhalt apparso su LifeSiteNews.
Le massime incisive dei propri insegnanti tendono a rimanere impresse nella mente degli studenti. Ripensando al mio periodo di studi presso la facoltà di teologia di Paderborn, ricordo una celebre frase del professor Reinhard Marx durante le sue lezioni sulla dottrina sociale cristiana: «Chi sposa lo spirito del tempo sarà vedovo domani!». Un vero e proprio bersaglio verbale. Rimane impressa nella mente, nell’orecchio.
Ora, però, l’ex docente si trova di nuovo a confrontarsi con le proprie parole, che fungono da specchio per il sociologo.
È stato recentemente annunciato che il Cardinale Marx intende introdurre nella sua diocesi le linee guida «Segen gibt der Liebe Kraft» («La benedizione dà forza all’amore») per le coppie che non possono contrarre matrimonio sacramentale. L’opuscolo del cosiddetto Cammino Sinodale è quindi destinato a diventare il «fondamento della cura pastorale» e ad applicarsi indistintamente a coppie divorziate e risposate, coppie dello stesso sesso e coppie queer.
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La direttiva del vescovo è stata ulteriormente rafforzata dalla clausola che nessuna coppia debba essere respinta. Tuttavia, la lettera interna non era apparentemente destinata alla pubblicazione , poiché non è stato pubblicato alcun annuncio nella gazzetta ufficiale.
In questo contesto, appare chiaro il motivo per cui Papa Benedetto XVI, nel 2021, contattò il suo successore come Arcivescovo di Monaco e Frisinga «per esprimere la sua grande preoccupazione» riguardo al processo sinodale in Germania. Il Pontefice era convinto che «questo cammino avrebbe causato danni e sarebbe finito male se non fosse stato fermato». Lo stesso Papa Benedetto aveva sottolineato, nella sua esortazione apostolica Sacramentum caritatis, alla luce della situazione dei divorziati risposati, che «bisogna evitare in ogni caso di benedire queste unioni, affinché non sorga confusione tra i fedeli riguardo al valore del matrimonio». Qui, è necessaria un’autentica cura pastorale, fondata sulla verità.
Ogni essere umano è voluto dall’Altissimo e chiamato all’esistenza come persona. Pertanto, nessuno può determinare o cambiare il proprio genere. L’ordine della creazione benedetto da Dio afferma: «Creati come uomo e donna, li ha chiamati al matrimonio per una comunione intima di vita e di amore reciproco». (1) Infatti «l’unione coniugale dell’uomo e della donna, fondata dal Creatore e dotata di proprie leggi, è per sua stessa natura ordinata alla comunione e al benessere dei coniugi, nonché alla procreazione e all’educazione dei figli». (2)
Creati a immagine del Dio Trino, che è amore eterno, gli esseri umani sono chiamati alla purezza (cfr. Mt 5,8). Il Decalogo indica chiaramente la via e tutela questa chiamata. Ne consegue, quindi, che i rapporti sessuali al di fuori di un matrimonio valido davanti a Dio costituiscono una grave violazione del sesto comandamento e contaminano profondamente coloro che vi sono coinvolti. L’avvertimento contro l’immoralità sessuale espresso nel Nuovo Testamento (cfr. 1 Cor 6,18-20) non può essere ignorato se non si vuole ingannare e fuorviare le persone in modo sinodale.
Il Creatore ha dato i suoi comandamenti per salvarci e condurci alla vita eterna. Sulla base del chiaro messaggio biblico, il costante Magistero della Chiesa Cattolica ha dunque sempre dichiarato che le pratiche omosessuali sono tra i peccati gravi che costituiscono una grave violazione della castità (cfr. CCC 2396) e sono veementemente respinte dalla Sacra Scrittura (cfr. Gen 19,1-29; Lev 18,22; Rom 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tim 1,10). Il Catechismo ci ricorda la dimensione della colpa dei sodomiti che «grida al cielo» (cfr. CCC 1867).
Poiché molti funzionari del cosiddetto Cammino Sinodale affermano spesso di voler ascoltare più attentamente le voci delle donne, una recente festività ha offerto un’occasione speciale per farlo. Ci rivolgiamo infatti alla santa Dottoressa della Chiesa, Caterina da Siena, proclamata patrona d’Europa.
Nella sua celebre opera Dialogo della Divina Provvidenza, ella testimonia con quanta forza il Signore condanni gli atti omosessuali: «I miseri commettono atti ancora peggiori e commettono il peccato maledetto contro natura. E come stolti ciechi la cui ragione è offuscata, non si accorgono della corruzione e della miseria in cui sono immersi. Non solo per Me, che sono la suprema purezza eterna, è un abominio (così abominevole, infatti, che per questo solo peccato ho distrutto cinque città con il Mio divino giudizio, poiché la Mia giustizia non poteva più sopportarlo), ma anche per i demoni». (3)
La vera misericordia, seguendo il Buon Pastore, cerca dunque la pecora smarrita con amore autentico (cfr. Lc 15,4-7) prima che sia troppo tardi. Non afferma ipocritamente lo stato di colpa di una persona, ma cerca di condurla al pentimento per la salvezza eterna: dalla morte del peccato alla vita di grazia. Dottrina e cura pastorale non possono contraddirsi. La vera cura pastorale guarda alla volontà del Signore e si impegna per la salvezza della persona. Così facendo, il peccato non può essere benedetto. Sarebbe un oltraggioso abuso del santissimo nome di Dio, una bestemmia al di là dell’Eden. Eppure il Creatore non si lascia deridere (cfr. Gal 6,7).
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Il documento «La benedizione dà forza all’amore» tradisce sia il Signore che l’umanità. Cosa dovrebbe pensare una moglie profondamente ferita – che, dopo aver pronunciato il «sì» all’altare, è stata tradita e abbandonata dal marito – di una Chiesa sinodale che ora benedice la sua unione con una nuova fiamma? La donna, lasciata sola, viene umiliata ancora una volta, in modo persino peggiore. L’adulterio viene di fatto perdonato, poiché una benedizione, derivata da benedicere, non significa altro. Qualsiasi persona razionale può riconoscere immediatamente questa decadente ipocrisia e si allontanerà da questa scandalosa danza intorno al vitello d’oro.
In questo tempo di apostasia preannunciata (cfr. 2 Tess 2,3), siamo rafforzati dalla testimonianza del santo apostolo Paolo, il quale, per amore del Signore e per la salvezza delle anime, ha dato la vita per la verità del Vangelo ed è un potente intercessore per la Chiesa:
«Fratelli, imitate me e guardate a coloro che si comportano secondo il modello che avete in noi. Come vi ho già detto e ora vi ricordo con le lacrime agli occhi, molti vivono come nemici della croce di Cristo. La loro fine è la perdizione. Il loro dio è il ventre. La loro gloria è nella loro vergogna. Il loro pensiero è rivolto alle cose terrene. Ma la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo il nostro Salvatore, il Signore Gesù Cristo, il quale trasformerà il nostro corpo umile, rendendolo simile al suo corpo glorificato, mediante la potenza con cui egli può anche sottomettere a sé ogni cosa» (Fil 3,17-21).
Padre Frank Unterhalt
NOTE
1) Kompendium des Katechismus der Katholischen Kirche, 337.
2) Ibid., 338.
3) Caterina di Siena, Dialogo III, 124, in: Gespräch von Gottes Vorsehung, Einsiedeln 1993 (4. Auflage), S. 163.
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Spirito
Preghiera per i futuri vescovi FSSPX da recitare dall’8 maggio al 1º luglio
PREGHIERA PER I FUTURI VESCOVI
Da recitare ogni giorno dall’8 maggio, festa della Madonna Mediatrice di tutte le grazie, al 1° luglio 2026, festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. Dio eterno e onnipotente, che desiderate che tutti gli uomini giungano alla salvezza e alla conoscenza della verità, Voi il cui Spirito santifica e guida tutto il Corpo della Chiesa, Vi chiediamo umilmente, per intercessione della Vergine Maria Mediatrice di tutte le grazie, di provvedere ai bisogni della vostra Chiesa riversando sui vostri eletti l’abbondanza della vostra grazia. Fate che in loro risplendano la costanza della fede, la purezza della carità e la sincerità della pace. Che la loro parola e la loro predicazione si fondino non sul linguaggio persuasivo della sapienza umana, ma sullo Spirito e sulla forza di Dio. Che, instancabili all’esterno, conservino in sé il fervore dello Spirito; che odino l’orgoglio, che amino l’umiltà e la verità, senza mai tradirla sotto la spinta delle lodi o della paura. Che non scambino le tenebre per la luce, né la luce per le tenebre; che non chiamino bene il male, né male il bene. Che siano al servizio dei saggi come degli stolti, dei sapienti come degli ignoranti, per raccogliere il frutto del progresso di tutti. Moltiplicate su di loro la vostra benedizione e la vostra grazia, affinché, ricolmi di pietà per il vostro dono, possano implorare in ogni momento, con frutto, la vostra divina misericordia. Per Nostro Signore Gesù Cristo, vostro Figlio, che, essendo Dio, vive e regna con voi nell’unità dello stesso Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen. ℟. San Pio X. ℣. Pregate per noi. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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